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Dopo Berlusconi? Per fortuna o purtroppo, ancora Berlusconi

Libertiamo.it è uno spazio aperto di dibattito politico. Per amore di confronto, perciò, ospitiamo questa riflessione su Berlusconi e lo scenario politico post fiducia alternativa alla linea editoriale del webmagazine.

Vorremmo provare ad interloquire con gli altri sulla questione posta da “Libertiamo” all’indomani della fiducia incassata dal (o, meglio, della mancata sfiducia al) governo Berlusconi del 14 dicembre. Che succede dopo, cioè ora? Le previsioni, in genere, sono difficili, in politica sono pressoché impossibili. Ciononostante, si può dire con una certa sicurezza che dopo Berlusconi c’è ancora Berlusconi. A suggerirlo non è una raffinata analisi politologica, ma la constatazione, si direbbe empirica, della mancanza di un’alternativa convincente. Lo si capiva benissimo anche prima del voto di (s)fiducia, ma ora lo si capisce anche meglio. Per fare un esempio, prima del 14, lo aveva capito benissimo Francesco Piccolo, che, su “L’Unità” del 12 dicembre, scriveva: “Il fatto che la sinistra non sopporti più Berlusconi […] non è in nessun modo determinante. Lo detesta e lo combatte dal ’94 con un doppio scarso risultato: non riesce a batterlo e intanto non ha ricostruito per sé sufficiente identità e un progetto forte”.

Lo stesso concetto, sebbene in una forma migliore, veniva espresso dopo il 14 da Antonio Polito su “Il Riformista”, in un articolo di cui basterebbe citare soltanto il titolo, “Il berlusconismo muore soltanto se c’è un’alternativa”, e la tesi, sconsolata, di Polito è che questa alternativa oggi non può essere rappresentata dal centrosinistra. E lo stesso può dirsi anche del lucido intervento di Michele Salvati sul “Corriere della Sera” del 17 dicembre (“Se l’opposizione ha perso deve rimproverare solo se stessa”). Di fatto l’attuale dirigenza del Pd sembra più incline a seguire la linea dettata da “Repubblica” che invita i democratici a stringere alleanze con Vendola e col terzo polo in una sorta di nuovo Cln, al solo scopo di abbattere il regime berlusconiano. Un’alleanza “contra personam”, che, come tutte le alleanze strette contro qualcuno e non per qualcosa, è l’esatto contrario dell’alternativa ventilata dai vari Polito, Piccolo e Salvati, e che, inutile dirlo, fa solo il gioco del Caimano.

Ora, però, gli amici di “Libertiamo” portano avanti la tesi che la vera alternativa al berlusconismo sia quella rappresentata da Gianfranco Fini e da “Futuro e Libertà per l’Italia”. Su questo magazine, prima del voto di fiducia, Carmelo Palma aveva scritto che, qualunque fosse l’esito del voto, Berlusconi avrebbe perso lo stesso: “il governo è finito e, con esso, il berlusconismo”. Sulla stessa linea, Piercamillo Falasca aveva affermato che il 14 dicembre avrebbe archiviato definitivamente l’identificazione del centrodestra con Silvio Berlusconi, e si è spinto a sostenere che, per il bene e per il futuro del centrodestra, “Berlusconi delendus est”. L’idea di Falasca è che il futuro (e anche il bene?) del centrodestra risieda nella pattuglia finiana di Fli e nel suo leader, l’attuale presidente della Camera. Ma questa ipotesi è stata smentita dai fatti, cioè dalla scelta di Fini di piazzare il suo partito all’opposizione all’indomani del voto di fiducia, e dalla successiva adesione dello stesso Fini al progetto del cosiddetto “terzo polo”. Scelta criticata da Alessandro Campi, il quale ha giustamente rimproverato Fini per la sua decisione di sfiduciare e chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.

Così facendo, infatti, Fini ha dismesso totalmente il suo ruolo ‘istituzionale’ per attuare la sua “discesa in campo” contro Berlusconi (non contro ciò che Berlusconi rappresenta politicamente, si badi, ma contro Berlusconi e basta). Basterebbe questa virata ‘personalistica’ per far capire che la vera alternativa a Berlusconi, a questo punto, non può essere più rappresentata da Fini. Ma anche la situazione che si è venuta a creare all’indomani del 14 dicembre dice qualcosa a proposito. Non è vero, infatti, che, avendo incassato la fiducia con un margine di tre voti, Berlusconi non ha ottenuto niente. Ha ottenuto tantissimo: ha fatto crollare l’ipotesi di un governo tecnico o di ‘responsabilità nazionale’ , ossia dell’unica prospettiva che avrebbe potuto sancire la fine della sua esperienza politica. Un governo tecnico che riscrivesse la legge elettorale, infatti, avrebbe potuto permettere a Fini di progettare un centrodestra alternativo a quello costruito da Berlusconi. Ma la fiducia del 14 dicembre ha ottenuto precisamente il risultato di dissipare tale eventualità. Per questo motivo, se non si modifica la legge elettorale, l’alternativa di Fini non può essere interna al centrodestra.

Anche se, come ipotizzava giorni fa sul “Corriere” Angelo Panebianco, Berlusconi, nel tentativo di tendere la mano ai finiani o agli uomini dell’Udc, proponesse una modifica della legge elettorale, non credo che si arriverebbe a concretizzare l’alternativa che gli amici di “Libertiamo” sembrano auspicare. L’alternativa finiana (e anche quella del terzo polo) diventerebbe concreta solo se, via modifica legge elettorale, si arrivasse allo smantellamento del bipolarismo. Che, detto per inciso, è il risultato che (quasi) tutti, a sinistra come a destra, riconoscono come l’effetto principale (e benefico) della discesa in campo di Silvio Berlusconi. È dunque davvero difficile che Berlusconi voglia mettere fine al bipolarismo da lui stesso inaugurato (e decretare così la fine del suo movimento politico) al solo scopo di far galleggiare il governo per un paio d’anni. Molto più probabile e, a nostro parere, molto più auspicabile il ricorso alle urne. Se Berlusconi ha buona memoria, ricorderà come, nella precedente esperienza di governo (2001-2006), all’indomani della crisi aperta da Fini e Casini (la famosa ‘discontinuità’), alcuni (tra cui lo stesso Panebianco) gli consigliassero di andare alle elezioni anticipate. Berlusconi preferì il compromesso per mantenere in piedi il governo e tutti sappiamo come andò a finire. Oggi tutti ripetono che, se si andasse a elezioni, Berlusconi e il Pdl rischierebbero grosso, soprattutto al Senato. Può darsi, ma se c’è una cosa in cui Berlusconi eccelle (e anche questo è un merito che tutti gli riconoscono) è proprio convincere gli elettori in situazioni che sembrerebbero disperate ai più.

