Dal partito al think tank: piccola mappa della destrutturazione politica italiana

Pubblicato anche su 2+2, il blog economico de Il Foglio – La fase avanzata di decomposizione dei partiti politici italiani ha favorito, soprattutto negli ultimi anni, la nascita di una variegato mondo di fondazioni o associazioni di cultura politica che pretendono di ispirarsi al modello dei think tank americani. In realtà, come ha ben spiegato Mattia Diletti, le esperienze italiane appaiono spesso molto lontane dalle ben più affermate realtà statunitensi. La carenza di fondi, l’attenzione focalizzata sugli obiettivi politici di breve periodo, l’eccessiva politicizzazione-partitizzazione sono solo alcuni dei fattori che vanno ad inficiare la potenziale crescita di organizzazioni anche solo lontanamente paragonabili a quelle americane che hanno caratterizzato, e continuano ad influenzare, i più importanti sviluppi delle politiche pubbliche messe in campo dalle differenti amministrazioni senza distinzioni fra democratici e repubblicani.

Nonostante queste, abbastanza pessimistiche, considerazioni introduttive proveremo, senza presunzione di esaustività, a passare brevemente in rassegna le principali e più influenti istituzioni che operano nel contesto italiano. Ci limiteremo a quelle che presentano comunque una chiara affiliazione politica o che sono riconducibili ad un personaggio politico di riferimento.

Democratica (Walter Veltroni): La neonata fondazione veltroniana si è subito caratterizzata per i numerosi eventi organizzati e per il subitaneo e vivo interesse dei media. Del resto le prime iniziative, dalla summer school di Bertinoro alle conferenze, hanno visto confrontarsi importanti esperti delle diverse tematiche oggetto di analisi e protagonisti di primo piano del dibattito pubblico. Il webmagazine sembra però dar troppo spazio a protagonisti navigati della scena politica a discapito di contributi da parte di giovani studiosi e/o politici. Le lancette della sezione position papers sono ferme al 2009. Nel frattempo si deve segnalare come numerosi popolari potrebbero essere in uscita dall’esperienza di Democratica per aderire ad una nuova fondazione voluta dall’ex ministro Fioroni.

Free Foundation (Renato Brunetta): L’incarico ministeriale sembra aver rallentato le attività della fondazione che fa capo al ministro Brunetta. Alle partnership degli anni scorsi con Libero, Il Giornale e Panorama che hanno portato alla diffusione presso il grande pubblico dei Manuali di politica e dei Manuali di conversazione politica non ha fatto seguito alcuna nuova iniziativa degna di rilievo. Basta guardare le lancette del blog ferme al 25 giugno 2009.

Glocus (Linda Lanzillotta): La capacità di innovazione dell’ex ministro Lanzillotta sembra essersi arenata dopo l’uscita dal PD e l’ingresso in API. Basta guardare il sito di Glocus per rendersi conto della sporadicità degli aggiornamenti e della staticità della situazione. Urge ristrutturazione soprattutto in una eventuale prospettiva terzopolista.

Italianieuropei (Massimo D’Alema): Sicuramente la più strutturata ed efficace fondazione che gravita attorno all’area del PD. La nomina di Massimo D’Alema a presidente della Foundation for European Progressive Studies potrebbe potenziare ulteriormente il già ampio e collaudato network della fondazione.

Farefuturo (Gianfranco Fini):  La visibilità mediatica di Gianfranco Fini ha regalato a Farefuturo, e soprattutto al suo web magazine, un ritorno importante sugli investimenti effettuati. L’ iperattività di Filippo Rossi associata alla moderazione di intellettuali come Alessandro Campi e ai talenti delle giovani leve farefuturiste ha fatto sì che la produzione intellettuale del gruppo e del relativo network (Charta Minuta, Caffeina Magazine, Secolo d’Italia) si sia caratterizzata per un forte impatto mediatico. Si segnala l’assenza di proposte analitiche soprattutto in materia economica. Farefuturo resta comunque una delle realtà più dinamiche sulla piazza anche se, come per la quasi totalità delle esperienze italiane, il core business resta l’analisi delle contingenze politiche e non l’elaborazione di precisi interventi di policy.

Fondazione Liberal (Ferdinando Adornato): Il ben noto attivismo dell’onorevole Adornato sembra esser diminuito di intensità negli ultimi anni. Continua però le attività di divulgazione ed organizzazione di convegni della fondazione nell’attesa di un futuro partito centrista. La crisi di vendite di Liberal quotidiano non aiuta la circolazione delle eventuali proposte di policy che sembrano comunque non molto frequenti e non affidate ad una puntuale e sistematica elaborazione.

Liberamente (Mariastella Gelmini, Franco Frattini, Sandro Bondi): Dal sito si apprende che la Fondazione Liberamente ha lo scopo di “sostenere la Cultura della Libertà e la politica del buon governo del Premier Silvio Berlusconi, coniugandole con i valori della tradizione cristiana, popolare e riformista, attraverso la concezione dello Stato che ponga al centro i diritti della persona”. Dopo la presentazione iniziale le attività sembrano essersi fermate. O forse non sono mai partite.

