di LUCIO SCUDIERO

“A me piace stare con i giovani, mi piace ascoltare i giovani, mi piace circondarmi di giovani. Alcune di queste persone le conosco da diversi anni, altre da meno tempo, ma di molte conosco la situazione di disagio e di difficoltà economica. Le ho aiutate in certe occasioni e sono orgoglioso di averlo fatto. Ho dato spesso incarico ai miei collaboratori di aiutarle per la loro casa, per le cure mediche, per l’educazione dei loro figli”.  (Silvio Berlusconi, intervento ai Promotori della Libertà, 16 – 01 – 2010).

Trovo encomiabile che un individuo fortunato, che dalla vita ha ricevuto molto, avverta l’esigenza di restituire qualcosa agli altri. Per giunta, absit iniuria verbis, non dubito affatto che in Silvio Berlusconi alberghi un’inclinazione al bene e alla filantropia. Perciò gli farò una proposta, la cui serietà va intesa in proporzione alla gentilezza caritatevole del suo animo: destini una quota del suo patrimonio personale alla realizzazione di interventi di utilità “sociale” in favore di giovani. Una Fondazione Silvio Berlusconi, che eroghi borse di studio a giovani meritevoli, contributi per le spese d’affitto delle madri single, misure di welfare temporaneo a lavoratori flessibili tra un’occupazione e l’altra. Tutto ciò che il suo Governo non ha saputo né saprà fare. Tutto ciò che i Governi, in genere, fanno meno e peggio dei privati. Che per di più, nel caso del premier, sarebbe assistita dal corollario della trasparenza e lo schermerebbe da ogni illazione o sospetto oggi fondati sulla commistione tra i suoi affari privati e il suo ufficio pubblico. E se è furbo, e noi crediamo che lo sia, il Cav. potrebbe perfino riuscire a inserire un certo grado di piacevolezza fisica tra i requisiti di accesso alle prestazioni dell’ente. Specificando che il patrimonio è destinato, tra le altre cose, al recupero e allo sviluppo del concetto di calocagatìa nel nostro Paese.     

Tornando seri, non è un caso che grandi capitani d’industria, ricchi banchieri e star dello spettacolo a un certo punto della propria parabola di vita decidano di mettere nome e portafogli in questo tipo di attività. La generosità è l’altra faccia della ricchezza. E non è un caso, ad esempio, che negli Stati Uniti, patria del capitalismo, i privati devolvano qualcosa come il 10,1% del Pil a finalità di assistenza sociale, mentre in Italia solo lo 0,7%.

Non essendo riuscito, in un quindicennio, a ridurre le tasse e il peso dello Stato nella vita privata degli italiani, ma essendo al contrario perfino riuscito ad accrescerlo, il premier può invertire la tendenza e fornire al paese un esempio concreto di sussidiarietà, avviare in Italia la linea che Cameron in Inghilterra ha battezzato come “Big Society”. 

La lista dei grandi filantropi è lunga. Dai Rockfeller, a Soros, passando per Bill Gates, il quale nei mesi scorsi ha lanciato la campagna GivinPledge insieme a Warren Buffett, con il fine di raccogliere presso i miliardari americani promesse di donazione consistenti in almeno il 50% del proprio patrimonio personale. Anche il giovane Zuckerberg, fondatore di Facebook, vi ha aderito.

Che aspetta il Cavaliere magnanimo, colui che all’Amore ispirò un Partito, a intitolarsi una Fondazione? I giovani italiani, che lui ama, ringrazierebbero con qualche ragione in più: meno male che Silvio c’è.