Voglio una destra alternativa al Cav. E voi?

– da il Secolo d’Italia dell’11 gennaio 2011 –

Caro direttore,
leggo la critica formulata sulle pagine del Secolo d’Italia a proposito dell’intervista che ho rilasciato al settimanale Gli Altri e alle posizioni che ho assunto in questi ultimi mesi, da Bastia Umbra in poi. Due sono i punti sui quali vorrei soffermarmi. Innanzitutto, la prospettiva con la quale sono lette le analisi da me proposte. Avendo l’evidente difetto di studiare la politica (e magari da molti anni di osservarla anche da vicino), anche se non ne sono una “professionista”, il mio approccio all’analisi della situazione italiana e del ruolo di Fli è stato liquidato come orientato da un “dogma bipolarista” e definito “un po’ troppo ideologico, da schemino tracciato sulla lavagna di un corso universitario”, mentre la politica “deve fare i conti con la complessità del reale”. Non voglio certo annoiare i lettori con una discussione su ciò che fanno gli scienziati politici.

Mi limito a osservare che appartengo a coloro che hanno sempre inteso la propria disciplina come uno strumento per descrivere e comprendere i fenomeni della politica non in teoria, ma nella loro concretezza empirica. Se, dunque – e in questo sono in compagnia di molti tra i più seri e attenti osservatori della realtà italiana – ritengo che l’assetto bipolare del nostro sistema politico vada salvaguardato, non è perché sono innamorata di geometrie astratte, bensì perché l’osservazione del funzionamento delle democrazie europee, di oggi e del passato, mi conforta nella convinzione che governi capaci ed efficienti si danno là dove le opzioni di governo presentate ai cittadini e le responsabilità davanti ad essi assunte sono chiare e distinte, le maggioranze sono monopartitiche o omogenee, i governi si decidono con le elezioni e non con le alchimie post-elettorali dei partiti; in altre parole, là dove la competizione è bipolare.

Nella mia attività di ricerca mi è capitato di studiare il caso di una democrazia governata “dal centro”, con governi di coalizione eterogenei e di breve durata, il Belgio. Si è trattato di uno studio istruttivo, che mi ha consentito di osservare i danni provocati da governi divisi e litigiosi, incapaci di decisioni di ampia portata e prigionieri dei micro interessi di partito. Un esempio su tutti l’astruso e divisivo assetto federale di quel paese, che ha costruito identità conflittuali e che sta portando la monarchia parlamentare belga verso la secessione.

La nascita del Terzo Polo in Italia non ha chiarito affatto se esso possa essere o meno coerente con il mantenimento del bipolarismo e sui suoi contenuti e i suoi obiettivi di lungo periodo non è stato detto pressoché nulla. Abbiamo però ascoltato discorsi su possibili riforme elettorali che avrebbero come conseguenza quella di offrire al paese un sistema partitico frammentato e incapace di costruire opzioni di governo pre-elettorali. E da tempo non sentiamo dire più nulla su progetti, come quello di una riforma in senso semi-presidenziale, che avrebbero il merito di rafforzare il carattere maggioritario del nostro sistema politico e di equilibrare l’incipiente federalismo.

A meno che non si pensi (con vezzo un po’ provinciale) che il nostro paese sia così “anomalo” da funzionare in modo eccentrico rispetto alle altre democrazie, per cui ciò che produce danni altrove da noi dovrebbe produrre benefici, mentre ciò che apporta benefici in altri paesi da noi sarebbe inutile o addirittura dannoso, non sarebbe saggio chiedersi verso quale direzione ci porteranno certe scelte frettolose? O chiedersi quali costi l’Italia e le nuove generazioni dovranno in futuro pagare se ad un berlusconismo al crepuscolo, e per questo più feroce, arrogante e spudorato, non si riuscirà a contrapporre niente altro che tattiche di corto respiro e noncuranti delle possibili ricadute sul funzionamento del sistema politico? O, ancora, chiedersi se un paese come il nostro, che ha un così urgente bisogno di riforme radicali per non proseguire nella sua tragica decadenza, possa permettersi il lusso di governicchi che avrebbero come unico “merito” quello di non essere guidati da Berlusconi?

