Quelli che i tagli lineari no, e che il cosa tagliare si vedrà

di SIMONA BONFANTE – Politica significa scegliere: dove tagliare, dove investire. Se non si hanno in mente le priorità, le strategie, le prospettive si finisce con il fare un po’ come Tremonti, tagliare un tanto al chilo. A tutti, indistintamente. Chediolobenedica il tributarista valtellinese, ché tagliare indiscriminatamente è sempre meglio che non tagliare affatto.

Ora, uno può ragionevolmente obiettare, come ha fatto Pierferdinando Casini nell’ultimo Porta a Porta pre-natalizio, che la spesa in istruzione o in sicurezza non può esser messa sullo stesso piano di altre (tipo? Boh!), e che se tagliare è necessario, doveroso è distinguere. Le province, ad esempio: non servono, costano. Tagliarle oltretutto non significa eliminarne le funzioni, semmai re-distribuirle. C’è il personale, certo, e quello non può essere eliminato. Può tuttavia essere re-impiegato. Il risparmio non sarà immediato ma sarà costante e progressivo. Dunque, tagliarle è bene ma non risolutivo. Ebbene, dove intervenire, allora?

La questione viene sottoposta al leader dell’Udc da Paolo Mieli, anch’egli con il Ministro Maroni, ospite di Bruno Vespa. Cosa taglierebbe lei, Presidente Casini? Non l’avesse mai chiesto. L’uomo-centro ha come un moto di stizza, di irritazione addirittura per un sì trasgressivo interrogativo. Come se non fosse affatto compito suo – leader di una formazione che, attualmente all’opposizione s’immagina un giorno titolata ad assumere la guida del paese – indicare le priorità, ovvero le scelte politiche sulle cose da tagliare, oltre a quelle (assai più agevoli da elencare) per le quali spendere. In fondo, è questo che sono le opposizioni in tutte le democrazie dell’universo: una visione, un progetto, una gerarchia di priorità alternativi a quelli praticati dalla maggioranza. Casini invece quella visione, quel progetto, quella gerarchia di priorità alternativi ai tagli lineari praticati da Tremonti non solo non ritiene di doverle articolare ma lascia addirittura intendere di non averle in alcun modo nemmeno concepite, almeno allo stato attuale, non trovandosi lui, appunto, al posto del ministro.

Ma se non ora, caro Casini, quando? In campagna elettorale – replica candidamente il presidente dell’Udc nonché leader del Polo degli Italiani (o della Nazione o come accidenti lo si chiamerà). E questo non ci tranquillizza affatto. In due anni e passa di crisi sistemica globale, di stravolgimento epocale del rapporto debito/sovranità, di scelte governative tranchant quanto ci pare ma pur sempre legittime e, in ultima analisi, responsabili (nei confronti degli elettori, quanto meno); in un periodo istituzionalmente sensibile e politicamente frizzante con un governo in bilico ed una maggioranza frufru, ci si attenderebbe dall’opposizione – da quella responsabile, appunto, non dal velleitario anti-berlusconismo ideologico – una maturità progettuale all’altezza dell’alternativa. E invece?

E invece notiamo come si reiteri nel dagli al Tremonti, nella prassi vanagloriosa della strizzatina d’occhio a questo o a quello quando questo o quello sono oggi gli studenti, domani i poliziotti e dopodomani chi? Gli statali, gli agricoltori, i magistrati, i pm, gli spioni, gli operai della Fiat, i giornali sussidiati, la cultura, l’agricoltura, gli ambientalisti, le comunità montane, gli enti pubblici? Suvvia, un po’ di serietà. La serietà premia. L’inganno no.

La spesa pubblica va completamente ri-conpecita, ri-classificata, ri-pensata da cima a fondo. Qui non si tratta affatto di rispondere ad una necessità contingente e gravosa – che pure c’è. Qui si tratta di fare quello che Casini ed accoliti contestano a Berlusconi ed al suo granitico tutore economico: l’assenza di scelte politiche. Quelle che ha fatto la Merkel – di cui Casini è sommo estimatore – che ha fatto Cameron – di cui l’aspirante nuova destra europea made in Italy non manca occasione di tessere le lodi. Quelle scelte che però il nascente Terzo Polo sembra invece ritenere non essere affare suo concettualizzare.