Ha ragione il solito Francesco Piccolo (“L’Unità”, 5 dicembre), quando dice che, invece della domanda che tutti si fanno (quando uscirà di scena Berlusconi?), c’è una domanda che nessuno si vuole fare e che, aggiungo io, sarebbe il caso di discutere in tutta franchezza: “Si può considerare finito un politico che se si andasse oggi a votare avrebbe grandissime probabilità di rivincere le elezioni, con un pezzo di coalizione in meno?”. Bisogna dar retta a Berlusconi quando dice “dopo di me il deserto”, non per venire incontro alle sue manie di protagonismo, ma perché (purtroppo o per fortuna) paradossalmente è il miglior ritratto dell’attuale situazione politica in Italia.


Autore: Carlo Cordasco e Osvaldo Ottaviani

Carlo Cordasco - Laureando alla Scuola Superiore S. Anna in Scienze Politiche. E' direttore europeo di Students for Liberty ed editor in chief del Journal of Liberty and Society. Si occupa di filosofia politica con particolare riferimento al liberalismo classico e alla tradizione del diritto naturale. ----------------------------------------------------------------------------- Osvaldo Ottaviani - Nato ad Ascoli Piceno nel 1987, studia filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto un libro su H. G. Gadamer ("Esperienza e linguaggio", Carocci 2010) e attualmente si occupa prevalentemente di Immanuel Kant. Liberale da sempre, è socio fondatore dell'associazione Hayek di Pisa e fellow di Italian Students of Individual Liberty (ISFIL).

36 Responses to “Dopo Berlusconi? Per fortuna o purtroppo, ancora Berlusconi”

  1. Piercamillo Falasca scrive:

    I cari Cordasco e Ottaviani – a mio giudizio – seguono una linea di ragionamento coerente in sé, ma basata su premesse sbagliate.

    1. Da quando il consenso elettorale è davvero un buon criterio di valutazione del grado di innovazione e afflato liberale di una proposta politica e di governo? Berlusconi controlla, in termini proprietari ed in termini di lottizzazione politica, un pezzo consistente di sistema informativo italiano. Sono Minzolini, Mattino Cinque e la Vita in diretta che fanno vincere le elezioni. Da un punto di vista culturale, Berlusconi è ormai finito. Una prova, semmai ce ne fosse bisogno, è venuta ieri, durante la conferenza stampa di fine anno. Alla domanda su cosa il governo intende fare per rilanciare una crescita economica anemica (1%, contro una media europea molto più robusta), Berlusconi non ha saputo fare altro che tirare fuori la solita tiritera della burocrazia eccessiva e dell’impresa in un giorno, derubricando completamente i temi – che pure erano in agenda durante il governo 2001-2006 – del mercato del lavoro, del fisco, delle relazioni industriali.

    2. Forse per innamoramento giovanile (ci siamo passati in molti), Cordasco e Ottaviani non riescono ad affrancarsi dal riflesso pavloviano secondo cui si sta con Berlusconi perchè è anti-conformista e dissacrante, perchè il resto è peggio, perchè lui vorrebbe ma non gli lasciano fare. La verità è che ormai Berlusconi non accompagna al suo anti-conformismo anti-sinistra alcuna reale proposta politica liberale. Sopravvive, ma non governa. E chi ha a cuore la libertà, in Italia, per gli italiani, non può che accettare quest’amara realtà.

    3. Esiste un’etica della responsabilità politica. E questa porta per definizione a rifiutare come leader chi spalleggia governi dispotici e dittatoriali, allontanandosi inesorabilmente da quell’atlantismo convinto e responsabile che lo portò ad essere invitato a parlare innanzi al Congresso USA. L’etica della responsabilità politica, per dirne un’altra, invita a stare lontani da un partito in cui un dirigente di primo livello parla di “arresti preventivi”.

    4. La scelta politica di Libertiamo è assunta etsi Fini non daretur, mentre Cordasco e Ottaviani conducono un’analisi troppo “comparativa” tra Fini e Berlusconi. Intendiamoci, Fini è un leader politico che abbiamo incrociato su temi per noi imprescindibili per un paese aperto e tollerante, un personaggio politico in cerca di una visione, pieno di contraddizioni, ma aperto alla costruzione di un centrodestra moderno. Ma la nostra scelta è anzitutto quella di andare – con le nostre idee – oltre Berlusconi.

    Cari amici, non pretendo di convincervi, nè credo che ci riuscirei. Vi dico (con franchezza, sperando che apprezziate) cosa penso delle vostre idee: confondete la cronaca politica con il senso storico dei processi in corso. Pensare a Berlusconi dopo Berlusconi è rassicurante, consente di avere lo sguardo alle prossime elezioni. Noi preferiamo guardare a ciò che c’è oltre…

  2. vittorio scrive:

    Io sono d’accordo con l’articolo di Cordasco ed Ottaviani. Invece non riesco a non dissentire da quanto dice Falasca. Ma cosa vuol dire che “Berlusconi è morto culturalmente”? Culturalmente? La prova prodotta sull’insifficienza culturale di Belusconi è risibile. Può darsi che Berlusconi potesse articolare meglio la sua risposta alla domanda specifica. Ma non è certo questo che determina la validità e la morte di un’offerta politica.
    Berlusconi finora ha vinto perchè ha saputo incanalare l’aspirazione del ceto medio italiano a non vedersi tassare redditi, risparmi e quant’altro per alimentare la spesa pubblica. Berlusconi manterrebbe intatto il suo appeal anche se non facesse un beneamato picchio. Basta solo che non alzi le tasse.
    Berlusconi e il centro destra vedranno seriamente inclinarsi la loro proposta quando cominceranno ad agire come la sinistra. Quando inizieranno ad alzare le tasse per soddisfare le esigenze di questo o quel ministero, di questa o quella corporazione.
    Un conto è un centro destra che non alza le tasse, pur non ottenendo risultati eccelsi. Un altro è un centro destra che lo fa per alimentare la spesa pubblica.
    Cultura? Etica? Queste sono solo puttanate!
    Sono le tasse quello che contano. L’unico motivo che spingono i più a recarsi al seggio elettorale.
    Il PdL aveva come mission di abbassare le tasse. Ha ancora un senso se non le abbassa. Se invece iniziasse a sciommiotare la sinistra, allora sì che si scaverebbe la sua fossa.
    Ma in quest’ultima ipotesi chi può intercettare il consenso del ceto medio? Il terzo polo di Casini che non passa giorno che non chieda patrimoniali per mettere le mani sul risparmio dei privati cittadini? Un disgustoso cattosocialista come Casini, per di più imparentato con Caltagirone? E che va a braccetto con i sindacalisti edulcorati alla Bonnani. Ridicolo.
    Se il PdL dovesse degradare ad un partito socialista, non ci sono altre forze che siano in grado di costituire un centro destra realmente liberista. Il FLI è liberista un giorno sì e un giono no e solo a parole, secondo come gira il tempo. Casini è quello che è: un politico bigotto e fondamentalmente ipocrita e che non disdegna la demagagia socialista. D’alema e compagni non ne parliamo.
    Nel caso in cui il PdL tradisse la sua mission meglio sarebbe abbandonare ogni speranza e cercare riparo all’estero, in Svizzera o alle Cayman. L’Italia tornerebbe ad essere alla mercè della cultura socialista e di sinistra. A quel punto l’unica speranza per chi rimarrà in Italia sarà la secessione violenta o meno.

