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Viva la Ventura, il Secolo e la polemica

– Da qualche tempo, le posizioni di Sofia Ventura sul rischio che il cosiddetto Polo della Nazione trascini Fli e la politica italiana nel “gorgo centrista” e in uno schema da democrazia consociativa (ne ha scritto, più volte, anche su Libertiamo ) hanno suscitato discussione e rumore. Comprensibilmente, Libero e il Giornale – ognuno fa il suo mestiere – si sono provati ad amplificare il baccano per dimostrare le “irrimediabili” spaccature del fronte finiano.

Lo scambio di fendenti sul Secolo d’Italia, che ha reagito alle “lezioni” di Sofia denunciandone l’astrattezza e l’annunciata replica della nostra compagna d’armi, attesa per i prossimi giorni sullo stesso quotidiano, ha suscitato quest’oggi un sovrappiù di attenzione, e non dubitiamo che il giornale “fratello” e quello “compare” del Cav. sapranno usare il “caso” da par loro.

Non ci importa qui discutere il contenuto della polemica. E’ aperta e puntuta ma tra persone perbene, che non fanno questioni di “stile” per dissimulare ipocrisie e rimozioni, e possono cantarsele chiare, badando alla sostanza. Ci interessa invece festeggiare – proprio festeggiare – come valore in sè questa disinvolta libertà polemica. Del resto FLI esiste perché per la prima volta nella storia europea del dopoguerra un partito non comunista ha risolto una sfida per la leadership con l’espulsione politica dello sfidante da parte dello sfidato.

Nel catechismo neo-leninista del centrodestra berlusconiano si contrabbanda la patologia per fisiologia e si dice “unito” un partito ostaggio della paura e del conformismo e “diviso” un partito che discute. Se le cose stanno così, “litigare” e dividersi non è solo un diritto, ma un dovere. Le discussioni fanno sempre bene. E per questo ringraziamo Sofia, il Secolo e chiunque altro vorrà metterci bocca e cuore.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

12 Responses to “Viva la Ventura, il Secolo e la polemica”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    10.100.1000 sofie.

    avere fli quale novello movimento dini è ridicolo, oltre che indecente.

    la strategia per qualificare ed accreditare un movimento di idee liberali con persone capaci di sostenerle è un percorso lungo : la eventuale strada terzopolista è impresentabile a meno che fli non sia solo il partito dei granata e bocchini e non quello dei della vedova, senza cui non staremmo manco qui a parlarne.

    ps. rispetto a tutte le riflessioni di sofia, perchè vogliamo metter l’accento su quanto gioco facciano i “giornali della curva sud e curva nord” piuttosto che ribadire l’accento su quanto si sprechi e dilapidi in credito liberale …

  2. GG scrive:

    Viva Sofia Ventura, punto e stop.
    Anch’io da quando ho sentito quel fragoroso applauso alle parole di Fini “Berlusconi si deve dimettere” a Bastia Umbra ho capito che FLI (soprattutto una buona parte della base più militante) non è altro che sterile antiberlusconismo in salsa “liberale?” senza un progetto per il futuro. Era ovvio, conoscendo politicamente Berlusconi, che mai e poi mai si sarebbe dimesso. Fini ha voluto la rottura per il puro piacere di ritornare a fare il leader politico come una volta senza essere il secondo di nessuno. Però ha in seguito pensato che andando da soli ad un possibile voto le chances di sopravvivenza erano poche, dunque per galleggiare ha formato quest’orrido minestrone terzopolista.
    Cosa unisce l’UDC e FLI? Il nulla o il quasi nulla: la concezione dell’economia (assistenzialismo/liberalismo), della bioetica (cattolici/laici), del sistema elettorale (proporzionale/maggioritario)…
    E’ lecito che un’alleanza di questo tipo suoni come un tatticismo che ricorda la prima repubblica.
    PS: Che la politica italiana continui pure a non dare ascolto ai politologi e ai loro “schemini alla lavagna”, così magari arriverà ad un livello ancora più basso e a raschiare il fondo, se già non l’ha fatto. Io quegli schemini li studio e so che significato ha preservare il bipolarismo.
    PPS: Carmelo c’è poco da festeggiare, c’è da riflettere.

  3. salvo gerli scrive:

    Nonostante il triplo salto mortale carpiato del transfuga Benedetto (da chi)? Della Vedova e del suo pony express Palma, non solo il giornale “fratello” e quello “compare” hanno stigmatizzato l’accaduto tra la “rossa santa subito” Sofia Ventura, appena dopo la sua indignazione mediatica nei confronti delle veline candidate e delle “povere” mogli tradite dal satiro SB, e la misconosciuta Perina, direttora del giornale di partito, Il Secolo d’Italia, il meno letto certamente d’Italia…ma anche la telekabuliana “IN ONDA” su LA7 della samarcandiana Costamagna e dell’illuminato sulla via di Damasco, Luca Telese, hanno speso quasi metà puntata per tritare il loro ospite Bocchino, filo-periniano, sull’argomento della linea politica ora sgradita della supercoccolata Sofia…fino a ieri l’altro…

    Che fai mi cacci…Perina?

