Tremonti è vago, Amato esplicito: quelli che ragionano di imposta patrimoniale

di PIERCAMILLO FALASCA – Circa 1870 miliardi di euro. L’Italia conclude il suo primo secolo e mezzo di storia unitaria con un debito superiore al reddito nazionale annuale, una zavorra legata alla caviglia che frena le potenzialità di crescita, brucia ogni anno molte decine di miliardi di euro d’interessi e tiene lo Stato italiano in una condizione di sovranità finanziaria limitata: ogni spiffero di corrente – leggasi ogni piccolo rialzo dei tassi – può provocare l’influenza.
C’è chi continua a sostenere, come sovente fa Giulio Tremonti e come di recente ha fatto qualche autorevole analista, che il salvagente per l’Italia sarebbe rappresentato dal consistente patrimonio privato delle famiglie italiane, stimato dalla Banca d’Italia in una cifra prossima agli 8300 miliardi. Se il ministro resta vago, altri sono più diretti nell’esplicitare come e perché la ricchezza privata renderebbe solido lo Stato italiano: attraverso una possibile imposta patrimoniale.

Ad inizio dicembre, ci ha pensato Giuliano Amato ad evocare tale possibilità, parlando ad un convegno promosso dalle Nuove Ragioni del Socialismo, la rivista diretta da Emanuele Macaluso, e dalla fondazione socialdemocratica tedesca Ebert Stiftung:

“L’Istat ha detto che il nostro debito totale ammonta a circa 30.000 euro per italiano. Non è così gigantesco. Un terzo di questo debito abbattuto metterebbe l’Italia in una zona di assoluta sicurezza. Potrebbe arrivare a circa l’80 per cento del Pil. Un terzo significa, probabilmente, imporre ad un terzo degli italiani, teoricamente, di pagare un terzo dei 30.000. E’ così spaventoso spalmare, tra chi ha di più rispetto a chi ha di meno, 10.000 euro per risolvere un problema che così grave?”.

E’ una proposta profondamente demagogica, quella del due volte presidente del Consiglio. Volentieri la archivieremmo come il riflesso nostalgico di chi nel 1992 s’insinuò nottetempo nei conti correnti degli italiani per un prelievo straordinario, se un certo ministro dell’Economia non continuasse da mesi a sottolineare quanto lo Stato italiano può star tranquillo in virtù di tanta ricchezza privata.

E’ bene fare chiarezza: il patrimonio privato (immobili e attività finanziarie) è il frutto del lavoro e dell’investimento, il beneficio permesso dalla rinuncia al consumo presente in vista di un consumo futuro, l’eredità della propria famiglia. Ad essere spaventoso – per usare le parole di Amato – è pensare che lo Stato abbia la legittimità di ridurre la sua pesante posizione debitoria, che è il fallimento della gestione pubblica e politica degli ultimi decenni, chiedendo ai contribuenti più ricchi di farsi carico del salvataggio.

Ispirato dalle parole di Amato, Salvatore Tutino del CNR ha effettuato una simulazione della proposta di abbattimento di un terzo del debito pubblico attraverso un’imposta patrimoniale, immaginando una griglia di aliquote progressive (4-8-12 per cento) da applicare ai patrimoni di valore superiore ai 100mila. Per fare degli esempio, al proprietario di un patrimonio di 300mila euro (un piccolo appartamento) il sacrificio richiesto sarebbe di 12mila euro, per un patrimonio di 600mila euro l’imposta ammonterebbe a 48mila euro. Non stiamo parlando di bruscolini, tanto più che per alcune famiglie – molto patrimonializzate ma a reddito non alto – pagare l’imposta rappresenterebbe un sacrificio immane.

Il dottor Sottile ama i virtuosismi verbali (“Un terzo significa… imporre ad un terzo… di pagare un terzo…”), ma evita di scendere nei particolari. Se lo facesse, dovrebbe probabilmente spiegarci perché a suo parere un’imposta patrimoniale – l’equivalente moderno e coatto dell’oro alla patria di fascista memoria – sarebbe preferibile ad un rigoroso e robusto piano di alienazioni del patrimonio pubblico, a partire dalla privatizzazione della selva di aziende a partecipazione pubblica di cui è disseminato il Paese. E dovrebbe convincerci che i mercati finanziari internazionali non prenderebbero la mossa per quella che a noi oggi appare: una vera e propria nazionalizzazione del risparmio, con le prevedibili conseguenze in termini di credibilità dell’Italia come approdo per gli investimenti esteri e con gli inevitabili effetti depressivi sul già zoppicante ciclo economico. Ancora, il gran socialista dovrebbe spiegarci perchè anteporrebbe la patrimoniale ad un piano draconiano di riduzione della spesa pubblica, sulla falsariga di quanto fatto dal Governo Cameron nel Regno Unito.

