Categorized | Capitale umano

Il principale conflitto d’interessi

– da il Secolo d’Italia del 29 dicembre 2010 –

Da liberale non mi è mai sfuggita l’anomalia, nell’Occidente libero, del principale editore che diviene presidente del Consiglio del suo paese. Ma ho sempre difeso questo dato di fatto, che aveva ragioni storiche precise e radicate nella fine traumatica della prima Repubblica travolta dalle inchieste giudiziarie di Mani Pulite: dopo la discesa in campo del 1994, sarebbe stato irragionevole cancellare con un tratto di penna legislativo Silvio Berlusconi dalla politica italiana, come molti avrebbero voluto.

In tanti a sinistra pensavano che l’iniziale successo elettorale di Berlusconi derivasse dal cambio culturale impresso dalle sue televisioni, da “Drive in” e dagli altri programmi “consumistici”, piuttosto che dal rappresentare una risposta alla domanda di una politica moderata e liberale alternativa alla sinistra culturalmente egemone ma politicamente “vecchia”. Sbagliavano. Come avevano sbagliato, a mio avviso, quando nel 1984 lessero nel decreto sulle TV di Bettino Craxi una inaccettabile forzatura (era una scelta di apertura al pluralismo e alla concorrenza nel settore televisivo). E come avrebbero sbagliato quando nel 1995 provarono per via referendaria a stroncare Mediaset.

Nel corso degli anni, i media berlusconiani hanno sempre portato acqua al mulino del centrodestra, sul piano della cultura e dell’informazione politica. In qualche modo, Berlusconi sembrava “sussidiare” di tasca sua un’espressione di cultura politica espulsa per decenni dai più importanti gangli della società italiana, in primis il sistema d’istruzione e il “mondo della cultura”, spocchiosamente inteso. Con questa ragione – e non penso fosse solo un alibi – per i moderati e i liberali (incluso il sottoscritto, che in quanto radicale in quegli anni militava in formazioni concorrenti ed alternative a quelle berlusconiane) diveniva accettabile il “co-interesse” del Berlusconi editore con quello politico.

Non era inevitabile, e per molti versi nemmeno prevedibile, il cambio di passo oggi cui stiamo assistendo: il quotidiano di proprietà della famiglia del presidente del Consiglio (Il Giornale) e quello diretto da una firma di punta dei programmi giornalistici di Canale 5 (Libero) sono divenuti strumenti di azione militante a favore di Silvio Berlusconi, utilizzati contro i suoi avversari. E che lo facciano con inusitata veemenza contro il “nemico interno” – mentre sono pronti a difendere l’indifendibile quando si tratta del loro editore/leader o di persone a lui “fedeli” – dovrebbe fare riflettere chi, proprio come il Cavaliere, ha sempre tuonato contro i regimi comunisti.

Anche i tg di cui Berlusconi è direttamente editore, insieme a quelli dei quali ha scelto per via politica i direttori, non sono più solo genericamente filo-governativi, ma sono divenuti attori militanti della lotta politica e di potere più di quanto non lo fossero in passato. Con la Rai (che oggi non può che essere privatizzata) il centrodestra doveva fare meglio, non peggio della sinistra. O no?

Negli ultimi due anni non sono mancati nemmeno gli interventi diretti del Governo per ostacolare un’impresa concorrente di Mediaste come SKY: diminuzione dei tetti pubblicitari per le reti via satellite, aumento dell’Iva e, da ultimo, un paradossale tentativo di impedire ad un’azienda in quanto americana (non russa o libica) come quella di Rupert Murdoch di investire sul digitale terrestre in base ad una presunta mancanza di reciprocità. Siamo seri: gli investimenti esteri, a maggior ragione se provenienti da paesi liberi e democratici, vanno incentivati, non ostacolati!

Per Berlusconi, è come se il passare degli anni avesse fatto via via cadere i freni inibitori. Di questo passo, sarà sempre piú difficile difendere l’anomalia berlusconiana dell’editore che si fa leader politico e primo ministro, o continuare a sostenere che il conflitto di interessi, nonostante tutto, sia un elemento governabile della realtà politica italiana.

