Dal PdL una difesa non richiesta di Sofia Ventura per colpire Flavia Perina

di PIERCAMILLO FALASCA – L’agenzia di stampa Il Velino ha ieri diffuso la notizia di un prossimo esame, da parte del comitato dei garanti della Fondazione Alleanza Nazionale, “ della querelle tra la politologa Sofia Ventura e la direttrice del Secolo d’Italia, Flavia Perina, esplosa nei giorni scorsi intorno alle scelte politiche di Gianfranco Fini”. In assenza di conferma, la cosa è poco più di un’indiscrezione, sebbene la fonte – Il Velino, appunto – sia un organo di stampa certamente ben informato sui fatti che riguardano il PdL .

E cosa c’entra il PdL – si chiederà il lettore – con una vicenda squisitamente “finiana”? La domanda è scontata, la risposta molto meno e merita una premessa. Lo storico quotidiano di destra, oggi diretto dalla deputata di FLI Flavia Perina, fa parte de beni della fondazione incaricata di amministrare il patrimonio che fu di AN. Ai vertici della fondazione (i cui partecipanti sono quegli iscritti al partito che entro il 30 aprile 2010 hanno confermato l’adesione), ci sono un comitato di gestione e un comitato dei garanti. Il primo organo, formato da tre membri, era fino a qualche mese fa “a maggioranza finiana”, ma le dimissioni di Vincenzo Pontone (FLI) e la sua sostituzione con Franco Mugnai (PdL) hanno invertito i rapporti di forza. Stabilmente in mano PdL, invece, il comitato dei garanti: sei dei nove membri sono direttamente riconducibili agli ex colonnelli oggi alla corte del Cavaliere.

Ciò detto, sulla vicenda delle critiche del quotidiano a Sofia Ventura, la componente pidiellina della fondazione prova a cogliere i proverbiali due piccioni con una fava: da un lato, esaspera un dibattito trasparente (e sano) nell’alveo di Futuro e Libertà; dall’altro, tenta di far scoppiare quel casus belli che consenta di mettere in cattiva luce la linea editoriale del quotidiano.

Sofia Ventura ha sottolineato al sottoscritto che “non esiste alcuna vicenda, solo un confronto di opinioni tra persone libere, improntato al massimo rispetto reciproco”. E allora, è forse un eccesso di zelo dei garanti la scelta di esaminare la posizione di un ipotetico “danneggiato” – la Ventura, appunto – che tale non si sente affatto? Ovviamente non si tratta di questo, ma di un’indebita intromissione nelle scelte editoriali e nelle posizioni espresse da questo o quel giornalista. La lettera della politologa e socia fondatrice di Libertiamo al Secolo, pubblicata stamane, potrebbe contribuire a sgonfiare il caso in questione. Ma non è escluso che qualcuno – a partire da questa vicenda o da altre e abusando dei poteri del comitato dei garanti della fondazione – provi davvero a imbastire uno sgangherato “processo alla Perina”. Chissà, forse l’obiettivo è davvero quello di rendere politicamente più agevole e narrabile nei prossimi mesi la rimozione della giornalista dalla guida del quotidiano.

Prepariamoci da qui in avanti ad assistere insomma a più di un “caso Secolo”: vedremo lievitare costantemente la pressione sulla direzione da parte di coloro che, considerandosi “proprietari” del quotidiano, proveranno ad esserne anche i “padroni”. In molti hanno forse pensato: non è in fondo normale che il “pacchetto di maggioranza” abbia il diritto e la legittimità ad assumere le decisioni più opportune? Operando la fondazione per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio di AN ci si aspetterebbe che le attenzioni degli organi di controllo siano indirizzate al conto economico del Secolo (negli ultimi anni orientato, con la cura imposta da Enzo Raisi, ad un graduale ma serio risanamento) e non alle scelte editoriali. Detto questo, sostituire un direttore è assolutamente legittimo, ove si ritenga possibile individuare un professionista capace di innalzare la qualità del prodotto offerto, senza danneggiare ma anzi favorendo la tenuta economica. Ma se c’è un’etica dell’informazione, questa prescrive l’indipendenza della linea editoriale dalla proprietà. Montanelli aveva provato ad insegnarlo, invano.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

20 Responses to “Dal PdL una difesa non richiesta di Sofia Ventura per colpire Flavia Perina”

  1. Alberto Pirola scrive:

    Caro Pier,

    non so se cambiando direttore si possa innalzare la qualità ma credo che abbassarla sia difficile.