Come un vecchio nobile decaduto, costretto a vendersi l’argenteria di famiglia per pagare le spese di una lussuosa tenuta di campagna, senza chiedersi se può ancora permettersi quella proprietà, così l’Italia che riflette sulla patrimoniale non si pone la domanda cruciale: con un’economia in stagnazione o in recessione da molti anni, quanto possiamo ancora permetterci questo Stato, questo sistema pensionistico, questo sistema sanitario?


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

33 Responses to “Tremonti è vago, Amato esplicito: quelli che ragionano di imposta patrimoniale”

  1. Quello che è da buttar via – senza la qual cosa nulla in sostanza è possibile – è la Carta stessa, illiberale pateracchio di visioni socialiste e cattolico integraliste. Pezze a colore non ne servono e non se ne possono, a ben vedere, nemmeno legittimamente mettere. Ridisegnare nell’integralità lo stesso meccanismo pubblico – il che è premessa essenziale per un quadro di allocazione razionale, equo, produttivo e proiettivo – è punto iniziale ed irrinunciabile del solo cammino evolutivo che potrebbe rendere piena giustizia e piena operatività a questo Paese massacrato dal malgoverno endemico fin dai giorni lontani della sua unificazione forzosa e tartufa. E chi potrebbe mai? Fini?Casini?Rutelli?Berlusconi?Bossi?Bersani?Di Pietro?Vendola?….ha ragione da vendere Piero Ostellino quando afferma che in questo Paese strutturalmente illiberale i liberali prendono botte da ogni dove.
    Non mi fa per nulla meraviglia se la saldatura fra le visioni tutte socialiste (e direi anche proto socialiste) “da destra” e “da sinistra” in seno Aspen del duo ineffabile di chi ha già sperimentato le nostre tasche e di chi volentieri le sperimenterebbe, coincidono.
    Fli, Terzo Polo (tutto vatican.demoscristo)? ma mi faccia il piacere…(alla Totò), ottimo Piercamillo.

  2. Piccolapatria scrive:

    Che mente eccelsa questo signorino Amato, esperto in furti notturni di soldi altrui! Oltretutto non si capisce a che tipo di patrimonio fa riferimento, non gli ori, i gioielli, quadri di valore e quant’altro di pregio che spesso non sono pubblicamente registrati e quindi non identificabili. Il muro naturalmente, già ipertassato di suo è frutto di lavoro e deriva dal risparmio ( dopo aver pagato tasse e tasse) che è stato investito con sacrifici e rinunce ,nella visione prudente in età lavorativa, nella speranza di ottenere una rendita aggiuntiva, sovente incerta e pericolante, per migliorare la pensione grama in vecchiaia e che serve per vivacchiare alla meno peggio e non certo ad arricchirsi in denaro. Appunto il denaro da sborsare e come? La maggior parte dei tanti tassabili nel patrimonio dovrebbe fare debiti personali per darli a uno stato che con atto d’esproprio vuole ancora soldi per spendere e spandere indegnamente. Proposta indecente che meriterebbe una rivoluzione.

  3. filipporiccio scrive:

    “30.000 euro per italiano. Non è così gigantesco.”
    Ad essere spaventoso è anche che qualcuno possa pensare che 30000 euro non siano poi una cifra così grossa per l’italiano medio.

    @Pier carlo de cesaris:
    La nostra Costituzione è sicuramente illiberale e socialista, ma visto l’orientamento politico prevalente in occidente e in Italia in questo periodo, non sono affatto sicuro che una Costituzione alternativa oggi sarebbe più liberale di questa, anzi! Probabilmente sarebbe più simile alla costituzione europea, un elenco di poteri dello stato e al massimo di “diritti” dei cittadini comunque subordinati al bene collettivo.

  4. DanieleRossi scrive:

    Senonchè c’è da dire che i grandi patrimoni non sarebbero poi così grandi, o lo sarebbero meno, se le imposte sul reddito funzionassero.. purtroppo, per varie ragioni, non è così e c’è quindi da pensare che parte di questi si sia accumulata al di fuori dell’imponibile. Per questo non ritengo, non per un appartamento ovviamente, così scandalosa la proposta. Poi da liberale mi ricordo quando lessi le lezini di un certo Einaudi nelle quali era contenuta un’apologia di una cosuccia da nulla come la tassa di successione…

  5. Gionata Pacor scrive:

    Facciamo 90.000 euro per ogni lavoratore… chi non lavora non paga il debito pubblico… lo fa pagare a chi lo mantiene.

  6. vittorio scrive:

    La proposta di D’amato, una patrimoniale una tantum per ridurre il debito, è tutto sommato preferibile alle tipologie di imposizione patrimoniale di natura ricorrente, come le tasse sulle rendite, sui capital gain, sugli immobili e così via. Tasse di questa natura che offrono un gettito ricorrente e strutturale vengono proposte solo per alimentare nuova spesa pubblica di natura parimenti ricorrente e strutturale. Sotto questo punto di vista una patrimoniale secca e una tantum con una destinazione ben definita è preferibile alle tasse ricorrenti che i vari Bersani, Casini e sindacalisti vari invocano per i risparmi degli italiani.
    In ogni caso la via patrimoniale è sbagliata. Essa è un abuso dello stato nei confronti dei cittadini. La via giusta è tagliare la spesa pubblica. Se non si toglie quest’ultima dopo aver fatto la patrimoniale dopo poco torneremmo nella stessa situazione. Anzi se oggi alleggerissimo come d’incanto il debito pubblico, i politici socialisti nostrani e le varie lobbies di palazzo si azzufferebbero per creare nuovi fonti di spesa, avendone lo spazio finanziario. E il debito sarebbe ricostituito in un battibaleno e con una spesa pubblica incombente ancora maggiore.

