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Benzina sul fuoco delle violenze, Gasparri docet

– Altro che centri sociali. Altro che “sinistra extra-parlamentare”. Altro che black-block. Il maggiore aiuto ai violenti è fornito dalle parole pronunciate da Gasparri riguardo alla presunta necessità (ma forse sarebbe più corretto dire non-necessità) di “arresti preventivi”.

Non si capisce bene chi siano questi mandanti morali e fisici, chi siano, nello specifico i “centri sociali” che Gasparri sbandiera. Paiono veri e propri Babau della politica, secondi in classifica solo ai Comunisti; spaventapasseri da invocare nel momento di disordini, per scaricare tutte le colpe del momento e lavarsi – simultaneamente – mani e piedi.

In virtù di cosa la manifestazione del 14 Dicembre sarebbe paragonabile ai disordini degli anni ’70, epoca in cui i moti studenteschi erano capitanati e guidati da esponenti della sinistra extra-parlamentare, portatori di dottrine ideologiche che oggi – anno di grazia 2010 – sono, per fortuna, morte e sepolte?
Chi è sceso in piazza (esclusi, ovviamente, i violenti) il 14 Dicembre non l’ha fatto per un ideale politico, una Causa o una Fedeltà a un determinato leader. Chi ha protestato lo ha fatto per denunciare  – a torto o a ragione – una situazione che viene ritenuta pesante e ghettizzante: le persone che manifestavano a Roma si sentivano in qualche modo abbandonate dallo Stato. Personalmente ritengo perfettamente condivisibili alcuni volti della protesta (i cittadini dell’Aquila), meno altri (chi protestava contro la Riforma Universitaria), stesso discorso per le loro motivazioni. Di sicuro comunque non sarò io (anzi) a criminalizzare chi scende in piazza con idee differenti rispetto alle mie, sino a che decide di esprimerle in maniera del tutto pacifica.

L’affermazione di Gasparri rischia di provocare dei danni enormi; un arroccamento del genere irrigidirà il solco esistente – e sempre più netto – tra il Paese e il Palazzo. La tragicità di questo conflitto è la diretta riflessione che avrà nella nostra Società; il Parlamento, cioè il Palazzo, non è che la fotografia della nostra Società. Gasparri, con queste parole, rappresenta quel pezzo, temo non così limitato, di Società che rifiuta un’altra parte di Società, bollandola di violenza, rozzezza, inferiorità. Chiudere il dialogo in questo modo, insultare i ragazzi che manifestavano accusandoli di vigliaccheria (il Ministro La Russa ne ha dato un sapiente esempio nella scorsa puntata di Annozero), bollarli come teppisti, invocare misure repressive, non farà altro che inasprire ulteriormente un conflitto che ha messo a ferro e fuoco la nostra Capitale.

Non è sufficiente stigmatizzare la violenza a parole; è autolesionista condannare tutto e tutti a ogni pie’ sospinto. Sia chiaro: nessuno oserà mai negare gli atti di vergogna avvenuti quel giorno. Nessuno negherà la presenza di vili teppisti e di atti vandalici che non meritano alcuna comprensione o giustificazione, ma solo una fredda e decisa condanna. Nessuno negherà la necessità di un’indagine e di un’azione della magistratura che faccia la dovuta luce e prenda provvedimenti contro i – troppi – violenti ; ma far passare il messaggio che l’intera piazza fosse un’unica onda di violenza coordinata da una sapiente regia (!) è inaccettabile, totalmente antitetico rispetto alla realtà dei fatti e denota una miope lettura della società odierna.

Siamo sicuri che per fermare i violenti la cosa migliore sia affidarsi ad arresti preventivi, zone rosse a profusione, DASPO (!) e chi più ne ha più ne metta?
Non sarebbe forse più semplice e pacifico ascoltare le parole e le ragioni di chi non riesce a condannare con forza questa violenza? Questo è il vero fatto da analizzare e di cui preoccuparsi!
O ancora, non sarebbe meglio rispettare appieno l’iter giudiziario e le decisioni dei giudici, senza inviare ispettori ministeriali nelle Procure?

Questo non significherebbe assolutamente abbandonare la – doverosa – linea della “ferma fermezza”, ma significa coniugare al contenimento fisico della violenza e all’isolamento di chi la pratica (a qualcuno piacerebbe sentirsi dire “reprimere e pestare”, ma non è questo lo scopo di un governo democratico) un’azione di ascolto e riflessione nei confronti dei manifestanti pacifici, che isolerà davvero tutti quegli stupidi teppisti con casco e mazze.

Lasciarsi andare a frasi provocatorie o a sprezzanti insulti darà forza e vigore agli estremisti. E cosa succederà? Succederà che i ragazzi che sono scesi in piazza per manifestare pacificamente non ci saranno più, intimoriti da questi attacchi diretti e da misure ultra-repressive; le manifestazioni diventeranno veri e propri scontri (teppisti da una parte, polizia dall’altra), senza alcuna possibilità di dialettica e scambio di idee.

Altresì, chi protesta (non mi stancherò mai di ripeterlo) dovrebbe sempre ricordare (come ha detto giustamente e lucidamente Roberto Saviano su Repubblica) che ogni sprangata e ogni sasso lanciato costituiscono un passo indietro, un indebolimento, un disattendersi della propria immagine e della propria idea; che con la violenza non si ottiene nulla se non isolamento, sangue e dolore. Toglietevi quei caschi, quei passamontagna. Isolate quegli idioti che bruciano bancomat e camionette, che si vestono da testa a piedi di nero (spero per la vergogna) e che riducono il tutto a una sporca e virulenta guerriglia urbana, egemonizzando un’intera manifestazione. Senza piangervi addosso urlando a presunti “infiltrati”.

Trovate metodi innovativi di protesta, stupite, scandalizzate, pensate con la vostra testa e alzate la testa se ritenete sia giusto farlo; ma fatelo sempre esercitando metodi non-violenti (do you remember Pasolini?).
Consiglio infine Gasparri – se conosce veramente i mandanti di questi disordini – di recarsi nella Procura più vicina e di non lasciarsi andare a slogan e incitamenti di alcun tipo. Quelli non faranno altro che aumentare la tensione, che è già troppa.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

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