Per inciso: gran parte della spesa improduttiva è ascrivibile alla politica.
I rimborsi elettorali ai partiti, gli onorari irrazionalmente smisurati degli eletti – ai vari livelli di governo. Di più: è l’estensione – smisurata – dei livelli di rappresentanza, dai consigli di zona ai consigli di amministrazione. Disboscare, razionalizzare, falcidiare l’improduttiva intermediazione politica non è solo una necessità che, economicamente parlando, grida vendetta. È il modo – il più lungimirante, il più efficace, l’unico – di restituire forza e credibilità alla democrazia di cui a gran voce si lamenta la vulnerabilità.
Il Polo degli Italiani ha una gran bella e promettente missione davanti a sé. Questa. Il resto sono chiacchiere. E con le chiacchiere più lontano del salotto tv non si va.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

19 Responses to “Quelli che i tagli lineari no, e che il cosa tagliare si vedrà”

  1. Joe scrive:

    Devo ancora capire dov’è il problema, la fregatura, l’abbaglio. Perchè mi viene da applaudire, e basta.

  2. Simona Bonfante scrive:

    :)

  3. Vittorio Vezzola scrive:

    Purtroppo a tagliare si perdono voti, con lo spreco viceversa se ne acquisiscono. Liberalizzare toglie voti, difendere le corporazioni e le rendite ne porta o li conserva. Sino a quando non si invertirà questo meccanismo, il Governo come lobby di chi non ha lobby sarà solo una chimera.

  4. step scrive:

    Concordo totalmente con Simona Bonfante.

  5. Le argomentazioni sono corrette: aggiungo che molti liberali delusi dall’attuale PdL (come me) temono maggiormente le posizioni di Casini (come una nuova tassa di scopo sulla sicurezza, nel 2008, come se le altre tasse servano solo all’insicurezza del cittadino).
    Resta il dubbio : nel Terzo Polo prevarranno le posizioni di Casini o di Libertiamo?

    Saluti

  6. vittorio scrive:

    Casini e l’UDC non sono partiti liberisti. La loro visione della società è una visione cattosocialista fondamentalmente omogenea a quella della Bindi. Per Casini la spesa pubblica ha una sola direzione: in aumento; e così pure le tasse. Non per nulla è l’UDC oggi a proporre di alzare le tasse sul risparmio delle persone al pari del PD. Purtroppo qualche derelitto nel PdL casca nel tranello.

  7. alessandro scrive:

    Ottimo l’articolo e altrettanto le argomentazioni addotte.
    Speriamo che lo leggano anche Fini e Della Vedova che ormai, sembra, abbiano puntato tutto sul terzo “polino” di Casini e Rutelli: bella compagnia laica e liberale quella!!
    Bravo Benedetto, c’hai visto lungo a seguire il grande Gianfranco riformatore, laico e liberista. Era meglio se la testata “Libertiamo” si fosse tenuta in disparte da questo avventurismo senza scrupoli.
    Alessandro

  8. Simona Bonfante scrive:

    @alessandro. credo che un terzo polo a vocazione democristiana non possa annoverare libertiamo tra i suoi accoliti

  9. Simona Bonfante scrive:

    @vittorio. non credo che il problema sia cascare nel tranello. credo piuttosto che il gioco di casini sia in realtà omogeneamente diffuso tra tutte le forze politiche, berlusconi compreso. e cioé rappresentare il mondo dei sogni, a parole, realizzare quello degli incubi, nei fatti. la gente ha la tendenza a fregarsene, e sai perché? perché in fondo un po’ di vantaggio della spesa pubblica se lo beccano tutti. i professionisti – basta garantire qualche forma di prebenda; gli imprenditori – basta offrire un qualche incentivo; i dipendenti – basta dirgli che la ‘famiglia al centro’…e via populisticamente spendendo.