  7. Michele Dubini scrive:

    Dire che la Costituzione è illiberale, significa non averla mai letta. Certo, contiene diversi elementi di tradizione socialista (qualcuno ha detto “sistema di tassazione progressiva”?) o articoli che necessitano un bell’ammodernamento ma da qui a etichettarla come “illiberale”, ce ne ne passa.

    Bisogna dargli un nuovo taglio più moderno ed accattivante (nel pieno rispetto dei principì fondamentali e con morigeratezza), ma andiamoci piano con le parole.

    E naturalmente, la proposta di Amato non sta né in cielo, né in terra.

  8. Maralai scrive:

    sono allibito! siete in molti, e vi ritenete pure liberali che continuate con l’abbaglio della tassazione per abbattere il debito pubblico. cosa serve pagare se non si tagliano prima i giganteschi costi della politica, i giganteschi sperperi dei costi dello stato? ma siete tutti impazziti? che senso ha che un presidente di una qualsiasi regione d’italia prenda la paga di obama? o che un consigliere regionale prenda molte migliaia di euro al mese più vitalizio assicurato? che senso hanno i finanziamenti a giornali senza lettori ma dipendenti di un partito? è una regola persino elementare che se non si taglia non si toglie il debito.
    mn

  9. Cristian Cattalini scrive:

    Piercamillo,
    è vero, Amato fa una proposta di carattere statalista, paternalista e statalista che tuttavia ha un pregio rispetto all’ultima tradizione sinistrorsa: ha il pregio della concretezza e del senso della realtà del problema debito pubblico.

    Non sarebbe il caso che anche la destra, i liberali, si diano una svegliata e dicano euro per euro dove vogliono tagliare la spesa pubblica? Quanto si taglia con le dismissione statali? Dove? Quanto di taglia al sistema previdenziale? Dove? Quanto di taglia al sistema sanitario? Dove? Quanto si taglia ai costi della politica? Dove?

    Credo sia giunto il momento di creare dibattito e sfidare Amato con un piano concreto fatto di concretezza e soldi.

    Non è il caso che libertiamo apra un dossier su questo? Sono pronti i nostri economisti a fare proposte concrete di un disegno coerente di taglio delle spese draconiano fatto di €?

  10. @ Filippo Riccio. La sola via per poter avere una speranza di futuro (quello vero) e coniugato alla libertà (quella vera) di intraprendere e di non essere soffocati dal malaffare e dall’inutilità – quando va bene – delle prassi pubbliche, di creare cioè ricchezza e diffonderla in modo equo, produttivo e proiettivo è quella di ridisegnare ex novo tutta l’architettura della Cosa pubblica e del rapporto cittadino-stato, senza idolatrie in nessun senso. Per far ciò è indispensabile tenere a base sia la potenzialità offerta dai sistemi informatici che quella (ancor più dirompente sull’attuale) di una puntuale applicazione del principio di sussidiarietà. La Carta così come è, frutto del compromesso in seno CNL fra marxisti e cattolici integralisti con qualche rada spruzzata liberaleggiante a far da foglia di fico, è non solo superata in tutto dalle vicende del poi ma è del tutto “incapace” di interpretare, normandone l’essenziale, il nuovo che c’è e che verrà. Prima dunque il disegno di una “nuova azienda Italia” e poi il suo manuale di funzionamento di base.
    Temo, purtroppo, che l’andamento delle miserie umane dell’ “itala gente dalle molte vite” mi farà morire democristiano con questa Carta a frenare tutto ciò che v’è di nuovo ed innovante ed a giustificare col suo manto gli interessi di lobby e lobbicine che nel giuoco del ricatto reciproco e delle “mediazioni” soffocano ogni reale speranza di futuro.

