Guzzanti: Berlusconi, democratico come Putin

– “Il 14 dicembre, il giorno della fiducia, incontro Berlusconi in aula che mi fa: “lo so perché tu ce l’hai con me, è per Putin. Tu credi che sia un dittatore e invece, credimi, è la persona più dolce del mondo. Anzi, sai cosa c’è, Paolo? La prossima volta che Vladimir verrà in Italia ti invito a cena, così lo incontri personalmente e potrai vedere tu stesso che pasta di uomo sia.”
La risposta di Paolo Guzzanti è: “Si, Silvio, a cena ci vengo ma magari il cibo me lo porto da casa!”

L’affaire Khodorkovski gida vendetta. E impone una riflessione – l’ennesima, allarmata riflessione sul rapporto che il Presidente Berlusconi ha fatto instaurare all’Italia con la Russia di Putin. Quella della Politkovskaja, di Litvinenko, dell’ex capo della Yukos, appunto. Una Russia che, chiamamola come ci pare, ma che non è certo definibile una democrazia.
Su Guzzanti, però, Berlusconi ha ragione: l’autore di – tra l’altro –
Guzzanti vs Berlusconi e Il mio agente Sasha. La Russia di Putin e l’Italia di Berlusconi ai tempi della seconda guerra fredda (oltre che del più recente Mignottocrazia) ce l’ha con il Cav proprio a causa di Putin. Argomento di cui il nostro interlocutore sa, avendo egli presieduto, tra il 2002 e il 2006, la commissione parlamentare d’inchiesta che, nata dal Dossier Mitrokhin, ha indagato sulle attività condotte fino al 1984 dal Kgb nel nostro paese. La rottura tra i due – Guzzanti e Berlusconi – si consuma nel 2009. Ma i primi scricchiolii affondano ad almeno un lustro prima. Come ci ricorda qui il giornalista-blogger-scrittore-deputato, oggi nel gruppo misto.

“Era il 2002, Putin sarebbe venuto in Italia e sarebbe stato ospite del Presidente del Consiglio, nella sua residenza in Sardegna. Per l’occasione scrissi una lettera (che feci tradurre in russo) in cui, alla luce dell’amicizia e della sintonia democratica che legava i nostri paesi, invitavo il Capo della Federazione russa a collaborare con la Commissione, per permetterci di far venir fuori tutta l’inquietante verità sulle non edificanti attività compiute nel nostro paese sotto le insegne dell’impero sovietico. Chiesi naturalmente a Berlusconi di consegnare la missiva al capo del Cremlino. Ma ad un certo punto, durante la cena in onore dell’ospite russo, da Villa Certosa mi chiamò Fabrizio Cicchitto e mi disse di rassegnarmi, ché Berlusconi, quella lettera, non l’avrebbe mai fatta arrivare nelle mani del destinatario. Evidentemente, il Presidente del Consiglio temeva di rovinargli l’umore.
Fatto sta che, visto che dal nuovo amico dell’ex spia del Kbg non saremmo stati certo aiutati nella nostra missione – che era appunto quella di far luce sulle imprese del Kgb medesimo – per arrivare ai ‘segreti di Mosca’ mi detti da fare attraverso altre vie. Chiesi cioè una rogatoria a Mosca. Si trattava di un passo formale, diplomaticamente sensibile: una rogatoria comporta una procedura istituzionale severa, che coinvolge anche il Ministero degli Esteri. Roba seria. Ebbene, passarono alcuni mesi, ma la risposta arrivò. E la risposta fu che la Federazione avrebbe considerato un ‘alto tradimento’ collaborare con una Commissione come la nostra, che aveva l’ardire di infangare il passato della grande patria Russia.”

Fare luce sul passato sovietico, insomma, non si poteva.

“No, infatti. Non a caso, da allora i giornali di governo cominciarono ad attaccarci – echeggiati con straniante simmetria dalla stampa di sinistra. Venne gettato un bel po’ di fango sulla commissione, sul sottoscritto e sulle fonti che avevano permesso alla nostra indagine di far luce su aspetti, certo non tranquillizzanti per il nostro paese, delle attività e della pervasività della rete spionistica sovietica – oltre che della proiezione che della medesima rete si ebbe nell’era ‘democratica’ nata con il crollo dell’Urss.”

