Non passa lo straniero! I trucchi del ministro Romani per ostacolare SKY

di PIERCAMILLO FALASCA – Il mondo è pieno di governanti miopi che limitano il loro favore agli investimenti diretti esteri a quelli che non configgono con gli interessi di qualche azienda nazionale. Subendo le pressioni di queste ultime, magari condite da improbabili richiami all’interesse nazionale, la politica finisce spesso per penalizzare l’economia del paese, privandola di capitali freschi e di idee innovative. Ricordate il caso Telecom di qualche anno fa? AT&T, insieme al colosso messicano America Movìl, provarono ad acquistare il controllo della compagnia telefonica nostrana, ma finirono sconfitte da un governo manovriero (l’esecutivo guidato da Romano Prodi) che accampando improbabili ragioni di sicurezza nazionale sventò l’ingresso dello straniero sul suolo patrìo. Non solo: ai danni delle due multinazionali fu messa in piedi un’autentica character assassination, con Slim dipinto come il simbolo di qualsivoglia nequizia e la multinazionale americana trasformata nella vulgata in un manipolo di spietati avventurieri.

Assistiamo in questi ultimi tempi a qualcosa di ancora peggiore: il tentativo del governo italiano, soprattutto attraverso il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, di procrastinare alle calende greche l’indizione di una gara pubblica per l’assegnazione di nuove frequenze del digitale terrestre. Tanto tergiversare, fatto di piccole e ripetute azioni da guerrilla burocratico-politica, ha una ragione precisa: c’è il fiato di Mediaset sul collo di Sky. Non si vuole che l’azienda guidata da Rupert Murdoch – essendo stata autorizzata dalla Commissione Europa ad entrare con canali in chiaro nel digitale – possa entrare nella tecnologica, aprendo un fronte competitivo di cui Mediaset non ha punto voglia.

Se Mediaset fosse semplicemente una compagnia televisiva italiana, messa al riparo della concorrenza da parte di un governo partigiano, ci sarebbe da restare contrariati di fronte ad un atteggiamento tanto sciovinista. Purtroppo trattasi di un gioiello di famiglia del presidente del Consiglio, che impegnato a difendersi dagli attacchi dei “giudici comunisti”, trova anche il tempo di eludere per via politica la concorrenza per Mediaset.

Sull’argomento, con Benedetto Della Vedova, rivolgiamo oggi al ministro dello Sviluppo economico un’interrogazione parlamentare a risposta orale, cui Romani o un altro membro dell’esecutivo dovranno dare una risposta immediata. In attesa della risposta, vi invitiamo a leggere l’interrogazione, il cui testo è riportato in fondo all’articolo. Lo svolgersi degli eventi, come potete vedere, lascia pochi dubbi: il Governo preferisce una figuraccia istituzionale, pur di salvare l’orticello di famiglia.

Al Ministro dello Sviluppo economico – Premesso che:

Lo scorso 20 luglio 2010 la Commissione Europea ha autorizzato l’azienda Sky Italia a partecipare alla gara (beauty contest) per l’assegnazione delle frequenze digitali terrestri, accettando, come scritto in una nota ufficiale, “di sollevare l’azienda da un impegno sottoscritto nel 2003 che le impediva – fino al 31 dicembre 2011 – di partecipare alla gara di aggiudicazione delle frequenze per la televisione digitale terrestre”;

per la sua decisione la Commissione si è basata sulle mutate condizioni del mercato tra il 2003 e il momento della richiesta: alcuni fattori come l’ingresso nella pay-tv italiana di nuovi soggetti e la grande crescita del ddt hanno di fatto eliminato i rischi per la concorrenza alla base dell’impegno del 2003;

prima dell’autorizzazione della Commissione UE, di fronte alla manifestazione d’interesse di Sky Italia alla partecipazione alla gara, l’allora viceministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, ipotizzava l’esistenza nel nostro ordinamento di norme che, in presenza di determinate condizioni, vietino il controllo del capitale di un operatore di rete televisiva da parte di un soggetto extra-comunitario (Sky Italia è infatti controllata da News Corp, società di nazionalità statunitense);

in particolare, il viceministro richiamava l’articolo 16 delle disposizioni sulle leggi in generale del Codice Civile (“principio di reciprocità nel godimento da parte dello straniero degli stessi diritti goduti dagli italiani”), evidenziando come nel caso di specie fosse riscontrabile l’assenza di reciprocità tra la normativa statunitense e quella italiana;

in data 21 giugno 2010 il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha richiesto al Ministero degli Affari Esteri (MAE) un parere circa la succitata reciprocità tra Italia e Stati Uniti d’America:  il MAE, con nota del 31 agosto 2010, ha rilevato come la normativa statunitense di settore (Communications Act del 1934, successivamente emendato) vieti ad una società straniera di possedere una licenza radiotelevisiva, senza tuttavia pronunciarsi sull’applicazione nel caso specifico del principio di reciprocità;

la decisione della Commissione Europea, nel frattempo intercorsa, ha aperto a questo punto un confronto verbale tra le autorità di Roma e Bruxelles, con il commissario Almunìa più volte intervenuto per sollecitare il governo italiano a procedere in tempi rapidi all’indizione della gara per l’assegnazione dei multiplex della tv digitale, sulla base delle regole comunitarie;