Coloro che pongono questi interrogativi possono anche essere liquidati come degli astratti teorici, ignari della “vera” politica e della “concretezza dei problemi italiani”. Così facendo, però, si corre il rischio di proporsi come la versione, aggiornata e corretta, di un certo elitismo oligarchico di chi dice “non disturbate il manovratore”, fondato su una pregiudiziale di “in-competenza” dell’interlocutore (“la politica è un’altra cosa e voi non la potete capire”) che esclude ogni possibilità di confronto argomentato.

Insomma, se ad ogni tentativo di riflessione si contrappongono questi argomenti, se la necessità di fare i conti con «un centrodestra “occupato” e “totalizzato” dalla presenza della leadership di Berlusconi» è fattore sufficiente per liquidare ogni dubbio, allora ci si preclude la possibilità di ragionare sulle prospettive di medio e lungo periodo, rendendo impossibile ogni analisi critica del “reale” e aprendo la via ad ogni tipo d’ opzione, anche le peggiori per il Paese. E non è di poco conto il fatto che rivendicazione dell’anomalia italiana (pericolo che si segnalava più sopra) e gnosticismo politico appartengano al vecchio armamentario di una politica d’iniziati, cui è perfettamente coerente l’idea (anti-bipolare) che i governi si fanno e si disfano in Parlamento e che i cittadini sono solo dei comprimari un po’ naif. Su questo bisognerebbe riflettere con attenzione.

Vengo infine al secondo punto, all'”effetto dissonante” provocato dalla mia richiesta di dire “qualcosa di destra”. Ma non abbiamo fino a oggi ripetuto di volere costruire una destra alternativa a quella berlusconiana? O il terzo polo ha fatto cambiare prospettiva? Chiedere che i contorni di questa destra siano definiti più chiaramente e che sui grandi problemi e le grandi sfide, dalla sicurezza alla immigrazione, dalla giustizia al welfare, sino alla riforma della Costituzione, si eviti di cadere nei luoghi comuni di una sinistra conservatrice e vittima del proprio ideologismo, è così stupefacente?

Vagheggiare nuove e spericolate sintesi, rifiutare di collocarsi in qualche parte dello spazio politico per essere ovunque (e magari anche da nessuna parte), desiderare che il passato non sia mai avvenuto, così da non doversi misurare con esso, le sue eredità, le sue grandezze e le sue tragedie, è così che vogliamo costruire il futuro? O crediamo che quella certa idea di individuo, della sua autonomia, dei suoi diritti e dei suoi doveri, quella certa idea di Stato, dei suoi rapporti con le altre sfere e con i cittadini, quella certa idea di politica e di comunità politica che hanno preso forma all’interno del pensiero liberale e del repubblicanesimo, possano costituire una prospettiva feconda per pensare, ancorché in modo nuovo, le grandi questioni del mondo contemporaneo? Gianfranco Fini ci ha sempre parlato di una destra laica, liberale e repubblicana. Aveva scherzato? O è ancora legittimo chiedere di ascoltare parole di “quella” destra?

E dovrebbe apparire chiaro che se una tale richiesta proviene da chi fino a oggi ha dato il proprio piccolo, ma convinto, contributo a un progetto come quello incarnato da Gianfranco Fini, i suoi contenuti sono molto diversi da quelli, palesemente polemici, delle provocazioni di Storace o Gasparri. Certi accostamenti rischiano di esprimere più un desiderio di scomunica che non una volontà di confronto e ragionamento. E questo, sinceramente, mi dispiacerebbe. Con stima.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

15 Responses to “Voglio una destra alternativa al Cav. E voi?”

  1. GG scrive:

    Che dire, un ottimo articolo.
    Io nel mio piccolo è da tempo che in questo sito evidenzio la miopia della strategia politica di FLI a partire da Bastia Umbra, del suo sterile antiberlusconismo (che è cosa ben diversa dal postberlusconismo), della sua alleanza con forze politiche che non hanno nulla di liberale e delle continue contraddizioni nelle proposte di FLI. Continuare a fare un’opposizione personale a Berlusconi e non politica non fa altro che favorire Casini.
    Se FLI vuole sopravvivere dopo Berlusconi dovrà necessariamente cambiare rotta, altrimenti sarà destinato a soccombere.

