– Da qualche tempo, le posizioni di Sofia Ventura sul rischio che il cosiddetto Polo della Nazione trascini Fli e la politica italiana nel “gorgo centrista” e in uno schema da democrazia consociativa (ne ha scritto, più volte, anche su Libertiamo ) hanno suscitato discussione e rumore. Comprensibilmente, Libero e il Giornale – ognuno fa il suo mestiere – si sono provati ad amplificare il baccano per dimostrare le “irrimediabili” spaccature del fronte finiano.

Lo scambio di fendenti sul Secolo d’Italia, che ha reagito alle “lezioni” di Sofia denunciandone l’astrattezza e l’annunciata replica della nostra compagna d’armi, attesa per i prossimi giorni sullo stesso quotidiano, ha suscitato quest’oggi un sovrappiù di attenzione, e non dubitiamo che il giornale “fratello” e quello “compare” del Cav. sapranno usare il “caso” da par loro.

Non ci importa qui discutere il contenuto della polemica. E’ aperta e puntuta ma tra persone perbene, che non fanno questioni di “stile” per dissimulare ipocrisie e rimozioni, e possono cantarsele chiare, badando alla sostanza. Ci interessa invece festeggiare – proprio festeggiare – come valore in sè questa disinvolta libertà polemica. Del resto FLI esiste perché per la prima volta nella storia europea del dopoguerra un partito non comunista ha risolto una sfida per la leadership con l’espulsione politica dello sfidante da parte dello sfidato.

Nel catechismo neo-leninista del centrodestra berlusconiano si contrabbanda la patologia per fisiologia e si dice “unito” un partito ostaggio della paura e del conformismo e “diviso” un partito che discute. Se le cose stanno così, “litigare” e dividersi non è solo un diritto, ma un dovere. Le discussioni fanno sempre bene. E per questo ringraziamo Sofia, il Secolo e chiunque altro vorrà metterci bocca e cuore.