Il 14 dicembre, giorno ‘leggendario’

– Alle 14 del 14 dicembre gli studenti davanti al Senato hanno festeggiato e gioito per la caduta di Berlusconi. Non sono matto, facciamo un passo indietro.

Quel giorno, alle 13.42 la Camera dei deputati respinge la mozione di sfiducia: presenti 627, votanti 625, 314 contrari e 311 favorevoli.

Alle 14 del 14 dicembre nei pressi del Senato sosta una parte del corteo degli studenti. Belle facce, pulite, per certi versi tenere, belli e commoventi coi loro scudi con su scritti i titoli dei libri preferiti. Alle 14 circa si sparge la voce … “la mozione è respinta!”. Gli studenti iniziano a gioire, in molti pensano che respinta voglia dire che è stato respinto Berlusconi, in poche parole bocciato. In molti iniziano a festeggiare, un ragazzo da uno stereo portatile fa partire le note de “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano. Si balla persino. Ma poi qualcuno spiega. Mozione respinta vuol dire che Berlusconi è rimasto lì dov’è. Le facce pulite per certi versi tenere cambiano improvvisamente espressione, come in un disegno animato giapponese, le facce da bambini si trasformano in facce da guerrieri, parte l’attacco. Sui blog e nei social network si scatena la delusione. Rabbia nei confronti di Berlusconi, rincrescimento nei confronti di Fini. Reo di non avercela fatta. Come un padre che promette una bici e poi non ha i soldi per comprarla. E non importa che i soldi glieli abbiano rubati. Adesso lo si prende in giro, lo si sfotte, non è credibile come non lo è nessuno di quelli che ha un posto a sedere in parlamento.

Cosa è successo? Il leggendario ha colpito ancora. Il leggendario è la dimensione simbolica dei media e dei loro contenuti, che diventa immaginario condiviso, immaginario che fonde l’individuo nella comunicazione tra uomini. La data del 14 dicembre, la mozione di sfiducia, aveva assunto il valore simbolico di riscossa, di giorno della liberazione, di presunta rinascita. In molti, anche in chi non se ne era tanto reso conto, questa data aveva occupato una sorta di dimensione messianica. Sarebbe dovuto essere il cambiamento. E quando la valenza simbolica si manifesta nella sua totale dimensione di illusorietà, ecco che si scatenano le pulsioni, le uniche verità incontrovertibili, quelle interiori. Il leggendario si fa da parte, e si scatena l’uomo.

Però attenzione, questa non è né una soluzione, né una assoluzione.

Luca Cafagna, uno dei leader degli studenti – diventato mediaticamente ben famoso, ha rilasciato questa dichiarazione: “In piazza ho visto una indignazione di massa che è precipitata dopo le notizie sulla fiducia a Berlusconi: il 14 dicembre era stato disegnato come il giorno dell’Apocalisse. In queste condizioni la ribellione diventa naturale e ha sorpreso noi per primi, che per giorni avevamo provato a darci regole poi saltate”. Queste parole da un lato confermano la mia ipotesi, Apocalisse non vuol dire fine, ma rinascita, nuova e definitiva possibilità in e per conto della giustizia. Era questo l’immaginario leggendario che aree del circuito mediatico avevano rafforzato. Ma allo stesso tempo questa dichiarazione sgomina le colpe dei leader studenteschi (anche se io continuo a credere e sperare che di “veri” studenti, tra i violenti, ve ne fossero pochi). I leader, se lo sono davvero e se contano qualcosa, se cavalcano il leggendario, se lo usano come forza politica, devono assumersi le responsabilità di ciò che accade nel momento in cui lo stesso leggendario si dissolve come aria al vento. La frase “era stato disegnato” in politica non regge. Tutti, e i leader per primi, collaboriamo al disegno. Le dimensioni simboliche dei fatti non vengono disegnate da qualcun altro per noi, ma noi le disegniamo insieme agli altri. L’immaginario collettivo non ci viene semplicemente imposto – questo è l’alibi che assolve sempre e comunque il popolo – ma è negoziativo. Instaura un dialogo con noi, al quale noi aderiamo. Ognuno è responsabile della sua coscienza.