Ma lei, Guzzanti, come se lo spiega il feeling tra il Cavaliere italiano delle Libertà e l’uomo che ha portato il Kgb –  i suoi metodi, il suo ‘concept’, le sue strutture – al Cremlino?
“Ma guardi, il fatto è che Berlusconi non ha un’idea costituzionale della democrazia. Non si rende nemmeno conto di cosa significhi ‘democrazia liberale’. Per lui, la democrazia sono le elezioni: chi vince governa e buona notte. Tutto il resto, i vari pilastri dei regimi democratici, per lui sono solo impedimenti, sono ‘lacci e lacciuoli’. Ed è per questo che prova ammirazione –  sincera, niente affatto strumentale – per la ‘democrazia’ versione Putin, o Gheddafi, o Lukashenka. Se, chi vince, è il capo e dunque merita rispetto e stima, è chiaro che chi vince di più – come ad esempio uno degli ultimi nuovi ‘migliori amici’ del Cavaliere, il dittatore bielorusso Lukashenka, appunto – è un capo più capo, e merita più rispetto di quei mezzi capi che sono i leader delle democrazie occidentali, che – quando gli va proprio bene – arrivano al massimo alla maggioranza relativa del consenso popolare.”

Berlusconi dice che Putin – che la Russia – fa passi da gigante sulla via della democrazia.
“Si, Berlusconi lo dice, ma non è così. E questo non ce lo conferma solo il caso Khodorkovsky – su cui ci ritroviamo ad inorridire oggi. Nel 2006, a luglio, pochi mesi prima dell’eliminazione di Sasha Litvinenko – l’ex spia dissidente, avvelenata col Polonio a Londra – Putin, allora Presidente, fece approvare dalla Duma una legge la quale stabiliva il diritto della Russia a procedere alla eliminazione fisica, anche all’estero, di chiunque costituisse una minaccia alla Patria. Con questa legge è sufficiente che l’Fsb – come si chiama oggi il Kgb – stabilisca che un tizio, russo o di altra nazionalità, è una pericolosa minaccia per la ‘patria’, perché le autorità si sentano legittimate a farlo fuori.”

Quindi magari anche uno come lei.
“Chiunque. Guardi, non è un caso se a Litvinenko, nel momento in cui comprese che in Russia lo avrebbero fatto fuori, fu consigliato di andare in Gran Bretagna o negli Usa, ma non in Germania e men che meno in Italia dove – riferì lui stesso a noi della Mitrokhin di cui fu informatore –  le strutture degli ex servizi sovietici erano in realtà ancora più attive di prima, essendo appunto addirittura al governo. E parliamo del 2000 quando Prodi – che pure era, diciamo così,  visto con simpatia dagli spioni russi – era alla Commissione europea, non al governo del paese. Non occorre uno sforzo di memoria, via, per scoprire a quale governo amico pensassero gli agenti post-sovietici!”

