di CARMELO PALMA – Niente di strano che Berlusconi già pensi a disarticolare il Polo della Nazione, oggi impegnato ad opporre un disciplinato catenaccio agli attacchi arrembanti del Cav. Ci si deve quindi aspettare un uso spericolato delle questioni bioetiche, che, oltre a risvegliare l’orecchio sensibile di un partito cattolico come l’Udc, hanno il doppio vantaggio di non costare un quattrino e di occupare la ribalta mediatica, altrimenti costretta a registrare il “vuoto” dell’azione di governo. Cosa c’è di meglio di un bel “Gruppo per la vita”, per rinserrare le fila della maggioranza?

Da un certo punto di vista, è inevitabile che le priorità del non-governo Berlusconi diventino i non-problemi dell’eutanasia o del matrimonio gay  – di cui si discute come se occorresse ribaltare gli esiti di una rivoluzione “laicista”, che invece non si è affatto consumata – anziché quelli di una pressione fiscale esplosiva, di una disoccupazione giovanile e femminile a tassi record, di un’economia di cui, ancora ieri, Confindustria tagliava le modeste previsioni di crescita, e di un welfare feudale e disuguale, non “di diritto”, ma “di favore”.

Il berlusconismo, che aveva iniziato la sua parabola promettendo di rovesciare come un calzino un Paese indebitato e scampato miracolosamente al fallimento, dopo quindici anni di politica e dieci di governo, lo riconsegna agli italiani tale e quale, avendo fatto relativamente bene, dove anche i suoi avversari di sinistra non si erano così male comportati  – nella messa in sicurezza dei saldi di finanza pubblica –  e non avendo fatto nulla sul versante del potenziale e della crescita economica del paese, dove però la coalizione avversa era riuscita a fare pure peggio che nulla.

Dopo il Santo Natale, anziché armarsi della santa pazienza necessaria per fare scelte coraggiose sul fronte economico-sociale, con ogni probabilità l’esecutivo si rassegnerà a fare quella più vile. Riaprire il caso Englaro, rimettere mano alla legge monstre distillata dopo mesi di fanatico accanimento parlamentare e finalmente licenziarla, dopo una discussione che – come quella che l’ha preceduta –  meriterà più la vergogna che l’attenzione della gente comune.

Il costituendo Polo della Nazione non è né sarà su questi temi meno diviso di quanto non fosse al suo interno il PdL. E i liberali sono anche qui in nettissima minoranza. L’intero schieramento “moderato” italiano, per ragioni culturali che non hanno solo a che fare con la vicinanza geografica del Vaticano, è su questi temi attestato su posizioni che, negli altri paesi europei, caratterizzano le minoranze più tradizionaliste e non il corpo maggioritario dei partiti popolar-conservatori.

Nondimeno, senza che mutino i rapporti di influenza e di forza tra le posizioni degli uni e degli altri, sarebbe importante che la discussione su questi temi dentro il cosiddetto “Polo della Nazione” si desse una forma più evoluta e meno moralistica di quella che aveva assunto infine nel PdL, dove era tollerata a denti stretti la libertà morale di “parteggiare per la morte”, ma non quella politica di intralciare i disegni del “partito della vita”.

La biopolitica squillo del Cav. – sempre pronta, quando serve  – tornerà comunque a soddisfare la vanità cattolica del premier, a fornire alla maggioranza azzurro-verde un espediente servibile e retorico e ad offrire all’Udc una ragione morale, se non politica, per rinnegare l’intesa con i laicisti di FLI. Sarebbe prudente che tutti, tra i “corteggiati”, evitassero di recitare le parti che il “corteggiatore” ha previsto per loro in commedia. Tutti significa: compreso Carra.