Gli affari di Gazprom in America Latina

– Siamo forse già all’apogeo dell’era WikiLeaks, triste epoca per la diplomazia internazionale, durante la quale innumerevoli verità vengono rivelate al mondo profano. Ebbene, ma… si tratta di veri segreti? Un conoscitore medio della rete vi dirà che certamente non è così: la maggior parte dei cabli riguardano informazioni facilmente reperibili in rete da mesi! questo tuttavia non deve illuderci: non viviamo affatto in un mondo improntato alla trasparenza.

Sentiamo spesso ad esempio sentire parlare di Gazprom, dei suoi rapporti con Eni e con le decisioni del nostro Presidente del Consiglio, ma non dobbiamo essere così ingenui da credere che questa società non abbia messo lo zampino altrove: Gazprom è dappertutto, dall’Asia all’America Latina. Non limitiamoci al South Stream ed ai profitti che sarebbero stati promessi a Berlusconi, allarghiamo i nostri orizzonti al Venezuela e agli affari da miliardi di dollari legati allo sfruttamento del blocco Junin 6, nella faglia dell’Orinoco, che ha portato nell’aprile 2010 alla firma di un accordo per la creazione di una oil-venture tra un consorzio di imprese russe (capeggiate guarda caso da Gazprom e da altre società nell’orbita del Cremlino – quali Sugurtneftegaz, che pare controllata direttamente da Putin attraverso un ingente quota azionaria, e Rosneft), e l’azienda venezuala di Stato PDVSA (in pratica diretta emanazione di Chavez, grazie anche alle leggi relative alla nazionalizzazione delle imprese ora vigente nel  Paese): parliamo di un affare di circa 30 miliardi di dollari.

E se volessimo spingerci ancora più a Sud, potremmo vedere come la buona Gazprom arrivi anche in Paesi piccoli, come quello dove mi trovo io ora, l’Uruguay, dove imperano i monopoli – dal gas, al petrolio, fino all’elettricità – e che per molti aspetti si può assimilare alla Russia. Perché? In primis per l’esistenza di ANCAP (Administración Nacional de Combustibles, Alcoholes y Portland), che detiene il monopolio nello sfruttamento di petrolio e gas, e che ora pare destinata a legarsi alle fila di Gazprom. Ecco come. In Uruguay manca il petrolio (sono in atto studi da anni, alla ricerca di giacimenti al largo della costa di Montevideo, ma nonostante gli indizi positivi, nulla di concreto è stato trovato). Sono però presenti grandi quantità di acqua, sebbene dipendente dalle condizioni climatiche, cosa che trasforma l’energia idroelettrica in una fonte non sicura e molto costosa. Il vento costante, però, fa sì che l’energia eolica sia un’alternativa possibile, e infatti si sta sviluppando molto, nonostante sia vendibile solo a UTE (monopolio per l’energia elettrica e unico gestore e proprietario dell’unica rete elettrica nazionale).
Tuttavia, per arrivare a raggiungere l’obiettivo di indipendenza energetica fissato per il 2015 l’Uruguay necessita di una soluzione compensativa delle possibili irregolarità nella fornitura affidata, appunto, alle fonti idroelettrica ed eolica. Ed è qui che entra in scena Gazprom, con un sistema di rifornimento energetico il più eco-friendly possibile, ma combinato.

La sicura e sperimentata energia fossile fa gola anche a questa piccola lingua di terra che non ha mai posseduto un grammo di petrolio e ha tentato invano di rivendicare territori delle isole Malvinas. Alcuni rilevamenti sismici degli ultimi anni fanno però ben sperare Montevideo – territorio senza idrocarburi che pare però oggi destinato a trasformarsi in un piccolo paese dei balocchi, dove gas naturale e petrolio scorrono a fiumi (o quasi). Infatti, tali rilevamenti identificano le aree delle coste atlantiche nella zona di Rocha e Maldonado (vicino a Punta del Este per intenderci) come possibili miniere d’oro.
Dopo il fallimento della prima ‘Ronda Uruguay’, nel 2009, che mirava a trovare imprese private (o consorzi) che si occupassero dell’esplorazione di 11 blocchi individuati e del loro sfruttamento, è previsto per il primo semestre 2011 una seconda Ronda. Nella Ronda 2009, furono registrati peraltro problemi sotto il profilo legale, dato che molte grandi imprese quali, per l’appunto, Gazprom, non poterono partecipare. Come si può ben capire sono molte le grandi società interessate al progetto, non ultime alcune grandi imprese europee i cui nomi non sono pubblici, ma si posso ben intendere. Qualcosa fa però propendere ad una scelta russa di Montevideo e il perché è molto semplice. La cara buona vecchia Gazprom – o branch del Cremlino, se vogliamo chiamarla così – ha proteso la sua longa manus fino a qui, mantenendo ottimi rapporti con il governo locale, ma non solo. Il modo in cui questo sta avvenendo è abbastanza visibile, dato che si tratta di veri e propri accordi tra stati, che non lasciano spazio al tanto decantato libero mercato e all’iniziativa privata, ma che segna un ritorno (o forse è più appropriato parlare di continuazione) di un gretto statalismo.

Tra il 9 e il 13 ottobre scorso il ministro de Relaciones Exteriores Luis Al magro, accompagnato nientemeno che dal Presidente di Ancap, Raùl  Sendic, si è recato in Russia dove ha incontrato anche un’impresa del gruppo Gazprom Zarubesnieftegaz, specializzata in esplorazione e sviluppo di operazioni nel campo di petrolio e gas già operante a Cuba.  Quello che più qui interessa notare è che si è parlato di rafforzare gli accordi in materia di energia e infrastrutture (guarda caso) portuarie e ferroviarie, e di miglioramenti della qualità del commercio (la Russia è uno dei maggiori importatori di prodotti uruguayani e, in primis, di carne), e questi primi negoziati saranno probabilmente implementati in veri e propri accordi già alla prossima visita del Presidente uruguayano Mujica a Mosca, nei primi mesi del 2011.
Sorgono dubbi sulle opportunità di questa, alquanto bizzarra sinergia bilaterale. Si pensi ad esempio al Convenio de cooperaciòn, una sorta di gemellaggio siglato tra l’Università di Montevideo (non certo un ateneo di prim’ordine) e l’ILA, Instituto de Latinoamérica de la Academia de Ciencias: caramellina di contropartita?


Autore: Stefania Pesavento

Nata il 19 febbraio 1986 ad Asiago (VI) ha conseguito nel 2005 la maturità scientifica. Si è laureata nel 2010 in Scienze Internazionali e diplomatiche presso l’università di Genova, con una tesi di laurea specialistica relativa all’uso delle risorse energetiche strategiche come strumenti di politica estera. Si occupa di energia e di monopoli energetici oltre ad interessarsi alla diffusione dell'uso delle energie rinnovabili e al cambio climatico.

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