    Poi da liberale, liberista quale sono, sono contrario in modo assoluto ai finanziamenti ai giornali. Se vendi stai sul mercato altrimenti a casa…

  2. Piercamillo Falasca scrive:

    Caro Alberto, sono contrario ai finanziamenti all’editoria. A tutti i giornali, ovviamente: che viva solo chi sa stare sul mercato. Non mi pare però che qui l’argomento sia inerente.

  3. Alberto Pirola scrive:

    Se non ci fossero finanziamenti alla editoria non ci sarebbe il Secolo, la Perina etc…

  4. Piercamillo Falasca scrive:

    @Alberto: sii onesto, suvvia! Senza finanziamenti non ci sarebbe non solo Il Secolo ma nessuno dei giornali che conosciamo (Il Fatto escluso, che si regge sul mercato). Staremmo tutti meglio con una stampa autenticamente di mercato. In un contesto del genere, stai certo che la Perina ci starebbe benissimo, essendo una giornalista brillante.
    Ma – ripeto – non è questo il tema dell’articolo.

  5. sinistrodestrosinistro scrive:

    Caro Falasca, hai ragione su (quasi) tutto. Ma sostenere che “la cura imposta…etc etc…ha portato ad un graduale ma serio risanamento…” beh, francamente, fa sbellicare dalle risate.
    Come ha detto giustamente più e più volte senza essere mai stato smentito chi sta gestendo il patrimonio di An, le cose stanno in modo molto diverso. E qui ha ragione da vendere Alberto Pirola: il Secolo incassa 3 milioni e mezzo di euro l’anno e produce ricavi per 350.000 euro l’anno.
    Le copie, fra venduto e abbonamento, oscillano sempre intorno alle 2.000-1.800.
    Può darsi che la Perina sia una grandissima giornalista e Raisi un grandissimo manager. Ma in qualsiasi azienda normale – privata o pubblica, poco importa – chi porta risultati come quelli che hanno portato e continuano a portare la coppia Perina/Raisi, da un pezzo che avrebbe avuto il buon gusto e il pudore di fare valigia e togliere il disturbo.
    Con numeri così non c’è francamente molto altro da fare.

    Mi si opporrà che ognuno ha diritto di diffondere le proprie idee. Nulla quaestio. Ma siccome quelli che utilizzano la Perina e Raisi sono soldi dei contribuenti, se ne dovrà pure tener conto. O no? O dobbiamo finanziare tutti noi cittadini ad libidum i tentativi di Perina e Raisi di imparare a fare (e far rendere) un giornale?

  6. Piercamillo Falasca scrive:

    @sinistrodestrosinistro: come ho provato a spiegare anche nei commenti precedenti, io ho ragionato “a sistema di sussidi vigente”. Abolirei tutti i sussidi alla stampa, ma non si può usare l’argomento solo nei confronti del Secolo, suvvia…

  7. giancarlo scrive:

    Non vedo lo scandalo per l’interesse della “proprietà”…..Già da tempo mi chiedevo come fosse possibile che un giornale di un partito scisso potesse impunemente parteggiare per uno dei contendenti….Far riferimento alla querelle tra il Cavaliere e Montanelli è fuorviante..infatti il Giornale era un giornale di informazione…Il Secolo è invece un giornale di partito che deve esprimere le idee del partito….e il segretario del patito confluito nel PDL è LaRussa e non Fini….dopodichè l’interesse per la Ventura è ovviamente strumentale…ma perchè stupirsi??..la politica è questa.

