Riflessioni dopo l’assemblea: superare i dubbi, essendo noi stessi – AUDIO

di PIERCAMILLO FALASCA – Come è andata l’assemblea di Libertiamo di sabato scorso? Era la prima volta che la nostra associazione convocava una riunione di questo tipo – aperta a chiunque volesse discutere in piena libertà di scenari e prospettive future – e volutamente avevamo evitato di dare all’incontro un formato rigido o finalità troppo pretenziose. Non volevamo decidere nulla, ma riflettere e lasciarci convincere.

A nessuno è sfuggito come in sala aleggiasse – ma d’altronde accade anche sul webmagazine – una certa diffidenza riguardo le “relazioni politiche” (ho in mente ad esempio le parole di Valentina Di Tinco): in misura minore quelle di Libertiamo con FLI e, in misura maggiore, quelle di FLI con le altre forze probabili costituende il Polo della Nazione. Non so se l’intervento di Benedetto Della Vedova o quello di Carmelo Palma abbiano fugato i dubbi dei più. Certo è che, da molti interventi, è emerso come la chiave di volta per superare rischi e dubbi sia essenzialmente “endogena” a Libertiamo: essere noi stessi, non derogare alle nostre idee di politica e di società, provare costantemente a porre nel dibattito e nelle scelte concrete del decisore pubblico l’opzione liberale. Anche per Libertiamo la credibilità si costruisce con la pratica quotidiana, per riprendere uno spunto di Alessandro De Nicola.

Non serve a molto – detto con franchezza – bearsi della propria splendida coerenza ideologica, se essa finisce per essere una testimonianza per pochi. O meglio, questa sarebbe una scelta legittima se a monte non vi fosse, come invece c’è, l’ambizione di competere sul piano della politica e delle politiche concrete. Le mani restano pulite solo a colui che le tiene in tasca, rinunciando a usarle. Noi riteniamo – a torto o a ragione – che lo spazio politico in cui stiamo agendo sia al momento l’unico dove ciò sia possibile e proficuo. Sui temi dell’economia (mi rifaccio alle parole di Diego Menegon), ma anche sulla vexata quaestio della bioetica: lontani dalla dicotomia ormai imperante nel PdL  (“partito della vita” contro “partito della morte”) lavoreremo con ragionevolezza, e forse con più profitto, alla ricerca di una mediazione sana ed “occidentale”. Provoco: chi è un autentico cattolico liberale, il problematico Stefano Semplici o il dogmatico re-born Maurizio Sacconi?

Non necessariamente lo scenario politico che si va formando sarà la meta definitiva – lo ricordava Marco Faraci – ma esso può essere un approdo utile per superare la tempesta, fare provviste e affrontare di nuovo il mare. In mente continuiamo ad avere il modello politico da democrazia moderna, bipolare e maggioritaria evocata da Giovanni Guzzetta e Sofia Ventura, ma non possiamo illuderci e ragionare come se l’attualità politica e istituzionale del paese non fosse quella che drammaticamente sperimentiamo. E’ opportunismo questo? Probabilmente è buon senso.

Cosa faremo da oggi in poi? Continueremo a fare ciò che sappiamo, proveremo qualcosa in più. Non siamo solo una rivista telematica, non siamo solo un think tank, non siamo solo un aggregatore di persone: al sottoscritto piace pensare che Libertiamo possa essere (forzando romanticamente un concetto del passato) uno spazio di “militanza intellettuale”. O, se volete, un caucus aperto di azioni politiche liberali (sulla falsariga della “lettera aperta a Fini” sulla nefesta riforma della professione forense, un’iniziativa specifica capace di avvicinare a Libertiamo centinaia di professionisti “minacciati” dalla deriva corporativista della riforma).

Chi si sente a casa tra noi di Libertiamo non esiti a proporre “cose” (già durante l’assemblea ne sono emerse diverse: il manualetto per un debunking del liberalismo proposto da Claudia Biancotti, l’invito di Giovanni Papperini per un approccio multidisciplinare, le proposte “americane” di Umberto Mucci). Proviamo a coinvolgere ed aggregare le “menti di frontiera”. E chi ha voglia di farlo, operi e competa dentro FLI uti Libertiamo (soprattutto tra i giovani del partito, lo ricordava Lucio Scudiero, le istanze liberali prevalgono). Soprattutto c’è da battere sui temi della libertà economica per il rilancio del paese (la relazione di Ugo Arrigo, gli interventi di Mario Seminerio e Pietro Monsurrò sono stati molto puntuali a riguardo). C’è tanto lavoro per i liberali, liberisti e libertari, in un paese sull’orlo del declino.