  2. step scrive:

    Concordo con Sofia Ventura. E la incoraggio ad andare avanti con forza su questa strada. (Ha fatto benissimo a dire “dite qualcosa di destra”).

  3. Emo Pierpaoli scrive:

    Io la vorrei anche e soprattutto alternativa alle lobbi catto massoniche.

  4. fabrizio scrive:

    Ottimo articolo che condivido in pieno.
    Nei primi anni ’90, subito dopo tangentopoli, io gioivo, in compagnia di un caro amico napoletano, della discesa in campo di Berlusconi e dell’avvento delbipolarismo, quando lui, guardandomi negli occhi mi disse: Fabri, é tutto inutile, noi moriremo democristiani…
    Ecco, perché ció non avvenga, io sono disposto a tutto.
    Anche io credo che non si debba fare confusione tra antiberlusconismo con post-berlusconismo, ma sempre in un’ottica di destra alternativa, laica e liberale non in un centro-minestrone dove, pur di “abbattere” Berlusconi, ricostruiamo, di fatto, la vecchia DC.
    buon lavoro

  5. Fabio Lazzari scrive:

    Mi piace quello che scrivi e come. Solo un appunto, parli di riforma elettorale, ma non capisco se a te va bene quella che c’è o se la vuoi cambiare e se si in che modo…
    Ciao

  6. TUNGSTENO (Circolo Cavour-FLI Torino scrive:

    Condivido pienamente l’allarme della prof. Ventura: il Terzo Polo, rebus sic stantibus, è la morte del bipolarismo (e potrebbe esserlo dell’intero progetto futurista, aggiungo io).

    Tuttavia, con profana umiltà, non condivido appieno gli argomenti della Prof. e ciò mi porta a parziali conclusioni difformi per quanto riguarda il medio periodo, ovvero quella “tattica di corto respiro” la cui denuncia, mi pare di poter capire, è l’effetto conseguente della dichiarata preoccupazione per la sopravvivenza del bipolarismo. Non viceversa.

    Cerco di spiegarmi.

    Se, a suo tempo e ancora oggi, ho compreso bene, strategicamente il perimetro culturale e politico del progetto futurista era ed è inequivocabilmente il centro-destra. Potrei sbagliarmi ma, dopo 16 anni di Berlusconi, il centro-destra è perimetrabile, a tali fini, anche e soprattutto per esclusione rispetto al centro-sinistra, e non anche attraverso il rilievo di una identità unitaria riconoscibile.

    Infatti, laddove si intendesse il berlusconismo (su cui ritengo si sia più o meno tutti d’accordo nel definire cosa sia) come coincidente con il centrodestra, allora NOI saremmo e saremo semplicemente la versione 2.0 del berlusconismo, quella “buona” per dire. Non credo, e spero, che nessuno abbia questo in mente…
    Se si intende invece il centrodestra come area non coincidente con il berlusconismo, ed alternativa al centrosinistra, è indubbio che NOI di tale area siamo solo una componente, forse nemmeno la più estesa e, a dirla tutta, neppure quella con le radici più salde o più antiche.

    L’obiettivo, caro alla Prof. Ventura e, assicuro, anche al sottoscritto (per quanto valga la mia opinione) di preservare strategicamente il bipolarismo, non può nè deve, tuttavia, portare ad un passo indietro NOSTRO nella battaglia per affermare il polo laico, liberale e repubblicano che vogliamo. Il PdL è asservito alla Chiesa, ha smarrito la mission liberale ed è un partito cesaristico. Se sbaglio correggetemi. Purtroppo, è il partito di maggioranza assoluta del nostro polo e con lui dobbiamo misurarci.