Putin, il continuatore dell’Urss, e con gli stessi mezzi. Questo ci riporta a Khodorkovski.
“Beh, sull’affaire Khodorkovski la cosa è facile. D’altronde l’ha spiegata lo stesso Putin, qualche mese fa, commentando il passaggio agli Usa della spia russa le cui rivelazioni hanno permesso di smantellare una rete di infiltrati che annoverava nei suoi ranghi anche la panterona rossa, Anna Chapman. Ebbene in merito alla sorte che sarebbe toccata alla spia filo-americana, Putin ha pronosticato che gli sarebbe finita come a tutti i traditori, e cioè male. Ha quindi ammonito gli eventuali emuli che per questo tipo di spiacevoli eventualità contro-patriottiche Mosca è attrezzata per risolvere le cose come è giusto che sia, e cioè non a cospetto del pubblico, non con le regole della giurisprudenza democratica, ma con quelle del Kgb.
Che Khodorkovski sia una vittima politica è sotto gli occhi di tutti. È accusato di avere rubato allo Stato, tra il 1998 e il 2003, durante le liberalizzazioni di Eltsin, milioni di tonnellate di petrolio. Eppure, l’allora ministro del commercio ha testimoniato al processo dicendo che se fosse stato vero, e cioè che una sì spropositata entità di greggio fosse stata sottratta al suo ministero, beh, lui non avrebbe potuto non saperlo. I giudici che hanno ri-condannato il ‘ladro di petrolio’ evidentemente non hanno ricavato considerazioni analoghe. Ma, in fondo, a chi importa della fondatezza delle imputazioni?
Khodorkovski non è stato eliminato, non fisicamente almeno, solo perché è diventato come uno di quei dissidenti dell’Urss troppo famosi all’estero per poter essere fatti fuori. Il fatto è che Khodorkovski non è un dissidente politico. Il suo ‘crimine’ nasce dall’aver fatto della Yukos un’azienda capace di fare un sacco di denaro, senza passare dal via, cioè dal Cremino. Yukos era una potenza economica russa, ma privata, non dello Stato. Pensi che produceva tanto greggio quanto l’intero Kuwait, e questo Putin non lo poteva tollerare. Non poteva tollerare che quel bendiddio restasse a un privato, e che quel privato fosse uno che a un certo puntò si metteva addirittura a finanziare l’opposizione liberale.”

Già. Intanto per Khodorkovski l’Europa protesta, gli Usa protestano, Putin sfancula gli uni e gli altri. E il governo italiano? Non una parola. Qui finisce che, da una parte l’Italia si fa paladina dei valori democratici, al punto da ingaggiare una guerra in terra remota pur di affermarne la supremazia etica; dall’altra però, ai principi democratici deroghiamo con una pacca sulle spalle ai peggiori dittatori su piazza.
Infatti, è questa l’insopportabile e persino nociva doppiezza berlusconiana. Con quale coerenza il governo sta con gli Usa in Afghanistan – in nome della democrazia – e con il regime liberticida russo, contro Khodorkovski, cioè contro la non negoziabilità delle regole democratiche e dello stato di diritto? È una questione che andrebbe posta al Premier Berlusconi ed al di lui messaggero, il Ministro degli Esteri Frattini.

Un’ultima cosa, Guzzanti. Cosa può dirci dei presunti affari di Berlusconi con Gazprom che – Wikileaks ci ha informato – pare preoccupino anche la diplomazia degli Stati Uniti?
Beh, quel che so è che non ci sono prove. O, se ci sono, noi non le abbiamo. Credo però che un paese come la Georgia possa saperne di più. Questo almeno è quello che sono portato a credere, in base ai contatti personali che ho avuto modo di stringere anche con il Presidente Saakashvili. Nulla di provato. Dunque, per quanto mi riguarda, non c’è nulla. Quello che si può dire, però, è che non è normale che Berlusconi, al di fuori di qualunque regola istituzionale, senza riferire in Parlamento, senza neppure informare la Farnesina partecipi periodicamente ad incontri misteriosamente blindati sotto l’etichetta ‘vita privata’, con personaggi come Erdoğan, Putin, Schröder ai quali talora si unisce pure Gheddafi – personaggi, guarda un po’, tutti legati al business del gas. Insomma, se Berlusconi – che di mestiere fa il Presidente del Consiglio – sparisce a Mosca per un paio di giorni un paio di volte l’anno, per ivi incontrare colleghi di altri paesi, e se di quegli incontri non resta nulla di ‘ufficiale’, nulla di cui si ritiene di dover informare il paese di cui si è temporaneamente nell’esercizio delle funzioni di governo, beh il sospetto che ci vada per affari suoi, come dire, nasce spontaneo.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

7 Responses to “Guzzanti: Berlusconi, democratico come Putin”

  1. GIAMPAOLO scrive:

    Mi fido poco di Berlusconi, ma ancora meno di Guzzanti e famiglia!