  8. Gulliver Nemo scrive:

    Una difesa della Ventura (non Simona ma Sofia) da parte del PdL mi sembra del tutto impropria, inadeguata ed intempestiva (su questo concordo con Piercamillo).
    Sofia non ne ha bisogno perchè non ha alcun motivo di necessitare di una qualsivoglia difesa; se l’avesse sarebbe benissimo in grado di difendersi da sola; con la Perina non vale nemmeno la pena di confrontarsi. Mi auguro solo che dalle riflessioni di questi momenti si convinca di ciò che personalmente ho sempre reputato essere un’illusione….ovvero che Fini avrebbe potuto incarnare il leader di una destra liberale. Con immutata stima Guglielmo

  9. Patrizia Franceschi scrive:

    La Perina ha cambiato completamente linea tutta su Fli e il giornale non è suo e loro (con Raisi) non possono decidere la linea per tutti. La Ventura credo che non c’entri niente.

  10. lorenzo scrive:

    Piercamillo, sul tuo articolo non ho nulla da eccepire.
    So che hai detto più volte che quello dei sussidi alla stampa non è oggetto di questo articolo e sono d’accordo. Tuttavia, mi permetto di cogliere l’occasione per invitarti a tornare sul tema. I sussidi alla stampa politica sono uno scandalo e se Libertiamo e FLI vogliono seriamente dare una svolta devono secondo me fare una battaglia per abolirli, tutti, senza se e senza ma e al più presto. Diverso credo sia il discorso sui contributi alla stampa in generale che non foraggiano i politici ma sono forse (sottolineo forse) giustificati da una situazione del mercato pubblicitario non proprio di mercato. Questo è probabilmente ancora un altro tema.

  11. sinistrodestrosinistro scrive:

    allora, caro Falasca, mi costringi ad aggiungere una cosa spiacevole per chi, come Fini o la Perina, si battono il petto sostenendo, fra l’altro, a parole ma non nei fatti, una politica di difesa sociale: qui non si tratta di sussidi o meno. Qui si tratta di aver mandato a casa giornalisti del Secolo, con una spregiudicata operazione di pulizia etnica mascherata da risanamento economico del giornale.

    Il bello è che non solo l’operazione non ha dato alcun risultato economico – il Secolo perdeva soldi e copie e ha continuato a perdere soldi e copie dimostrando che la “visione” manageriale di Perina e Raisi è, appunto, solo una visione – ma ha colpito in maniera gravissima proprio uno dei principi basilari della politica sociale di qualsiasi Paese che si definisce democratico: uno dei colleghi messi in Cassa Integrazione e, poi, licenziati dalla Perina, Raisi e Fini è una donna, una giornalista, messa in Cassa Integrazione mentre era in malattia e licenziata mentre era in maternità.

    Di più: il giudice del Lavoro l’ha reintegrata e Fini, Perina e Raisi l’hanno rilicenziata.

    Allora ha ragione la professoressa Ventura a chiedere a gran voce a Fini: dì qualcosa di destra. Perché la domanda, a questo punto, è inevitabile: licenziare una donna in maternità e poi non riassumerla quando il giudice ne ordina la riassunzione, è un gesto di destra, di sinistra o di centro?

  12. sinistrodestrosinistro scrive:

    Le parole che tu citi, cara Marianna, sono state puntualmente tutte smentite dalla collega licenziata. Che ha anche annunciato querela al riguardo…Forse conviene aggiornarti e informarti bene cara “Marianna” prima di citare certe difese d’ufficio…

  13. sinistrodestrosinistro scrive:

    non posso non aggiungere una cosa, cara Marianna: i radicali – che tu ritieni di rappresentare fino al punto di candidarti e che io ho votato, in tempi non sospetti quando votare radicale significava fare un atto di coraggio davvero – hanno una lunga, lunghissima tradizione di battaglie per i diritti civili. Una tradizione che non può essere infangata da una “sedicente” radicale la quale, ad argomentazioni fattuali e concretamente inattaccabili replica, come hai fatto tu, facendo un copia e incolla di un articolo, quello della Perina sul licenziamento di Priscilla Del Ninno, non solo falso nei contenuti ma squalificante per chi lo ha scritto e per chi lo cita.

