Boicottare i prodotti brasiliani? Bloccare o ritardare la ratifica di trattati commerciali tra l’Italia e il Brasile? E’ pericoloso quando la demagogia prevale sul buon senso, soprattutto quando a caderne vittima sono i responsabili di importanti dicasteri del governo italiano come il ministro della Difesa e quello degli Esteri. Per uscire dal vicolo cieco in cui Berlusconi pare aver cacciato il governo italiano sul caso Battisti – una cattiva decisione del presidente Lula, ma anche un fallimento in mondovisione della “diplomazia delle pacche sulla spalla” professata dal premier – La Russa e Frattini provano a fare la faccia feroce contro il Brasile, paventando ritorsioni commerciali e campagne pubbliche contro i prodotti brasiliani: dimenticano, o forse non capiscono, che a ritorsione di solito si risponde con ritorsione. E’ davvero questo che serve all’Italia?

Dietro i “freddi” numeri dell’interscambio tra i due paesi – il 3 per cento di ciò che i quasi duecento milioni di brasiliani importano proviene dalla nostra penisola, circa 300 aziende italiane hanno filiali in Brasile; il paese sudamericano è il secondo mercato per la Fiat – vi sono migliaia di imprese italiane e centinaia di migliaia di lavoratori. E’ forse a questi ultimi che dobbiamo far pagare, con un’antistorica “guerra commerciale”, il prezzo della pessima decisione di Lula e dell’incapacità del governo italiano di far valere internazionalmente il proprio peso?