di CARMELO PALMA – Se non suonasse banale e (peggio) dalemiano, augurerei a tutti un 2011 “normale”. Non straordinario, non irripetibile. La bolla di eccezionalità che gonfia e affligge la politica italiana non porta bene. E soprattutto non porta a nulla.

Veniamo da un decennio perduto, pieno di speranze e di fallimenti. Il fatto che in Italia a sinistra trionfi il paraculismo politico di Nichi e a destra il narcisismo impolitico di Silvio dimostra che siamo un paese speciale, ma non fortunato. Eppure l’anomalia italiana non è un errore, cui sia possibile porre rimedio con un tratto di penna o un reset “di sistema”.

Difficile spiegare perché il Cav. sia il solo capo di governo al mondo a non pagare l’insuccesso sul fronte economico e Vendola il solo leader della sinistra europea a vincere con le cover politiche degli anni ‘70. Di certo, non è possibile liquidare solo come un segno di arretratezza il fatto che a sinistra vinca chi meglio rappresenta le ragioni per cui la sinistra è perdente e a destra resista chi l’elettorato liberale e moderato avrebbe già dovuto – con qualche ragione, dopo quindici anni – giudicare unfit.

Non si può ritenere che gli italiani siano antropologicamente “sbagliati” e corrano appresso al berlinguerismo sexy di Nichi e alla politica spettacolo di Silvio per un riflesso condizionato e autolesionistico. Se due leadership così eccentriche sono così centrali nelle dinamiche del nostro sistema politico, significa che esercitano un’egemonia reale, anche se la loro politica è virtuale, un puro gioco di narrazioni e rimozioni.

Lavorare ai margini di questo scontro – che vuol dire anche ai margini dell’industria culturale italiana – è complicato. Perché è difficile che qualcuno ci metta la faccia e i quattrini, oltre alle idee. E perché è difficile far breccia non disponendo di alcuna leva in un sistema dell’informazione che si è pigramente accomodato sull’anomalia italiana, assumendone le sembianze e i vizi.

Chi vivrà vedrà. Intanto, buon anno a tutti.