  3. vittorio secondo me sbagli a ragionare specificamente in termini di tasse.
    qui siamo tutti per il liberismo e il conservatorismo fiscale.
    solo che Libertiamo e’ sia liberale e liberista, per questo non ragiona soltanto in termini di tasse, ma anche di altre varianti come la laicita’. Quindi se dici: le tasse e’ l’unica cosa che conta, l’etica (e io aggiungo, la laicita’) sono solo puttanate, e’ riduttivo.
    per il resto economicamente parlando sono d’accordo con te

  4. Michele Dubini scrive:

    Cultura ed etica non sono puttanate. Vittorio, se escludi la dimensione culturale e libertaria dal percorso di un polo liberale, allora non hai ben chiaro né così sia un vero polo liberale, né cosa sia il libertarismo.

    Il PDL fino a prova contraria E’ un partito che sfrutta idee socialiste, dal punto economico. Devo forse ricordarti di Sacconi? O delle mai abolite province? O di STRONZATE assurde come la social card? Potrei continuare all’infinito.

    Fini ha mille difetti e ha detto in passato delle vere bestialità; ma oggi si propone di costruire un percorso di destra nazionale (ma non nazionalistica) e identitaria (ma non fascistoide o xenofoba). E uno dei maggiori esponenti di FLI è proprio BDV. FareFuturo – da fucina culturale di FLI – mi fa ben sperare in questa idea culturale “futurista”, dinamica e tesa in avanti. FLI d’altronde ha dato scosse molto forti sui temi etici; ma se ritieni puttanate il dibattito sul Testamento Biologico, sulle coppie di fatto, sulla laicità dello Stato e sull’autodeterminazione dell’individuo…beh, non so proprio che dirti.

  5. inutile scrive:

    Quelli che non lo vorrebbero in realtà non riescono a farne a meno. Ma vi rendete conto che il problema non è BERLUSCONI? Berlusconi non è messo li dallo spirito santo, Berlusconi ha un popolo di Italiani che rappresenta. Berlusconi ha saputo scegliere il popolo da rappresentare e il suo popolo si sente rappresentato da lui. Quando si capirà questo? Il popolo moderato, di centro-destra, il popolo che vuole persone forti, che si assumino responsabilità che abbiano capacità decisionale. E’ un matrimonio indissolubile, è un leader amato dal suo popolo e l’amore perdona anche gli errori, quello che invece non perdona è il tradimento.
    Ricordiamoci che con Berlusconi abbiamo avuto come ministri Martino, Biondi, Costa. Pur sparendo i liberali mai hanno contato come con Berlusconi, che non guardava solo i voti che si portavano, ma vuole una guida che parli alla pancia della gente.
    Si parla di ringiovanire e non si vede che Berlusconi ha già fatto un governo giovane, con carfagna,prestigiacomo, meloni, alfano, lo stesso maroni che vecchio non è ecc ecc.
    Cercate di imparare a lui cercate di succedere a Berlusconi non attaccandolo ma salendo con lui nella guida di quel popolo moderato che rappresenta che sempre è stata maggioranza in Italia e sempre ci sarà!

  6. Michele Dubini scrive:

    Oddio…cosa mi tocca leggere. B. non rappresenta il popolo “moderato” e “forte”. E di “liberale” ha meno delle mie ciabatte consunte.

    Berlusconi rappresenta (e al 90% viene votato dagli stessi) gli italiani lo vedono come modello di vita. Fine. E’ l’apoteosi dell’italiano medio, nulla più; e italiano medio vuole essere furbo, ricco, evasore, con tante puttane, becero e tutto il resto che viene.
    Da quel lato (quello piazzista) è formidabile; lo capì Montanelli ben 9 anni fa…forse avremmo dovuto ascoltarlo meglio.

    Quindi è ovvio che vince: ha saputo – e sa – incarnare al peggio il peggio degli Italiani. Abbruttendoli in maniera irreversibile.

    Con tutto il tracollo culturale, qualitativo e meritocratico che abbiamo tristemente sotto gli occhi.

  7. vittorio scrive:

    xFlavio
    Nel mio precedente intervento non volevo dire che la laicità e l’etica siano questioni di secondo piano. Io non mi permetto minimamente di discutere di questioni filosofiche. O di fare scalette di valori.
    Il mio discorso contestava il fatto che Berlusconi fosse “culturalmente” morto, come affermato da Falasca. Tuttavia rileggendo l’intervento di quest’ultimo mi sono reso conto che probabilmente egli attribuisce un’accezione all’avverbio “culturalmente” che deve essere differente dalla mia. In altre parole non ho compreso il senso originario del commento di Falasca. La cultura di Falasca è quella di un ambito ben definito e relativamente ristretto. In quest’ambito Berlusconi sarebbe culturalmente morto perchè non riuscirebbe ad articolare una proposta politica organica impostata sul liberismo, in economia come nella società: può ben essere.
    Ma la cultura cui io facevo riferimento è invece molto più triviale e popolare: e in quest’ambito l’offerta berlusconiana è ancora viva e vegeta.

  8. inutile scrive:

    Caro michele noto dal tuo scritto alcuni problemi
    1) Berlusconi è l’Italiano medio (cavolo siamo tutti così ricchi??)
    2) Con tante puttane, questa si che è politica liberale di alto spessore
    3) Rispetta chi lo vota perchè è democrazia
    4) Se hai un’opinione tanto brutta degli italiani inizia a porti domande che forse stai sbagliando tu
    5) Ergersi a persona superiore della media come fai tu, ti fa solo non vedere la realtà.
    6) Parli a slogan senza metter contenuti
    7) Vota Fini che di donnina ne ha una fissa anche se costa di più, vota Casini che invece è Casto, o vota vendola che è gay, ma fidati se scegli quello come parametro di voto hai sbagliato tutto caro ragazzo

  9. Osvaldo scrive:

    Caro Falasca, per il momento rispondo io (poi, eventualmente, Carlo dirà la sua) .

