– C’è stato un tempo in cui essere liberali nel Popolo della Libertà aveva senso, non semplicemente per l’assenza di alternative. C’era la prospettiva di un partito disposto a lasciar scalare i propri ruoli da chi più sapesse fare ed a far orientare le proprie posizioni da chi avesse le idee migliori. Lo statuto, disegnato per ‘blindare’ da eventuali aggressioni la quota ex AN, portava infatti in sé, come incidente di percorso, il fatto di garantire a qualsiasi ‘componente’, per quanto piccola, una futura democrazia. Le scadenze statutarie e la convinzione che Fini non avrebbe lasciato cambiare le regole a tutela delle minoranze erano i presupposti dell’illusione.

Nella difficoltà di esercitare il controllo interno, tuttavia, il leader si è risolto ad impiegare la sua potenza mediatica personale contro gli animatori di qualsiasi evoluzione spontanea del partito con lo spauracchio, prima impensabile ed oggi ovvio, del ‘metodo Boffo’. E’ così che, venuto meno Fini, che si è difeso fondando FLI, è saltato anche l’ombrello che aveva sospeso la mattanza di esponenti liberali ex FI degli anni precedenti (Costa e Martino messi da parte, Biondi pensionato, diversi esponenti anziani come Sterpa deceduti senza che la loro eredità fosse in alcun modo raccolta), segno già allora della svolta socialista di Berlusconi. Saltato l’ostacolo, in soli due mesi, il partito ‘plurale e democratico’ ha stabilito di non far contare gli iscritti, facendo ‘suggerire’ al leader i dirigenti da assemblee ristrette, aperte solo agli eletti e con l’eccezione, significativa quanto ignobile, dei giovani eletti nelle Facoltà e nelle Consulte Provinciali degli Studenti, privati del diritto di voto. Proprio questa faccenda sul diritto di voto ai giovani eletti, con molti dei quali tenevo i rapporti come dirigente attivo nel settore scuola, è stata l’ultima questione di metodo che, invano, avevo personalmente fatto porre al triumvirato.

La devianza del PDL è stata poi ancor più grave nelle politiche di Governo. Quello che doveva essere il partito della Libertà, si è rivelato un partito statalista come gli altri, che ha portato la pressione fiscale al 51.6% ed il debito pubblico al 118.9% del PIL, che non ha abolito le province e che sta sostenendo e rinvigorendo gli ordini professionali per farne nuovamente uno strumento di tirannia indiretta dell’economia. Doveva essere il partito chiamato Popolo e costruire democrazia diretta; ma è stato solo un partito populista. Ha eliminato ogni spirito presidenzialista dalle riforme che proponeva. Ha fatto propria e continuato a difendere la vergogna dell’abolizione delle preferenze, senza mai il coraggio di proporre un vero sistema maggioritario, che non fosse una proporzionale con il trucco del premio di maggioranza.
Rispetto a queste tematiche Futuro e Libertà offre posizioni diverse, sia sui contenuti che sul metodo per sceglierli, a partire dal diritto di sussistenza politica per le minoranze, ed in prospettiva disegna un ‘centrodestra migliore’, per certi versi anche più simile del PDL alla Forza Italia, liberale e nazionale, del ’94.

E’ FLI il centrodestra fatto di libertà di coscienza sui temi etici, di componenti culturali che discutono, di esponenti politici che si confrontano, di rispondenza stretta fra idee e azioni. Può e deve essere questo il centrodestra che accolga e che faccia nuovamente sviluppare i propositi di quei liberali, sopravvissuti al naufragio di Forza Italia, che hanno scelto di seguire Fini perché non ce la facevano veramente più a mentire ogni giorno a se stessi. Le mie dimissioni da dirigente nazionale della Giovane Italia mi hanno dato il sollievo di un respiro d’aria pulita. La scelta di andare a parlare con Gianfranco Fini e di rinunciare ad una prospettiva relativamente tranquilla, in un partito grande e già sperimentato nella struttura del quale avevo il mio posto e nella sede del quale avevo il mio ufficio è stata così una evoluzione naturale,  e serena. Oggi posso dire agli altri liberali, quelli che temono di perdere posizioni: ragazzi, è inutile la mostrina, in un partito che vi fa combattere contro tutto quello in cui avete creduto fino a ieri.