in data 7 dicembre 2010, come ulteriore atto propedeutico e chiarificatorio, il MISE presentava al Consiglio di Stato un quesito al fine di “sgombrare ogni possibile equivoco – si legge in una nota di stampa diramata il giorno 9 dicembre 2010 dallo stesso Ministero – su come debba essere inteso il principio della reciprocità tra Stati, e non fra piattaforme tecnologiche, con particolare riferimento, ovviamente, a quelli Extra Ue’”; a tal fine, si chiedeva al Consiglio di Stato di interpretare la vigenza o meno di un principio generale stabilito nel comparto televisivo sin dalla Legge Maccanico, che per l’analogico prevedeva la reciprocità riferita al controllo societario, in aggiunta al principio di ‘stabilimento’ per ‘qualsiasi impresa stabilita nella spazio economico europeo’, come è indicato nella delibera 497/10/CONS dell’Agcom;

per la formulazione del parere, il Consiglio di Stato chiedeva quindi all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e al MAE di esprimere osservazioni a riguardo;

in data 14 dicembre l’Agcom ha espresso il proprio parere rilevando che – diversamente dalla disciplina delle concessione radiotelevisive (art. 3, comma 2, della Legge 249/97), in base alla quale il controllo delle società anche ubicate in Italia o in ambito comunitario da parte di soggetti extra UE, è consentito solo a condizioni di piena reciprocità – per quanto riguarda le attività di emittente e di operatore di rete in tecnologia digitale terrestre, è opportuno riferirsi al solo criterio dello stabilimento della società in Italia e/o nello Spazio economico europeo, anche in applicazione di quanto previsto nel Codice delle Comunicazione Elettroniche;

il 17 dicembre il MAE inviava le proprie osservazioni al Consiglio di Stato, senza esprimersi in forma conclusiva ma sostanzialmente senza concludere in alcun modo che un soggetto controllato da una società di diritto statunitense potesse essere escluso dalla gara in ragione della mancata reciprocità;
in data 20 dicembre 2010, il Consiglio di Stato, rispondendo alla richiesta di parere del MISE, evidenziava come il quesito fosse stato formulato dal Ministero stesso in termini troppo “generali e sintetici” e “privo di un’argomentata illustrazione dei punti problematici“, invitando lo stesso – ove questo non trovi esaustive le risposte fornite dall’Agcom e dal MAE, che di fatto consentono ad una società come Sky Italia di partecipare alla gara per l’assegnazione delle frequenze – a riformulare entro trenta giorni il quesito;

le recenti dichiarazioni del ministro Romani dell’11 gennaio 2011, pur ribadendo l’impegno ad una rapida risoluzione della questione, non chiariscono definitivamente la posizione del governo: se l’esecutivo, nelle parole del ministro, pare essere in procinto di procedere all’indizione della gara, avendo accettato “in una visione europea la compatibilità” della partecipazione di Sky Italia alla gara, oppure sembrano tuttavia sussistere “alcuni particolari rispetto alla disciplina di gara che vanno precisati nel rispetto del combinato disposto complessivo”;

i ritardi nell’indizione della gara hanno determinato uno stato d’incertezza per gli operatori del settore e rischiano di danneggiare il grado di competitività e innovazione del nostro paese, nonchè la sua capacità di attrarre investimenti esteri nel settore delle nuove tecnologie digitali;


per sapere:
se, sulla base della replica del Consiglio di Stato e delle osservazioni a questo fornite dall’Agcom e dal MAE, il Ministero dello Sviluppo Economico consideri definitivamente superati i dubbi relativi alla possibile partecipazione della società Sky Italia alla gara per l’assegnazione delle frequenze digitali terrestri o se vi siano ulteriori elementi ostativi alla pubblicazione del bando di gara entro le prossime settimane.

DELLA VEDOVA


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Non passa lo straniero! I trucchi del ministro Romani per ostacolare SKY”

  1. Gulliver Nemo scrive:

    Ma come? Prima indagano Berlusconi per Tele +, poi l’accusano, dopo la vendita a SKY, di essere un socio occulto di Murdock…ed ora lo accusano del contrario? Bho… datevi una regolata ;-)

  2. Vittorio Vezzola scrive:

    La posizione di Berlusconi come concessionario di stato lo mette certo in una posizione delicata quando si tratta di concessione di frequenze e regolamenti AGCOM. Non che questo imbarazzo lo turbi più di tanto. Lui stesso, in veste di Ministro dello Sviluppo ad Interim, il 23 Agosto 2010 ha concesso il MUX 6 a Mediaset in comodato gratuito. Legittima o no la cosa dal punto di vista formale il gesto lascia certo un po’ di preoccupazione per la concorrenza in ambito televisivo.

  3. Antonio scrive:

    Prenderei l’occasione per aggiungere ‘vista la situazione economica e la necessità urgente di fondi da destinare a iniziative volte a stimolare la crescita economica, sollecitiamo il MSE a rivedere la scelta di indire l’assegnazione delle frequenze sulla base di un beauty contest, e quindi di bandire un’asta pubblica per l’affitto delle medesime a titolo oneroso’.

Trackbacks/Pingbacks