Stabilità non vuol dire ‘continuità’ (di privilegi castali, inefficienze, pratiche spartitorie…)

– Una errata interpretazione dell’alternanza politica al potere produce sprechi economici forse superiori a quelli derivanti dalla corruzione.
Sulla base di tale, errata, idea del potere si ritiene che sia necessario ad ogni cambiamento di governo o di rimpasto non solo attuare politiche diverse dalle precedenti, ma intervenire anche su ogni aspetto dell’organizzazione della pubblica amministrazione, dai contratti alle assunzioni della più umile delle funzioni, e non solo delle più alte cariche.
Una delle conseguenze più nefaste di questo equivoco è l’impossibilità di portare a termine molte importanti opere pubbliche e molti  processi di rinnovamento della Pubblica Amministrazione che necessitano tempi lunghi di realizzazione, come ad esempio gli Sportelli Unici per l’Immigrazione.

Ritenere che la Costituzione sia un argine ai cambiamenti radicali “spiccioli”  è non solo un’illusione ma anche un comodo alibi per evitare di attuare importanti riforme strutturali, di cui sì avremmo effettivamente bisogno.
Concetti come “stabilità” suonano oggettivamente strumentali da parte di politici che si dispensano a piene mani interventi “populisti” che sfociano nel nepotismo e nella parentopoli più sfacciata.
La vera stabilità non coincide con la conservazione dei privilegi di “casta” e con la continuità dell’occupazione dei posti di potere del sottobosco politico. È invece riferita alla necessità di mostrare come nazione una serietà di intenti che superano il contingente politico del momento. Molti investitori esteri sono disincentivati ad investire in Italia perchè i loro investimenti prevedono tempi di realizzazione, implementazione ed avvio non compatibili con i repentini ed imprevedibili cambiamenti della nostra struttura di governo.

Modifiche di maggioranza, rimpasti, ecc comportano cambiamenti anche nelle più minute pratiche amministrative, come le procedure per il rilascio dei nulla osta al lavoro e dei permessi di soggiorno. Questi cambiamenti creano disagio tra i potenziali investitori esteri che sono abituati a predisporre le pratiche con largo anticipo ed ogni cambiamento, anche solo dell’ufficio al quale si devono rivolgere comporta dei costi e dei tempi non indifferenti. Preferiscono a parità di condizioni investire in altri stati, dove ai cambiamenti di maggioranza governativa non corrisponde necessariamente un totale rivolgimento delle prassi amministrative e del contesto politico-istituzionale Sotto questo aspetto un allargamento, sia pure temporaneo, tra le forze di opposizione a formazioni ideologicamente diverse, potrebbe comportare l’indubbio vantaggio che, quando la condizione di opposizione, appunto, avrà fine e una o più di tali forze entrino nella compagine governativa, non sia necessario smantellare  tutto quanto nel frattempo è stato attuato dal governo in carica, ripudiare tutte le opere pubbliche già avviate, assumere personale come prebenda, modificare ex novo procedure amministrative, ecc., ma solo ed esclusivamente incidere sulle opere pubbliche e sulle procedure amministrative ritenute effettivamente dannose per lo stato, e porre fine allo scandalo delle assunzioni “Ideologicamente mirate” per cui, se vince lo schieramento di destra, saranno imbarcate persone ritenute vicine a quello schieramento e viceversa con la sinistra al potere.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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