Il federalismo? Subito! Così il “ganassa” di Gemonio porta l’Italia al voto

di CARMELO PALMA – Scappellarsi dinanzi al talento del ganassa di Gemonio, che tiene in mano in pallino della politica italiana? Non è il caso. Sorridere compiacenti alle intemerate del vecchio gambler, che si è già rivenduto al popolo il “federalismo”, come si era rivenduto alla moglie una laurea in medicina, che non aveva mai conseguito? Macchè sorriso, una bella risata!

Ieri Bossi ha dettato l’ultimatum. Il federalismo entro il 23, o “salta tutto”. Facciamo due conti.  Mancano all’appello ancora cinque decreti legislativi. Di questi uno (fisco municipale) è all’esame della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, un altro (fisco regionale e provinciale e costi standard in materia sanitaria) è al vaglio della Conferenza Unificata, altri due (politiche di coesione e responsabilità degli amministratori pubblici) devono ancora arrivarci, mentre lo schema del quinto e ultimo (armonizzazione dei bilanci degli enti locali) è appena uscito dal Consiglio dei Ministri.

Il Governo, per approvare tre decreti legislativi (federalismo demaniale, Roma Capitale e costi standard di comuni, città metropolitane e province), ci ha messo più di un anno e mezzo. La legge delega al Governo in materia di federalismo fiscale è infatti in vigore dal 21 maggio 2009. Ora la Commissione parlamentare “preposta” dovrebbe approvarne cinque in diciassette giorni, festivi compresi, pur avendo l’esecutivo tempo fino al 21 maggio 2011 (in quella data, infatti, scadrà la delega) per completare la riforma federalista.

Il gioco di Bossi è fin troppo chiaro. O conquista il “federalismo” – cioè uno scheletro normativo vuoto di numeri e pieno di cattive sorprese – e quindi stacca la spina all’esecutivo prima di pagare le conseguenze di un disegno neppure interamente controllato, che produrrà – soprattutto sul piano municipale – disastri anche al Nord, oppure (il che è lo stesso) manda il Paese al voto prima, denunciando il tradimento della promessa federalista. E accusando il Parlamento (e i finiani, e i comunisti e alla fine tutti i non-leghisti) di avere remato contro, anche se il federalismo, al di là delle dichiarazioni di ieri, se lo sarebbero potuto cucinare tutto intero nella cucina di Palazzo Chigi, il Silvio e l’Umberto, non avendo affatto bisogno di alcuna commissione parlamentare, il cui parere non è vincolante e neppure, a quanto sembra, gradito.

In realtà i ritardi, gli inciampi e i rimandi sono maturati, per intero, dentro le “mura federaliste” dell’esecutivo, nel tentativo di dissimulare le trappole e gli effetti collaterali di un progetto sbilenco, che partendo da un sacrosanto obiettivo di razionalizzazione della finanza locale (la cui bolla da oltre un decennio gonfia, più di quella nazionale, le dinamiche della spesa pubblica) è arrivata a promettere tutto a tutti, come se il federalismo fosse un processo alchemico capace di trasformare il debito in oro.

E’ un vecchio gioco: non si usa il consenso per raggiungere l’obiettivo, ma l’obiettivo per raccogliere consenso. Il “federalismo” è come la “rivoluzione”. E’ sempre ad un passo, ma sempre un passo più avanti. Non è un caso che a questo schema sia così affezionato Bossi, l’ultimo vero leninista della politica italiana.

Peraltro – ma ci rendiamo conto che questo già eccede il “racconto popolare” e sconfina in una realtà estranea alla predicazione leghista – ci piacerebbe sapere cosa ci sia di federalista in un fisco regionale interamente legato alla maggiorazione di addizionali o alla compartecipazione al gettito di tributi stabiliti in sede nazionale e, per i comuni, in una fiscalità municipale fondata su di una sorta di “Ici seconda casa” dagli effetti straordinariamente distorsivi.

Bossi, più che raggiungere il “federalismo”, deve salvaguardare il duplice interesse di scaricare sugli altri il costo politico del bilancio federalista e preservare il ruolo della Lega come campione della protesta del Nord. In questo quadro, le elezioni a Bossi convengono a prescindere. E alle elezioni presumibilmente si andrà, trascinati da questo capo-popolo e capo-banda, il più furbo di tutti, il peggiore di tutti.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Il federalismo? Subito! Così il “ganassa” di Gemonio porta l’Italia al voto”

  1. agodellabilancia scrive:

    E’ vero che il parere della commissione non è vincolante.MA SICCOME CHE IN ITALIA, NON CI FACCIAMO MAI MANCARE NIENTE!tutto diventa più lungo e a danno del popolo.

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