La miopia di chi propone ritorsioni commerciali ai danni del Brasile

Boicottare i prodotti brasiliani? Bloccare o ritardare la ratifica di trattati commerciali tra l’Italia e il Brasile? E’ pericoloso quando la demagogia prevale sul buon senso, soprattutto quando a caderne vittima sono i responsabili di importanti dicasteri del governo italiano come il ministro della Difesa e quello degli Esteri. Per uscire dal vicolo cieco in cui Berlusconi pare aver cacciato il governo italiano sul caso Battisti – una cattiva decisione del presidente Lula, ma anche un fallimento in mondovisione della “diplomazia delle pacche sulla spalla” professata dal premier – La Russa e Frattini provano a fare la faccia feroce contro il Brasile, paventando ritorsioni commerciali e campagne pubbliche contro i prodotti brasiliani: dimenticano, o forse non capiscono, che a ritorsione di solito si risponde con ritorsione. E’ davvero questo che serve all’Italia?

Dietro i “freddi” numeri dell’interscambio tra i due paesi – il 3 per cento di ciò che i quasi duecento milioni di brasiliani importano proviene dalla nostra penisola, circa 300 aziende italiane hanno filiali in Brasile; il paese sudamericano è il secondo mercato per la Fiat – vi sono migliaia di imprese italiane e centinaia di migliaia di lavoratori. E’ forse a questi ultimi che dobbiamo far pagare, con un’antistorica “guerra commerciale”, il prezzo della pessima decisione di Lula e dell’incapacità del governo italiano di far valere internazionalmente il proprio peso?


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

6 Responses to “La miopia di chi propone ritorsioni commerciali ai danni del Brasile”

  1. Piercamillo Falasca scrive:

    Una riflessione ulteriore: le ritorsioni commerciali mi sembrano l’equivalente moderno delle ritorsioni militari di un tempo, quelle per le quali un sovrano mandava al macello i soldati come reazione ad uno sgarbo subito da un sovrano…
    Il caso Battisti è quello che è, l’Italia ha tutte le ragioni di questo mondo, ma non ci sono “cose” da fare. Il Brasile sente di avere le spalle grosse per superare questa crisi bilaterale, ed è vero, pure per demeriti di un’Italia in declino, anche in termini di credibilità internazionale. Probabilmente l’atteggiamento brasiliano nel caso Battisti è un modo per affermare un suo (ritrovato) peso sullo scacchiere internazionale, oltre che una possibile tangente ideologica che Lula paga al suo passato, fatto sta che l’Italia mostra la sua scarsa autorevolezza.
    Le ritorsioni commerciali, anche quelle militari, a che servirebbero, se non ad affamare chi vive di quello vive?
    A mio parere, sul caso Battisti possiamo continuare a rompere le scatole su ogni tavolo multilaterale che condividiamo con il Brasile, ma la sostanza è darci alla svelta una mossa per il futuro… Stiamo declinando e queste sono le conseguenze…

  2. sono d’accordo su tutto, meno che sulle accuse al pres. Berlusconi, ma non per una difesa d’ufficio ma perchè non s’è mai pronunciato in termini “guerrieri”. vorrei anche esprimere la mia contrarietà alle dichiarazioni di “guerra” contro il Brasile di ignazio la russa che inviterei ad un linguaggio molto più prudente e rispettoso non solo del cafè meravigliao ma anche del pragmatismo ambasciatoriale con un paese peraltro amico dell’italia. giudico anche ripugnanti le dichiarazioni di bocchino il quale attribuisce al fallimento del governo nella politica estera la decisione di lula. bocchino s’è già scordato dei complimentoni di obama e di hillary clinton. sono anche indignato che dal fronte liberale persino dalle parti di questo sito non vi sia stata una presa di distanza dalle dichiarazioni di bocchino. infine credo che se un presidente di un paese amico nega l’estradizione di un condannato non bisogna che il paese richiedente dia segni di pazzia. io non voglio andare in guerra contro il brasile, magari a seguito della brigata sassari per portare a casa battisti. che se ne torni a piedi, scalzo e da solo. inoltre mi ha provocato un brutto effetto il richiamo in patria dell’ambasciatore italiano, magari per consegnare a lula un messaggio del governo. siccome l’ambasciatore non porta pena, vorrei almeno che non facesse pena il governo amico, rischiando l’osso del collo dell’intera nazione. consiglio al consigliere del premier che semmai dovesse scrivere un messaggio contro lula che non andasse oltre il comune epiteto di stronzo o al massimo stronzone.
    mn

  3. Domenico scrive:

    L’idea delle ritorsioni commerciali è veramente stucchevole.
    Anche fosse plausibile (ed è un tipo di diplomazia internazionale assolutamente non plausibile) l’Italia non avrebbe alcuna forza per farlo.

  4. Giovanni scrive:

    Salve,
    sono consapevole del fatto che il Brasile è una nazione in pieno sviluppo che non ha paura di ritorsioni economiche di un paese come l’Italia e pure che il nostro paese stia perdendo posizioni nei nuovi equilibri che si stanno creando nel mondo. In questa analisi trovo, però, due punti sui quali mi trovo in disaccordo. Il primo è imputare questa sconfitta della nostra diplomazia al declino del nostro paese mentre, a mio modestissimo avviso, l’Italia è sempre stato un paese dallo scarso peso sullo scacchiere internazione semmai è il Brasile che sta diventando un attore più forte di un tempo. Il secondo punto è il sostenere che non si possa fare alcuna ritorsione verso il Brasile, perché per quanto la battaglia possa essere persa come si fà ad accettare l’offesa gravissima alla nostra dignità di paese libero e civile e come si fà a non cercare di garantire giustizia, perché per questo siamo parte di una comunità, ai famigliare delle vittime? L’autorevolezza si ottiene anche con il coraggio e la risolutezza quella che è sempre mancata all’Italia.

  5. Vittorio scrive:

    Più che il Brasile, che non è solo Lula e le sue idee comuniste ipocrite, è la Francia, che ha ospitato centinaia di delinquenti italiani che ammantavano i loro crimini con un’ ideologia di “sinistra” , da biasimare. Sono passati decenni dalle leggi pro-assassini fatte da Mitterand e nessuno allora protestò, erano governi di centrosinistra i nostri, imbevuti di buonismo verso i compagni che sbagliano. Adesso figuriamoci con un governo di centro destra se si può ottenere un minimo di giustizia da questi fasulli alla Lula. Pare che anche la radical chic di convenienza C. Bruni sia dalla parte dei protettori dei criminali, per cui meglio chiudere l’ argomento. Personalmente fossi parente di una vittima del Battisti saprei come risolvere, con poca spesa, la faccenda, con tutti gli abitanti delle favelas pronti per un pugno di dollari, a mettere le cose a posto. E questo consiglio di fare, altro che diplomazia.

  6. inutile scrive:

    Non vorrei metter il dito nella piaga ma è stato il vostro capo Bocchino a proporlo

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