PS. Col senno di poi, rispetto all’assemblea, dico che si poteva sperimentare una formula ancora più partecipata. Interventi brevi e concreti di 3 minuti con possibilità di replica e qualche “botta e risposta”. Il tutto ovviamente con moderazione feroce. Vedremo per le prossime volte…

Per gli assenti (ma anche i presenti) che desiderano (ri)ascoltare tutta l’assemblea o solo qualche intervento, segnaliamo sul sito di Radio Radicale la scheda dedicata all’evento, con tutti gli interventi già indicizzati.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

24 Responses to “Riflessioni dopo l’assemblea: superare i dubbi, essendo noi stessi – AUDIO”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    l’ambizione di competere sul piano della politica e delle politiche concrete…
    Se elezioni saranno, FLI vada sola o solo con chi accetta la sua centralità e Gianfranco Fini come candidato premier.

    mio punto di vista :)

  2. Pierpaolo scrive:

    Caro Piercamillo,

    I liberali sono sempre troppo pochi. Per dirla alla Hayek, “in ogni paese il numero di individui che concordano con i principi liberali di base è esiguo”, specialmente se confrontato con l’enorme compito che sono chiamati ad affrontare.

    P.S. Sui temi della libertà economica, per dovere di cronaca, ricordo che anch’io – con la mediocrità che mi caratterizza – ho posto il tema della riduzione delle pressione fiscale.

  3. Pietro M. scrive:

    Facciamo una valanga di proposte concrete e tecnicamente fattibili (il politicamente fattibile lo lascio ai Berlusconi, non c’è nulla di buono che lo sia) prendendo magari materiale a man bassa da chi di proposte e analisi teoriche – ma non progetti di legge – ha già riempito migliaia di pagine web e cartacee come l’IBL.

    Troviamo 7-8 temi e spingiamoli ovunque, anche fuori dalle contingenti alleanze politiche, a volte più che improbabili (prima con Berlusconi, ora con Casini): ad esempio, coinvolgendo nelle iniziative anche radicali e chi, nel PDL o nel PDL o altrove, ha idee liberali: Ichino, Martino, etc.

    Il liberalismo non è né destra né sinistra. Riguarda ciò che la destra e la sinistra non devono fare.

  4. inutile scrive:

    Chiedo ai gestori del sito di andarsi a rileggere tutti i miei commenti e considerazioni, in particolare a chi ha postato in risposta anche a me degli autorevoli autori giovani o meno giovani che siano. Certo non ha la possibilità di esser citato come fate voi qui come autore (arrivo dal mondo dell’impresa non dell’accademia), però oggi ho avuto conforto nell’intervista a Martino su IL GIORNALE.
    Come ho sempre detto e sostenuto dal 94 (io ero giovane ma mi ricordo la nascita), quello che oggi dice Martino, e che se uno è liberale crede in certi valore e vuole vederli in qualche modo realizzati non può che stare dentro il PDL.

  5. Lucio Scudiero scrive:

    inutile, nell’intervista Martino ha ammesso esplicitamente l’inconcludenza di Berlusconi e il fallimento del suo governo (lo ha definito come il peggiore possibile, che predica liberale e agisce da socialista). Il resto del discorso, relativo al suo posizionamento nel PdL, mi è sembrato come il tributo di riconoscenza e onestà di un uomo perbene a un compagno d’avventure sul quale però non ripone più alcuna aspettativa.

  6. vittorio scrive:

    Volendo ci può essere un partito liberista anche fuori dal PdL. Però poi questo si dovrebbe forzosamente alleare col centro destra. Altre soluzioni terzopoliste non hanno senso con questa legge elettorale: possono solo determinare un’eventuale vittoria della sinistra.
    Piuttosto a mio modo di vedere il problema del FLI è la mancanza di credibilità derivante dalla sua attuale classe dirigente.

  7. step scrive:

    Ho ascoltato ieri quasi tutti gli interventi. Ho gradito maggiormente quelli di Guzzetta, della Ventura, della Bonfante e quello di Daniele Venanzi. BDV mi è parso che sia restato piuttosto sul generico. A dire il vero ho apprezzato anche la disponibilità di Raisi a certe istanze, il fatto che fosse presente è già una buona cosa. La Perina mi è piaciuta “metodologicamente”, residua in me una certa distanza dalla sua attitudine socialistoide (si leggano gli articoli del Secolo sulla cogestione e in generale sulla critica al capitalismo: sembra di leggere il manifesto della RSI…).

