Il ‘lavoro’ va oltre Fiat e Marchionne

di LUCIO SCUDIERO – Due o tre turni di lavoro spalmati su 4, 5 o 6 giorni a settimana. A seconda delle esigenze produttive e organizzative delle imprese. Lo prevede il contratto collettivo dei chimici. Duecentomila addetti. La Cgil c’è.

Fino a 48 ore settimanali lavorabili nella fase di picco produttivo, sabato compreso. Orario di lavoro dei siderurgici. La Cgil c’è.

O questo non è lavoro come gli altri, oppure la Fiom su Mirafiori sta giocando un’altra partita. Simbolica e ideologica, certamente non sindacale, se per tali si intendono quelle a tutela dell’interesse dei lavoratori. Nell’accordo di Mirafiori, sulle cui sorti deciderà un referendum aziendale di qui a due giorni, è prevista la modulazione dell’orario di lavoro secondo quattro schemi di possibile turnazione: due turni di otto ore al giorno, per cinque giorni (5×2); tre turni di otto ore al giorno per cinque (5×3); tre turni di otto ore al giorno per sei giorni, compreso il sabato (6×3); la sperimentazione per 12 mesi di due turni giornalieri di 10 ore, e i dipendenti che ne fanno 4 consecutivi hanno i successivi tre giorni liberi.

Poi c’è la riduzione della pausa da 40 minuti (prima divisa in 15+15+10) a 30 (10+10+10), un nuovo regime per contrastare fenomeni anormali di assenteismo, e la clausola di tregua, che impedisce ai sindacati firmatari la dichiarazione di scioperi avverso clausole dell’accordo stesso, potendo in tal caso l’azienda arrivare a licenziare gli scioperanti. Né più né meno di quanto a suo tempo previsto per l’altro accordo Fiat, quello di Pomigliano, e per il quale valgono le medesime considerazioni espresse in quella sede: la Costituzione non vieta la riduzione o autolimitazione del diritto di sciopero, di cui anzi esplicita la regolamentabilità per via legislativa.

Eppure, nonostante il deja vù, e nonostante l’esistenza nel Paese di accordi e intese perfino “peggiori” di quella prevista per Mirafiori,  la cattiva politica e la retorica antistorica della Fiom hanno trasformato pure questa vigilia in un referendum pro o contro Marchionne. Che senso ha, per il sindacato, fare opera di astrazione ideologica di un fenomeno del reale, qual è la globalizzazione, al solo fine di giustificare una crociata politico/sindacale locale? La globalizzazione non è buona né cattiva; la globalizzazione è. Punto. E non la fermeranno né i contratti collettivi nazionali né gli scioperi. E quanto reggerà l’illusione in cui vive la nostra classe politica, che a riformare il paese nei settori chiave basti la supplenza delle  “parti sociali”, sulle quali essa scarica tutto il peso della propria inettitudine?

Il mercato del lavoro va riformato, o se non altro va completato quel processo di riforma avviatosi a cavallo tra gli anni 90 e i 2000 attraverso il pacchetto Treu, prima, e la riforma Biagi, poi. Nessuno si illuda: “esternalizzare” la riforma di Fiat si è potuto perché era la parte più facile del lavoro.

Il difficile comincia dove comincia quel mondo profondo e reale di lavoratori, partite Iva, consulenti, coollaboratori a progetto e società cooperative che l’una (la politica) e gli altri ( i sindacati) continuano a fingere di non vedere per non doversene occupare.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

9 Responses to “Il ‘lavoro’ va oltre Fiat e Marchionne”

  1. Patrizia Franceschi scrive:

    La Fiom, dice che non vuole ricatti, ed hanno inculcato ai suoi iscritti la falsità che questo accordo distrugge i diritti. Non è assolutamente vero. Inoltre a quelli della Fiom gli è stato chiesto qual’è il loro piano se dovessero vincere il referendum. Beh, la risposta è stata che non hanno un piano B, ma sono sicuri che Marchionne si risiederebbe con loro per ricominciare a trattare. Pia illusione ed inutilità di un sindacato.

  2. michele logi scrive:

    Bravo Scudiero!Dunque si potrebbe sommare il peggio di tutti i contratti per farne uno gridando evviva! Scudiero è mai stato in fabbrica, ha mai visitato una catena di montaggio? Ha visto quante malattie professionali “da postura” ne derivano? Sa quanto guadagna un operaio alla Fiat? Il ricatto di Marchionne è una vergogna! Guardi la Volkswagen e la Marcedes, non la Hiundai e si confronti con loro sui prodotti se vuole stare sul mercato! E i lavoratori Fiom non devono essere più rappresentati in azienda? Ma dobbiamo diventare tutti cinesi per lavorare? Scudiero sa che venti anni fa i salari itraliani erano fra i più alti d’Europa e che ora siamo seguiti solo da Grecia e Portogallo? Perchè un liberale dovrebbe stare sempre dalla parte dei più forti?

