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La scienza nei fumetti: intervista agli autori di San Michele

– Lo sviluppo delle nazioni non si misura conteggiando il numero dei “talenti” che ciascuna è riuscita a formare, ma con le opportunità che tali talenti hanno di “mettere a reddito” il loro lavoro.
A parte il nepotismo, le baronie ed altre aberranti negazioni del valore del merito, una pesante limitazione all’inserimento dei “talenti” nel circolo virtuoso dell’economia in Italia è dato dalle difficoltà di divulgazione popolare di nozioni avanzate di tecnologia e scienza.Nazioni come il Giappone riescono a diffondere nella popolazione giovanile elementi di “meccanica quantistica” ricorrendo anche ai fumetti ed ai videogiochi (vedi riferimenti a Naruto e Pokemon nella voce di Wikipedia sul concetto di dimensione parallela), con il risultato che , una volta giunti all’università, gli studiosi giapponesi non devono sobbarcarsi tonnellate di testi preliminari allo studio della meccanica quantistica per comprenderne i meccanismi, ma già hanno assimilato tali concetti così distanti dalla vita reale.

Da noi qualcosa del genere sarebbe considerato come aberrante, poco serio. Fortunatamente anche qui la mentalità sta cambiando, ne è prova la pubblicazione del fumetto “San Michele” edito da Star Comics, sicuramente un’operazione importante di divulgazione scientifica di massa che spero sia solo l’avanguardia di un nuovo utilizzo di tutti i mezzi a nostra disposizione per migliorare la nostra società.
Ho intervistato gli autori del progetto “San Michele” , Fabio Celoni e Adriana Coppe.

Ci sono alcuni concetti della fisica moderna e dell’astrofisica che contrastano talmente tanto con le comuni concezioni della realtà da rendere necessari metodi alternativi di comunicazione? (Vedi ad esempio le nuove teorie sullo spazio e sull’Universo)
A.C.:  La Scienza, quella con la “S” maiuscola, al giorno d’oggi è materia talmente vasta e particolareggiata nelle sue sfaccettature, che purtroppo si rende impossibile studiarla “tutta”, e anche le menti più illuminate sono costrette a specializzarsi in segmenti umanamente avvicinabili. Figuriamoci quindi quando una branca della Scienza, come può essere quella dell’astrofisica, o della chimica organica, o altra, cerca di spiegare alla massa concetti che le sono del tutto estranei…
Diventa quindi non solo intrigante, ma educativo e in qualche modo utile alla società inserire concetti e, perché no, gergo tecnico in media popolari e di grande diffusione come, ad esempio, il fumetto. Da autori ci siamo divertiti a dare una base “scientifica” alla nostra storia e alle varie strumentazioni che i personaggi utilizzano, senza mai venire meno alla plausibilità scientifica del tutto.
In San Michele la tecnologia è un misto di “vecchio e nuovo” che è anche un po’ la caratteristica di questo fumetto. Si immagina infatti un futuro dove una grossa catastrofe ambientale ha bloccato la crescita del progresso, congelandolo per un certo lasso temporale. Dopo di questo la popolazione mondiale, decimata, non è dovuta ripartire da zero, ma da un bagaglio di difficile consultazione e fruizione che ha favorito alcuni campi piuttosto che altri. Ci siamo dilettati ad immaginare un futuro dove non tutto è un’evoluzione di quello che abbiamo nel nostro presente, ma è stato rielaborato e ricostruito quando possibile.

Parafrasando il detto cinese che noi siamo quello che mangiamo, come si può conciliare il desiderio di rilassare la mente con fumetti di qualità se la caratteristica di tali fumetti è la loro limitata periodicità?
A.C.: Si potrebbe rispondere che anche il miglior cibo se dato in grande quantità  può venire a noia! Scherzi a parte, il fattore periodicità è un argomento delicato e che deve tenere conto di tante varianti. A grandi linee, per quanto possa essere buono un prodotto, bisogna sempre valutare ad esempio chi è che ne fruirà, quali saranno i canali distributivi, la pubblicità, la durata sul mercato e tante altre cose, non ultime le risorse che si hanno a disposizione. E come sempre, ogni medaglia ha due facce: più è lunga l’esposizione di un’opera in edicola più c’e’ la possibilità di arrivare al lettore, ma allo stesso tempo più è lungo  l’intervallo tra due uscite più il pubblico tende a “dimenticare” che l’uscita c’è, e a disaffezionarsi alla saga.