  11. daniele burzichelli scrive:

    A prescindere dalla riduzione della spesa, esiste un problema – a parità di prelievo fiscale complessivo – di riequilibrio fra la tassazione del lavoro (incluso quello dell’imprenditore) e la tassazione della proprietà.
    Il legislatore dovrebbe spostare il prelievo fiscale dai redditi di lavoro e di impresa al patrimonio (inteso sia come fonte reddituale che come capitale mobiliare o immobiliare).
    La distribuzione della ricchezza in Italia è simile a quella di un paese sudamericano: ipotizzando che ci siano 10 cittadini e 10 mele, in Italia un cittadino possiede 4 mele, 4 cittadini 1,25 mele e 5 cittadini 0,2 mele.
    Colpendo la proprietà in luogo del reddito non solo si utilizzerebbe il fisco come strumento di giustizia sociale e si darebbe all’Italia un assetto più europeo nella distribuzione delle risorse, ma si incentiverebbe l’operosità e l’iniziativa dei cittadini, si otterrebbe una consistente riduzione dei prezzi degli immobili, si stimolerebbe la liquidazione di capitali che potrebbero essere messi a disposizione del consumo e degli impieghi produttivi, si colpirebbe alla radice l’evasione fiscale, si farebbe capire ai lavoratori di Pomigliano e Mirafiori che la modernizzazione del paese
    e le esigenze della globalizzazione non sono, per loro, soltanto un danno.
    E’ ovvio che una manovra di questo tipo va fatta con le technicalities del caso (onde evitare, ad esempio, fughe di capitali e di investimenti o di punire famiglie a basso reddito che siano proprietarie di un immobile di valore medio-alto).
    Faccio qualche esempio (i numeri, ovviamente, sono puramente indicativi).
    Una tizio con un reddito di € 75.000 (che paghi € 25.000 di tasse su tale reddito) e che sia proprietario di un immobile del valore di € 500.000, dovrebbe pagare € 20.000 di tasse su tale immobile, ma con una riduzione da € 25.000 a € 5.000 dell’imposta sul reddito (alla fine questo tizio pagherebbe sempre € 20.000).
    Una tizio con un reddito di € 40.000 (che paghi € 10.000 di tasse su tale reddito) e viva in una casa in affitto, godrebbe di una riduzione delle tasse da € 10.000 a € 1.000, con un guadagno netto di € 9.000.
    Un tizio con un reddito di € 200.000 (che paghi € 80.000 di tasse su tale reddito)e che sia proprietario di un immobile del valore di € 2.000.000, dovrebbe pagare € 80.000 di tasse su tale immobile, ma con una riduzione dell’imposta sul reddito da € 80.000 a € 15.000 (alla fine questo tizio – che può permetterselo – pagherebbe 15.000 € di imposte in più).
    Prima o poi questo discorso dovrà essere affrontato all’interno del centro-destra (anche se io presumo poi).

  12. vittorio scrive:

    Il discorso sul trasferimento della tassazione dai redditi alla proprietà è il classico discorso demagogico dei socialisti della sinistra. La realtà è che la sinistra propone di alzare le tasse sulle rendite, sugli immobili soltanto per mantenere in piedi l’apparato della spesa pubblica che sarebbe invece da smantellare quasi completamente.
    Il discorso che fa il nostro zelante sindacalista burzichelli non va affrontato dal centro destra. Va solo rigettato in toto. Un vero centro destra con un’impostazione liberista dovrebbe in primo luogo abbattere la spesa pubblica, in modo serio e colpendo le caste che finora con questa si sono abbuffate, sindacalisti in primis. Poi le tasse si abbassano, riducendo l’invadenza dello stato nell’economia. E possibilmente ci si dirige verso un modello fiscale liberale che sia di successo: come quello elvetico.
    Uno stato che decide espropri mascherati per “redistribuire la ricchezza” non è uno stato liberale. E’ il solito stato socialista di ladri e sindacalisti.

  13. daniele burzichelli scrive:

    Il problema del parziale trasferimento della tassazione dai redditi di lavoro e di impresa al patrimonio non è affatto una questione ideologica.
    Basterebbe studiare un po’ di storia del diritto tributario per capirlo.
    Ovviamente la questione dell’esproprio mascherato non c’entra niente (anche il denaro guadagnato dal lavoratore o dall’imprenditore è un bene di cui essi vengono parzialmente privati attraverso l’imposizione fiscale).
    Aggiungo, inoltre, che io non sono affatto socialista, nè di sinistra, nè sindacalista.
    Ma mi rendo perfettamente conto che, in difetto di qualsiasi argomento, una persona possa essere indotta ad attribuire falsamente all’interlocutore posizioni o tesi che questi non ha mai professato.
    Comunque, quando dicevo che la questione dello spostamento della tassazione dovrà essere, prima o poi, affrontata dal centro-destra, non mi riferivo a tutto il centro-destra.
    Io intendevo le persone intelligenti, serie e competenti.
    Non vorrei che qualcuno si fosse sentito improriamente chiamato in causa.

  14. Dario M. scrive:

    Sono un medico e non un economista ma ho provato a chiedere a tante persone che incontro cosa farebbero se vincessero 5 milioni di euro: la risposta è stata sempre la stessa comprare 10 unità immobiliari, nessuno dico nessuno ha pensato ad un’impresa: questa è un’anomalia che gli economisti ci dovrebbero spiegare. In Italia chi investe in unità immobiliari è più sereno di chi investe in un’impresa. Ho ascoltato in una trasmissione televisiva il dott.Abete (ex Presidente di Confindustria) il quale faceva notare che le entrate in Italia provengono prevalentemente dalla tassazione del lavoro dipendente mentre poco o nulla attraverso la tassazione delle rendite e dei patrimoni e che nel resto dell’Europa cosi non è. La tassazione della 2° e della 3° casa abbasserebbe il prezzo delle unità immobiliari incentivando i proprietari a differenziare gli investimenti ma, soprattutto dando la possibilità a chi decide di far famiglia di potersi acquistare una casa senza dover fare un mutuo trentennale. Sostanzialmente oggi si è incentivati all’acquisto di beni che non producono lavoro e ciò determina una crisi nella produzione e nell’impresa.