    L’intervento della ragazza di Generazione Italia di Bologna è stato indicativo, sensibilizzandoci su un tema di una gravità assoluta e che è presente in molte altre zone (qui in Toscana ormai è un regime consolidato, regime non passibile di essere messo in discussione, pena il passaggio dalla parte dei “cattivi”). Con Venanzi concordo proprio da un punto di vista “ideologico”: anche per me il nemico principale è lo Stato e non le religioni, la pretesa neutralità valoriale dello Stato è chiaramente un bluff (più che altro è impossibile). Venanzi ha fatto bene a precisare che il libertarismo non è (o non è solo) libertinismo. E peraltro in Europa purtroppo il libertarismo è declinato solo in un certo senso, “progressista” e idealista.

    Resta in piedi il gravissimo problema del possibile disfacimento del bipolarismo, a cui FLI potrebbe contribuire… Guzzetta ha detto cose condivisibili. Proprio giorni orsono avevo parlato della decisione politica come decisione che per sua natura non può accontentare tutti. Un accordo “totale” che accomuni tutti e faccia mediazione comporta soltanto il rimandare il conflitto, gli interessi contrastanti resteranno comunque, proprio in quanto diversi. La scelta quindi tra due opzioni – il bipolarismo – è un fatto di libertà. Detto in estrema sintesi.

    Dispiace non aver partecipato. Ringrazio tuttavia sia gli intervenuti e sia chi rende possibile la partecipazione “indiretta”. Sono pochi gli avvenimenti libertari in questo paese, me li voglio gustare tutti…

  8. inutile scrive:

    Lucio leggi tutta l’intervista non solo una domanda, dai ….
    Dice che Berlusconi mai come nessuno ha portato liberali al governo, dice che il FLI sbaglia e nulla a che fare con i liberali e che rivoterebbe sempre PDL se c’è Berlusconi.
    Ammette le sue colpe di non aver scelto un ministero economico quando Berlusconi la proposto lasciando campo a Tremonti.
    Che il governo ideale per i liberali non esista è un dato di fatto, ma Martino ti fa capire che la strada maestra è quella di Berlusconi.
    Solo rimanendo dentro e facendoci sentire si ottiene di più non certo andando a isolarsi con Buttiglione e Rutelli.

  9. inutile scrive:

    Vittorio hai ragione e non solo per la legge elettorale, ma anche in visione di uno Stato Bipolare o Bipartitico e presidenzialista come da sempre vogliamo (altrimenti diteci che ci avete preso in giro).
    L’ideale sarebbe avere la forza di esser noi la terza gamba, ma visto che i numeri non ci danno questa possibilità diventerebbe importante formare una costola liberale dentro il PDL. BDV ha fatto l’errore di cercare Fini e Bocchino, senza invece cercare di aggregare i liberali organizzandoli. Anche BDV è una vittima della Tulliana

  10. vittorio scrive:

    x inutile
    Io non sono un appassionato del discorso sulla legge elettorale e sulla forma presidenziale o parlamentare. Quello che mi importa è che le istanze liberali e liberiste prendano finalmente piede in Italia.
    Su BDV concordo. Fare uno spinoff con Fini è stato un errore. Non ha senso passare dal PdL per essere una voce minoritaria in un partito di proprietà di Gianfranco Fini. Se si voleva fare uno spinoff dal PdL per dare maggior voce voce e forza al liberismo, benissimo. Io sarei fra i più ferventi supporter. Ma invece quello che è stato fatto col FLI è stato completamente deleterio alla causa liberale. La cosa rischia di portare discredito e scarsa credibilità a chi veramente vuole riformare l’Italia in tal senso.