    …altro che partito che discute…

    Salvo Gerli

  4. Fini non è stato radiato, ma ha abbandonato il campo per chiara e manifesta inferiorità carismatica rispetto al leader vero. Fini si era reso insopportabile piramidalmente e non per proposte politiche ma per punte di spillo insolenti al socio di maggioranza. nelle frasi tipo:”che fai adesso, mi cacci?” E’ un motto di sfida da perdente che irride l’avversario sapendolo più potente, e in esso vi si legge la vocazione dell’interrogante alla sconfitta duratura. Proprio da k.o. però -per dire di quanto è seria la questione cacciatomihainoncacciatomisonosicacciatomisono-ti dico che la Ventura è sempre meglio di Bettarini. oiòi, caro Carmelo, ricomponiamo le fila liberali e incalziamo il premier perchè faccia seriamente le riforme e lasciamo ad altri le bocchinate da oggi le comiche. io nel mio blog ho difatti cambiato strategia.
    con il buon anno al seguito.
    mn

  5. Michele Dubini scrive:

    Io non concordo né con GG, né con Salvo.

    Quel “Berlusconi deve dimettersi” non è uno stantio e stucchevole anti-berlusconismo, ma è la presa di coscienza di un movimento liberale di destra che non riconosce più B. come leader meritevole di tale appellativo, per ragioni squisitamente politiche (prima che giudiziarie). Una rottura era necessaria e doveva essere proclamata a viso aperto.

    E non capisco anche su chi si straccia le vesti per questo dibattito; ben venga lo scambio di posizioni sul Secolo, su Libertiamo, su FareFuturo. Non era quello che tanto si voleva? C’è davvero da festeggiare, altro che intristirsi. Qualunque visione “vincerà”, non c’è in atto alcuna criminalizzazione o censura di voci “fuori dal coro” (anzi). Mi sembra questa la cosa più importante di tutte.

    L’alleanza terzopolista, infine, non piace nemmeno a me, che sono un convinto bipolarista e sono sempre stato (a meno di un deciso cambio di regime dell’UDC) per la corsa solitaria di FLI. Non è un caso che si è assistito a un “raffredamento” di consensi quando si è consacrata l’alleanza con Casini e Rutelli, a mio modesto avviso…

  6. Michele Dubini scrive:

    E aggiungo: ovviamente sono in discordia con la lettura dei fatti di maralai. Che non hanno nessuna attinenza con il vero (forse si dimentica di un certo documento in cui si dichiarava fini “incompatibile coi principì fondativi del Popolo della Libertà”…).

  7. GG scrive:

    La costituzione di un partito finiano è già in se stessa una rottura con Berlusconi e con il PDL, poichè ha portato ad un cambio di leadership per alcuni deputati.

    Non c’era alcun motivo di rompere anche il cordone ombelicale che teneva legato FLI alla sua tradizione politico-culturale di destra per approdare ad un miscuglio di tradizioni politico-culturali che non hanno nulla a che vedere con la destra liberale (tutto ciò, inutile ricordarlo, in un momento in cui non era proprio il caso di aggiungere ad una crisi economica una crisi politica).

    Io per il dibattito interno di FLI nè festeggio nè mi intristisco, poichè ora come ora non mi riconosco in questo partito, mi limito ad osservarlo dall’esterno e ad invitare alla riflessione sul raffreddamento di consensi che tu stesso Michele hai accennato.

  8. da un po’ vedi che nel PdL si rinfaccia la diversa provenienza dei deputati di FLI… ma scusate, nel PdL non vi è un problema di etereogenità anche maggiore?
    non è che nel PdL vengano tutti della stessa formazione politica .
    l’argomento portato contro FLI dovrebbe spingere a maggior ragione a non schierarsi/votare con il PdL

  9. Carmelo Palma scrive:

    Ripropongo un tema evidentemente negletto (ma era negletta anche la prudenza con cui Berlinguer ammetteva i “tratti illiberali” dei regimi del comunismo reale, senza rinunciare ad una esibita fratellanza). La destra politica italiana è fatta – da una parte – da uno che comanda e butta fuori chi gli pare e come gli pare, e – dall’altra – da un casino di persone, sigle, culture e posizioni che faticano a trovare un equilibrio e un “ordine”.
    Stare dalla parte della libertà, piuttosto che dell’ordine, del casino, piuttosto che del conformismo, è una questione primaria. Tutto il resto, proprio tutto, viene dopo.

