Categorized | Economia e mercato

Eurobond, il dado è tratto?

– Ancora una volta l’Italia, tramite il Ministro Tremonti, tenta di giocare una partita da protagonista nel complicato scacchiere economico europeo.
Dopo essere stata tra i principali fautori del ricorso al c.d. debito aggregato (debito pubblico + debito privato) quale strumento di verifica, sia pure in seconda battuta, della salute delle finanze dei singoli stati, Tremonti e Juncker (Premier lussemburghese e Presidente dell’Eurogruppo, l’assemblea dei ministri finanziari dell’EU) hanno rilanciato l’idea (il cui copyright appartiene in realtà a Jacques Delors, e risale agli Anni Ottanta) che un’agenzia di debito europea (Eda, che dovrebbe prendere il posto dell’attuale Fondo europeo per la stabilità finanziaria) possa emettere titoli obbligazionari fino a un ammontare pari al 40% del Pil di ciascuno Stato membro, per assorbire sia i titoli di stato circolanti dei singoli paesi, sia quelli di nuova emissione.

La proposta, come consueto, ha immediatamente prodotto lo schieramento dei contrari (Germania e Francia) e dei dubbiosi, come il portoghese Barroso, ma il dado è ormai tratto e il tema dell’Eurobond ha conquistato quantomeno titolo alla discussione.
Così formulata, la proposta ha il sostanziale obiettivo di introdurre un meccanismo di gestione comune di (parte) del debito dei singoli paesi membri, con l’evidente vantaggio di stimolare una maggiore integrazione nella gestione del mercato dei titoli di stato. In una prospettiva ancora più forte, si potrebbe pensare di introdurre, in un secondo momento, anche la possibilità di scambiare la restante parte di titoli di stato esistenti con gli Eurobond, certamente con meccanismi di concambio che varierebbero da Stato a Stato, ma con l’obiettivo di costituire un mercato di titoli obbligazionari simile, per dimensione, a quello americano. Una piattaforma in grado di attrarre forti liquidità, la quale, oltre a contribuire a risanare i deficit di bilancio e a mantenere stabilità, potrebbe agevolare gli investimenti in infrastrutture e ricerca quali presupposti necessari per la crescita della produttività e, quindi, della competitività internazionale.
Interessante è poi la proposta del Prof. Alberto Quadrio Curzio, secondo il quale, una volta costituita, l’Eda potrebbe ricorrere anche ad emissioni obbligazionarie speciali, per esempio garantite dalle riserve auree ufficiali, ove l’Italia, con 2.451 tonnellate, è al terzo posto nel mondo, dopo USA e Germania e prima della Francia. A patto che le risorse reperite, ancor più se con strumenti eccezionali, siano poi effettivamente utilizzate per rilanciare l’economia anziché creare ulteriore debito.

Perché, di fronte a un’idea così suggestiva, il no di Germania e Francia? La Merkel e Sarkozy non hanno motivato un gran che la loro contrarietà, limitandosi a dire che le misure sinora adottate sono sufficienti a mantenere la stabilità dell’Euro. Più verosimilmente, l’Eurobond rappresenterebbe per la Germania un costo maggiore al finanziamento del suo debito e rappresenterebbe per gli investitori un rischio superiore a quello degli attuali Bund. Se a ciò aggiungiamo i crescenti malumori dell’opinione pubblica interna sui costi che la Germania deve sostenere per riparare agli errori di gestione di bilancio dei paesi meno virtuali ecco che, là, due più due fa, appunto, quattro.
Per tentare di fare breccia sulla determinazione tedesca sono state ipotizzate formule alternative di Eurobonds, quali, ad esempio, quelle che vedrebbero i singoli stati garantire solo una parte dell’emissione con traslazione del residuo rischio sugli investitori privati, ma questi tentativi non sono stati sufficienti a smuovere la diffidenza della Merkel.