  15. daniele burzichelli scrive:

    Dario rappresenta con grande efficacia il problema.
    In Italia l’80% del gettito fiscale arriva dalle imposte sul reddito.
    Qualche giorno fa è uscito uno studio dell’OCSE in cui si evidenzia questo problema e si dimostra, con una analisi empirica, il rapporto tra la struttura della tassazione e la crescita, nel senso che esistono tasse più dannose allo sviluppo (sulle imprese e sul lavoro) e altre meno dannose, come quelle sui consumi e sui patrimoni.
    Luigi Abete ha detto recentemente che, al fine di allievare l’imposizione sul lavoro e l’impresa, sarebbe opportuno introdurre una tassazione ordinaria minima sui patrimoni non produttivi, nonchè aumentare lievemente la tassazione sulle rendite finanziarie.
    Mario Sarcinelli ha affermato che il reddito da lavoro regolare è stato troppo penalizzato e che il lavoro in nero si è trasformato in patrimonio, per cui, al fine di riequilibrare questa asimmetria, egli non sarebbe teoricamente contrario all’introduzione di una patrimoniale.
    Innocenzo Cipolletta ha criticato l’abolizione dell’ICI, osservando che oggi l’ Italia è l’ unico Paese al mondo a non avere una imposta sulla casa.
    Ripeto: a parità di gettito occorre porsi il problema di trasferire parte del carico fiscale dal lavoro e l’impresa al capitale.
    Prima o poi il centro-destra dovrà affrontare questo problema (Fassino, con la sua esternazione sul referendum Mirafiori, docet).

    P.S.) Per Vittorio.
    L’OCSE non è la sigla di un gruppo di terroristi vicini alle BR, ma un’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo di cui fanno parte tutte le economie avanzate.
    Abete, Sarcinelli e Cippoletta non sono militanti della rivoluzione cubana amici di Che Guevare e Fidel Castro , ma personaggi di un certo rilievo di Confindustria e Banca d’Italia.

  16. vittorio scrive:

    Certo che confindustria è favorevole ad aumentare la tassazione delle rendite. I suoi componenti non pagano queste tasse da anni. A un componente di confindustria sono accessibilissime modalità di elusione perfettamente legali: essi non pagano nè tasse sui capitali, nè tantomeno tasse di successione. La tassazione del 12,5% e la tassazione sui “patrimoni” viene pagata oggi solo dal ceto medio italiano. Quello che importa a confindustria è che la tassazione a livello societario sia più bassa possibile. Scaricare il perso fiscale sul ceto medio è una cosa che piace alla sinistra e a confindustria, nonchè alla disgustosa casta sindacale. La sinistra, i sindacati e parte di confindustria sono tutti soggetti che più o meno beneficiano della spesa pubblica mantenuta con le tasse dei cittadini.
    Per un centro destra serio l’unica via giusta è tagliare la spesa pubblica e ridurre la presenza dello stato nell’economia a un livello minimo.
    Poi dire che il centro destra si debba porre il problema di spostare il carico fiscale dai redditi al risparmio, equivale a suggerire al centro destra di dare mazzate al suo elettorato di riferimento: il ceto medio. Da dove vengono questi consigli pelosi?

  17. daniele burzichelli scrive:

    Ma che cosa c’entra la questione della riduzione della spesa pubblica e dell’interventismo statale?
    E’ del tutto ovvio che vanno ridotti sia la spesa pubblica che l’intervento dello stato nell’economia.
    Chi lo ha mai messo in discussione?
    Qui si sta parlando di un’altra cosa, cioè di distribuire diversamente il carico fiscale fra proprietà e lavoro.
    E riguardo a tale argomento la tesi secondo cui Confindustria, in combutta coi Sindacati, avrebbe interesse a scaricare sul ceto medio un’eventuale tassa patrimoniale è semplicemente delirante (oltre che perfettamente incomprensibile).
    Va, invece, ribadito che lo spostamento (parziale) del carico fiscale dal lavoro alla proprietà non significa affatto colpire il ceto medio (come dimostrato dall’esempio che ho fatto nel mio primo commento).
    Si tratterebbe, semmai, di una manovra che finirebbe per colpire i grandi patrimoni improduttivi e col privilegiare i meno abbienti.
    Ma non è questa la “ratio” della proposta.
    La “ratio” consiste nel favorire l’operosità e gli impieghi produttivi (che sono tipici del nostro ceto medio) e di stimolare la crescita economica (come spiega l’OCSE).
    Non credo che al ceto medio dispiacerebbe pagare (complessivamente) un po’ di tasse in meno e vivere in un paese che, invece di essere fermo ai livelli di ricchezza di 10 anni fa, progredisca e prosperi.