  10. GG scrive:

    Maschile individuale, sicuramente nel PDL c’è grande eterogeneità di provenienze politiche, però è stato trovato un punto d’incontro.
    Tu penserai probabilmente che è dettato dal dispotismo berlusconiano che ha messo tutti in riga, altri la penseranno diversamente ma comunque il fatto che il PDL parli con una sola voce e FLI no è un dato di fatto. FLI dice una cosa e il suo esatto contrario oramai da mesi.

    -Prima FLI è la terza gamba del centrodestra, poi va all’opposizione
    -Prima FLI vota la fiducia al governo, e un mese dopo vota la sfiducia (tanto valeva votare la sfiducia subito allora)
    -Prima FLI dice di trovarsi a disagio nel PDL per i temi etici, e poi si allea con l’UDC che nella migliore delle ipotesi è uguale al PDL se non peggio.
    -Prima FLI dice di essere in disaccordo con l’asse Lega-Tremonti e in generale con la politica economica del governo, e poi dà ragione a Tremonti pur di contraddire Berlusconi, senza azzardarsi a rimproverare qualcosina a Tremonti, che non è certo l’emblema del liberismo.
    -Prima FLI dice di essere bipolarista, e poi guardacaso si ritrova nel terzo polo.

    Mi fermo qui, per carità. E concludo dicendo che non c’è libertà senza ordine. La libertà senza ordine si chiama anarchia. Io credo che il paese abbia molto molto più bisogno di ordine piuttosto che di anarchia, perchè io quando penso politicamente penso innanzitutto al bene del mio paese, poi a tutto il resto.

  11. Serenella Accorsi scrive:

    FINCHE’ LA STORIA

    Finché la Storia non farà il suo corso, e non ci porterà idee, contenuti e parole nuove. Finché queste parole non saranno nei vocabolari, continuerò ad usare quelle che la Storia e i vocabolari ci danno. Finché la Storia non troverà una parola sostitutiva alla parola destra io continuerò a dichiararmi di destra. Certo di una destra liberale, laica, riformista, legalitaria ed europeista.

    Io che non ero di destra, non trovo scandaloso usare questa parola. Intesa in questo senso. Fascismo e comunismo li abbiamo superati. Non c’entrano più con destra e sinistra. E allora mi chiedo perché tanto livore all’interno di Fli contro questa parola così intesa? Non siamo più di destra? Abbiamo abbattuto gli steccati ideologici e non si può più usare questa parola?
    Bene. Qualcuno mi spieghi con una, una sola parola, cosa siamo. E non ne voglio due né tanto meno un poema. A me, in alternativa, ne viene in mente solo una: “papocchio”. E non mi piace. Non mi piace per niente.

    Cosa c’è di stonato, all’interno di un “partito” come Fli, nell’usare la parola destra? Cosa esclude questo? Esclude solo la parola sinistra, esclude solo la parola centro. Perché altre, ripeto, ad oggi non ce ne sono oltre alla succitata “papocchio”. Usare la parola destra esclude la laicità, la giustizia, il pensiero, il liberalismo, la legalità, l’europeismo, i diritti, i doveri? E’ in contrapposizione a tutto ciò? Preclude il dialogo con altre aree di pensiero? Io non vedo né l’esclusione né la contrapposizione né la preclusione.
    Io credo che questa parola, ora, oggi, sia ancora Nostra. Anzi, deve essere nostra.
    Perché non è destra né quella del Pdl né quella di Storace, pur chiamandosi così. E’ nostra, perché significa appartenere ad un area di pensiero, fatta di tante anime. L’abbattimento degli steccati ideologici mi va benissimo, anzi auspico che avvenga il prima possibile realmente. Ma noi non siamo gli altri, e gli altri non sono noi. Noi siamo Noi. Ben vengano le proposte da altre aree di pensiero. Ottimo condividere obiettivi comuni al di là delle stesse, ma la sinistra esiste ancora. Almeno come nome…E io non sarò mai più di sinistra. Dunque? Cosa sono, ora, oggi?

    “La Storia siamo noi” – cantava De Gregori – “siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi,
    perché nessuno la può fermare”.

    Ecco. Finché la Storia, Noi, non avrà creato veramente parole nuove, parole piene di significato che si tramutino in azione, e tutti noi ci stiamo impegnando a fare questo, ognuno con le sue capacità e competenze, fino a quel momento io continuerò a dire che sono di destra. Io, che mi chiamano la giacobina. Io che sento la Rivoluzione dentro. Sono di destra. Senza alcuna vergogna. Senza alcuna paura. Orgogliosa di esserlo. Una destra liberale e laica. Una destra europea.
    Ben inteso…finché la Storia… “domani”, poi, ne riparliamo.

    Serenella Accorsi

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