A proposito, contro gli Eurobond si è espresso anche il Governatore Mario Draghi (che è anche presidente del Financial stability board), il quale, in un intervista al Financial Times, ha sostenuto che non risolverebbero i problemi strutturali di fondo dei singoli paesi, oltre  al fatto che introdurrebbero anche problemi di natura giuridica dovuti alla necessità di modificare i trattati. Sul versante opposto, però, a favore degli Eurobond, a sorpresa, si è espresso Peter Bofinger, tra i cinque consulenti economici della Merkel, oltre a Goldman Sachs e François Perol, presidente dell’importante banca francesce Natixis.
Stanti gli attuali schieramenti, certamente l’Eurobond per ora resta proposta stroncata sul nascere, rimanendo, tuttavia, uno di quegli argomenti che di tanto in tanto verranno tirati fuori, sino a quando non matureranno condizioni più favorevoli ad un loro eventuale accoglimento. Non c’è, però, solo il tema degli Eurobond a tenere banco. Trichet vuole aumentare i fondi a disposizione del meccanismo salva-stati, ammontante ora a 750 miliardi di Euro, prefigurando l’eventualità di un raddoppio della disponibilità. Sotto questo profilo c’è meno preclusione da parte della Merkel, la quale, tuttavia, per il momento ha liquidato anche tale proposta sostenendo che non c’è necessità di una manovra del genere.

Eurobond, meccanismo salva-stati, debito aggregato: tutti argomenti indicativi che qualcosa dovrà pur succedere per superare l’attuale impostazione e consentire all’Europa di affrontare la crisi finanziaria con nuovi strumenti. Non si tratta di questioni distanti che appartengono ai lontani tavoli europei, si tratta di temi decisivi da cui dipende il futuro dell’economia, se non dell’Europa stessa. Temi che, però, salvo rare eccezioni, vengono trascurati o, al più, trattati con sufficienza dalla nostra classe politica, che li utilizza spesso solo strumentalmente, mentre di parole profuse in insulti c’è solo l’imbarazzo della scelta.


Autore: Francesco Valsecchi

Nato a Roma da famiglia valtellinese nel 1964, avvocato, docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, è stato, tra i vari incarichi, componente della Commissione di studio per la riforma del processo civile e consigliere di amministrazione di Poste Italiane S.p.A. e di ENEL S.p.A.. Ha scritto “Il popolo della Lega" (Marietti 1820) e “Poste Italiane, una sfida fra tradizione e innovazione" (Sperling & Kupfer).

7 Responses to “Eurobond, il dado è tratto?”

  1. Roberto scrive:

    la posizione tedesca mi lascia perplesso.
    Se la Germania si dovesse trovare a correre in aiuto massiccio delle sue proprie banche, tra le piu grosse in europa e con leverage ratio spaventosi (vedere alla voce Deutsche bank) non potrebbe intervenire efficacemente da sola e con un euro ormai sfaldato, date le dimensioni della banca in questione e si troverebbe in braghe di tela…
    Questo dato la Merkel non può non saperlo..

  2. Son ingenuo e avulso dalle sofisticatezze tremontiane, ma se a volte qualcuno mi spiegasse come uno Stato puo’ rilanciare l’economia facendo debito pubblico o rivolgendosi agli eurobond… forse invece ho ragione io e gli eurobond, così come il fondo di solidarietà, sono scorciatoie per evitare le scelte virtuose.
    L’italia ad esempio spende quasi 800 miliardi di euro all’anno in spesa pubblica e di rilancio della crescita non c’è traccia da lustri. Il che mi fa pensare che i veri superficiali sono quelli che si inventano nuove forme di spesa pubblica in deficit.
    Vogliamo parlare di come si rilancia la crescita di un paese, senza ricorre al disavanzo pubblico?