Se gli studenti, e sottolineo se, immaginavano davvero che il 14 dicembre fosse il giorno del’Apocalisse della repubblica berlusconiana, questo era un errore. Responsabilità loro (ma mai dare troppe responsabilità a chi è ancora giovanissimo ed in trasformazione e maturazione) ma soprattutto dei loro leader, più che dei media. I leader servono a negoziare l’immaginario negoziato dai media. Se no, non sono leader, ma quaqquaraquà.

Le logiche mediatiche dell’immaginario, poi – in termini massmediologici, andrebbero protette. Proteggere un evento vuol dire non renderlo assoluto e definitivo. Se non ho la sicurezza di vincere devo creare un immaginario fertile e propulsivo anche circa la sconfitta. In poche parole andrebbe formulata una logica di questo tipo: “se non passiamo questo turno, passeremo il prossimo”, “se non ci sarà giustizia oggi, ci sarà domani”. L’ “ora o mai più” è una bella scommessa, ma molto rischiosa, non protegge l’evento. L’ora o mai più implica che in caso di sconfitta si possa facilmente giungere ad un 8 settembre. Allo sfascio. Allo spegnersi delle motivazioni e delle energie ideali, o alla loro regressione in violenza.

Questo è l’errore politico dei leader studenteschi (di quelli in buona fede, gli altri, quelli che sperano nella violenza come igiene del mondo, quelli son bestie).
Poche ore dopo gli scontri in piazza un altro leggendario aveva creato coesione politica in nome di un indizio. Quel presunto studente con giaccone beige, aria attonita, fare un po’ bolso, presente in molte fotografie, oh quello studente aveva in mano prima una pala, ma poi un manganello e poi un paio di manette! Ma allora era un infiltrato, un provocatore! Ma allora i disordini in piazza sono stati organizzati dalla polizia e dai servizi malfattori e servi e scherani del potere repressivo! Ma ahimè anche questo leggendario è durato poco. Ahinoi! Peccato! Quello era un vero studente. Sedici anni, portati malissimo, e pure goffo.

Per finire potremmo pure aggiungere che l’errore politico di cui sopra, in tutt’altri termini – ovviamente,  è stato anche un errore  di alcuni leader della coalizione antiberlusconiana. Si è puntato molto, giustamente, sulle possibilità di vittoria, ma quando queste sono diventate un leggendario mediatico/sociale, non si è fatto molto per chiarificare che il progetto ideale si sarebbe potuto inverare, con tempi diversi, anche in caso di sconfitta. Difatti se ci guardiamo intorno, leggiamo i blog, i giornali, i network, e cosi via, intravediamo un chiaro senso di scoramento assoluto. Che va cambiato in altro. Adesso bisogna a tutti i costi costruire un nuovo immaginario. Quello che ci faccia tutti tendere alla certezza sì che Berlusconi non è imbattibile, ma anche e soprattutto che una trasformazione democratica e liberale del paese è possibile.
E poi guardiamo Rai Uno. Da Vespa a Porta a Porta potremo vedere il plastico di Montecitorio … si potrà così analizzare la traiettoria delle mazzette.

P.S. “Leggendario” (usato a proposito d’ immaginario e media) non è un termine mio, non sono così creativo, lo coniò il filosofo e sociologo Jean Baudrillard.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

2 Responses to “Il 14 dicembre, giorno ‘leggendario’”

  1. Davide scrive:

    Io non so se Berlusconi e’ battibile o meno, e poco mi interessa. Registro solo che mentre tutta la spropositata attenzione mediatica era rapita dai Scilipoti vari alla Camera e dagli incidenti in strada a Roma c’era una famiglia che ne approfittava x fare un po’ di shopping di una societa’ quotata per aumentarne il controllo. Pochi si sono accorti che la Fininvest e’ salita a piu’ del 40% del controllo di Mediaset. Complimenti a Silvio, un uomo capace di tutto in un un paese di pirla e buoni a nulla (basta distrarli e ci si riesce facilmente..)

  2. inutile scrive:

    Leggendo questo post ho controllato l’indirizzo per vedere se era il sito di Lotta continua o Libertiamo.

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