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Occhio Belpietro, qualcuno potrebbe darle del ‘mandante morale’

– È storia nota di questi giorni. Il 27 dicembre la prima pagina di Libero apre così:
(occhiello) “Il Kamikaze”
(titolo) “FINI HA FALLITO”
e poi un editoriale del direttore Maurizio Belpietro, che racconto così come lo ha raccontato lui:

“Qualche giorno prima di Natale, un signore si è rivolto a me raccontandomi di un presunto attentato che qualcuno voleva organizzare in Puglia ai danni del presidente della Camera. Il tizio, che non conoscevo prima e non mi è parso né matto né truffatore, ha aggiunto che all’uomo pronto a premere il grilletto i mandanti avrebbero
promesso 200 mila euro, a patto però che facesse ricadere le colpe dell’agguato sul presidente del Consiglio”.

Questa la testimonianza di Belpietro. In poche parole il direttore di Libero afferma che Fini sia talmente a secco di ragioni politiche, da organizzare un falso auto-attentato, a ridosso di probabili elezioni, per rilanciare, sull’onda del prevedibile sgomento nazionale, le sue chance di affermazione elettorale, e per screditare e calunniare il presidente del Consiglio. Ma non basta, c’è dell’altro. Così continua Belpietro:

“In più, informavo anche dell’esistenza di una signorina che da qualche tempo gira le redazioni raccontando di convegni amorosi a pagamento con la terza carica dello Stato. Anche qui avvertivo lettori e autorità, precisando che la testimone avrebbe potuto essere una mitomane o una ricattatrice, sta di fatto che a richiesta forniva le generalità e acconsentiva a videoregistrare il suo racconto. Aggiungo che, a quanto pare, la donna non avrebbe contattato solo Libero, ma anche altri quotidiani.”

In ultima analisi, Fini avrebbe una storia a pagamento, e di lungo corso, con una prostituta, proprio come Berlusconi. Il barba e capelli di Fini è completo. Non solo egli è un mestatore che vuole avvelenare e manipolare il clima politico con una, fintamente drammatica, messa in scena, ma è pure un predica bene e razzola male. È uno che parla di moralità, che critica i malcostumi psico-sessuali del premier – che avviliscono la dimensione simbolica delle istituzioni, che sempre s’incarna negli uomini che le rappresentano – e poi fa le stesse cose del suo bersaglio morale, ossia, va a mignotte. Lo fa però in tono minore e un po’ da sfigato, visto che Berlusconi passa da una escort all’altra mentre Fini si accontenterebbe del classico mono-rapporto con una amante (sola) a pagamento, come fanno gli uomini mediocri che, una volta sposati, non avendo modo di affascinare e concupire un’amante, la noleggiano.

Sta accadendo qualcosa di strano. Le “voci” ed i falsi attentati stanno diventando una costante della ragione politica. Ricordo che l’8 ottobre, pochi giorni dopo il presunto attentato subito da Belpietro (senza testimoni o indizi alcuni, se non il racconto del capo-scorta), visti i molti dubbi circa la veridicità del fatto, lo stesso Belpietro (pure apparentemente indignato) così aveva titolato su Libero:
(occhiello) “Chi vuole imbavagliarci”
(titolo) “SCUSATEMI SE SONO VIVO”.

Ovviamente il PDL e le sue tante testate giornalistiche, in stampa e tv, davano per vera la pista attentato; ma poi ieri, 28 dicembre, leggiamo su Il Giornale questo titolo: “Agguato a Belpietro, dubbi dei pm, capo-scorta verso l’incrimazione”, con il seguente sommario: “Le telecamere non filmarono intrusi. Per i pm l’attentato al direttore di Libero sarebbe solo una montatura della guardia del corpo, poi rimosso perché stressato”.
A parte l’errore ortografico nel sommario – sta accadendo qualcosa di strano. Il Giornale Vs. Libero. Due anime dello stesso schieramento, una guerra in famiglia. Roba tra giornalisti, affermano alcuni. Fatto sta che questi due giornali, negli ultimi mesi, fanno uso spregiudicato di falsi dossier, di implausibili attentati, di canovacci fantastici, per attaccare, o meglio, delegittimare un unico target, l’opposizione anti-berlusconiana.