  2. creonte scrive:

    oggi c’è wikileaks; certo meglio delle commissioni parlamentari

  3. Paolo Luchessa scrive:

    “Ma guardi, il fatto è che Berlusconi non ha un’idea costituzionale della democrazia. Non si rende nemmeno conto di cosa significhi ‘democrazia liberale’. Per lui, la democrazia sono le elezioni: chi vince governa e buona notte. Tutto il resto, i vari pilastri dei regimi democratici, per lui sono solo impedimenti, sono ‘lacci e lacciuoli’

    Posto che le elezioni siano veramente regolari ed il contesto veramente democratico (possibilitá di votare un’alternativa alle prossime elezioni)la penso esattamente cosí. Per essere chiari: il resto, piú che lacci e lacciuoli sono str….zate.

    Paolo Luchessa – Milano

  4. Dottor Paolo Guzzanti, perché non sei sincero?

    Con tutto il rispetto Paolo se lo taglia per fare contento la moglie o dei suoi figli Kompagnuzzielli?
    Vero che fu Presidente della Commissione Mitrokhink poi una risposta sulla Democrazia di Berlusconi “ …non ha un’idea costituzionale della democrazia. Non si rende nemmeno conto di cosa significhi Democrazia liberale ” Forse ne ha vista quella dei Catti-Comunisti che hanno ucciso il suo e mio amico statista Bettino Craxi? Ultimo, negagli la fiducia e votare per terroristi e Comunisti, anche se si credono Democratico scritto sul logo? “ Legge che stabiliva il diritto della Russia a procedere alla eliminazione fisica “, ebbe? Se all’epoca l’Italia, avesse applicato la pena di morte, oggi senza i Comunisti e Catto-Comunisti che sono più Fascisti, saremmo i primi del mondo, in Democrazia e N1° in Economia: sbagliato fu la rinuncia del piano Marrangiu! La Patria non è solo, quando si onorano i caduti o cerimonie di pelose, poi il mattino si gambizzano, si uccidono (come miei amici, Walter Tobagi, Mercanzin e me) mentre i Sinistri si dimenticano, i doveri di un patriota o di un lavoratore, ora senti e vedi lamenti e lacrime di coccodrillo che non arrivano alla fine del mese! Ma a quale Partito adersiscono questi Sindacalisti? Oggi è negato Parlare di pena di morte, ma miglia crepano nei cantieri e strade e chi sono coloro che Politicamente li gestiscono? Forse, Dio non diede la possibilità a Mosè di aprire le acque e, richiuderle subito dopo, facendo annegare il nemico? Putin, il continuatore dell’Urss, e con gli stessi mezzi? Forse, il Pci, Pds, Ulivo e Pd non uguali sugni che, prima ammiravano l‘Urss con la seria di ss20 puntati sul nostro cranio ed ora i “ resistenti ” che sgozzano e, con kamikaze uccidono a tradimento chi porta pace in Iraq e in Afghanistan? In poche parole, i Kompagnuzzi Italiani non era meglio averli fucilati per alto tradimento come spie, oltre a montagne di dollari di finanziamento occulto? Ultimo cavolata, vale solo per giornalisti incontri segreti e non per un grande Statista con le palle, alla Craxi “… non è normale che Berlusconi, al di fuori di qualunque regola istituzionale, senza riferire in Parlamento, senza neppure informare la Farnesina partecipi periodicamente ad incontri misteriosamente blindati sotto l’etichetta ‘vita privata‘, con personaggi come Erdoğan, Putin, Schröder ai quali talora si unisce pure Gheddafi – personaggi, guarda un po‘, tutti legati al business del gas” Mi dica dottor Paolo, ha mai scritto qualcosa contro la Fiat-Agnelli col nono del capitale in mano a Gheddafi, quand‘era il N1°, ricercato come terrorista da gli Usa? Sa cosa mi rispose un Direttore di media Sinistroide in un meeting su un set di Mediaset nel ‘92? “ Mica scemo! Io avevo in nero, auto, autista e telefono gratis! L’articolo lo facevo, era un po’ diverso..! ”
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