    1) Certamente, il consenso elettorale non è un buon criterio di valutazione della validità di un progetto politico, però è pur sempre quello che conta dal punto di vista della ‘realtà effettuale della cosa’. Poi, per dirla tutta, la tesi che Berlusconi vince le elezioni perché ha le televisioni mi pare di averla già sentita da altre parti e non mi ha mai convinto molto. Ha due difetti: è sbagliata, perché, pur avendo le televisioni, Berlusconi ha perso due volte le elezioni (nel 1996 e nel 2006) e, per di più, è potenzialmente antidemocratica. Sottende, non troppo nascostamente, l’idea che gli italiani siano sostanzialmente stupidi e incapaci di scegliersi dei rappresentanti adeguati. Il che può anche essere sostenuto ma, qui sta il punto, è una tesi incompatibile con l’accettazione del ‘gioco’ democratico, gioco in cui, com’è noto, i voti si contano e non si pesano.

    2-3) Non credo di essere vittima di alcun riflesso pavloviano, perché, ripeto, la mia è una semplice constatazione: le alternative a Berlusconi o non ci sono o, come nel caso di Fli, non mi convincono. Nessuno è così ingenuo da credere che Berlusconi traccheggia e non governa perché “lui vorrebbe ma non lo lasciano fare”. Certamente. Ma nessuno (almeno, io non lo faccio) dimentica che, ad es., per quanto riguarda la riforma della giustizia (che, per un liberale, forse è, assieme ai temi economici, la riforma più urgente e la più auspicata) è stata sostanzialmente affossata grazie al contributo dei finiani. È difficile non riscontrare nelle posizioni di Fini e dei membri del suo partito un sostanziale appoggio alla linea dell’Anm, per non dire di peggio. Se questa è l’alternativa, mi tengo Berlusconi. Che è anche, nonostante le amicizie slavofile, il più atlantista tra i leader dei paesi europei.

    4) Ecco, se c’è una cosa a cui proprio non credo è che “Fini…(sia) aperto alla costruzione di un centrodestra moderno”. Quella di Fini mi sembra solo una lotta all’ultimo sangue contro Berlusconi e questo, casomai, è proprio di una sinistra arcaica e non di una destra moderna. Per la costruzione di un centrodestra moderna occorrerebbe che il centrodestra continuasse ad esistere, e la via di Fini mi pare improntata verso lo smantellamento del bipolarismo. La sua scelta non è quella di andare oltre Berlusconi, ma solo contro Berlusconi e, parlando dal punto di vista dei processi storici in corso e non della semplice cronaca politica, questo mi sembra il modo migliore per assicurare un ottimo futuro allo stesso Berlusconi.

    Cordialmente, con i migliori auguri di buone feste,

    O. O.

  10. Piercamillo Falasca scrive:

    Caro Osvaldo,
    al punto 4 parli di Fini, mentre il mio punto 4 parlava di Libertiamo. Non perseveriamo nell’errore :-)

  11. Maralai scrive:

    l’analisi di Carlo Cordasco e Osvaldo Ottaviani è perfetta e si basa su dati oggettivi e non emotivi; e mentre i finiani più ottusi ed anche diversi “articolisti” di Libertiamo continuano a sostenere che Berlusconi non ha vinto, assistiamo ad uno smottamento di gruppi o singoli politici che scivolano verso la maggioranza. Secondo voi scivolano verso l’area di responsabilità governativa (direi verso il potere e la prosecuzione della legislatura)perchè Berlusconi ha perso o perchè ha stravinto la sfida? Perchè non scivolano verso Fini? In questa fase di vivacità politica perchè tale è la controversia di potere, l’unico che non ha capito niente di politica è Gianfranco Fini; che anzichè puntare in alto ha puntato dritto al dirupo. Anzichè sfidare Berlusconi sui contenuti dell’azione politica restando nell’area del centrodestra o meglio all’interno del Pdl in previsione anche della leadership dell’ampia coalizione, non ha avuto idea più sciagurata di chiedere la disfatta di Berlusconi e del berlusconismo, chiamando a a sostegno anche Bersani. E’ chiarissimo che molti di noi si sono schierati tenacemente con Berlusconi poichè mi pare logico e coerente ritenere il progetto di Fini di allearsi con la sinistra pur di annientare il rivale interno, semplicemente folle. Fini ha perso di brutto ed ora deve anche dimettersi da presidente della camera. Devono dimettersi anche i responsabili di Libertiamo che hanno smarrito l’orizzonte liberale di questo webmagazine, diventato anche nel linguaggio una succursale del travaglismo, e che ci hanno fatto scoppiare la bile per diverso tempo. Noi ci siamo adoperati al massimo perchè Libertiamo frenarse la rincorsa all’inseguimento (nientemeno!) i Bocchino, i Granata, i Briguglio e i Barbareschi (se ne torni in Barbagia che lo rivotiamo di corsa). Abbiamo cercato di calmare gli ardori bocchiniani di Benedetto della Vedova, poichè riconosciamo uno spessore culturale e politico di altra levatura, e ciò è stato confermato nell’ascoltare il suo recente discorso in parlamento. Libertiamo anzichè accogliere e organizzare le tensioni liberali di propulsione, di stimolo anche asfissiante all’azione di governo del premier Berlusconi, s’è cacciato nel nulla della politica, perchè non è altro che il nulla ritenere di chiamare a salvare l’Italia coloro che l’elettore ha detto di stare alla larga dal potere e che ha confinato pesantemente all’opposizione, come sono i vari Rutelli e i Casini. Fini e i finiani da tempo si sono spesi per ottenere gli applausi a sinistra e negli approfondimenti dei vari Annozero e Ballarò, per far sorridere gli avversari e intristire gli alleati, ma ora dopo la disfatta siamo qui anche per ricordare, con contenuta soddisfazione, di quanto sia stata imponderata, presuntuosa e persino cafona l’intrapresa avventura antiberlusconiana.
    mario nanni

  12. Piercamillo Falasca scrive:

    @Maralai: dimetterci da cosa? Dalle nostre idee?

  13. @ piercamillo
    dovete dimettervi dalla dirigenza di Libertiamo e passaro lo scettro a Maralai

  14. Augurando a tutti buon Natale, voglio uscire da me stesso e leggere con distacco le parole che qui (nei commenti, in specie) si son spese.
    Non riesco a non giudicare “da Prima Repubblica” l’atteggiamento di alcuni fervidi sostenitori del PdL, che chiedono le elezioni dopo il voto di fiducia.
    Nella Seconda Repubblica la regola dovrebbe esser diversa: si continua a governare per garantire governabilità.
    Se il voto del 14 dicembre è stato davvero una vittoria politica di Berlusconi, perché molti sostenitori del PdL chiedono elezioni anticipate?