  3. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    Ormai la proposta è stata bocciata, giustamente.
    Perché mai i paesi che sanno amministrarsi e ammodernarsi dovrebbero sempre pagare per quelli che si riempiono la bocca di diritti ma mai di doveri e che passano il loro tempo a scioperare o a eleggere al governo un imbecille corrotto e corruttore dopo l’altro?…
    Perché Francia e Germania, dove la pubblica amministrazione, contrariamente all’Italia, non è un albatros medievale che non funziona, cosí come non funzionano scuola, università, sanità, ricerca, dovrebbero rinunciare alla propria posizione di privilegio e vita migliore CHE SI SONO GUADAGNATI???
    L’Italia, la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo, paesi dei cattolici piagnoni, lamentosi e fannulloni, cosí fieri del loro medioevo al punto da non averlo superato, se le tirino fuori loro le patate bollenti dal fuoco!

  4. vittorio scrive:

    Fatto sta che l’europa in cui ci ha portato stupidamente il centro sinistra italiano (quello di Ciampi e Prodi) così com’è non va. I paesi come l’Italia hanno rinunciato alla sovranità sulla moneta e al feedback stabilizzante dato del cambio: adesso si trovano nelle stesse condizioni dell’Argentina pre crack. Adesso questi paesi non hanno più neppure il vantaggio di pagare tassi in linea con la Germania. Al contrario finora il IV Reich ha beneficiato di soli vantaggi. La Merkel sta facendo le orecchie da mercante sugli eurobond. Però i tedeschi stanno giocando con il fuoco. Con le loro furbizie e i loro tentennamenti rischiano di rompere il giocattolo da cui hanno tratto solo benefici e crescita. E da cui noi abbiamo tratto una crescita asfittica di durata ventennale.
    Per di più i teutonici stanno diventando anche piuttosto arroganti.
    Dobbiamo tornare ad avere la sovranità monetaria o sarà sempre peggio. I tedeschi stanno assumendo un atteggiamento di chiusura e di conservazione delle loro posizioni di forza.

  5. creonte scrive:

    @ Dott. Sergio Hadar Tezz

    senza esser economisti, partendo dal fatto che tutti i paesi credo abbiano un debito superiore al 40%, metter quella quotaparte “in comune”, non lesina niente sulle caratteristiche dei singoli stati: il resto del debito di paese rimane un problema appunto di ogni singolo stato.

    viceversa, lasciare esposti alcuni paesi europei fa perdere di credibilità all’intero continente. A prescindere dal fatto -giustissimo- che c’è chi è più virtuoso e chi meno. Ma la stessa Germania si è riunita a prescindere da qualunque virtuosismo, si è riunita A PRESCINDERE.

  6. Roberto scrive:

    la Germania sa benissimo che in caso di problemi bancari sarebbe in seria difficoltà avendo una delle banche di dimensioni maggiori in europa e con maggiori problemi (come dicevo leva finanziaria stratosferica e il deleveraging procede a rilento).
    Quindi che lei sappia o non sappia amministrarsi, se dovesse succedere il peggio, sarebbe nella stessa situazione dell’irlanda.
    Ne piu, nè meno.
    Perchè è vero che noi abbiamo accumulato il nostro debito in anni, ma c’è chi l’ha accumulato a causa del salvataggio delle proprie banche e la germania potrebbe fare quella fine, non a caso hanno già creato le bad bank per ripulire i bilanci delle banche tedesche..

  7. filipporiccio scrive:

    Mi sembra difficile che la creazione di un “eurobond” per assorbire una quota comune del debito degli stati europei non crei rischio morale. La percentuale di indebitamento dei vari paesi coinvolti sarà anche la stessa, ma non necessariamente la capacità di onorare tale debito, per cui di fatto avremmo un “trasferimento di rischio” dai paesi meno virtuosi a quelli più virtuosi.
    Inoltre, da profano: per paesi fortemente indebitati come l’Italia non è ipotizzabile che tutto questo sia inutile a ridurre il costo dell’indebitamento?
    Supponiamo (numeri messi a caso) che un paese normalmente indebitato al 120% del PIL a un tasso del 4%, ottenga di finanziare un terzo del debito (40% del PIL) tramite eurobond a un tasso del 2%.
    Non è ragionevole supporre che il tasso applicato al debito restante salirebbe spontaneamente più o meno al 5%, rendendo il costo totale dell’indebitamento uguale al caso precedente?

Trackbacks/Pingbacks