    Da un lato, dunque, in linea con il progetto futurista che ci accomuna, dobbiamo e vogliamo riformare il nostro polo. Id est: diventare il partito almeno di maggioranza relativa del polo di centrodestra.
    D’altro lato dobbiamo preservare il bipolarismo. Id est: no a innaturali “sante alleanze” e no a leggi elettorali cripto o palesemente proporzionali.
    Tali i paletti, il sentiero appare strettino ma a mio avviso percorribile benchè attraverso un percorso diverso da quello indicato dalla Prof. Ventura (“dire qualcosa di destra” ovvero procedere orgogliosamente da soli e immolarci sull’altare del maggioritario o della barriera del 4%…).

    Ritengo inevitabile, ad oggi, costituire un’alternativa credibile al PdL che sia INTERNA al polo di centrodestra ma radicalmente distinta e differente dal PdL o dal berlusconismo, per intenderci.

    La maggioranza relativa “di area” si conquista attraendo i voti degli elettori berlusconiani, non vedo altre strade. E questo non lo possiamo fare da soli nè in tempo utile nè in modo efficace. Non solo e non tanto perchè siamo appena nati e siamo ancora debolucci, ma soprattutto perchè siamo visti (per fortuna) come campioni della laicità e del pensiero liberale, ovvero valori molto distanti da quel 70% dell’elettorato del Pdl formato da pensionati e casalinghe ex democristiani/e, statalisti e sensibili agli stimoli populistici, che rappresenta il vero baule del tesoro del centrodestra in termini elettorali.
    Dunque, nel breve e medio periodo, ritengo inevitabile fare un pezzo di strada condivisa con soggetti (UdC) molto ma molto diversi da noi, e che tuttavia come noi condividano la strategica necessità di donare all’Italia un polo di centrodestra moderno, presentabile ed europeo. Il che significa privo dell’anomalia populista rappresentata dal duo Berlusconi-Bossi. Solo ottenuto questo risultato possiamo interrogarci su come fare per ottenere un polo definitivamente laico, liberale e repubblicano.

    In conclusione, al momento ritengo indispensabile, per salvare il bipolarismo e affermare il progetto futurista, dire qualcosa di CENTRODESTRA e non solo, comunque doverosamente, qualcosa di Destra.
    A meno che non si voglia davvero rinchiudere la Destra laica liberale e repubblicana nella riserva indiana in attesa della naturale anagrafica caduta del duo Bossi-Berlusconi. Per carità, è pur sempre una strada. Ma io mi sono rotto i cosiddetti ORA, non poi.

  7. Carmelo Palma scrive:

    In risposta, non all’articolo di Sofia, ma alla ricostruzione – diciamo così – esagerata del “caso Secolo-Ventura”, oggi il giornale diretto da Flavia Perina ha pubblicato un corsivo che vale la pena di leggere. Eccolo

    Non confondiamo il dibattito politico con la “scomunica”