Post scriptum: Conosco l’obiezione: “te ne accorgi solo ora, quando i media di Berlusconi attaccano Fini?” Sto nel centrodestra da cinque anni e ho sempre pensato che nelle cose, almeno quanto le regole e le leggi, possa il senso della misura. Ma proprio questo, nel Cavaliere e nei suoi “collaboratori”, è andato svanendo.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

12 Responses to “Il principale conflitto d’interessi”

  1. Paolo scrive:

    Per chi parla come mangia:

    “Quando Fede e la Carlucci in tv rompevano le balle alla sinistra, il Berlusconi editore e politico mi andava bene.
    Ora rompono le balle a Fini, e allora mi inca77o di brutto.
    Non perché è Fini, ma perché hanno superato il senso della misura”.

    Senso della misura, eh?

  2. Francesco Graziani scrive:

    Il Post Scriptum purtroppo dice tutto. Te ne accorgi solo ora dello strapotere mediatico di Berlusconi? Della sua possibilità di invadere tutte le televisioni quando vuole? Della spregiudicatezza con cui usa tale potere? E dove vivevi prima? Pensavi davvero che tutti gli altri oppositori di Berlusconi fossero senza argomenti? Mai pensato che gli argomenti, anche se li avevano, non potevano esporli in modo non alterato dalla maggior parte dei media? Ma nessun problema onorevole: tra poco lei tornerà dall’altra parte e potrà chiudere gli occhi come prima.

  3. @ Paolo
    se non sbaglio Della Vedova si e’ avvicinato a Fini in concomitanza agli attacchi verso quest’ultimo.
    un ragionamento del genere sarebbe potuto valere per gente come Gasparri, che per fedelta’ avrebbe dovuto denunciare gli attacchi nel momento in cui erano rivolti al suo capo e fregarsene nel momento in cui erano rivolti alla sinistra. (sto cercando , dolorosamente, di mettermi nei panni di uno come Gasparri).

  4. daniele burzichelli scrive:

    Mio nonno era un generale dell’esercito, tesserato al partito fascista dalla primissima ora.
    Ora, però, mi viene il dubbio che, più che un fascista, mio nonno fosse un fervente liberale, che decise di appoggiare Mussolini perchè impaurito dallo spauracchio di una possibile dittatura socialista o comunista.
    L’Italia è un paese molto strano.
    In tutto il mondo i liberali sono in favore di cose liberali e contro le cose antiliberali.
    In Italia, no.
    Mio nonno era liberale, ma voleva l’illiberale Mussolini al potere perchè nemmeno i comunisti erano liberali.
    Della Vedova è liberale, ma ha sostenuto l’illiberale soluzione secondo cui il Presidente del Consiglio lo doveva fare uno che era in possesso di tre concessioni televisive nazionale perchè anche gli avversari di questo tizio non erano liberali.
    Però adesso ha scoperto che questa soluzione è illiberale.
    Beh, qual è il problema?
    Basta rifondare le Brigate Rosse, no?
    Mica vi sarà venuto in mente di auspicare qualcosa di liberale?
    Sarebbe una soluzione troppo lineare, ragazzi…

  5. daniele burzichelli scrive:

    P.S.) Ovviamente neanche mio nonno si aspettava che in Mussolini svanisse il senso della misura (mia nonna, infatti, mi raccontava sempre che sulle leggi razziali il nonno era un pochino perplesso). D’altronde un liberale è sempre un liberale.

  6. inutile scrive:

    BDV, se non ti sei accorto Mediaset deve esser pluralista, perchè si confronta sul mercato.
    Per quanto riguarda le leggi a favore di mediaset, diciamo che non sono state fatte leggi contro come vorrebbe certa parte politica, ed è innegabile che ora con il digitale voluto proprio dal centrodestra, si apre un mondo nuovo, che sarà dominato da chi saprà gestirlo mediaset o altri che siano, si chiama mercato.
    Credo comunque che avrai stessa forza a denunciare le persone messe in Rai da tutti da PDL PD e FLI, penso che avrai stessa forza contro tutti i finanziamenti ai giornali di partito compreso quello dove stai scrivendo, mi auguro che avrai stessa forza contro tutti gli altri intrecci tra imprenditoria e politica, mi sembra per esempio che la moglie del tuo alleato Casini sia molto vicino a gruppi imprenditoriali. Faccio bene ad augurarmi tutto ciò?

