di PASQUALE ANNICCHINO – Comincia nel peggiore dei modi possibili il nuovo anno per le minoranze religiose. Il 2011 si apre con la Bibbia fra le mani e la rabbia nella gola per i cristiani coopti d’Egitto che ci fanno ripiombare nello buio delle guerre di religione che pensavamo di esserci lasciati alle spalle secoli fa. Potevamo crederlo noi europei, padri e figli della e nella secolarizzazione, in un mondo dove invece la religione in politica assume un ruolo fondamentale.Dalla Cina delle purghe anticattoliche, al cattolico Brasile dove però i protestanti sono stati decisivi per l’elezione di Dilma, all’India degli attentati di Mumbai, fino al Sudan  di Omar Hassan Al Bashir, dove il Dio dei cristiani del sud incrocia le strade del petrolio ed i fucili dei musulmani del nord decisi ad imporre la Sharia. E’ la rivincita del Dio delle guerre.

Nell’era liquida della realtà virtuale e delle identità multiple, quasi per paradosso, alla geo-politica si sostituisce la teo-politica. La religione diviene uno dei fattori principali per comprendere  i nuovi scenari del potere e della sua microfisica. Naturalmente non mancano le analisi riduzioniste pronte a presentarci l’ennesimo scontro tra i buoni ed i cattivi, fra i perseguitati ed i persecutori, fra i fedeli e gli infedeli.

Non è così facile. I cristiani perseguitati nelle terre d’Islam, ed in molte parti dell’Asia, posso facilmente diventare a loro volta i persecutori nella Russia di Putin. I musulmani, sempre più spesso vittime dell’islamofobia in Europa e Stati Uniti, diventano a loro volta carnefici quando i numeri lo consentono. Il gioco di specchi riflessi delle identità confonde, stordisce e chiama alle semplificazioni capaci di generare sicurezze: Noi e Loro.

Eppure la Weltanschauung d’Occidente dovrebbe averci già dotati di strumenti precisi e sicuri per sapere da che parte stare nelle complessità delle nuove guerre di religione. Su tutti il fondamentale principio di libertà religiosa che, nelle parole di Francesco Ruffini “non prende partito né per la fede né per la miscredenza”. La libertà religiosa tutela l’individuo e la dimensione più profonda della sua scelta personale. I patrioti americani la chiamarono First Freedom, prima non solo per la collocazione scelta nel Bill of Rights americano, ma anche, e soprattutto, perché condizione imprescindibile al fine di garantire tutti gli altri diritti di libertà. La stessa Chiesa Cattolica, dopo averla condannata nel Sillabo nel 1864, elevò la libertà religiosa a principio fondamentale nel 1965. Non deve dunque sorprendere la presa di posizione di Benedetto XVI che ha definito un “vile gesto di morte che offende l’intera umanità”  i fatti di Alessandria d’Egitto chiedendo il rispetto della libertà religiosa, ormai pietra angolare d’Occidente e della sua storia.

Quello che dobbiamo registrare, perché anche in questo caso la categoria della meraviglia non sembra più utile, è la dissociazione che accompagna le nostre leadership politiche. Pronti a tutelare “la libertà di tutte le fedi nel mondo” (così ha dichiarato il presidente del consiglio) ci prepariamo in casa ad azionare ogni strumento possibile per vessare le minoranze, in primis musulmane, mentre manteniamo la legge generale sulla libertà religiosa nei polverosi cassetti del Parlamento. Intanto i “Volontari Verdi” e “Padania cristiana” annunciano una grande preghiera collettiva in piazza Duomo a Milano, non sarà facile presentarsi nel mondo come  alfieri della tutela delle minoranze religiose. Speriamo per il meglio, prepariamoci per il peggio.