    Forse non sai – ma questo la Perina lo sa benissimo e e il suo articolo è ancora più grave perché non lo dice – che la collega licenziata mentre era in maternità era stata prima messa in Cassa Integrazione, nonostante si fosse opposta alla Cassa Integrazione con un democraticissimo voto, mentre era in malattia per un aborto traumatico.

    E’ questo dunque il tasso di difesa dei diritti civili che ancora alberga fra i radicali oggi? Mettere in Cassa Integrazione una donna mentre è in malattia per un aborto traumatico e poi licenziarla un anno dopo mentre è in maternità (ma la frase esatta di rasi è stata: si è fatta mettere incinta…) è un gesto di democrazia? Per Fli sembrerebbe di sì. Mi chiedo se sia la stessa cosa per i radicali.
    E, a questo punto, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa anche la professoressa Sofia Ventura. E’ questa la neo-destra che si immagina la professoressa e per la quale ha lottato?

  14. vittorio scrive:

    Il Secolo fa 350,000 eur di ricavi e riceve 3,000,000 di sussidi???
    E qualcuno ha il coraggio di chiamare la Perina brava giornalista e Raisi bravo manager? Sicuramente bravi a far sparire i soldi pubblici. Ma dai. 350,000 eur di ricavi l’anno? 1000 euro al giorno??? Ma praticamente questo giornale non lo legge nessuno.
    Non è possibile continuare a finanziare questi fogli da burletta.

  15. giancarlo scrive:

    Tempo fa a Farefuturo avevo fatto notare l’ambigua situazione del Secolo….che da giornale politico del PDL area AN…era diventato un giornale critico anzi di opposizione legato a FLI…mi avevano accusato di vaneggiamento e nel migliore dei casi di ignorare la proprietà..Sono quindi rimasto piacevolmente sorpreso dagli interventi che non posso che condividere su questo sito.Mi sembra quindi ovvio che la proprietà escludendo per semplicità chi è arrivato al PDL da FI….è da dividere in millesimi sulla base dei deputati e senatori eletti che rimangono nel PDL e quelli confluiti nel FLI….E’ ovvio quindi che Fini non può pretendere di essere l’erede di tutti i beni del vecchio MSI e AN da Montecarlo al Secolo….per quanto unto di Almirante..:-)l’unto del Signore è solo…..

  16. sinistrodestrosinistro scrive:

    TOC…TOC… c’è nessuno…? Avremmo avuto piacere di sentire cosa ne pensava la professoressa Ventura dell’intera vicenda che qui si è dibattuta…Soprattutto di questo neofemminismo di destra inaugurato dalla Perina che prevede licenziamenti per le puerpere in stile “colpirne una per educarne due (nascituro compreso)”

  17. sinistrodestrosinistro scrive:

    Incredibile ma vero: come nelle migliori tradizioni delle Miniculpop…è misteriosamente scomparso un commento. Una censura? Suvvia, non siamo libertari? E cosa c’entra la censura con lo spirito libertario?
    A meno che…a meno che…non sia saltata la mosca al naso alla Perina. Che, alzato il telefono, ha protestato vivamente con il dottor Piercamillo Falasca.
    In effetti ci è sembrato di aver sentito uhna ruvida telefonata dalle parti di via della Scrofa…

  18. Piercamillo Falasca scrive:

    @sinistrodestrosinistro: a quale commento ti riferisci? Qui si fa moderazione, non censura. Anzi, si pubblicano anche illazioni come le tue.

  19. sinistrodestrosinistro scrive:

    Mi riferisco al lungo e e puntuale post, pieno di fatti incontrovertibili e incontestabili (dunque non illazioni ma fatti con cifre e dati) pubblicato dopo quello di Vittorio del 12 gennaio 2011 ore 03:01 e prima di quello di Giancarlo del 12 gennaio 2011 ore 13:54

    Può darsi che la Perina si è talmente arrabbiata che…pouf…è riuscita a far sparire il post con la forza del pensiero!
    Miracolo del pensiero laterale!

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