  3. Lucio Scudiero scrive:

    Caro Michele si, sono stato in una fabbrica. Anzi di più, ci ho lavorato per due estati consecutive, nel settore alimentare. E i miei genitori sono entrambi operai. Io non trovo per nulla “cinese” nè vergognoso il contratto proposto per Mirafiori e prima per Pomigliano. La gran parte dei lavoratori italiani, me compreso, sa quando esce di mattina e non sa a che ora tornerà di sera, non ha welfare nè un’azienda come Fiat contro cui scatenare un sindacato irriducibilmente votato alla difesa di rendite di posizione. E se vuole lamentarsi del livello dei salari italiani se la prenda ancora una volta con i sindacati italiani, che per anni hanno barattato la produttività aziendale con la moderazione salariale, col risultato che oggi ci troviamo aziende poco produttive e i salari più bassi d’Europa. Quanto alla rappresentatività di Fiom nelle Rsa, quello è un problema, sì. Che si risolverà quando la nostra classe politica si assumerà la responsabilità di governare sul serio, riscrivendo le regole della rappresentanza sindacale. In Parlamento giacciono due proposte, una di Ichino (PD), l’altra di Cazzola (PDL). Si potrebbe cominciare da quelle.

  4. giancarlo scrive:

    Ero degente in una camera di 6 letti in un ospedale di Torino dopola rottura di una caviglia….su sei letti tre erano occupati da lavoratori Fiat…due operai..un ex calciatore della Juve dirigente fiat e due esterni..uno ero io che ero consulente pubblicitario per la ditta….A Torino c’è il Lingotto mitica fabbrica fordiana e futurista simbolo dell’auto..oggi è un megacomplesso che tutta Torino conosce con saloni espositivi..teatri…musei negozi..multisale cinematografiche ,università e alberghi…..Non si può quindi scherzare quando si dice che Fiat è Torino e che se se ne va finisce un’epoca un mondo..come Torino capitale..Ma perchè siamo arrivati a questo??Perchè complici la politica e il sindacato con i loro interessi l’industria italiana non è mai stata competitiva..perchè a fronte di una voluta bassa qualità il prodotto costava più che all’estero per via di quanto veniva impiegato in ore di lavoro,aumento di personale e allegra gestione di scioperi ed altro…..Oggi è la destra che ha la responsabilità di aggiustare gli squilibri e di rinnovare quei patti sindacali che la sinistra è incapace di gestire dopo i suoi numerosi insuccessi che hanno aiutato il suicidio della nostra industria.

  5. giancarlo scrive:

    Il sindacato…e soprattutto la CGIL hanno sempre giocato con l’industria e le altre controparti con le spalle coperte…richieste scioperi e copertura del governo con aiuti alternativi alle industrie pur che accettassero…..E’ stato questo la nostra disgrazia…Un debito pubblico..e un costo di prodotto che pesano enormemente sulla possibilità di crescita del nostro paese…..Non sorprendono quindi le parole di Berlusconi….Gli operai” devono” sapere che dopo il no non ci sarà nessuna copertura…..nessun suicidio..lo stato italiano si è già suicidato tempo fa.

  6. Claudop scrive:

    Preghiera di ringraziamento dell’impiegato FIAT:
    Grazie a noi colletti Bianchi paraculati che abbiam votato per la partenza in guerra degli operai sfigati;
    che paura: No avevan votato.
    Ma Grazie al nostro Buon senso e al loro sacrificio tutto ripartirà.
    Facevan gli egoisti, non volevan patir di più, ma grazie al nostro ricatto dovran pedalare;
    un pò ci dispiace, ma era necessario perchè ora l’investimento anche se con loro patimento ci sarà.
    Bisogna capire che nel nuovo ordinamento i sacrifici qualcuno li dovrà fare,
    altrimenti l’aria condizionata e il cadreghino mi rischiava di saltare,
    mentre loro son già abituati a lavorare, io invece non ne son capace….
    Le dita non me le son mai sbucciate e l’idea mi fa raccappricciare.
    Lor si! invece, tanto già son avvezzi, quindi poco cambierà, basta che si rendon abituati..
    Tutti ci dan una mano per la nostra causa,
    per loro invece questo si sa:
    i sacrifici in Italia li fa solo chi è penalizzato lo è già
    così vita mea salva resterà.

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