  10. Luca Di Risio scrive:

    Concordo non in pieno, in pienissimo nel merito! Segnalo però che chi fornisce maggiormente ulteriore tela per la rete di Casini sono personaggi come Fini, che con la sua scellerata azione politica mina alle basi una delle poche conquiste dell’“ epoca” berlusconiana, il bipolarismo e l’alternanza, spingendoci nuovamente dritti dritti verso un nuovo centrismo stantio e strutturalmente corruttibile. Che la strada intrapresa da Fini portasse verso un rafforzamento di Casini, del resto, era facilmente, banalmente, prevedibile. Chi ha elogiato e sostenuto l’imparziale presidente della camera ha il dovere di ammetterlo prima di criticare il leader dell’Udc, altrimenti incorre in quello stesso vizio che ad egli s’imputa: criticare senza proporre soluzioni alternative.

  11. Maurizio scrive:

    Come ha ragione Vittorio Vezzola!
    Ma non ci avete mai pensato che in questo paese il buon governo, che necessariamente comporta il ridimensionamento della spesa pubblica, e la democrazia rappresentativa NON SONO TRA DI LORO COMPATIBILI?
    E’ la maggior parte degli elettori che vuole la spesa pubblica “allegra”. Magari provate ad ascoltare un po’ di più cosa dice la “gente” al di fuori di ristrettissimi circoli. Casini, al confronto, vi sembrerà un liberista.
    In fondo il Cavaliere sta galleggiando soltanto perchè fa l’assistenzialista circondato dai leghisti, intenti ad occupare consigli di amministrazione, e post-fascisti statalisti alla Alemanno
    (l’Alitalia non si tocca ! I taxi non si liberalizzano, ecc.ecc)
    E non a caso la triade Fini, Casini, Rutelli, se vuole raccogliere un po’ di consenso, non può che seguire la stessa strada e pescare tra gli stessi elettori.

  12. inutile scrive:

    Casini con chi sta facendo il Terzo polo?
    Domanda che dovrebbe porsi BDV, ripeto oggi ha l’occasione per entrare nel governo e incidere con le sue idee invece di impantanarsi nel FLI, che oltre all’alleanza con UDC ricordiamoci propone alleanza con Lombardo.
    Presidente della regione forse con più assistenzialismo in Italia.
    Non si tratta di provincie (tanto i dipendenti rimangono), si tratta di tagliare spesa improduttiva, avere il coraggio di eliminare spese e avere il coraggio di eliminare posti di lavoro pagati dai cittadini. Altro che lavori socialmente utili, sono socialmente dannosi. Questo noi liberali lo sappiamo, sappiamo che inevitabilmente sarà anche questa la strada che dovremmo percorrere per risanare le casse pubbliche.
    Facciamo sentire questa voce, non facciamo che il nostro megafono sia granata e bocchino che parlano a Casini che parla a Rutelli che parla a buttiglione che parla a Lombardo.
    BDV è l’ora della responsabilità nazionale, è ora che le nostre idee che per tanto tempo ci hanno tenuto compagnia su queste pagine del blog, provino ad esser messe in campo. Fallo è il momento buono, l’attuale maggioranza e l’opinione pubblica vuole questo!!!!!

  13. vittorio scrive:

    x Simona
    Sono consapevole che la spesa pubblica fa comodo ai politici in generale sia a destra che a sinistra. Aumentare la spesa pubblica significa aumentare l’influenza che la politica ha sulla società. Un politico che guardi all’interesse personale e di casta è naturalmente indotto a scegliere quella via.
    Tuttavia non equiparerei Casini a Berlusconi. Per esempio nel caso delle tasse sui capital gain vedo un Casini più che disposto ad andare a braccetto con i sindacati. Berlusconi invece si è sempre detto contrario ad alzare le tasse. Questo mi sembra già un punto di notevole distinzione.
    Il primo passo per combattere la spesa pubblica è impedire ogni aumento impositivo.
    Casini invece se ne frega. Per questo dico che Casini è un cattosocialista. E per questo lo considero un pericolo per il centro destra.
    In un certo senso Casini è un tranello, perchè se il PdL si abbasserà ad assecondare sul piano fiscale i vari Bonanni e Pezzotta, allora il cdx sarà in tutto omologabile ai partiti socialisti che alzano le tasse per gonfiare la spesa, esattamente come il PD. Berlusconi in questo caso non sarebbe differente in nulla da Prodi. Il ceto medio che oggi vota PdL non avrebbe in questo caso più alcuna motivazione a recarsi all’urna elettorale, lasciando il paese in balia di gente come Casini e D’alema.
    Per questo auspico una riconciliazione fra FLI e PdL o al limite nuove elezioni.