    Pubblichiamo volentieri la replica di Sofia Ventura, nostra amica oltreché collaboratrice, non soltanto perché dice cose interessanti e prospetta questioni sulle quali Futuro e libertà dovrà discutere ed esprimersi, ma come elemento di riflessione per i colleghi che si sono esercitati sul tema “il Secolo stronca il dissenso” commentando il corsivo di prima pagina di sabato scorso, in cui polemizzavamo appunto con la Ventura. Finché lo schemino “ex epurati diventano epuratori” viene utilizzato da Libero e dal Giornale, quotidiani dediti da anni alla banalizzazione della politica, non ci sorprende. Ma ci ha francamente stupito ritrovare analoga argomentazione in un commento di Pierluigi Battista sulla cultura del sospetto che sta travolgendo il centrodestra. Battista ha inserito il dibattito tra noi e la Ventura tra la guerra Sallustri-Feltri, lo scontro Di Pietro-Flores d’Arcais e quello Veltroni-Bersani, sostenendo che le critiche alla Ventura costituiscono «un richiamo alla disciplina e alla compattezza militare».
    Ma quando mai? Un tale richiamo avrebbe già poco senso nel contesto di Fli, un movimento che ha stampato sulle magliette la frase “l’eresia non esiste perché non esiste l’ortodossia”. Ma riferita al nostro Secolo è davvero una insinuazione poco generosa. Il vero obbiettivo sembra quello di dipingere una politica italiana trasversalmente ossessionata dalla sindrome del tradimento, dove nessun ambiente è esente da un virus che «alimenta il conformismo, l’ubbidienza silente e lo spirito di gruppo. O come contrappasso la rissa senza espulsioni di colpi bassi contro i traditori veri o presunti ». Ma siamo davvero sicuri che siano tutti così? Siamo certi che il “metodo Boffo” utilizzato contro Fini, Tremonti e ora forse contro Feltri dal quotidiano della famiglia Berlusconi sia equiparabile al dibattito sulle primarie in corso nel Pd o al confronto sui contenuti del terzo polo nell’area culturale vicina a Fli? Sono davvero paragonabili le “liste di proscrizione” dei parlamentari finiani sbattuti per giorni in prima pagina su Libero con l’immagine colorata usata da Beppe Fioroni nei confronti del Pd che starebbe popolandosi di «piccoli Stalin»? Ovvio che no. C’è una differenza sostanziale tra un esercizio di dialettica politica e la messa al bando delle opinioni differenti come atti di lesa maestà. Ma ammetterla significherebbe dire che i soli partiti dove la cultura del sospetto è una costante utilizzata per alimentare «l’ubbidienza silente» sono il Pdl e l’Idv: il primo impegnato nella gara a “chi è più berlusconiano», il secondo in quella a chi è “più puro”.
    A noi sembra chiaro che le due forze a più alto tasso di populismo e di “leadership carismatica” sono anche quelle dove la cultura del sospetto dilaga maggiormente, come in fondo succede in ogni regime assoluto. E crediamo sia importante per tutti mantenere la capacità di distinguere tra la categoria dello scontro ideale, connaturato alla democrazia, e quella della criminalizzazione del dissenso, che è cosa ben diversa e con la democrazia ha poco a che fare. (c.m.)

  8. Patrizia Tosini scrive:

    Bello l’intervento di Sofia e, in tutto o quasi, condivisibile. Si deve convincere Fini a recuperare argomenti e toni di Bastia Umbra, se no FLI, a mio avviso, non esiste.
    E mi viene anche da pensare che sia il silenzio di questo mese appena passato (dal 14 ad oggi), a lasciare spazio, giocoforza, ai dibattiti sul “vuoto” e alle relative distorsioni mediatiche. Non so se lo strumentale accordo con l’UDC evocato qui da Tungsteno dei circoli Cavour FLI di Torino sia così produttivo: credo che gli italiani siano arcistufi proprio di queste alleanze transitorie, fatte tra soggetti diversissimi, ad esclusivi fini elettorali (radicali docent). Io pure sarei dell’idea che Fli se la debba giocare per conto suo, connotandosi in maniera netta nel senso che avevamo sperato (laici, liberali, repubblicani).

  9. Diego scrive:

    Ho apprezzato molto questo articolo e anche quello che ha “scatenato” la polemica con l’onorovele Perina. Se posso permettermi, continui così a punzecchiare.
    Effettivamente ho anch’io l’impressione che da Mirabello in poi siano cambiati molti parametri e che si rischi di perdere quella “freschezza di idee e programmi” che avevano caratterizzato questi eventi. Mi piacerebbe capire meglio dalla dott.ssa Ventura, quali secondo lei dovrebbero essere i contenuti politici ed economici che dovrebbe proporre una destra laica, liberale e repubblicana. Nella storia quest’ area politica è sempre stata minoritaria. Può essere l’FLI la vera interprete di questo programma? E’ questo l’obiettivo di Fini e dei suoi “nuovi colonnelli”? Francamente ho i mie dubbi. Quale spazio politico vede per il FLI correndo da solo? Io me lo sto chiedendo, visto quando sta succedendo. Conosco la sua opinione che sarebbe stato meglio “combattere all’interno” piuttosto che uscire dal PDL, ma ora il dado e tratto e quindi bisogna guardare avanti. Con chi il FLI dovrebbe dialogare e coinvolgere in un reale progetto di rinnovo del centro-destra anziché giocare le carte per un terzo polo, che va contro a tutto ciò che si è proposto in passato? Nella politica di coerenza ce n’é poca ma questa paga, il più delle volte. L’immagine che ricevo da questo FLI e dalle uscite dei suoi diversi portavoce, è che sia tutto e il suo contrario. Perché Fini tace? E’ pentito? Perché fare da spalla a Casini? Spero di ricevere un suo cortese riscontro. Saluti. Diego

