Mario Borghezio, o della sceneggiata padana

– Mario Borghezio è il simbolo vincente per Mariastella Gelmini, è l’incarnazione dei dati PISA, la dimostrazione in carne e ossa delle difficoltà del sistema scolastico italiano.

Nel suo caso, infatti, a nulla sono servite le superiori, tanto meno è stata utile la laurea in giurisprudenza e la frequentazione degli ambienti universitari. El Borghez, per chiamarlo in lingua, non ha capito che esistono tanti sinonimi per la parola fondoschiena: natiche, glutei, sedere, la parte del corpo dove non batte il sole, persino chiappe. No. Lui dice sempre e solo culo. E lo fa spessissimo, come in una gag comica, tanto che Martellone, personaggio della serie Boris, sembra simpaticamente ispirato a lui. Invece di “chi è Tatiana?!”, il Mario padano ripete “culo!?”.Se da una parte le abitudini lessicali preoccupano gli psicanalisti di scuola freudiana, che si chiedono se il nostro sia fermo all’età fecale, altri, evidentemente, applaudono e votano. Altrimenti non si spiega la serie roboante di citazioni in grado di scuotere l’animo ribelle, capaci di disegnare scenari politici mica male tutti ruotanti intorno alle chiappe.

“Queste brutte barbe, questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo”
“Appena Papalia inciampa per strada, qualcuno dovrà rifilargli una scarica di calci in culo”
“Ai clandestini bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo”.

Insomma, Borghezio non è cattivo, è solo rimasto fermo in età prescolare. A renderlo un caso di studio di particolare rilievo sono le brillanti idee di marketing che con una grazia degna di merito Marione sa mettere in pratica. Come non sbellicarsi dalle risate quel giorno, il due dicembre del duemila per la precisione, in cui s’appresta con dovizia e deodoranti alla mano a realizzare una spettacolare performance di pulizia etnica. Sale sull’Intercity Torino-Milano e, abbagliato dalla negritudine dello scompartimento, si cimenta in meravigliose spruzzate degne di ‘Amici miei’. Uh che risate, ragazzi, che orgoglio padano, che gioia da gente per bene! È un monello, El Borghez, tale e quale ai bulletti delle medie, con un papà benevolo come Umberto per il quale il ragazzetto è solo vivace ma in fondo buono e obbediente.

Poi, un giorno, sentendosi dimenticato e trascurato, esiliato al Parlamento Europeo, refugium peccatorum della politica italiana,  angosciosamente privato delle lodi celoduristiche di rito, Borghezio, con lo sguardo da Pierino, decide di farla grossa. Ancora di più. Evitando la parola che gli è più cara, forse perché abusata da chi gli è gerarchicamente superiore, decide di prendersela con i più deboli della classe, quelli in difficoltà: gli abruzzesi. E li apostrofa con garbo, tanto per guadagnarsi una paginetta di giornale: “Siete un peso morto!” . Poi, in un impeto sfrenato e passionale, rivela, leggendo tra le righe, il vero motivo dell’attacco verbale: “Abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate da parte dei terremotati, come in Irpinia”.

Ecco qua, la macchietta Borghezio, il personaggio caricaturale, mette in mostra la reale ragione del proprio viscerale odio: riconosce ad altri migliori abilità sceniche, e ne soffre. Lui è solo il freak della tragi-commedia, ci sono altri personaggi a fare i protagonisti, e non può sopportarlo. Le luci della ribalta lo sfiorano soltanto, l’occhio di bue non è mai puntato sulle sue smorfie oscene, sui gesti da Priapo piemontese. Per Mario la politica è arte drammatica, e invece gli è toccato il ruolo di comico. Ma, com’è noto, chi sa far ridere è di solito triste, animato da passioni tragiche, sospinto da visioni drammatiche. Dietro la maschera dalla turpe risata si nasconde un uomo, come tanti altri, in cerca di un po’ di visibilità, aspirante, come un tronista deforme, al quarto d’ora di celebrità.

Su, concediamoglielo, c’è poco da fare. Qualcuno lo consolerà, lo abbraccerà, gli farà capire che può star calmo, che un pizzico di pena se la merita persino lui.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

3 Responses to “Mario Borghezio, o della sceneggiata padana”

  1. luigi zoppoli scrive:

    Non riesce ad evitare la trogloditica truculenza, le squame oramai ineliminabili di volgarità da bettola neppure quando tenta di travestirsi da essere umano normale dinanzi ad un microfono

  2. Massimo Campo scrive:

    Arma potente l’ironia. Ma cosí difficle da maneggiare che spararsi su un piede é quasi la regola.

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