di PIERCAMILLO FALASCA – Come è andata l’assemblea di Libertiamo di sabato scorso? Era la prima volta che la nostra associazione convocava una riunione di questo tipo – aperta a chiunque volesse discutere in piena libertà di scenari e prospettive future – e volutamente avevamo evitato di dare all’incontro un formato rigido o finalità troppo pretenziose. Non volevamo decidere nulla, ma riflettere e lasciarci convincere.

A nessuno è sfuggito come in sala aleggiasse – ma d’altronde accade anche sul webmagazine – una certa diffidenza riguardo le “relazioni politiche” (ho in mente ad esempio le parole di Valentina Di Tinco): in misura minore quelle di Libertiamo con FLI e, in misura maggiore, quelle di FLI con le altre forze probabili costituende il Polo della Nazione. Non so se l’intervento di Benedetto Della Vedova o quello di Carmelo Palma abbiano fugato i dubbi dei più. Certo è che, da molti interventi, è emerso come la chiave di volta per superare rischi e dubbi sia essenzialmente “endogena” a Libertiamo: essere noi stessi, non derogare alle nostre idee di politica e di società, provare costantemente a porre nel dibattito e nelle scelte concrete del decisore pubblico l’opzione liberale. Anche per Libertiamo la credibilità si costruisce con la pratica quotidiana, per riprendere uno spunto di Alessandro De Nicola.

Non serve a molto – detto con franchezza – bearsi della propria splendida coerenza ideologica, se essa finisce per essere una testimonianza per pochi. O meglio, questa sarebbe una scelta legittima se a monte non vi fosse, come invece c’è, l’ambizione di competere sul piano della politica e delle politiche concrete. Le mani restano pulite solo a colui che le tiene in tasca, rinunciando a usarle. Noi riteniamo – a torto o a ragione – che lo spazio politico in cui stiamo agendo sia al momento l’unico dove ciò sia possibile e proficuo. Sui temi dell’economia (mi rifaccio alle parole di Diego Menegon), ma anche sulla vexata quaestio della bioetica: lontani dalla dicotomia ormai imperante nel PdL  (“partito della vita” contro “partito della morte”) lavoreremo con ragionevolezza, e forse con più profitto, alla ricerca di una mediazione sana ed “occidentale”. Provoco: chi è un autentico cattolico liberale, il problematico Stefano Semplici o il dogmatico re-born Maurizio Sacconi?

Non necessariamente lo scenario politico che si va formando sarà la meta definitiva – lo ricordava Marco Faraci – ma esso può essere un approdo utile per superare la tempesta, fare provviste e affrontare di nuovo il mare. In mente continuiamo ad avere il modello politico da democrazia moderna, bipolare e maggioritaria evocata da Giovanni Guzzetta e Sofia Ventura, ma non possiamo illuderci e ragionare come se l’attualità politica e istituzionale del paese non fosse quella che drammaticamente sperimentiamo. E’ opportunismo questo? Probabilmente è buon senso.

Cosa faremo da oggi in poi? Continueremo a fare ciò che sappiamo, proveremo qualcosa in più. Non siamo solo una rivista telematica, non siamo solo un think tank, non siamo solo un aggregatore di persone: al sottoscritto piace pensare che Libertiamo possa essere (forzando romanticamente un concetto del passato) uno spazio di “militanza intellettuale”. O, se volete, un caucus aperto di azioni politiche liberali (sulla falsariga della “lettera aperta a Fini” sulla nefesta riforma della professione forense, un’iniziativa specifica capace di avvicinare a Libertiamo centinaia di professionisti “minacciati” dalla deriva corporativista della riforma).

Chi si sente a casa tra noi di Libertiamo non esiti a proporre “cose” (già durante l’assemblea ne sono emerse diverse: il manualetto per un debunking del liberalismo proposto da Claudia Biancotti, l’invito di Giovanni Papperini per un approccio multidisciplinare, le proposte “americane” di Umberto Mucci). Proviamo a coinvolgere ed aggregare le “menti di frontiera”. E chi ha voglia di farlo, operi e competa dentro FLI uti Libertiamo (soprattutto tra i giovani del partito, lo ricordava Lucio Scudiero, le istanze liberali prevalgono). Soprattutto c’è da battere sui temi della libertà economica per il rilancio del paese (la relazione di Ugo Arrigo, gli interventi di Mario Seminerio e Pietro Monsurrò sono stati molto puntuali a riguardo). C’è tanto lavoro per i liberali, liberisti e libertari, in un paese sull’orlo del declino.

PS. Col senno di poi, rispetto all’assemblea, dico che si poteva sperimentare una formula ancora più partecipata. Interventi brevi e concreti di 3 minuti con possibilità di replica e qualche “botta e risposta”. Il tutto ovviamente con moderazione feroce. Vedremo per le prossime volte…

Per gli assenti (ma anche i presenti) che desiderano (ri)ascoltare tutta l’assemblea o solo qualche intervento, segnaliamo sul sito di Radio Radicale la scheda dedicata all’evento, con tutti gli interventi già indicizzati.