  18. vittorio scrive:

    x burzichelli
    Basta semplicemente andare a vedere quali sono i soggetti che pagano l’attuale tassazione delle rendite al 12,5%, per accorgersi che le proposte di inasprimento fiscale in tal senso altro non sono che modi per colpire il ceto medio.
    I componenti di confindustria e i detentori di patrimoni non pagano per nulla questa tassazione.
    Chi paga queste tasse sono i lavoratori, semplici impiegati, famiglie normalissime. Essi la pagano sulle loro obbligazioni, sui loro titoli di stato, azioni e fondi. Pagano queste tasse ulteriori sui loro risparmi ottenuti col lavoro.
    Tassare i beni patrimoniali delle persone significa erodere il frutto del lavoro di questi ultimi. E’ una sorta di riproposizione alterata del sogno comunista: i capitali tornano allo stato per far sgobbare i figli come si è fatto con i padri. In pratica si propone la creazione di una servitù della gleba al servizio dei notabili esentasse di confindustria.
    L’aliquota del 12,5% è stata unificata e insediata da Visco nella seconda metà degli anni 90. Che effetti benefici ha mai prodotto finora? Solo maggiore povertà e ampliamento delle differenze sociali. Un Agnelli non paga nulla sul suo patrimonio; un operaio paga il 12,5% sul suo risparmio.

  19. daniele burzichelli scrive:

    “Un Agnelli non paga nulla sul suo patrimonio. Un operaio paga il 12,5% sul suo risparmio”.

    Perfetto.
    In pratica siamo d’accordo.
    Occorre far pagare ad un Agnelli delle tasse sul suo (consistente) patrimonio, mentre per l’operaio possiamo incrementare lievemente l’aliquota del 12,5% sugli interessi prodotti dai suoi risparmi (il 12,5% viene pagato sugli interessi, non sui risparmi) ma dando all’operaio un bel po’ di soldi indietro – molto più di quelli che gli sono tolti – detassando il reddito che egli produce lavorando.

  20. Simone Berti scrive:

    Perfettamente concorde con Daniele e Dario. Se proprio imposizione ci deve essere non si capisce perchè continuare a sostenere un modello di tassazione anni 70 dove vigeva il mito della tassazione del reddito rispetto al patrimonio. In effetti una tassazione drammaticamente elevata sul reddito contro nessuna tassazione sul reddito non trova alcuna giustificazione morale. Molto spesso si dimentica poi che sul flusso reddituale si aggiunge all’assoggettamento di tassazione tributaria anche il prelievo contributivo.
    Prestando il fianco a critiche ritengo inoltre che il patrimonio da assoggettare a tassazione dovrebbe essere essenzialmente quello immobiliare in quanto è purtroppo risaputo che quello mobiliare ha gambe troppo lunghe per cadere in qualsiasi rete di tassazione nazionale.
    Da ecologista rincaro la dose: ma è davvero mostruoso assoggettare a tassazione chi consuma territorio?

  21. vittorio scrive:

    x burzichelli
    Il fatto è che un Agnelli non lo potrai mai ingabbiare. Oggi quasi tutti i componenti della famiglia Agnelli risiedono in Svizzera, dove i capitali non sono tassati. Persino Marchionne ha trasferito la sua residenza nella confederazione elvetica qualche anno fa. Un detentore di patrimoni può sempre trasferire la sua residenza fiscale dove più gli aggrada. E in questo caso l’Italia non perde solo le tasse patrimoniali: si ha un deflusso di capitali dal sistema bancario italiano e un impoverimento di risorse umane ed imprenditoriali.
    Tuttavia il trasferimento della residenza fiscale è una soluzione estrema. Per non pagare le tasse sul capital gain basta molto meno: i residenti italiani di confindustria lo sanno benissimo. E in ogni caso possono sempre cambiare residenza, magari incorporando le loro stesse società all’estero, pur mantenendo le strutture produttive in Italia (se vale pena). Quindi altri danni al sistema Italia.
    In definitiva le tasse patrimoniali colpiscono soltanto quelle persone che sono ingabbiate in Italia e che non dispongono dei mezzi di chi è più facoltoso: in pratica paga chi lavora, ha una casa, una famiglia, i ceti medio-bassi.
    Le tasse patrimoniali sui beni mobiliari non solo sono fonte di disparità sociali e di iniquità. Queste tasse danneggiano anche il sistema produttivo del paese perchè fanno fuggire i capitali e le persone, gli ingredienti fondamentali per lo sviluppo.

    x berti
    I beni immobili li puoi tassare più facilmente: è difficile portare la casa alle Cayman.
    Però anche qui per limitare i danni io mutuerei il modello svizzero: lascerei la gestione e la quantificazione di quest’imposta alle amministrazioni locali. In ogni caso non credo che tassazioni di questo tipo possano essere proponibili a partiti di centro destra. A meno che non si pensi alla possibilità di un centro destra senza i voti del ceto medio. Queste piattaforme fiscali sono proponibili al massimo a partiti socialisti o a partiti radical-ecologisti.