    Se la vittoria è stata politica, allora il governo di Berlusconi governi. Se non è vero che si tratta di vittoria numerica, faccia. Agisca. Sarebbe ora.

    Faccia pagare l’iva dopo la riscossione della fattura anche alle imprese che fatturano più di 200mila euro all’anno.
    Introduca le imposte “semi-flat”, come diceva nel ’94.
    Privatizzi la Rai, come diceva nel ’98 o giù di lì.
    Abolisca gran parte delle Province, come dice da sempre.
    Faccia pure un federalismo fiscale, non però che vada in porto nel 2019 come sembra.
    E magari ascolti i consigli di un Luca Ricolfi (“anticipare i benefici per il sud”) in un modo o nell’altro (ad esempio con la no-tax area per il Mezzogiorno proposta da Falasca e Lottieri).
    Faccia in modo che l’enorme ricchezza privata degli italiani (5 volte il Pil se ho ben letto) si trasformi almeno in parte in produzione, imprese, posti di lavoro.
    Prosegua ad implementare la Legge Biagi per correggerne le aberrazioni sul mercato del lavoro, come dice da quando la Legge Biagi fu approvata.
    Si impegni perché l’Ue diventi sempre più un soggetto unico a livello internazionale (non esiste che abbiamo una sola moneta e venticinque centri di decisione).
    Ripulisca il PdL dalle mele marce, che ce n’è troppe in giro per l’Italia.

    Eccetera.

    Insomma: che il governo governi, se la vittoria del 14 è stata politica. Altro che elezioni.
    Io, uscendo da me stesso e ragionando come se fossi un pidiellino di strettissima osservanza, questo chiederei.

  15. Michele Dubini scrive:

    @Inutile:

    1) Non fare finta di non capirmi, perché la capacità di lettura è propria di ogni essere vivente con un minimo di studio alle spalle; io non ho mai detto che Berlusconi E’ in senso “fisico” l’italiano medio, ma che lo rappresenta. Ne è un PERFETTO simulacro.
    2) E’ incluso nell’1.
    3) Il rispetto lo si guadagna, prima di tutto.
    4) Degli italiani ho GRANDE opinione; il problema è quando ragionano politicamente. Lì avviene il tracollo.
    5) No guarda, non mi ergo a superiore di un bel niente. Semplicemente consto i fatti e fornisco una chiave di lettura…
    6) Quali slogan?
    7) Il sesso non è certo il mio parametro di voto. E non considero un leader che va un puttane un cattivo leader; il concetto è molto più sottile: Est Modus In Rebus.

    @Maralai: Già, già. Berlusconi ha vinto e proseguirà la legislatura. Anche la Lega ne è convintissima, vero? :D

    Quando leggo simili interventi mi rendo conto che il “fallimento della razionalità” non è uno slogan così vuoto; B. non è “culturalmente” morto perché non ha saputo essere liberista, ma perché non sa neanche cosa significa l’etimologia della parola LIBERALE e della parola (sic!) POLITICA! Non capisco questa sindrome di stoccolma che affligge molti, davanti a 16 anni di promesse non mantenute.

    Ma ci rendiamo conto che il governo più liberalizzatore è stato il Prodi 2006 (!!!!) che aveva al governo Rifondazione? (!!!!!!!!!!!!!!!!!)

    Io, al posto vostro, mi farei qualche domanda su questo sedicente imprenditore che di liberale ha solo la cafonaggine.

  16. inutile scrive:

    Vogliamo dare svolta liberale a questo governo? Mai occasione fu più propizia! Non è certo rimanendo una piccola corrente di un piccolo fli al 4% di un piccolo polo molto cattolico del 12% che si possono fare battaglie.
    BDV atto di coraggio, entra nell’esecutivo ora c’è posto e potrai esser accettato sicuramente, addirittura c’è il posto del Fli lasciato libero di viceministro al commercio. Quale miglior occasione per fare qualcosa di concreto?
    Presentati da Berlusconi con un foglietto di 5 o 6 punti semplici e concreti, dicendo entro nel governo per aiutare la nazione se mi fate fare questo. Scommettiamo che avrai dei Sì?

  17. Maralai scrive:

    a massimiliano melley; si andrà inesorabilmente al voto se il governo non avrà maggioranza per governare. è la regola della democrazia. da qui non si sfugge. per il resto sono d’accordissimo con te. ed è anche la parola d’ordine di tutti i liberali che sostengono berlusconi che ora deve calarsi dentro le riforme. siamo già d’accordo in molti (ostellino, sallusti, porro etc) che dovremmo scatenare l’ossessione riformatrice all’amico silvio berlusconi. dispiace che bdv s’è schierato con bocchino-granata-briguglio-barbareschi ed ha anche in questa circostanza ha manifestato la mentalità dei leaders radicali che li ha portati sempre (esperienza diretta) in direzione delle disfatte. anche quando questo appariva impossibile. che occasione sprecata per bdv che doveva quantomeno astenersi! ha seguito fini ed ha ottenuto un bel risultato; quello di trovarsi pesantemente fuori gioco. noi c’eravamo battuti anche in questo sito per farlo desistere dal precipizio; l’ho fatto anche da guzzanti che ha preferito ascoltare gli antiberlusconiani per odio personale. nel mio blog ho scritto molto in difesa di berlusconi e di questa maggioranza, ma in termini propositivi. ora vogliamo le riforme e riprenderemo (noi) anche la petizione di questo sito per la riforma dell’ordine forense che porti principalmente al riconoscimento giuridico del praticantato, con tanto di contributi assicurati e retribuzione per i giovani aspiranti avvocati, e agevolazioni fiscali per gli studi legali che li “assumono”, così come accade in ogni comune attività.
    mn
    mn

  18. UDC? No, grazie! Inutile, songono Casinisti e basta.
    Io non riesco a capire la Politica ipocrite di Casini che anche i sassi sanno, mentre insiste rincorrere farfalle e terzo Polo, così eccolo fare il Sansone o come quel marito che si taglia il pisello per fare contento la moglie, quale e di chi?
    http://www.ilgiornale.it/interni/casini_insiste_terzo_polo_bipolarismo_morto_ma_pdl_ludc_e_difficolta_scelga_dove_stare/26-12-2010/articolo-id=495939-page=0-comments=1

  19. vittorio scrive:

    Se si prospetta un governo del PdL supportato dal cattosocialista Casini, è molto meglio andare al voto per il bene dello stesso PdL. Alzare le tasse per assecondare quell’ipocrita di Casini si tradurrà nel suicidio politico del partito guidato da Berlusconi. Un conto è continuare un governo con un supporto rinnovato del FLI o di una parte di esso. Un altro è procedere con i cattosocialisti.