  14. Simona Bonfante scrive:

    vittorio, rendiamoci conto che si è completamente smarrita la tracciabilità delle tasse. abbassarle, alzarle, modificarne il carico da un gruppo contributivo ad un altro (e dunque, in valore assoluto determinare diminuizioni o abbassamenti) dovrebbe essere, come dire, il vangelo della democrazia, cioé del patto civile tra soggetti liberi. berlusconi ha avuto il merito, secoli orsono, di porre la questione in tutta la sua plateale evidenza. poi però ha anche lui assecondato il gioco a-democratico in cui le decisioni vengono assunte all’oscuro dei cittadini. la legge di bilancio dovrebbe essere una paginetta tipo il queen’s speech che ogni anno pronuncia il governo britannico. e invece è il solito traccheggio indecifrabile, non solo nella sua formulazione ma pure nelle sue conseguenze. le tasse non possono essere imposte per default. sono un costo di servizio che il cittadino paga se, e solo se, quel servizio prima democraticamente concordato nel momento elettorale, viene poi effettivamente fornito. e se l’eventuale fallimento, avesse poi la possibilità di essere sanzionato. io non voglio pagare tasse per un servizio che poi un amministratore incapace o truffaldino non riesce a fornirmi. in quel caso, voglio la restituzione del mio denaro. le tasse devono insomma essere vincolate ad uno scopo. il discorso contabile ha senso in valore assoluto, ma non ne ha alcuno in senso politico. che vuol dire che non mi aumenti le tasse (che poi, via, sappiamo che non è così) se in realtà non intervieni minimamente sul ‘patto’ con cttadini. se non dici quali scopi ‘collettivi’ vuoi perseguire e quali altri vuoi invece eliminare. e quali garanzie ha il cittadino di non vedersi rapinato da spegiudicati ed irresponsabili collettori di denaro altrui che sono appunto i mediatori politici?

  15. vittorio scrive:

    x Simona
    Sinceramente il tuo appello alla tracciabilità delle tasse mi sembra un po’ astratto e poco comprensibile. Il federalismo comunque dovrebbe andare in questo senso no?
    Comunque volendo essere sinceri non mi cruccio molto sulla tracciabilità. A me interessa semplicemente che la mia libertà economica sia ostacolata il meno possibile in un contesto di stato liberista. Preferirei uno stato che fornisca i servizi minimi essenziali e che li finanzi con delle imposte altrettanto minime. E che il resto sia lasciato al mercato. Un obiettivo di questo genere si può perseguire eliminando la spesa pubblica e progressivamente eliminando le imposte. I giochi con cui si spostano i carichi fiscali dall’una e dall’altra parte sono solo delle prese in giro che mascherano aumenti di pressione fiscale, e in questo Prodi docet.
    Certamente Berlusconi non ha agito verso una riduzione della spesa pubblica. Ma almeno il PDL si è impegnato nel suo programma a non alzare le imposte. Finora non mi sembra che dall’inizio legislatura ci siano state significativi incrementi d’aliquota. E il governo ha dato l’impressione di fare di tutto per contenere la spesa e non aumentare le tasse.
    Questo è già qualcosa di significativo rispetto alle proposte politiche di Casini e di D’alema. Costoro non hanno alcun problema ad alzare le tasse per soddisfare le loro clientele.
    Piuttosto a riguardo è più preoccupante una mozione a firma congiunta Cicchitto, Tabacci e Bersani per l’incremento delle tasse sui capital gain. Pensare che queste tasse siano quelle pagate dai fantomatici “speculatori” è risibile. Queste sono tasse che i singoli cittadini pagano sui loro fondi, azioni, obbligazioni, polizze vita. Certo una mozione spesso si traduce in carta straccia. Maq uesto è un segnale in ogni caso inquietante.