  22. COMMENTO dell’UNICO UOMO mentalmente SANO esistente sulla faccia della terra.
    Qualsiasi Governo in carica, per realizzare gli scopi di cui alla “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” in generale e, in particolare, poter vedere realizzati i fini di “Bene comune” della nostra benedetta Carta costituzionale nei suoi prinicìpi fondamentali (Costituzione frutto del sangue versato da tanti nostri avi), con il grado di Civiltà raggiunto, dovrebbe assicurare il “Livello Essenziale di Esistenza”, con l’istituzione del “Reddito di Cittadinanza” all’intera collettività italiana.
    Ciò comporterebbe una spesa annuale di Euro 300 mld (circa 15-20% del PIL); ipotizzando il diritto di “Reddito minimo naturale” di Euro 500 mensili per ogni cittadino (proprietà prevista dall’Art. 42 Cost.).
    In compenso:
    1) lo Stato di sgraverebbe di tutti gli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione, cassa integrazione guadagni, e quant’altro);
    2) si lavorerebbe unicamente per vocazione, max 3-4 ore/die, in autentica libertà (per essere nella Verità); si avrebbe l’eliminazione della schiavitù praticata dai capitalisti nel dare al proletariato la ‘minestra’ a garanzia della sopravvivenza, per non suicidarsi dalla finestra;
    3) si eliminerebbero le guerre nelle Regioni, nei Condomini e nelle
    Famiglie, omicidi, suicidi, separazioni e contese per motivi economici, evasioni fiscali, furti, rapine e arruolamenti di ogni genere negli apparati militari o malavitosi organizzati…

    Mi fermo qui, riassumendo che così scomparirebbe la stragrande maggioranza delle sciagure umane nel Popolo Italiano.
    Dall’Italia copierebbero le Nazioni della Comunità Economica Europea e d’Oltreoceano.
    Allora sì che si potrebbe festeggiare magnificamente l’imminente celebrazione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, con la certezza di un futuro non più oscuro e disperato per le future generazioni.
    Come agonizzato da tante coscienze munite di retta ragione.
    Queste cose le ho comunicate, da oltre 10 anni, ai nostri principali governanti, con l’Opera epistolare e profetica LA DIVINA COMMEDIA BIS. Fanno tutti “orecchio da mercante”: sordi, muti e ciechi! Ivi compreso il Romano Pontefice.
    Contenti Voi del caos in cui vivete,… a me non viene tolta una sola briciola del benessere raggiunto, con Sapienza divina opportunamente commercializzata, a partire dal 13/06/1994. (Cfr. “Ricorso al Ministro BIONDI”: http://tinyurl.com/34u2q3o).
    Lo STATO di DIRITTO ITALIANO salverà l’Italia e, conseguentemente, le Nazioni di tutti i Continenti.
    Questo è il mio augurio per l’Anno Nuovo 2011. :-D

  23. Dario M. scrive:

    Ribadisco il concetto con parole semplici e non certo da economista, occorre incentivare il ceto medio ad investire in attività che produchino lavoro e non agevolare l’acquisto di immobili non produttivi, ci stiamo distruggendo con le nostre mani: creiamo piccoli borghesi che sognano di non andar a lavorare e vivere di rendita mentre i cinesi invadono il mercato. Pensate che la stessa cosa assurda sta avvenendo con la famiglia: lo stato ti dava gli incentivi se compravi una lavatrice un frigorifero una automobile mentre ti considera una scelta personale come, un lusso, un figlio, (diversamente da ciò che avviene in Francia, Germania, Inghilterra) per cui nessuno fa figli, che è il primo bene produttivo di una nazione: tutto contribuisce affinchè la famiglia sia una scelta privata . Qualcuno potrebbe pensare che sono andato fuori tema, ma, è tutto collegato: la tassazione dei patrimoni non produttivi riattiverebbe il mercato immobiliare favorendo la famiglie del ceto medio, che è sempre quello più tartassato, oltre che aumentare le attività produttive con aumento conseguenziale di lavoro.

  24. Massimo scrive:

    Concordo con quanto detto dal dott. Dario M.
    Nella realtà quelli che vincono 5 milioni di euro sono pochi fortunati all’anno. Mentre ci sono altre persone che, direi quotidianamente, hanno il problema di investire svariati milioni di euro provenienti da attività illecite, traffico di droga, innanzi tutto. E cosa comprano? Case, innanzi tutto. Quindi tassarle in modo adeguato servirebbe anche a render loro le cose più difficili .. e più facili a che fa impresa e lavora onestamente.