  20. GG scrive:

    Oh finalmente quest’articolo propone una seria riflessione!
    Sono d’accordo con Dubini solo quando dice che Berlusconi incarna un po’ il sogno italiano, incarna tutto ciò che l’italiano vorrebbe essere: ricco sfondato, pieno di donne, spiritoso, intraprendente ecc ecc…
    Però dalla frase: “Degli italiani ho GRANDE opinione; il problema è quando ragionano politicamente. Lì avviene il tracollo.”, si capiscono mooolte cose!!! Si evince un pensiero antidemocratico sottostante e si capisce per esempio perchè noi liberali restiamo in una nicchia politica e non sappiamo intercettare i sentimenti della gente comune.

    Le vostre argomentazioni sui problemi economici sono condivisibili, ma alla gente comune CHE VOTA ESATTAMENTE COME VOI di questo non interessa. Alla gente interessa 1) dal punto di vista politico una leadership forte, carismatica e prevedibile (Berlusconi è prevedibile nei suoi comportamenti e nelle sue azioni, Fini no) 2) dal punto di vista economico “la pagnotta”. Punto. E l’indebolimento della leadership forte di Berlusconi da parte di Fini è un qualcosa che la gente NON capisce, tantopiù in un momento di crisi economica. E sarà molto facile x Berlusconi dare a Fini del “traditore” visto che è passato all’opposizione.

    Berlusconi avrà avuto una vittoria di Pirro, ma è pur sempre una vittoria. Fini invece ha avuto una sonora sconfitta, una caporetto! Berlusconi NON vuole le elezioni, le vuole la Lega. Berlusconi però ovviamente se non riesce a governare vuole andare al voto perchè sa benissimo che con il suo carisma e con l’assenza di un’alternativa credibile potrebbe farcela. Per combattere Berlusconi ci vuole una cosa molto semplice: saper parlare alla pancia della gente proponendo un’alternativa semplice, chiara, comprensibile a tutti con una leadership che sia anch’essa forte ma che basi il suo carisma su valori diversi rispetto a Berlusconi: moralità, legalità, senso dello stato, integrazione. Senza acredine verso ciò che Berlusconi ha fatto o non ha fatto.

    Ps: Continuare a sottovalutare, a sminuire e a insultare Berlusconi produce un unico effetto: LO RAFFORZA. La sinistra in 16 anni non se n’è ancora accorta, mi auguro che voi di Libertiamo ve ne accorgiate un pochino prima.

  21. Michele Dubini scrive:

    @GG: Credo che non esista nessuno di più berlusconiano del PD, invece. Ti riporto una frase di Luciano Violante.

    “Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa Letta. Non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interessi, abbiamo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni e durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte!”.

    Una opposizione del genere è tutto tranne che votata alla cultura “dell’odio” o agli attacchi distruttivi di B. Anzi, dà l’idea di una vera e propria armata Brancaleone, allegramente sfaccendata e ancor più allegramente perdente.

    Sulla mia frase, invece, non sottointende alcun pensiero di “superiorità”. Sottointende, una faciloneria italiana nel dare il voto, spesso sintetizzata da “la politica mi fa schifo, quello parla bene/è simpatico/ha il milan”. Cosa succede? Succede che si spegne il cervello e si ascolta, in modo del tutto passivo, i telegiornali (quando va bene).

    Questa tendenza è dimostrabile dai dati dell’editoria (coloro che leggono più di un libro all’anno sono il 15-20% degli italiani)e da una sempre più generale indifferenza verso i temi dell’istruzione.

    Tutto è frutto di un’anti-cultura di cui SICURAMENTE B. non è l’unico fautore (sarebbe folle affermare una cosa del genere), ma ne ha sicuramente enfatizzato e supportato i danni.

    Parlare alla pancia è utile se si vuole una politica “short range” (che è ASSAI più corta di una legislatura), come fanno PDL-Lega in primis (e Vendola subito dietro). Se si vuole fare una politica DAVVERO tesa a risolvere i problemi del paese bisogna saper muovere la testa della gente; con vantaggi enormi (così facendo, chiunque capirebbe che abolire le provincie “dà pagnotta”, per dirne una).

    Questo discorso è tutto tranne “chic”, ma perdonami GG, parlare alla pancia per prendere voti equivale al compiere un delitto verso la politica e la libertà espressiva; non solo nei confronti delle idee deturpate, ma anche nei confronti dei cittadini.

  22. Pietro M. scrive:

    Io sono d’accordo con tutti, con Piercamillo, con gli autori dell’articolo, con Michele Dubini.

    E’ vero che un’alternativa a Berlusconi non esiste: Fini finora non ha fatto una vera opposizione programmatica, interna o esterna, a Berlusconi, ha fatto un’opposizione politica prendendo posizioni programmatiche fuzzy come “legalità”, “laicità”, “noi non saremo il partito della spesa”.

    Se FLI uscisse dal congresso di Febbraio con un documento programmatico del tipo:

    1. tagliare la spesa (così e cosà)
    2. tagliare le tasse (così e cosà)
    3. …

    ALLORA parlerei di una vera opposizione programmatica, di una vera Offerta Pubblica d’Acquisto ai voti della fu Forza Italia, di una vera forza politica liberale in fase di creazione.

    Devo dire che la politica dei voti di fiducia, dei “No Gheddafi no”, e del “riformiamo la legge elettorale” non mi interessa più di tanto. Non posso vedere alternative dove non ci sono idee chiare. Serve un programma di FLI che faccia impressione come il programma di Berlusconi annata ’94.

    E in tutto ciò Casini c’entra come i cavoli a merenda.

    Libertiamo deve diventare monomaniacale e ossessivo, deve spedire ovunque il messaggio liberale, e deve farlo finire sui documenti ufficiali di FLI.

  23. vittorio scrive:

    E’ inutile continuare con il discorso pro e contro Berlusconi, pro e contro Fini. Probabilmente entrambi le parti hanno sbagliato. Per conto mio l’errore più grande è stato quello dei finiani, perchè il loro comportamento non era il modo costruttivo per proporre e FARE riforme liberali e liberiste. Sembrava più un tentativo di azzoppare il governo Berlusconi. Cosa peraltro malauguratamente riuscita. Ma di chi sia la colpa più grande oggi non importa nulla.
    Ora è bene che tutti (dall’una e dall’altra parte) raffreddino i bollenti spiriti. Gli unici che ridono della situazione attuale sono la sinistra e le forze socialiste, a partire dall’abominevole Casini.
    Per il bene del centro destra è opportuno che il Fli e il PdL depongano le armi e trovino un modus vivendi fatto di collaborazione e non di conflitto.
    Come elettore voglio che il governo vada avanti, ma con un programma di centro destra. E non certo con il programma cattosocialista di Casini. Altrimenti meglio le elezioni.