  10. angelo d'amore scrive:

    tutti vorremmo un centro-destra vincente, senza berlusconi.
    i grandi leader passano, i grandi partiti restano.
    http://liberalvox.blogspot.com/2011/01/italia-si-chiamera-il-nuovo-partito-di.html
    http://nonsolonapoli.blogspot.com

  11. lorenzo scrive:

    Anche io! Alternativa al Cavaliere ma anche laica, repubblicana e liberale.

  12. TUNGSTENO (Circolo Cavour-FLI Torino) scrive:

    Intendiamoci, anche io potendo scegliere vorrei correre da solo da laico liberale duro e puro.
    Ma non credo di poter scegliere: i numeri sono numeri (leggasi: voti) e sotto questo profilo i rapporti di forza nel centrodestra sono nettamente segnati e, allo stato, non contemplano la possibilità per noi di arginare Berlusconi da soli, come il 14 dicembre ha ampiamente dimostrato.
    Non sarà produttiva l’alleanza con Casini, può essere, staremo a vedere, ma almeno offre la possibilità di competere con l’asse Berlusconi-Bossi non del tutto disarmati, senza doverci chiudere nella riserva indiana o andare ad abbracciare il centrosinistra.
    L’alternativa a questa strada mi ricorda un po’ la carica dei 600 contro l’artiglieria russa a Balaklava. Certo, anche così si garantirebbe il bipolarismo (annientati noi, il centrodestra resta affare privato di B&B), ma preferirei non sparire anzitempo e giocarmi le carte del progetto futurista, se possibile.
    Se poi qualcuno ha dubbi sulla laicità e sulla fedeltà liberale di taluni esponenti di vertice o della base di Fli, sono dubbi legittimi e che personalmente condivido appieno. Ma, a mio parere, è una partita diversa che ha a che fare con l’identità che si vorrà imprimere all’erigendo partito a febbraio.

  13. Lorenzo scrive:

    Mi potrei anche trovare d’accordo con Sofia Ventura, ma non sulla sua analisi del sistema politico belga, che è veramente superficiale e strumentale. Fornisco qui una lista di spunti per riflessioni, non giudizi definitivi:
    – premessa: ho vissuto 8 anni in Belgio
    – il Belgio è nel nord Europa ma è decisamente cattolico
    – il Belgio ha un debito paragonabile a quello italiano, ma il welfare e l’amministrazione funzionano veramente (come o meglio che nei paesi scandinavi), non sto a raccontare i dettagli per non farvi arrabbiare ulteriormente con l’Italia e chi la governa (non solo adesso, ma da decenni)…
    – la possibile secessione non è causa del sistema politico, ma del fatto che le due comunità (oltre a parlare lingue differenti) sono state unite forzatamente all’atto di creazione dello stato belga, da parte dei grandi stati nord europei

  14. Sofia Ventura scrive:

    @Lorenzo: le due comunità, all’atto di nascita dello stato belga, semplicemente non esistevano come tali. E’ lo “sfruttamento” della questione linguistica (alla quale si sono poi sovrapposte altre contrapposizioni, compresa quella economica) da parte di imprenditori politici, prima fiamminghi, poi, in reazione, valloni che nei decenni ha portato alla definizione di tali comunità. Il complicato assetto federale è stato effetto di quel conflitto e ne è poi divenuto in seguito anche acceleratore. E quel conflitto è stato gestito attraverso modalità consociative (anche se in parte fallimentari) direttamente dai partiti politici.

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