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Quante divisioni ha il patriarca russo, che marcia su Mosca?

– A voler dar credito a quanto emerge dai recenti documenti diplomatici pubblicati da  Wikileaks, appare sempre più evidente come, giorno dopo giorno,  la chiesa ortodossa russa assuma un ruolo decisivo nelle politiche interne ed internazionali della nuova Russia targata Putin-Medvedev. Dal rapporto dell’ambasciatore  americano in Russia John Beyrle emerge il ruolo di primaria importanza di un potere spirituale che, sempre più spesso, si pone come quintessenza dell’identità russa ed arriva ad influenzare le decisioni dei  poteri pubblici anche nel contesto di singole policy.
Gli eventi recenti del resto parlano chiaro. Qualche settimana fa una legge approvata dalla Duma, con il solo voto contrario dei comunisti, ha restituito alla chiesa ortodossa gran parte del patrimonio sequestrato durante gli anni del comunismo, quasi contemporaneamente il patriarca Kirill, rilanciando, ha chiesto che tutte le leggi presentate alla Duma siano soggette ad un parere consultivo preventivo della chiesa ortodossa.

Uno scenario che sembra incredibile tenendo in considerazione il fatto per cui poco più di soli venti anni fa, durante il regime comunista, la chiesa ortodossa era soggetta  a continue vessazioni ed a controlli stringenti da parte dello stato. Del resto l’ateismo di regime non praticava sconti per nessuna confessione religiosa.

Come hanno spiegato Garrard e Garrard in  “Russian Orthodoxy Resurgent:
Faith and Power in the New Russia”
la fine del comunismo ha lasciato in Russia un vuoto di identità che necessita di esser colmato. Un vuoto fatto di un ipotetico passato e della necessità di una invenzione della tradizione su cui ricostruire le basi della nuova Grande Russia

L’intesa fra i due ex agenti del KGB, il fu patriarca Alessio II e Vladimir Putin, aveva già anticipato lo scenario attuale rivelando tutte le potenzialità di una unione fra stato e chiesa capace di rilanciare sulla scena globale il nazionalismo russo. E l’ex presidente non ha lesinato il suo impegno. Qualche giorno fa Lombardozzi su Repubblica  ha notato come: “Da tempo (Putin n.d.r.) ostenta sempre più una fede che per anni deve aver evidentemente tenuta segreta, facendosi sorprendere da troupe televisive ben informate, mentre prega in solitudine in qualche chiesetta di campagna”.

Con il sostegno del potere politico, cui di riflesso attribuisce una nuova legittimazione, la chiesa ortodossa russa riconquista posizioni di influenza e di potere anche sullo scenario della politica internazionale. Un recente saggio di Robert Blitt “Russia’s “Orthodox” Foreign Policy: The Growing Influence of the Russian Orthodox Church in Shaping Russia’s Policies Abroad”  evidenzia come la politica estera di Mosca sia sempre più spesso influenzata dagli interessi e dalle prese di posizione della chiesa ortodossa il cui dipartimento per le relazioni internazionali agisce come  un vero e proprio ministero degli esteri ombra mantenendo relazioni diplomatiche ad altissimi livelli, anche con le più importanti organizzazioni internazionali che fanno capo al sistema delle Nazioni Unite.

Chi paga il prezzo di questa nuova ribalta della chiesa ortodossa? Sempre più spesso, tra gli altri, a  farne le spese sono le minoranze religiose e gli omosessuali. Le prime percepite come portatrici di influenze esterne che andrebbero a minare gli interessi strategici nazionali e, per questo, ostacolate con ogni mezzo nelle loro attività di insegnamento e proselitismo; i secondi associati all’edonismo ed al lassismo morale figlio di un Occidente ormai decaduto e per questa ragione messi ai margini della società e discriminati. Basta guardare alle sole pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che negli ultimi 5 anni hanno ripetutamente condannato la Russia proprio su queste tematiche.

Nel frattempo il nuovo patriarca Kirill scala tutte le classifiche di popolarità. L’ultimo sondaggio pubblicato dalla Nezavisimaya Gazeta gli ha assegnato il sesto posto nella classifica dei leader russi più influenti. Le invincibili divisioni del patriarca avanzano dunque compatte, caduto il comunismo la Russia ha bisogno di una nuova metafisica su cui basare la narrazione della sua identità. Il potere che fonda il nuovo patto sociale non può basarsi sulla mera forza, ma ha bisogno di generare un passato ed una visione; come per una qualsiasi religione ha bisogno di essere creduto. La chiesa ortodossa russa sembra averlo capito ed appare decisa ad investire su questa ritrovata centralità. Purtroppo sono troppo spesso i singoli e le minoranze a pagare il prezzo di questa nuova intesa tra il trono e l’altare.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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