  24. GG scrive:

    Dubini, è logico che chi non si interessa di politica, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, basa il proprio voto su: simpatia, carisma, eloquio, opinion leaders che li condizionano ecc ecc…
    I dati sull’istruzione li conosco benissimo ma ahimè anche questi italiani non istruiti votano. E quindi, come fare a conquistare il consenso di queste persone? Stordirli di numeri sulla crescita, sull’occupazione, tentare di spiegare le riforme economiche da farsi (a volte fatico a capirci io stessa, figuriamoci chi non si interessa di politica), parlare di legge elettorale che i cittadini non conoscono, rimuginare su ciò che Berlusconi ha fatto o non ha fatto?
    Parlare alla pancia delle persone significa dire le stesse cose che dicono i numeri e i fatti in modo semplice e comprensibile a tutti, proporre dei cambiamenti in modo altrettanto semplice e comprensibile aggiungendoci qualche slogan e qualche ideale con una buona leadership. Non mi sembra una cosa così fuori dal mondo, in qualunque campagna elettorale ben fatta si fa così.

    La sinistra non sapendo parlare alla pancia della gente, non avendo una leadership forte e tirando fuori sempre l’antiberlusconismo fa campagne elettorali disastrose e perde sempre. Non a caso, la persona che non ha fatto così, ovvero Veltroni, ha avuto un buon risultato elettorale nonostante l’impopolarità notevole del suo predecessore Prodi.

    Caro Dubini, visto che dopo Berlusconi tu non ci vedi ancora Berlusconi, ma ci vedi qualcosa di diverso, mi piacerebbe sapere che cosa vedi dopo Berlusconi. Io ci vedo per ora Berlusconi, e in un futuro prossimo Casini. Casini sta nel terzo polo in una posizione di attesa. Attende lo smantellamento del PDL dopo la fuoriuscita del capo. A ciò seguirà una fuga degli ex pidiellini verso Casini, che fungerà da “papa straniero” (lo preferiranno a Fini perchè è cattolico e perchè ha avuto un’opposizione meno dura a Berlusconi) e una conseguente fine di quell’orrido minestrone che è il terzo polo. Fini in questa situazione non avrà la possibilità di aspirare alla presidenza del consiglio, al massimo farà l’ago della bilancia fra destra e sinistra. Io il futuro lo vedo così, se le cose resteranno così come sono. Speravo in una pace fra Berlusconi e Fini per far andare avanti la legislatura perchè il paese bisogno di stabilità e non di elezioni, meglio un governo che governa poco che il caos. Però si è preferito il conflitto, e intanto che loro litigano l’Italia precipita…

  25. @Michele
    “Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa Letta. Non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interessi, abbiamo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni e durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte!”.

    Infatti, appena insediato come Presidente della Camera, Fausto Bertinotti disse che a Mediaset occorreva un dimagrimento, facendogli perdere l’indomani qualche punto percentuale in Borsa.
    Dimmi tu se una forza politica che determina il tuo fatturato con i suoi umori giornalieri può essere una forza politica rassicurante.

    Berlusconi dimostra di non sapersi creare una difesa culturale quando dice che il PdL è la nuova DC e che lui è come de Gaspari, ma non pensare che la stragrande maggioranza dei suoi oppositori siano più preparati, visto che da 16 anni quello che sanno fare meglio è perdere l’elettorato medio per puntare a posizioni più estreme).

    Per le liberalizzazioni di Prodi, ti ricordo le parole di Fini di allora “Sono liberalizzazioni fatte partendo dall’anello più debole” e un’analisi di un politico di FLI (http://gianmariomariniello.net/2006/07/02/perche-dobbiamo-imparare-dalla-sinistra/).

  26. Maralai scrive:

    continuo a leggere analisi insensate sul dopo berlusconi; pensare casini al posto di berlusconi è il massimo della rassegnazione da naufrago. i liberali (ma che razza di liberali siete?)non devono pensare oggi sul singolo personaggio, ma sul metodo di fare emergere la leadership. per cui il dopo berlusconi verrà dopo le primarie all’interno del pdl, da dove fini s’è tagliato fuori. credo proprio che i liberali debbano stimolare, accrescerne il dibattito, creare opinione pubblica, avanzare proposte perchè nel pdl, in una visione di speranza bipolare per l’Italia (Grande Isola dei Nuraghi inclusa)emerga colui che ottiene non la nomina del capo, ma l’investitura del popolo mediante l’antagonismo, la durezza e l’emozione del confronto-scontro, la passione della gara (l’america, insegna qualcosa, si o no?) nel cammino della nomination. scusate se è poco; anzi, scusate il disturbo.
    mario nanni

  27. Lucio Scudiero scrive:

    @maralai: Certo che il PDL la regge bene la “pressione della gara”. Guarda che fine ha fatto fare a Fini e i suoi. Ma si, ma certo, faranno le primarie, magari quando il Lider Maximo vorrà e avrà scelto il successore da far plebiscitare. La competizione è un’altra storia, e a leggere certi commenti come questo non so se offendermi per la palese mancanza di rispetto verso le nostre intelligenze o preoccuparmi per la presenza nel paese di facce toste e moralmente spregiudicate come la tua che lo hai scritto.

  28. GG scrive:

    @Maralai: ovvio che non voglio che Casini guidi un futuro centrodestra, ma al momento è una possibilità concreta, perchè Fini ha scelto una strategia politica suicida che è difficile da rimediare.

  29. Maralai scrive:

    la gara è proprio questa: anche lucio scudiero, nello “scontro” è caduto k.o. si potrebbe persino dire: avanti un altro. ma ditemi voi se ho offeso qualcuno per ottenere repliche sconsiderate e cafone come quella di scudiero! si vede proprio che non conosce quel che scrivo, sia su questo sito che sul mio blog e non solo. Ma soprattutto credo sia a corto di immaginazione politica. pensare, che io ritenevo fini l’erede di berlusconi nell’ambito di una scalata da primarie interne al pdl. soltanto che fini anzichè stare a punzecchiare con astiosi sberleffi quotidiani silvio berlusconi, doveva candidarsi alla sfida per batterlo proprio nella competizione da primarie. ma non è colpa mia se fini s’è perso malamente in un bicchiere d’acqua, da cui non riesce più ad uscirne integro. e a te, caro scudiero, un amichevole consiglio: modera i giudizi, e leggi con maggiore attenzione ciò che scrivo. e abbandona soprattutto il liguaggio da facce toste in siti meno liberali di questo.
    mario nanni

  30. Michele Dubini scrive:

    @Alessandro: Lungi da me dire che Bersani deve essere preso come modello. E’ tuttavia innegabile che una (pur timidissima zoppa, mutilata e disordinata) prima “apertura” a determinate liberalizzazioni sia stata portata avanti dal governo prodi 2006, anziché da un governo berlusconi; ritengo che questo debba far riflettere.