Insomma, come è possibile stimolare gli editori a pubblicare fumetti di qualità se alla stazione si prendono i fumetti disponibili al momento per intraprendere un lungo viaggio?
F.C.: L’editore è innanzitutto un imprenditore, che deve fare quadrare i suoi conti alla fine del mese.
Quando ci si vuole rivolgere al grande pubblico bisogna considerare davvero molti fattori, e la “vendibilità” di un prodotto è uno dei primi perché l’editore possa sopravvivere e dunque continuare a produrre nuove proposte.
E’ un discorso che si può allargare alla società. Se l’obiettivo e la richiesta dei lettori si alza, l’editore è “costretto” a cercare proposte più raffinate, e puntare sugli autori più validi invece che su quelli più facili da commercializzare; se – come purtroppo accade spesso – la lettura di un fumetto non viene vista come lettura colta ma soltanto come lettura da viaggio o da… bagno, allora il discorso cambia.
Bisognerebbe innanzitutto che si smettesse di pensare al fumetto come lettura riempitiva, di poco valore, semplicistica, o solo per bambini e adulti poco cresciuti. Il fumetto è arte e può essere sublime o terribile, a seconda di chi lo realizza, inoltre ha la stessa dignità del cinema (di cui è anche più vecchio), della letteratura o del teatro. Purtroppo, però, nel nostro Paese soffre ancora di scarsa attenzione, anche se l’Italia vanta alcuni tra i più grandi talenti del mondo nel campo, con una delle tradizioni più importanti. Eppure, se si escludono gli appassionati, coloro che seguono il fumetto con assiduità, ne conoscono le serie in uscita o gli autori, il grande pubblico lo conosce ancora in maniera superficiale, quando non lo ignora del tutto, e gli altri media –  escluse alcune eccezioni, come le ristampe allegate ai quotidiani per esempio – fanno ben poco per riconoscergli il valore che merita, o per allargarne la visibilità. Basti dire che la figura dell’autore di fumetti non è neanche contemplata nel nostro ordinamento giuridico: non esistiamo nemmeno, per lo Stato. Perciò, per stimolare gli editori a produrre cose di qualità, bisognerebbe operare su tutta la società: ognuno dovrebbe fare il suo. Magari si potrebbe iniziare smettendo di prendere un fumetto a caso solo per riempire uno spazio di viaggio, senza sapere cosa si sta leggendo, chi è l’autore, a chi si rivolge quella storia, e via dicendo.

Una qualche considerazione tra il “fumetto” e la “globalizzazione”…
F.C.: Se il fumetto è arte, come si diceva, può travalicare i confini nazionali e parlare a popoli diversi, toccandoli in ugual misura o in differenti modi: d’altro canto, la “narrativa disegnata” (che è un altro modo di definire il fumetto) è una delle arti più antiche create dall’uomo. Il bisogno di narrare una storia per immagini si perde nella notte dei tempi. Per tornare al fumetto dei giorni nostri, certamente esso può certamente rimanere legato a un ambito territoriale, ma allo stesso tempo è anche un modo per “esportare” storia e cultura nostrane.
Leggendo un manga giapponese, ci si immerge in una realtà che non è il nostro quotidiano, ma che ormai, dopo anni di letture e visioni, abbiamo imparato a conoscere e che ci è dunque familiare, nonostante la lontananza culturale che ci separa. Con San Michele raccontiamo una storia di fantasia ambientata nell’Italia del XXII secolo. Il mondo è cambiato a causa di una grande catastrofe, ma l’uomo ha scelto di recuperare il proprio passato e di conservarlo, per garantirsi un futuro possibile. Dunque, oltre alla vicenda narrata – un giallo con venature misteriche – il lettore ha la possibilità di osservare luoghi reali (o quantomeno “realistici” perchè creati su basi esistenti) e di muoversi attraverso di essi, cosa che può fare sia se è italiano sia se, pur non essendolo, è affascinato dalla cultura del nostro Paese e dal fumetto come linguaggio.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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