  11. inutile scrive:

    Caro vittorio abbiamo la stessa idea e come noi tanti liberali, da Martino a Costa ecc ecc. Come poter farlo capire a BDV? Non mi sembra che stiamo dicendo cose tanto strane, anzi…

  12. Gianluca M. scrive:

    Caro Vittorio,
    Caro Inutile,
    ci saranno senz’altro tanti liberali che la pensano come voi.
    Così come ci sono sicuramente tanti liberali nonchè persone molto in gamba (sia tra i politici reali che tra i semplici simpatizzanti/elettori) che rimangono nel PDL.
    Però sono tanti anche i liberali (e io sono uno tra questi) che plaudono all’entrata in FLI.
    Il motivo per me è semplice: non credo che nel PDL sia possibile fare una sola cosa che non sia condivisa da Berlusconi, ossia che non rifletta ciò che pensa lui; questo è un dato di fatto, gente !!!
    E lo sapete in cosa si nota, secondo me, questa cosa che ho detto? Si nota nei nostri “nemici” (in senso politico e volutamente virgolettato) cattolici ed anti-laicisti; proprio tra loro ci sono spaccature enormi tra quelli che in senso cattolico vorrebbero condannare i comportamenti del premier (pochi per la verità…) e quelli (che sono in numero maggiore) che invece passano sopra i loro valori pur di arrampicarsi sugli specchi e difendere la bestemmia, i comportamenti lascivi e tutto il resto; se fossero liberi e coerenti non potrebbero che condannare, senza se e senza ma, i comportamenti del premier (dal loro punto di vista, sia chiaro; a me di cosa fa il premier a casa sua-reati a parte sui quali deve indagare la magistratura- non me ne frega nulla perchè non sono cattolico).
    Ma vi ricordate cosa fecero i tristi servetti all’ultimo meeting di CL a Rimini? Dissero che Famiglia Cristiana era un giornale indegno, al pari de L’Unità e che si doveva vietarne la vendita sul sagrato delle chiese !!! Personalmente se smettessero di pubblicare Famiglia Cristiana stapperei un paio di Laurent Perrier d’annata però il fatto è emblematico !!!
    Dare contro al padre-padrone nel PDL è impossibile !
    Piuttosto si dà vita a squallidissime, indegne e “capezzoniane” incoerenze, disconoscendo quello che si è detto pochi mesi prima e finendo con il piazzarsi su posizioni antitetiche se su quelle posizioni sta Berlusconi; lo hanno fatto tutti questo, da Bossi a Camisasca.
    L’unico che ha mantenuto la coerenza è stato BDV.
    Quando i parlamentari furono chiamati a votare il testamento biologico secondo il testo voluto dal PDL, BDV che del PDL faceva parte, fu l’unico (se non erro o cmq uno dei pochissimi) a non votarlo.
    Da liberale e laicista seguo quindi volentieri BDV, sperando che mantenga la stessa coerenza dimostrata in quel frangente, magari rafforzata dalla speranza che in FLI si possa contare (per motivi numerici) più che nel PDL e soprattutto confidando nel fatto che tale movimento politico sia meno autocratico del partito del Bunga-Bunga.

  13. inutile scrive:

    Gianluca tu dici che si fa solo quello che vuole Berlusconi senza commetare che forse ti sbagli ti dico che vai in un partito con scritto a caratteri cubitali FINI e che lo stesso ha sempre gestito i suoi partiti da MONARCA.
    Poi manca nella tua analisi dove vedi che da Liberale e Laicista BDV riesca ad incidere sull’azione del governo stando nel Terzo polo con Granata, Bocchino, Rutelli, Buttiglione

  14. Gianluca M. scrive:

    Rispondo brevemente alle tue tre considrezioni:
    -che nel PDL si faccia quello che dice Berlusconi è un dato di fatto innegabile (a meno che non si voglia offendere la mia e la tua intelligenza)
    -può darsi che Fini gestisca, come dici tu, il partito da monarca; non potrà mai farlo più di Berlusconi, quindi al massimo andremo pari…
    -sinceramente non ho capito cosa secondo te mancherebbe nella mia analisi; BDV non è al governo attualmente e forse non ci sarà neanche nella prossima legislatura; per me l’importante è essere rappresentato da qualcuno che, se dice di essere laicista, lo dimostri in Parlamento; se poi saremo in minoranza, pazienza, continuerò (come ho fatto fino ad ora) a vivere lo stesso, sostendendo il mio pensiero e cioè che ritengo la presenza del Vaticano nelle nostre viscere un profondo ostacolo allo sviluppo di una nazione civile

  15. vittorio scrive:

    L’avventura del FLI non ha senso: uscire dal PdL per diventare la minoranza in un partito di proprietà di Fini è un passo indietro formidabile. Nel PdL o alleati al PdL si ha la possibilità di portare avanti le istanze liberali/liberiste. Con Fini no.
    Al più si poteva fare uno spinoff di liberali che facesse la terza gamba della maggioranza e che così ottennesse visibilità e riforme in tal senso.
    Invece si è fatto uno spinoff sotto l’egida di Fini e così la terza gamba è finita per diventare un partitino subalterno al cattosocialista Casini nel terzo polo. Il limite fondamentale del FLI è il fatto di essere un partito clientelare centrato attorno a Fini: le uniche priorità sono dettate dall’ambizione di Fini e dalle mire del clan Tulliani.
    Non mi meraviglio che Martino non abbia voluto imbarcarsi in questa pazzia. L’unico è Della Vedova di cui ho cominciato a dubitare da un bel po’. Temo che per l’ex radicale Della Vedova valga la sindrome dell’eterno ribelle inconcludente e pipparolo. Le riforme liberali e liberiste meglio non farle mai e continuare quest’eterna lotta radicale comodamente collocati in un’eterna opposizione. Una sorta di sindrome da peter pan.
    Il problema è che associando Fini alla causa liberale, molte istanze sacrosante rischiano di venire ridicolizzate in una farsa grottesca. Questo è il danno maggiore che Della Vedova sta facendo. Per il resto può scegliere di rendersi ridicolo come più desidera.

  16. inutile scrive:

    Gianluca se ti rendi conto nei problemi che ci sono nel PDL tutti poi chiedono a Berlusconi di risolverli e di dissipare le frizioni tra correnti che ci sono in un partito del 30%, questo è un esempio concreto che non è monarchia altrimenti ci sarebbero altri problemi e non questi e non ti sto a ripetere la vicenda sulle regionali dove Berlusconi è stato messo in minoranza sulle decisioni. Non confondere il consenso delle opionioni con monarchia.
    Su FINI come lo gestisce abbiamo ampia prova basta vedere come ha scelto i coordinatori regionali, ma se non lo vedi, vuol dire che ti vada bene.
    Per quanto riguarda a BDV, ti spiego che sia io che lui siamo per un bipartitismo e bipolarismo. Quindi trovo assurdo definirsi in minoranza quando invece si è maggioranza nel paese e si è al governo.
    Esser liberali non vuol dire filosofeggiare sui blog e scrivere su giornali di partito ma cercare di contribuire all’azione di governo innescando quei principi liberali ai quali ci richiamiamo.
    Altrimenti si fa opposizione come i comunisti del passato sapendo di non governare… ma è quello che si vuole?

  17. inutile scrive:

    Caro vittorio mi trovo nuovamente a confermare al 100% quello che dici.
    Su BDV penso che le motivazioni siano più personali invece, e ogni tanto esce fuori anche qui la verità nelle frasi di qualcuno.
    BDV con il FLI riesce anadare in televisione, gli fanno interviste ecc ecc, si vede il suo viso in TV, purtroppo molte volte lo si sente sostenere tesi agli antipodi della sua storia, ma la notorietà ha un prezzo…

  18. Gianluca M. scrive:

    Inutile e Vittorio, vi compiacete di quotarvi ma a me sembra piuttosto che cerchiate di screditare BDV con argomentazioni opposte: Vittorio perchè gli imputa una troppa coerenza con il rischio di rimanere “Peter Pan”, in una comoda opposizione, dimenticando o ignorando che in Italia le riforme liberali e laiciste sono roba da opposizione per antonomasia, considerando il doppio fardello di uno Stato (non certo per colpa di Berlusconi sia chiaro, perchè è così da sempre) che “detiene e controlla” tutto ed un Vaticano che razzola male ma predica molto bene….
    Inutile invece dice che BDV cerca una visibilità personale che in FLI è maggiore che nel PDL; bè è vera questa cosa ma se uno ha delle valide idee (e BDV ne ha da vendere…) è anchevun sistema per comunicare meglio certi valori e provare a spiegare alle gente come è veramente l’Italia, in ginocchio e derisa da tutto il mondo.
    BDV è coerente e a noi seguaci ci basta.
    Ma del resto se voi due votate Berlusconi sicuramente preferite personaggi con ben altra coerenza, tipo consiglieri comunali con delega al “decoro” che si vantano di aver fatto elevare migliaia e migliaia di multe a prostitute da strada e ai relativi clienti e poi risultano indagati (con tutta la presunzione d’innocenza che dobbiamo agli indagati, per carità) per cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con escort…..