    @GG: Non esiste una campagna elettorale nel mondo occidentale democratico in cui si parla “alla pancia”. Negli UK Cameron ha esordito dicendo “qui BISOGNA tagliare” e gli slogan “Hope” di Obama erano solo la superficie di un programma assai più vasto che gli elettori hanno votato in quanto tale. Dire che bisogna parlare alla pancia è pericolosissimo, perché comporta il “bisogna cavalcare la paura”. Stai legittimando alcune orride prese di posizioni leghiste che fanno UNICAMENTE leva sui più bassi istinti dei cittadini.

    Se invece per “parlare alla pancia” intendi “non bisogna parlare in politichese”, beh, quello non è “parlare alla pancia”. E’ parlare IN ITALIANO alla testa.

    Per il futuro, preferisco non rifarmi a singoli individui. Le possibilità sono molte e ora NON prevedibili: Il mio sogno è un polo LibCon (modello UK). FLI, in questo, è una base di partenza.
    Ma è possibile di tutto (visto che la Lega al 70% farà saltare il tavolo): Una vittoria fugace di PD-SeL-IDV, la vittoria del successore del Lider Maximo. Chi può dirlo con certezza? Non certo io.

    Quello che so di certo è che è necessario lavorare per qualcosa di diverso. E quello che so di certo è che dire “dopo di me, il diluvio” è una frase che ricorda molto certi governanti sudamericani, che legittimavano il loro “governare” dicendo “senza di me, il paese tracollerebbe”.

    P.S. Stimolare la competizione nel PDL? L’emozione del confronto-scontro? Curioso. Queste cose non erano presenti nel documento in cui si dichiarava Gianfranco Fini “incompatibile coi principì fondativi del PDL”. A volte mi chiedo se si debba ridere o piangere davanti a questo così accanito rifiuto della realtà…

  31. Maralai scrive:

    cari amici, intanto che alcuni di voi reagiscono in modo rissoso, ho inviato un “pezzo” a Il Foglio, e piero ostellino ha condiviso l’idea. sono convinto che molti di voi che non commentano, è perchè condividono silenziosamente. ma l’idea è già partita. ho fatto un post al mio blog (con la spiritosa “colonna sonora”) e adesso prenderà il via alla volta dell’amico daniele capezzone e presso tutti gli spazi di libertà consentiti. le (buone) idee non conoscono ostacoli.
    mn

  32. Maralai scrive:

    intanto che il mio prec. commento è in attesa di moderazione, il mio art. è stato accolto al volo da g. ferrara.
    mn

  33. @ maralai
    Gare a chi commenta meglio, parole come scontri, k.o.,avanti il prossimo, frasi come le buone idee non hanno ostacoli ( stile “l’amore vince sempre sull’odio) sono la rappresentazione del tuo essere (politicamente parlando).
    il tutto coronato dall’amicizia con Daniele Capezzone.
    ora e’ tutto chiaro.

  34. inutile scrive:

    Un po di pratica dopo la teoria vi pongo un quesito.
    BDV è meglio che rimanga dentro il FLI come ora, o che provi a dialogare con l’attuale maggioranza per vedere che vengano accolte sue tesi?
    Le due opzioni per una serie di motivi che immagino sapete benissimo, sono incompatibili o una o l’altra

  35. GG scrive:

    @Dubini: il punto è che gli elettori raramente votano un certo partito perchè conoscono bene il programma. La “pancia” significa suscitare in loro delle emozioni (anche la paura in certe occasioni- anche cameron quando dice di “tagliare” fa leva sulla paura degli elettori che le finanze crollino, che c’è di male?- ma anche la speranza, nel caso di Obama) pur avendo un programma fatto con la testa (la Lega è un altro discorso, perchè certi punti del programma non sono fatti con la testa). Comunque non volevo soffermarmi su questo punto, probabilmente con parole diverse intendiamo la stessa cosa.

    Il punto fondamentale è che voi vedete il futuro molto incerto perchè è proprio il FLI che ha un futuro molto incerto. Io non ho sentito alcun commentatore che vede in un futuro prossimo Fini come leader del centrodestra. Fini doveva rimanere nel centrodestra e fare un patto di legislatura con Berlusconi. Avrebbe avuto un notevole potere di ricatto, pur di far andare avanti la legislatura Berlusconi su molte cose l’avrebbe accontentato. Invece, ha preferito continuare lo scontro, con il risultato di prolungare un’instabilità politica terribile per il paese e di sbarrarsi la strada come futuro leader del centrodestra. Così si preferisce vivacchiare alla giornata: prima stiamo con Berlusconi, poi facciamo fuori Berlusconi, poi andiamo con Casini, poi chissà. A questo vengono aggiunte le paroline magiche: destra laica e liberale. Eh no, non mi bastano le paroline magiche. Non bastano i buoni (anzi, direi ottimi) ideali: ci vogliono i FATTI, la PRATICA.

  36. Maralai scrive:

    l’altro giorno ho molto condiviso i contenuti dell’intervento alla camera di bdv, soprattutto in tema della riduzione del debito pubblico (“non possiamo continuare a ripetere che abbiamo un debito pubblico…senza fare niente per contenerlo…”)e dell’urgente necessità della riduzione fiscale, del taglio sulle spese parassitarie dello stato, e considerando che benedetto sta nel gruppo dei bocchino come io nella tana piena di lupi, suggerisco (non sto scherzando) a benedetto di prendere le distanze dal nulla politico e di dichiarare serenamente e onestamente che il voto di sfiducia e il tentativo di abbattere politicamente berlusconi è stata una minkiata politica. di cui bdv deve dichiararsi non dico pentito (poichè il pentitismo è altra minkiata), ma dispiaciuto. ed insistere “amichevolmente” con berlusconi perchè porti le riforme che contano in parlamento che verranno sostenute. compresa quella della giustizia fortemente e demagogicamente (ed anche ignorantemente) avversata dai finiani. passate parola, che non sto scherzando.
    mn

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