di CARMELO PALMA –

C’è poco di cui scandalizzarsi. Bisogna dire chiaramente se, come Gasparri, si sta dalla parte delle forze dell’ordine e dei cittadini, oppure dalla parte dei violenti. (Alessio Butti, senatore del PdL)

Certo che bisogna dirlo, da che parte stiamo. Con la peggio politica o con la peggio gioventù? Con i “sostanzialisti” di destra, che contro gli squadristi di piazza giudicano le garanzie processuali un lusso rinunciabile, o con quelli di sinistra, che se c’è da ribellarsi “all’omicidio dell’istruzione pubblica” (come dice Vendola) non pensano si possa esigere dai giovani indignati di andare troppo per il sottile?

Certo che vogliamo dirlo, da che parte stiamo. Con i colonnelli sbandati di una destra che non nasconde, ma esibisce gli scheletri dei propri armadi, rivestendoli di una divisa berlusconiana, e liberandoli dalla vergogna “conformista” in cui li aveva relegati l’antifascismo finiano? O con i cattivi maestri della sinistra, i pidocchi ideologici di una frustrazione sociale e generazionale, che il piffero stonato della “rivoluzione” trascina alla ribellione nichilistica? Con chi denuncia il complotto di una magistratura comunista e fellona, che scarcera i colpevoli dei disordini, per meglio disordinare la politica nazionale, o con quanti agitano il fantasma del “doppio Stato” per giustificare la piega un po’ troppo manesca che hanno preso le manifestazioni studentesche?

Ovvio che lo diciamo, da che parte stiamo. Con chi vuole un 7 aprile in anticipo sui reati che mercoledì potrebbero essere consumati, o con chi predica una Resistenza in ritardo contro la “privatizzazione del sapere”? Con i parlamentari che, anziché difendere la legge Gelmini, spiegano ai poliziotti e ai magistrati come difendere lo Stato, o con gli antagonisti attempati che, forti di una lunga esperienza di disordini di piazza, discutono di quanto lunga e larga possa essere la cosiddetta Zona Rossa?

Non stiamo né dall’una né dall’altra parte, perché non “dobbiamo” affatto scegliere tra gli uni e gli altri, come tra due alternative di cui, se una è giusta, l’altra è sbagliata.  Come insegnava la logica aristotelica – e la retorica politica sembra dimenticare – i “contrari” non possono essere entrambi veri, ma possono essere entrambi falsi.  Non si confrontano sempre un torto e una ragione, ma più spesso due torti.

Il fascismo era sbagliato quanto il comunismo e in questo – cioè per l’essenziale – erano uguali. Non si deve scegliere affatto tra Gasparri e Scalzone, tra due fuochisti della guerra civile permanente e di un “bipolarismo” politico-culturale, che pesca dal pozzo nero della storia della Repubblica. Non si può fare il loro gioco, da cui peraltro sono i soli, con le rispettive compagnie di giro, a guadagnare. Stare dalla parte del disegno di legge Gelmini e della sua legittimità democratica non significa correre dietro al fanatismo ultrà del vecchio capopopolo divenuto capogruppo.