La Corte ha detto no all’acqua di Stato, il referendum dica no alle mistificazioni

– Dichiarando inammissibile il quesito referendario che eliminava la possibilità per i comuni di scegliere in autonomia la forma di gestione dei servizi idrici, e quindi di procedere all’affidamento a soggetti privati, la Consulta ha escluso la “statalizzazione” dell’acqua. Neppure la Costituzione, nonostante rifletta sui temi della libertà economica un’impostazione compromissoria, vincola così tanto gli enti locali. Nel merito, è una buona notizia: imporre gli acquedotti comunali come forma unica di gestione avrebbe decretato un salto all’indietro di decenni, un ritorno a baracconi pubblici inefficienti e spreconi.

Rispetto ai due quesiti ammessi è purtroppo in corso una vera campagna di disinformazione da parte dei sostenitori del sì al referendum. Parlano di “acqua pubblica”, ma non dicono che la conseguenza di una vittoria referendaria sul primo quesito sarebbe l’abolizione di quella norma del decreto Ronchi che, adempiendo ad un obbligo comunitario, individua nella gara pubblica il criterio-base per l’assegnazione del servizio. Si tornerebbe ad affidamenti diretti poco trasparenti e a volte politicamente orientati.

L’altro quesito, chiedendo sostanzialmente il divieto di remunerazione del capitale investito nel servizio, vanificherebbe la possibilità che la rete idrica italiana attragga gli investimenti necessari al suo ammodernamento, scaricando gli oneri di gestione sulla fiscalità generale. Spero che gli elettori italiani, anche grazie all’impegno del comitato Acqualiberatutti presieduto da Oscar Giannino, dica no a queste mistificazioni.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

6 Responses to “La Corte ha detto no all’acqua di Stato, il referendum dica no alle mistificazioni”

  1. Paolo scrive:

    D’accordo sulle valutazioni riguardo il primo quesito, ma sull’altro mi permetto una piccola precisazione.

    Il quesito sulle tariffe non chiede “sostanzialmente il divieto di remunerazione del capitale investito”: semmai, si propone di eliminare l’obbligo di remunerazione, che è cosa ben diversa.

    Vogliamo che il ROI dei gestori del servizio sia determinato dal mercato, o dal decreto Ronchi?

    La posizione più coerentemente liberale è, pertanto, un NO al primo e un chiaro SI’ al secondo referendum.

  2. antonio iannamorelli scrive:

    Non è così, la remunerazione non è un obbligo ma una possibilità e l’incremento tariffario non è affatto una determinazione di un guadagno sicuro.

    In tutte le gare d’appalto le aziende, quando devono fornire la giustifica prezzi, devono dimostrare un MOL del 13%… Nell’idrico il MOL potenziale è del 7. Dopodichè sta all’abilità dell’azieda fare in modo che quel MOL potenziale si concretizzi.

  3. e tu, benedetto, non puoi stare fuori dalla maggioranza di governo e mi dispiace proprio che ti sei allontanato dall’ottenere incarichi governativi.
    mn

  4. Mauro scrive:

    Sarebbe interessante conoscere il testo esatto dei quesiti referendari, ma non sono riuscito a trovarlo.

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