Non strumentalizziamo la Bibbia per replicare a Gheddafi

LETTERA APERTA AGLI ADERENTI E SIMPATIZZANTI DI FUTURO E LIBERTA’ * –

Lunedì 10 gennaio, davanti all’ambasciata libica, avrà luogo una manifestazione organizzata da due europarlamentari di Futuro e Libertà, Potito Salatto ed Enzo Rivellini. Alcuni militanti si presenteranno con cento copie della Bibbia. È un modo per protestare, con qualche mese di ritardo, contro la visita in Italia (in effetti arrogante e inaccettabile) di Gheddafi, che a sua volta aveva regalato copie del Corano alle giovani hostess ingaggiate per allietare le sue vacanze romane. Ma è anche un modo per rispondere alle violenze cui troppo spesso sono sottoposti i cristiani in Medio Oriente e sollevare il tema cruciale della libertà religiosa.

Il gesto simbolico, che vuole essere di tolleranza e dialogo, rischia però di rappresentare l’esatto contrario. Potrebbe apparire come il trionfo dell’occhio per occhio, della guerriglia a colpi di libri sacri, di una strumentalizzazione indelicata e scivolosa che finirebbe per trasformare i volenterosi e tolleranti animatori dell’iniziativa in emuli cristiani (senza tende e senza amazzoni) del dittatore libico. Senza pensare, poi, alle possibili ripercussioni sanguinose di quella che appare a tutti gli effetti come una provocazione bella e buona. Non dimentichiamo le reazioni violente alla sciagurata scelta del ministro Calderoli di indossare una t-shirt con la vignetta su Maometto in bella mostra, per esempio. Ecco, sono criticità e rischi che andrebbero ben ponderati, prima di partire alla volta dell’ambasciata libica con la Bibbia in mano.

Sarebbe più opportuno, piuttosto, portare la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo a Palazzo Chigi e alla Farnesina: è la politica estera del Governo Berlusconi ad aver bisogno di un richiamo forte ai principi del mondo libero. C’è bisogno di severità nei confronti di quei paesi e di quei regimi che violano i diritti umani, evitando ogni forma di giustificazionismo mascherato da realpolitik.
Evocando l’islamizzazione dell’Europa e “volantinando” il Corano, Gheddafi strumentalizza la religione. Evitiamo di fare lo stesso con la Bibbia. Semmai, leggiamola.

Firmatari in ordine alfabetico: Susanna Blatter, Federico Brusadelli, Piercamillo Falasca, Chiara Grisci, Cecilia Moretti, Domenico Naso, Carmelo Palma, Filippo Rossi, Lucio Scudiero, Thomas Tonucci

*Pubblicata anche su Ffwebmagazine


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

7 Responses to “Non strumentalizziamo la Bibbia per replicare a Gheddafi”

  1. luca scrive:

    concordo con la lettera aperta e se possibile la sottoscrivo
    proporrei che la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sia consegnata oltre che a tutti i membri del governo italiano, non solo al primo ministro ed al ministro degli esteri, sia consegnata in duplice copia all’ambasciatore libico perche’ ne tenga una copia per se ed una la recapiti al suo colonnello o generale, mi sono perso i gradi

  2. Michele Dubini scrive:

    Concordo e sottoscrivo al 100% la lettera aperta, se possibile.

  3. Walter Mendizza scrive:

    Non sono d’accordo con la parte finale dello scritto: Semmai leggiamola. Non c’è niente da leggere. La Bibbia è un libro cattivo, violento che insegna ad uccidere, pieno zeppo di crudeltà. La tendenza a rifugiarsi nelle metafisiche, religiose o esoteriche è stato un fenomeno che è esistito da sempre perché da sempre l’uomo ha sentito tale bisogno. Forse solo oggi si incomincia ad intravedere una nuova concezione della Natura come realtà dis-animata e incomincia ad esserci una parte di umanità (ancora molto minoritaria ma in passato erano solo pochi individui) che si è affrancata da quel bisogno proprio in virtù del progresso scientifico e tecnologico.
    O stiamo di qua o stiamo di là. Mandiamo la bibbia e il corano nel magazzino delle anticaglie. Hanno già fatto abbastanza danni.

  4. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Ancora una volta una posizione codina che permette il ricatto musulmano…
    “Avete visto che cos’ha causato una t-shirt?”… “Avete visto che cos’hanno causato delle caricature?”… Come se fosse colpa non dei primitivi, illiberali, autocratici medievali, brucia infedeli, infibulatori di bambine, pedofili che sposano bambine di 6 anni per imitare il loro pazzo (cosí lo chiama già Maimonide nell’XI Sec.) “profeta” pedofilo (Aisha aveva 5 anni quando la sposò e 9 anni quando la stuprò) e assassino la sua prima azioni politica in grande stile fu il genocidio degli Ebrei di Medina)…che minacciano chi non la pensa come loro (Italia e Danimarca) o li assassinano (come fecero in Olanda)…
    Nascondetevi!
    Chi non ha il coraggio della propria cultura, di propagarla e difenderla, merita di essere SOTTOMESSO da chi non desidera e predica altro sin dal VII Sec. E.V., nonostante le botte prese a Poitiers (IX Sec. E.V.), Lepanto (XV Sec. E.V.) e Vienna (XVII Sec. E.V.) dai musulmani sempre intenti a conquistare all’Islam (che vuol dire SOTTOMISSIONE, NON PACE!) le terre che sono da ri-conquistare (da loro chiamate Dar Al Charb=dominio della guerra)

  5. Michele Dubini scrive:

    @Walter: Personalmente sono d’accordo con te, Walter. Ma per farsi un’idea sulle cose è necessario conoscerle e le leggerle; anche io ritengo la religione (specie quella monoteista) come un totalitarismo ideologico, ma non per questo impedirò a qualcuno, con la forza fisica o dialettica, di credere in qualcosa. Ovviamente sono i credenti che dovrebbero avere riguardo per gli oggetti di culto (la bibbia, la croce…) anziché sfoderarli come utensili di uso comune…ma questo mondo sembra essersi rovesciato.

    @Trezza: “Islam” vuol dire sì “sottomissione”, ma nel senso “divino” del termine. Sottomissione A DIO, spontanea e volontaria. Evitiamo commenti “alla santanché”; in quei tempi era normalissimo che le bambine venissero date in sposa. Qualcosa che oggi appare orribile e disumano ma che – per la morale dei tempi – era perfettamente accettabile. Non andiamo troppo lontano; nella stessa età, in Europa, la ragazzine andavano in sposa sugli 11-12-13 anni.

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