– Berlusconi ha rivendicato, anche di recente, il suo stile di vita disinvolto e disinibito. Ne ha fatto un fattore non solo di successo, ma di consenso, “sessualizzando” in modo spregiudicato la propria identità politica, fino a spingersi dove nessun leader politico democratico oggi avrebbe osato: “Meglio macho che gay”.Se i suoi accusatori non proveranno che i costumi assai liberi del premier abbiano travalicato il confine della legalità sarà meglio per lui e per tutti. L’innocenza giudiziaria di Berlusconi, fino a che una sentenza non dimostrasse il contrario, non è in discussione.

Ma il punto politico resta un altro: ad andare, finalmente, a gambe all’aria è l’insopportabile doppiezza degli apologeti del Cavaliere “anti-relativista”. Ad andare definitivamente fuori gioco è il disegno di quanti dietro il consenso di “questo” Berlusconi pretendevano di fare del Pdl un partito tradizionalista cattolico, e del Cav. un “restauratore” dei valori, a partire da quelli, sovvertititi dal “sessantottismo nichilista”, della morale sessuale e familiare.

I banditori dell’emergenza educativa e della “questione antropologica”, che doveva dettare il profilo del PdL come “partito dei valori”, possono fingere di non vedere quale potente messaggio di “relativismo morale” promani da questo PdL e dal suo leader? Sono loro, i moralisti dei costumi altrui, i peggiori nemici di Berlusconi. Sono loro – i perbenisti anti-Pacs e anti-Gay Pride – ad avere armato la lapidazione morale del Cavaliere del bunga bunga.