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Game. Set. Google

– Cattive notizie per i predoni di Google: la “blue whale” di Googleopoly non si è arenata nemmeno sulle spiagge italiane. Dico nemmeno perché, poco tempo prima, ci avevano provato anche i francesi, col caso Navx. Anche lì però l’Autorità Garante della Concorrenza si è trovata con le mani legate. Nessun abuso, nessun bavaglio.

Semplice e diretta la risposta di Google: “We’ve always focused on putting the user first. We built Google for users, not websites”. Più utenti sono soddisfatti del prodotto, più il business riesce. Fin qui sembra chiaro, e soprattutto, gradito a tutti. I problemi sorgono dopo, quando ci si accorge che alla soddisfazione del consumatore deve corrispondere l’efficienza del servizio fornito. Chi grida per il mantenimento dello status quo, arroccato in posizioni di difesa di un sistema ormai logoro, rischia di farsi risucchiare nel buco nero dell’involuzione.

I continui e rapidissimi cambiamenti nel sistema dei media, e dell’editoria in particolare, non fanno sconti. Solo chi riesce a non perdere la bussola, innovandosi, sarà capace di cogliere il trend positivo. Gli altri saranno condannati a scomparire in tempi ragionevolmente brevi.

Nella Grande Ragnatela Mondiale esiste una sola regola: “the only costant is change”.

Sembra averlo capito molto bene l’Autorità antitrust. Talmente bene da chiedere al Parlamento, nel comunicato stampa in cui si annuncia chiusa l’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante da parte di Google, un adeguamento dell’attuale quadro normativo sul diritto d’autore.

Accettando gli impegni presentati dal motore di ricerca, l’Autorità garantisce un maggiore controllo delle informazioni dei contenuti presenti su Google News Italia  da parte degli editori, grazie all’uso di un “crawler“, un sistema automatico che analizza i contenuti della rete e permette  al  gestore del sito web di decidere quali contenuti rendere visibili su Google, senza però pregiudicarne l’indicizzazione. Le rassicurazioni non finiscono qui. Maggiore trasparenza e verificabilità sono applicate anche a Google AdSense, la piattaforma di raccolta pubblicitaria gestita da Google che favorisce l’interazione degli inserzionisti con gli editori. Agli affiliati del programma verrà rivelata la loro “quota di compartecipazione ai ricavi lordi derivanti dagli annunci pubblicitari collocati sui loro rispettivi sito web”.

Un’ “adeguata remunerazione” ai produttori di contenuti editoriali online è un nodo impossibile da sciogliere attraverso un’istruttoria antitrust. A tal fine, “occorre una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale in grado di incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa” tra gli editori e gli operatori di applicazioni e contenuti protetti da tali diritti, spiega l’Authority, sollecitando una risoluzione del problema anche al di fuori dei confini nazionali. Non esiste veleno più efficace dell’incertezza del diritto per soffocare l’innovazione e causare danni permanenti nei delicati equilibri concorrenziali.

Il mondo di Internet rimane ancora una terra incognita, a tratti inaccessibile e sconosciuta a chiunque, regolatori compresi. Una corretta evoluzione della ricerca on-line non può prescindere da una corretta regolamentazione. Mutatis mutandis, sarà il legame indissolubile della consequenzialità a punire possibili scelte inopportune. Per questo è necessario che la regolamentazione non venga imposta dall’alto ma piuttosto scoperta. Rassicura non poco vedere che la direzione presa dal Garante della concorrenza sia proprio questa.

Non male per quel giocattolo nato in un garage nel 1998, dal genio e dal sacrificio di due studenti di Stanford. Google funziona perché dinamico, innovativo e, udite udite, meritocratico. Il suo algoritmo segue le stesse dinamiche del mercato: raccoglie, centrifuga e diffonde milioni di preferenze espresse dagli utenti finali. E questo a non tutti piace, perché a non tutti giova. In un mondo in cui la competizione è “only one click away”, chi non riesce a continuare la maratona senza tempo della ricerca e dell’efficienza è battuto. Unico giudice di gara: l’utente finale. Google è solo uno strumento nelle mani del Consumatore, con l’unico scopo di offrire “il maggior numero possibile di chiavi di lettura in relazione a ciascun evento, per  favorire una migliore comprensione di ciò che accade nel mondo attuale”. Non omicida ma arma del “diritto”. Quello di scelta.


Autore: Antonella Romano

24 anni, salernitana. Laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e laurea specialistica in Law and Economics alla Luiss Guido Carli di Roma. Da un anno collabora con l’Istituto Italiano per la Privacy, contribuendo alla stesura della rivista "Diritto, Economia e Tecnologie della Privacy" 2010

4 Responses to “Game. Set. Google”

  1. Cara Antonella,

    innanzitutto, benvenuta a bordo! Complimenti per il pezzo e volendo banalizzarne il contenuto direi che siamo alle solite: i regolatori di ogni parte del mondo, spesso non comprendono o fingono di non comprendere che GOOG è un intermediario di informazioni, non un publisher.

    Ricordo a eventuali interessati che domani, 20 Gennaio, GOOG comunicherà i risultati relativi al quarto trimestre 2010, sui quali sono moderatamente ottimista e mi aspetto crescita dei ricavi consolidati del 25% y/y. Sono curioso di conoscere la guidance del management sul 2011, ma questi sono affari miei che poco hanno a che vedere con il tuo ottimo articolo!

  2. Massimo Campo scrive:

    Onestamente non c’ho capito nulla. A metà articolo ho lasciato perdere :(
    Facendo l’informatico da 21 anni la cosa é triste.
    Per me, o per l’autore del pezzo.

  3. Ottimo inizio. Lieto di leggere una nuova (e fresca) voce femminile anche qui. Complimenti!

    Vai così salernitana di San Marzano! ;)

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