  7. Paolo scrive:

    @inutile:
    quello televisivo italiano è un mercato?
    O forse un oligopolio?
    O meglio un duopolio?
    O, vista l’anomala posizione di Mr.B., un quasi-monopolio?

    Comunque, con tutti gli sbandamenti del caso, Libertiamo si pone oggi come l’unica “casa comune” del pensiero liberale italiano.
    Con un vantaggio contingente in più: l’on. Siliquini da FLi se n’è tornata nelle braccia del Capo onde meglio difendere le sue prebende ordinistiche medievali.
    A proposito, il primo banco di prova per Lib sarà la votazione definitiva sulla riforma dell’Avvocatura: costà vedremo chiaramente lo stato dei rapporti Lib-FLi (e FLi-UdC…)

  8. Francesco Graziani scrive:

    @inutile: L’argomento per cui Mediaset deve essere pluralista perché si confronta con il mercato è semplicemente ridicolo. Negli Stati Uniti Fox News è molto forte sul mercato pur avendo una posizione estrema, cioè a favore della destra. La gente poi guarda Mediaset per i film, le serie televisive e lo sport. Uno come me cambia canale per non vedere Mimum e Fede, ma anche io guardo Studio Sport su Italia 1 e mio figlio guarda i cartoni animati. Vediamo di non ricorrere ad argomenti ridicoli. Mediaset non è pluralista, non lo è mai stata e non lo sarà mai. E’ il tappetino personale di Silvio Berlusconi. Quello che è incredibile è che Della Vedova lo scopra solo oggi che è all’opposizione dell’illiberale di Arcore.

  9. alessandro scrive:

    Caro BDV, hai ragione da vendere:
    ORA, per Te è molto meglio associarTi al non meglio identificato “terzo polo” dei vari Rutelli ma soprattutto dei ben noti liberali, liberisti, riformatori e laici CASINI.
    Bella e coerente strada! complimenti.
    PS. Quando il mulino del Berlusconi macinava Ti sei affrettato a farti notare per entrare a Montecitorio, visto che con Pannella non c’era storia..
    Alessandro

  10. inutile scrive:

    Che bello scoprire ora i liberali contro Mediaset, ecco il vero problema in Italia. Ecco cosa serve la nascita del FLI.

  11. Roberto A scrive:

    Caro Benedetto,da te certe affermazioni non me le sarei mai aspettate.L’aumento dell’IVA per la pay perview sul satellite é stata fatta perchè l’europa ci chiedeva di armonizzare l’aliquota IVA per le tv a pagamento indipendentemente dalla piattaforma.Certo,il governo avrebbe potuto o alzare l’IVA a Sky o ridurla a Mediaset sul digitale…se l’avesse ridotta,si sarebbe scatenato il putiferio,un po’ di putiferio si é scatenato con l’aumento sul satellite…ma la cosa non cambia i termini…la questione IVA a Sky é stata una grande bufale,come poi è stato dimostrato dopo qualche giorno e chi l’ha sbandierata all’epoca ci fece una brutta figura.Mi pare strano che tu,oggi,ripeta quella figuraccia.E parliamo di Fini e di RAI:forse ti sei dimenticato delle intercettazioni tra Salvo Sottile,portavoce di Fini,e Vespa,dove il giornalista concordava con il portavoce di Fini gli ospiti e altre cose?E li andava tutto bene?Fini ha pure lui partecipato pesantemente alla lottizzazione della RAI,come tutti e ora dovrebbe diventare il campione della libertà di informazione e del pluralismo?Di fronte al genocidio culturale fatto dalla RAI nei confronti dei Radicali,fu Storace a farlo presente e non certo Fini a cui non fregava un bel niente.

  12. Roberto A scrive:

    e ora da qualche anno il nostro caro Fini sarebbe diventato laico,liberale e pure contro la lottizzazione e lo scarso pluralismo in RAI…:))…per carità…esistono anche i miracoli…

Trackbacks/Pingbacks