  16. Roberto A scrive:

    certo che bisogna tagliare il costo della politica (a proposito,eliminiamo il senato e portiamo a 500 i deputati),ma non basta,Simona,per ridurre sensibilmente la spesa pubblica.E perchè poi non aggiungerci anche l’abolizione dell’8xmille,del 5xmille,di ogni forma di contributo alle imprese,sindacati,religioni,associazioni e tutta quelle miriadi di micro finanziamenti settoriali che drogano il mercato?Abolizione dell’ora di religione e conseguente riduzione di ulteriori 25.000 unità di docenza.Eliminiazione di ogni contributo ad associazioni,che vengono sparsi qua’ e la’ da ogni minitero e in maniera discrezionale.Abolizione di ogni privilegio fiscale per la chiesa cattolica,per tutte le religioni e le associazioni (ormai si abusa in molti locali della questione di essere associati a qualche associazione per avere agevolazioni fiscali).Eliminazione della forma “cooperativa” e quindi delle relative agevolazioni fiscali,mantenendo solo le forme di società di capitali classiche e le forme associazionistiche e non la formula ibrida cooperativa tanto abusata.Completamenteo della digitalizzazione della PA,con riduzione di personale ma in maniera oculata,tramite mobilità obbligatoria per togliere da dove c’è troppo personale e aumentarlo dove manca.Riduzione progressiva con un piano a medio e lungo termine della spesa militare,tipo le riduzioni del numero di militari fatte se non sbaglio da Cameron e forse anche dalla Merkel (un esercito piu’ piccolo ma meglio fornito ed efficace).Eliminazione delle prefetture,accorpamento di regioni e province (se proprio non si vogliono abolire le province,almeno si aboliscano le prefetture,si dimezzi il numero delle province e delle regioni).Ricognizione dei tutte le infrastrutture e opere già iniziate e non finite,per capire se davvero sono utili e devono essere finite,prima di partire con nuove opere.Vendita di tutte le partecipazioni detenute dallo Stato che non riguardino società detenute che operano riguardo alle competenze essenziali.Scorporo e acquisto da parte dello Stato delle reti che determinano monopoli naturali.Lotta durissima all’evasione accompagnata da semplificazione e riduzione dei costi burocratici per le aziende e la clausola per cui ogni recupero sia destinato alla riduzione delle aliquote.Ma le idee penso che siano tante.Comunque,a livello di macro numeri,basterebbe tornare al rapporto spesa primaria/PIL che avevamo nel 2001,che era intorno al 41,8,per portare il bilancio in pareggio e vedere il rapporto debito/PIL calare di 3-4 punti all’anno,pur con tassi di crescita del PIL nominale pari a quelli pre-crisi (3,5 annuo).Età pensionabile per tutti a 65 anni oppure con 42 anni di contributi.Taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici in generale e soprattutto dei grandi dirigenti statali.
    Una parte di questi risparmi devono essere utilizzati per potenziare il reparto giustizia,amministrazione fiscale e sicurezza in modo che si possano smaltire i ritardi sui processi,intensificare i controlli fiscali e l’illegalità,che sono le tre piaghe italiane principali.Se già riuscissimo a portare queste tre questioni a livello accettabile,avremmo forse già compiuto buona parte del lavoro.
    xVittorio:sono d’accordo con te sulla libertà economica,ma gli imprenditori devono anche dimostrare che sono in grado di gestirla nella maniera corretta,senza essere ossessionati dai controlli,siamo sicuri che siano in grado di farlo?Innalzamento imposte:beh,diciamoc che già solo il non recupero del fiscal drag,é un aumento reale di imposte per 3-4 miliardi all’anno.

  17. Roberto A scrive:

    e poi bisogna alzare la tassazione sulle rendite e non c’entra nulla qui il comunismo o la sinistra…è una questione economica,per rendere meno neutrale possibile la tassazione…non é possibile avere una tassazione sulle rendite al 12,5 e l’aliquota minima IRPEF al 23.Magari portiamole tutte e due al 20.

  18. vittorio scrive:

    Chi paga le tasse al 12,5% non sono i detentori di patrimoni. Costoro non pagano nulla in tutta facilità. Sono i ceti medio bassi che pagano questo balzello. Chiedere l’aumento della tassazione delle rendite equivale a colpire le famiglie comuni. Il 12,5% voluto da Visco e dalla sinistra nella seconda metà degli 90 oggi è pagato dai semplici cittadini. Mentre un qualsiasi Agnelli non paga nulla.
    L’unica strada è tagliare la spesa pubblica, ridurre le tasse e scegliere un sistema fiscale che possa garantire prosperità, magari come quello Svizzero, in cui non esistono tassazioni sul risparmio.

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