Libertiamo (Benedetto Della Vedova): Come testimoniamo i numeri degli accessi al webmagazine, la visibilità guadagnata con la presentazione di alcuni progetti di legge presentati (su tutti quello della privatizzazione della RAI) e l’attività di analisi ed elaborazione di proposte di policy (nei campi più disparati, dagli ogm alle telecomunicazioni, passando per l’energia e le politiche sanitarie), Libertiamo chiude l’anno con un bilancio sicuramente positivo. Dovrà decidere cosa vuol fare da grande.

Magna Carta (Gaetano Quagliariello): Magna Carta è forse la fondazione con maggiori possibilità di crescita nel campo politico del liberal-conservatorismo. Le pubblicazioni, prima sporadiche, ora si succedono con maggiore regolarità, così come gli eventi organizzati e pensati intorno a tematiche specifiche. Alle attività della fondazione si affianca l’opera divulgativa del quotidiano online L’Occidentale. Necessità forse di una ottimizzazione sul piano del marketing e della diffusione delle proposte di policy.

Nens (Pierluigi Bersani-Vincenzo Visco) Il laboratorio di proposte che fa ha capo all’ex ministro delle finanze si caratterizza per la costante attenzione alle dinamiche economiche e fiscali. L’aggiornamento del sito è costante anche se l’ultima pubblicazione disponibile della rivista data 2006 e l’ultimo “quaderno” risale al 2007.

Fondazione Nuova Italia (Gianni Alemanno): Assente dal dibattito pubblico, funge soprattutto da organizzazione-corrente ma non produce iniziative editoriali e proposte di policy concrete.

360 (Enrico Letta): Nata del 2007 per mantenere viva la rete costituitasi attorno ad Enrico Letta ai tempi della candidatura per le primarie del Partito Democratico, il network di 360 si è consolidato negli anni e presenta numerose iniziative di approfondimento (progetti di ricerca tematici, focus group)  e di divulgazione (360magazine). La recente legge sul rientro dei talenti è stata ideata proprio qui.

Fondazione Zefiro (Gianni Pittella): L’attivismo del vice-presidente del parlamento europeo e del suo staff produce iniziative a getto continuo. Zefiro si pone come uno dei nodi di un più vasto network che comprende anche l’iniziativa bipartisan MESEURO (co-partner è l’onorevole Mario Mauro) e, entro certi limiti, le attività della fondazione Mezzogiornoeuropa. I temi del meridionalismo, le problematiche dell’area euro mediterranea sono sempre declinati in chiave europea. Da segnalare l’iniziativa di grande successo EuropaBarCamp che, in varie tappe, ha fatto discutere di temi della politica europea numerose persone. Non sono ancora presenti studi o contributi analitici rispetto a singole policy, anche perchè la fondazione è di recente costituzione.

Alle fondazioni fin qui elencate, e che fanno riferimento a determinati personaggi politici o ad aree politiche determinate, dobbiamo poi aggiungere quelle istituzioni che non hanno affiliazioni politiche esplicite ma che contribuiscono al dibattito pubblico in modo sostanziale come Aspen-Institute, Astrid, l’Istituto Bruno Leoni, ItaliaFutura, la Fondazione Formiche, il centro studi Tocqueville-Acton. Alla destrutturazione e decomposizione della “forma-partito” contribuisce poi tutta quella miriade di movimenti ed organizzazioni che, con varie finalità, interviene nel dibattito pubblico: basta pensare alle rete delle Fabbriche di Nichi Vendola vera e propria struttura di supporto organizzativo e di elaborazione programmatica delle politiche del governatore pugliese .

E’ bene comunque ribadire come, soprattutto nel contesto italiano, più che di think tank sarebbe meglio parlare di “fondazioni di cultura politica”; infatti, molto spesso, accade che le varie organizzazioni vadano a costituire una vera e propria unità di ricerca e sviluppo dell’ “imprenditore politico” di turno. Questa tendenza costituisce uno dei principali deficit dell’esperienza italiana, in quanto l’estrema individualizzazione del marchio tende a legare in maniera inesorabile il destino dell’organizzazione alle fortune politiche del parlamentare di turno. L’organizzazione si trasforma così da ente eventualmente capace di elaborare e proporre modifiche strutturali, di sistema, ad appendice momentanea che serve a dare lustro e visibilità al politico di riferimento (vanity tank).

Lo stato dell’arte che emerge da questa analisi (parziale) non è dunque dei migliori, anche se, proprio per questo motivo, lascia intuire che potrebbero esserci potenziali spazi di mercato per imprenditori di idee pronti a rischiare. Gli “imprenditori politici”, invece, farebbero bene a ricordarsi che in politica non si vince soltanto il giorno delle elezioni, ma che come ricordava Margaret Thatcher: “You have to win the argument before you win the vote”.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

One Response to “Dal partito al think tank: piccola mappa della destrutturazione politica italiana”

  1. alepuzio scrive:

    Della Fondazione Liberal è anche giusto citare la rivista “Risk” che si occupa di geopolitica e strategia militare in modo approfondito.

Trackbacks/Pingbacks