  25. vittorio scrive:

    Tassare gli immobili, così come tassare i capital gain e le cedole di titoli mobiliari sono facili metodi per mettere le mani nelle tasche degli italiani.
    Ma chi vuole tassare questi cespiti, propone anche di tassare gli stessi che si trovano intestati a soggetti societari? Giammai. Si parla sempre e soltanto di tassare le persone fisiche.
    Vuoi perchè nel caso dei beni mobiliari, tassare le società è praticamente impossibile ed anzi controproducente.
    Vuoi perchè nel caso dei beni immobiliari gli interessi forti che non vogliono si tocchino i loro privilegi sono ancora maggiori.
    Basta guardare le proposte del PD. Sono volte solo a tassare il risparmio dei residenti italiani. Non una parola sulle società. Finisce così che il tritacarne di D’alema e compagni è alimentato dai redditi dei ceti medio bassi.
    In realtà il PD non è un partito socialista nel vero senso della parola. E’ semmai un partito che fa gli interessi confindustriali in un modo quasi caricaturale. Dovrebbe modificare l’acronimo: PC, Partito di Confindustria.
    Nel caso di un partito di centro destra invece queste proposte fiscali sono ancora più assurde. In primo luogo colpiscono maggiormente proprio l’elettorato di riferimento, il ceto medio. E in secondo luogo perchè un centro destra degno di questo nome dovrebbe avere come stella polare il liberismo e il modello svizzero. Non certo quei modelli di tipo socialista che predicano alte tasse e un’ingerenza dello stato nella vita economica degli individui.

  26. Simone Berti scrive:

    faccio alcune considerazioni di tipo “radical – ecologista”.
    1) tutti i liberali ritengono disastrosa una politica fiscale invasiva e storicamente il reddito, quale nuovo flusso di ricchezza, di presta molto meglio alla tassazione rispetto al patrimonio che non rappresenta altro che la sommatoria dei flussi di ricchezza passata;
    2) in una economia matura ed in un momento di scarsa crescita la forte tassazione del reddito è sicuramente un disincentivo al cambio di passo auspicato

  27. Simone Berti scrive:

    continua….
    3) il consumo del territorio per insediamenti umani, che siano abitativi che produttivi, è sicuramente un fenomeno da combattere per tutti coloro che abbiano a cuore la conservazione ambientale del nostro pianeta;
    4) il patrimonio mobiliare è non colpibile per evidenti ragioni di opportunità;
    … ecco perchè, il male minore rimane… il patrimonio immobiliare.

  28. marco scrive:

    pensionato da 1100 ero mese con moglie a carico,ho due appartamenti che i miei genitori mi hanno lasciato,in uno abito io nell’altro mio figlio con famiglia.
    Nella malaugurata ipotesi che gli stronzi che ventilano questa patrimoniale la volessero attuare veramente, allora mi spiace, ma il sottoscritto salta la riga e prende il fucile!Meditate gente ,meditate!

  29. Dario M scrive:

    x Marco
    Grazie per lo stronzo ma il problema non si risolve con il fucile.
    In Italia la patrimoniale non dovrebbe essere applicata alla prima abitazione ma a coloro che pensano di vivere di rendita investendo in un bene immobile che non produce lavoro ma permette a tanti ”piccoli borghesi” di vivere di rendita senza lavorare. Signor Marco sostanzialmente Lei non avrebbe nessuna patrimoniale da pagare in quanto le abitazioni vengono utilizzate come prime abitazioni, rispettivamente per lei e suo figlio. Le maggiori entrate sui beni immobili, che non producono lavoro, servirebbero per diminuire la tassazione a cui vengono sottoposti i dipendenti, incentivando in maniera diretta le imprese.

  30. Callistus scrive:

    Mettiamolo così, semplice, semplice o paga chi ha gozzovigliato in questi ultimi 30 anni senza pagare le tasse (piccole medie e grandi imprese) e chi ha dipinto il neo mercantilismo liberista come l’eden per celare l’inferno che è stato, oppure si arriverà alla resa dei conti, state pur certi che questa resa dei conti nei confronti dei più ricchi arriverà anche in Italia, questa volta ci siamo i tempi sono davvero maturi, ne sono più che convinto basterà una scintilla di quelle particolari ed uniche che si presentano prima o poi nella storia.

  31. Paolo scrive:

    Se ne potrebbe anche parlare se si tassassero immobili *rigorosamente non di prima abitazione*, oltre il milione di euro. E ce ne sono.

    Anche perche’ gli unici detentori di questo tipo di ricchezza sono gli evasori fiscali, gli stessi a cui questo governo ladro, con la complicita’ dell’opposizione, ha consentito di lavarsi la fedina penale pagando il 5% dei capitali illegalmente esportati.

    Nella formulazione prospettata, invece, si colpirebbero anche le famiglie normali. Se uno ha risparmiato tutta una vita e si e’ concesso come unico lusso una casa grande, che nel frattempo ha raggiunto un valore di 500mila euro (un appartamento di 200mq in citta’ costa 300mila euro al sud, in un paesello puo’ scendere a 200mila euro). Ma come, uno finisce di pagare un mutuo alla banca e deve ricominciare a pagarne un altro a questi parassiti al governo?

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