di PIERCAMILLO FALASCA – Quando si parla di emergenza rifiuti in Campania, si tenga a mente che non si parla di politica. Si parla d’altro. Non necessariamente e solo di camorra, beninteso, ma di un coacervo di interessi clientelari per il cui perseguimento i partiti tendono ad agire come le cosche.

L’iter di conversione in legge del decreto-legge con il quale si provvede al subentro delle amministrazioni territoriali della regione Campania nelle attività di gestione del ciclo integrato (che la Camera dei Deputati sta affrontando da ieri) sta probabilmente segnando un punto a favore del fronte “legalitario”. Il decreto era nato come un regalo, nemmeno troppo velato, a Luigi Cesaro ed Edmondo Cirielli, l’uno presidente della provincia di Napoli e l’altro di quella di Salerno, entrambi “affiliati” alla corrente del PdL campano guidata da Nicola Cosentino. Sarebbe toccato a loro gestire il business della realizzazione dei termovalorizzatori, una partita di oltre un miliardo di euro. Alle proteste del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, si era sommata il mese scorso l’opposizione interna di Mara Carfagna: sia l’ottimo sceriffo del PD che la ministra berlusconiana avevano sollevato dubbi sulla trasparenza con la quale le due amministrazioni provinciali avrebbero gestito gli appalti. Chi conosce la realtà della politica campana (e soprattutto certi personaggi che vi ruotano intorno) sa che le perplessità erano purtroppo fondate.

Non è un caso che il decreto sia rimasto a lungo congelato presso il Consiglio dei Ministri, con un continuo tira e molla tra “provincializzazione”, “regionalizzazione” e “comunalizzazione” delle competenze. Chi avrebbe svolto la funzione di commissario straordinario per l’aggiudicazione delle gare per la realizzazione dei termovalorizzatori? Chi avrebbe nominato il commissario? Domande cui non si davano risposte da “ingegneria istituzionale”: una scelta o un’altra avrebbe avuto un vincitore, identificabile con nome e cognome, e dei perdenti. E la spinta per la provincializzazione di tale funzione non era mossa da alcun afflato – diciamo così – federale.

Vuoi per il clima politico intra-PdL, vuoi per i precari equilibri della maggioranza, nella giornata di oggi, il Governo pare essere giunto a più miti consigli (anche grazie alla “forza suadente” di qualche emendamento di Futuro e Libertà in odor di approvazione trasversale): il commissario per l’aggiudicazione delle gare per la realizzazione dei termovalorizzatori sarà individuato dal presidente della Regione tra personale della carriere prefettizia e magistrati ordinari.
In teoria, nulla garantisce che degli alti funzionari pubblici possano assicurare la necessaria trasparenza e l’opportuna “distanza” da ogni opaca commistione con la criminalità. Ed è certamente una sconfitta se lo Stato è costretto ad avocare a sé, attraverso un prefetto o un magistrato, una responsabilità “propria” delle amministrazioni territoriali. Ma qui si parla di rifiuti in Campania: in questo caso, commissariare i politici, vuol dire provare a salvare la politica.

Nei prossimi giorni, completato l’esame delle proposte emendative da parte della Camera, si offrirà una disamina più esaustiva del provvedimento.