Questi sono i giornali che hanno tirato fuori, in pochi mesi, il dossier Boffo (falso), la casa del cognato di Fini a Montecarlo (inconsistente), l’attentato a Belpietro come frutto, per causa/effetto, della violenza politica della sinistra e dell’opposizione tutta (un bluff), il centrosinistra come mandante dei disordini in piazza del 14 dicembre (confondere Bersani e Vendola con Autonomia Operaia fa ridere i polli) e adesso Fini che giocherebbe con i finti killer tra una prestazione a pagamento e l’altra.

Il principio della delegittimazione dell’avversario politico, attraverso falsi indizi, è divenuta una costante del contesto politico italiano, e questo è ormai evidente, ma l’ultima uscita di Belpietro ha fatto fare un salto di qualità alle strategie stesse della delegittimazione, che da adesso, dalla prima pagina di Libero dell’altro ieri, si iscrive nelle logiche della strategia mafiosa. Dire che Fini organizza un falso attentato a sé stesso non vuol dire, solo e semplicemente, che è un folle demagogo e disonesto, ma vuol dire soprattutto destabilizzazione e azzeramento della credibilità – non solo della sua dignità politica ma di tutta la zona politica che rappresenta. Vuol dire, in altre parole, “isolare” moralmente chiunque si opponga al Presidente del Consiglio.

E poi, altro ancora. Qualsiasi cosa di violento dovesse capitare a Fini, da oggi in poi, da adesso alle elezioni, sarebbe letta e interpretata (socialmente intendo) come una messa in scena. Rimarrebbe in tutti il dubbio del bluff. Questo è un altro predicato dell’agire mafioso, quando si vuole “isolare” un personaggio che si oppone alla mafia, i boss agiscono in questo modo: facciamo sapere in giro che sei un disonesto e colluso con la malvivenza, così quando ti avremo ammazzato, tutti penseranno che sei morto perché corrotto.

Caro Belpietro, quindi, mi pare di poter dire che lei sta facendo la mossa sbagliata. Sta citando le logiche della delegittimazione mafiosa; esattamente come quando a Palermo l’alta borghesia collusa con la mafia, i tanti ambigui loschi figuri del palazzo di giustizia, e la vox populi di quella parte della città che prosperava coi Corleonesi, insomma tutte queste belle persone andavano a dire in giro che Falcone era un mitomane, politicamente pericoloso, e che pur di mantenere visibilità avrebbe finito con l’inventarsi un falso attentato, quello dell’Addaura per l’appunto. Ma poi Falcone l’ hanno ammazzato, e i mandanti erano quelli che prima gli avevano dato del mestatore mitomane.

Caro Belpietro, in che buffa situazione si è cacciato! E se poi a Fini, in futuro, dovessero sparar davvero? E se lo dovessero davvero fare secco? Pensi che divertimento se qualcuno dovesse, in un futuro, trovarsi a pensare che lei il è mandante dell’omicidio di Fini. Attenzione, anche se nei prossimi giorni Gianfranco Fini dovesse cadere per le scale, la cosiddetta gente, quella che conosce la storia, potrebbe intendere che sia stato lei – o i suoi amici, il che è lo stesso. Da oggi non le rimane che sperare che Fini non si becchi manco un raffreddore. Qui si scherza ovviamente, come fa lei quando fa le sue affermazioni, d’altronde.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Occhio Belpietro, qualcuno potrebbe darle del ‘mandante morale’”

  1. Patrizia Tosini scrive:

    Bello Francesco, mi è piaciuto molto (non posso “likare”, perché non sono su facebook ;-))

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