  19. @inutile vittorio
    allora siccome fate sempre i liberisti (e allora nn si sa cm state con berlusconi) facciamo un ragionamento puramente liberista.
    Benedetto della vedova va dove riesce a massimizzare il suo profitto. ovvero visibilita’, possibilita’ esporre le sue idee, voti.
    Mentre prima BDV manco si conosceva, ora ha sempre piu’ visibilita’ in tv, stessa cosa per Libertiamo, prima non se la cagava nessuno, ora sta avendo sempre piu’ visite fino ad arrivare al 54 circa blog d’italia .
    ergo Della Vedova sta raggiungendo il suo scopo. E dato che la fedelta’ nel libero mercato non esiste, esistono soltanto possibilita’ migliori, Della Vedova e’ andato dove pensava di riuscire meglio. punto.
    E se nel terzo polo nn riuscira’ ad imporre le sue idee, puo’ sempre spostarsi ma almeno e’ riuscito ad uscire dal cono d’ombra che c’era sulla sua persona e sulle sue posizioni.
    o preferivate quando stava da solo davanti a montecitorio a fare il sandwich man contro il decreto englaro??

  20. inutile scrive:

    Flavio quello che dici mi da conferme ed è veramente grave.
    Quindi quello che ha fatto BDV è solo per scopo personale, bell’idea che hai della politica.
    Sai perfettamente che il terzo polo non ha i numeri per esser maggioranza, quindi la scelta è tra Vendola e Berlusconi, pensare che poi l’azione di BDV vada a favorire Vendola fa venire i brividi.
    Molti pensano (forse perchè mai hanno fatto impresa)che il liberismo è teoria da libri, invece sono cose concrete da calare nel quotidiano dell’Italia. Certo il governo Berlusconi poteva fare di più sul liberismo (ricordiamo che BDV però è uscito dal PDL non per quello ma per seguire FINI…), ma agevolare chi è dichiaratamente antiliberista solo per avere visibilità è da…. lascio a voi scegliere il termine

  21. inutile innanzitutto io parlo x me e non per BDV.
    il parallelo sul libero mercato era per sottolineare il fatto che in politica non deve esistere la parola “fedelta’” e che (citando churchill) certe volte e’ necessario cambiare partito per conservare le proprie idee. (infatti secondo me Martino e’ diventato un fossile).
    e poi spiegami per quale motivo se BDV va con Fini e’ per interesse personale mentre se Berlusconi va cn Gheddafi, Lukashenko, Putin e altri dittatori comunisti e’ realpolitik.
    doppio pesismo e’ questo il vostro problema.

  22. inutile scrive:

    Flavio ovvio che era il tuo pensiero e proprio di quello parlavamo e seppur su posizioni diverse ti davo conferma. Sei tu stesso che ora BDV ha visibilità di parlare in televisione e capisco questo possa esser un obiettivo, da parte mia intendevo invece che l’obiettivo di uno che fa politica e incidere con le sue idee nel governo della nazione.
    Ognuno la vede a suo modo, come anche il fatto che io non vedo martino come un fossile.

  23. se Bdv e’ uscito dal PDL evidentemente aveva capito che li nn era possibile incidere sull’azione del governo.
    se a BDV invece sarebbe interessata soltanto la poltrona, si sarebbe dovuto fare i ca**i proprio e rimanere quatto quatto nel PDL.
    un motivo ci sara’, escludo a priori la compravendita, sia per Benedetto come acquistato, che Fini come acquirente.
    Cmq Martino si e’ auto-definito fossile, nel momento in cui ha detto: si nel PDL mi hanno defilato

  24. step scrive:

    In effetti BDV in questo periodo ha avuto molta visibilità. E questo mi fa piacere. Ci sono stati giorni che lo vedevo di continuo tra LA7-Gruber, RAIUNO poco prima delle 17 e in altre trasmissioni. È poi positivo il posto di rilievo che BDV ha nel partito di FLI.

    Altra cosa. Anche secondo me è giusto andare dove si è convinti di incidere maggiormente. È un pò la versione riveduta e corretta della politica “di inseminazione” radicali-style. Però attenzione, quello che vede (e ricorda) la gente è un politico che cambia spesso casacca. Per un elettore liberista/pragmatico/chirurgico è una buona cosa fregarsene delle bandiere e indirizzarsi solo dove si può “operare” in senso liberale. Ma quello che si trasmette al “popolino” è una sorta di strana incoerenza, nella migliore delle ipotesi un camaleontismo “onorevole”.

    Peccato che in questi giorni BDV abbia un pò contribuito all’instaurazione di una deriva puritana e giustizialista: mi aspettavo una posizione diversa da BDV, se non apertamente di dissenso nel FLI, quanto meno più problematica. Ma questo è un altro discorso.

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