Il Pdl a Milano è la brutta copia della Lega

– Milano potrebbe essere raccontata seguendo più d’un filo conduttore. Ad esempio le emergenze di una città che solo pochi anni fa vantava la “piena occupazione”. Oppure le trasformazioni urbanistiche che inevitabilmente produrranno effetti sulla vita sociale degli ambienti urbani. O ancora l’impervia strada che porterà all’Expo 2015, anno in cui l’Italia in generale potrà essere al centro dell’attenzione mondiale.
E, perché no, le celebrazioni delle Cinque Giornate, che quest’anno coincidono col 150simo dell’Unità del Paese: come dimenticare che, con barricate tutt’altro che massoniche o elitarie, i milanesi cacciarono Radetzky sventolando il Tricolore e issandolo sulla Madonnina?

Invece no, le cronache ci costringono a occuparci dell’inscindibile binomio De Corato – immigrati. Il vicesindaco da tempo fa il leghista. In attesa del suo passaggio ufficiale al partito di Bossi, o in attesa che qualche giornalista gli domandi qual è la differenza tra lui e la Lega, ché qui cominciamo a non comprenderla, registriamo la sua ennesima presa di posizione.

In questi giorni sono stati organizzati tre sit-in, uno di tunisini, uno di “immigrati auto-organizzati” e uno di berberi. Tutte e tre le manifestazioni avranno come tematica di fondo la richiesta di maggiore democrazia nei Paesi d’origine.
Delicata la prima, visto ciò che accade a Tunisi, dove una democrazia di facciata costituitasi anche con un intervento del Sismi sta per implodere sotto spinte popolari pur se con qualche rischio di infiltrazione di Al-Qaeda.
Rilevante anche la terza, quella dei berberi, il popolo autoctono del nord-africa, che può vantare non solo Zidane ma anche un faraone, alcuni imperatori romani, alcuni scrittori e alcuni santi tra cui Sant’Agostino, e che è sempre stato “senza nazione”, non raramente perseguitato nei territori d’origine.
Tre sit-in, quindi, che non rivendicano nulla contro Milano, i milanesi, gli italiani, la giunta o il governo. Eppure De Corato si chiede se “l’agenda dei problemi milanesi debba essere costantemente sintonizzata con quello che accade sull’altra sponda del Mediterraneo”. Costantemente, come se tutti i giorni qualche nord-africano organizzasse un corteo. “Non so quanto possano interessare i milanesi”, chiosa il vicesindaco.
E, se non fosse stato abbastanza chiaro: “Mi auguro che Milano non debba farsi carico ora pure delle problematiche del Maghreb. Perché già paga dazio con i clandestini”.
Ecco il problema, che con abilità retorica è meglio chiarito alla fine del comunicato: “oggi un tunisino è stato arrestato dai carabinieri dopo aver tentato di stuprare una donna in un edificio abbandonato di via Vespucci”.

Tutto lì il fatto. Codesti tunisini che stuprano le donne italiane, con che coraggio poi manifestano per avere più diritti in Tunisia, creando peraltro ingorghi in piazza Cinque Giornate in sabato di saldi?
La questione si potrebbe derubricare, perché destinata a passare nel dimenticatoio, ma non vorremmo che fosse così. Innanzitutto perché si tratta di una conferma di quello che è stato, poche settimane fa, il nostro sospetto sulla futura strategia del PdL a Milano: l’escalation del clima emergenziale sull’immigrazione, prendendo qualsiasi pretesto, anche il più assurdo.
E poi anche perché nel caso specifico si tratta di una miopia imbarazzante. Anche se ai sit-in parteciperanno pure alcuni clandestini; anche se forse ci saranno pure dei delinquenti; ebbene, in generale è meglio che nelle nostre città ci siano comunità straniere attive e attente rispetto a quello che accade nei loro territori, rispetto ai diritti dei loro connazionali rimasti in Patria o (come i berberi) che una Patria nemmeno ce l’hanno,  piuttosto che una massa anonima di persone che si chiudono nel loro privato, o peggio nelle loro enclaves dove è più difficile stanare (siamo pur sempre un Paese occidentale) le violazioni “interne” dei diritti e delle libertà.

Come insegnano le fallimentari esperienze multiculturali, l’anonimato delle enclaves, se pure non può essere paragonato a quello dei ghetti di antica e triste memoria, porta alla costruzione di sistemi sociali paralleli, e a volte anche alternativi, a quello “ufficiale”. Ben vengano quindi gli immigrati che non si nascondono, non si chiudono in sé stessi. Ben vengano se dall’Italia e dal suo sistema giuridico hanno appreso che la libertà può avere un prezzo, che può valere la pena morire per conquistarla (siamo nel 150simo dell’Unità…), che può essere sensato raccogliersi, dai Paesi d’emigrazione, in solidarietà con i connazionali che (lo dice l’Ue, lo dice l’Onu, lo dice Frattini) stanno manifestando contro un governo non propriamente “gentile”.

I milanesi (e il “primo e il secondo cittadino” con loro) dovrebbero gioire del fatto che nella loro città ci sono stranieri dediti al pensiero, alla discussione, al dibattito, all’uso pubblico della piazza, tutte cose di cui la giunta di una città con ambizioni globali non dovrebbe avere paura. Anche se, per qualche ora, disturbano un po’ i saldi.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

2 Responses to “Il Pdl a Milano è la brutta copia della Lega”

  1. Andrea B. scrive:

    Certe dichiarazioni del vicesindaco di Milano mi riportano alla mente quanto accaduto pochi mesi fa a Prato, quando tre donne cinesi morirono nella loro auto intrappolata in un sottopasso allagato, causa piogge torrenziali( eventuali responsabilità per guasti o cattiva progettazione sono attualmente al vaglio della magistratura).

    Il Comune (Pdl), pur inviando condoglianze ufficiali alle famiglie, non ritenne di dover proclamare lutto cittadino … nel dibattito rovente che ne seguì, un rappresentante della Lega Nord -Toscana appoggiò la decisione del Sindaco, anche perchè “in giro a quell’ ora di notte, le tre cinesi stavano con molta probabilità andando o tornando da un laboratorio clandestino” …
    (Per la cronaca, le povere tre persone morte era immigrate con regolare permesso di soggiorno)

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