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Cosa propone Fli per Milano?

– Antonella Spaggiari è stata sindaco di Reggio Emilia alla fine della Prima Repubblica e poi, nel 1995 e nel 1999, riconfermata nei due mandati “canonici” alla guida della città del Tricolore a capo del centro-sinistra. Proveniva dalla Legacoop e dalla dirigenza locale del Pci. Nel 2004 non si è ricandidata e venne eletto il “suo” vicesindaco. Nel 2009 a sorpresa ha scelto di candidarsi per l’Udc e alcune liste minori (che nel 2004 avevano criticato fortemente la sua gestione!). Ha ottenuto soltanto il 6,8% dei consensi, non c’è stato ballottaggio e il centro-sinistra ha vinto di nuovo.
Una situazione del genere stava per accadere anche a Milano, con Gabriele Albertini.

Eletto nel 1997 e poi nel 2001 sindaco per il centro-destra, si vantava di essere uno spirito politico libero. Libero come un “amministratore di condominio”. Non è stato disprezzato dai milanesi, che mediamente serbano un discreto ricordo di lui. Nel 2006 ovviamente non ha potuto ricandidarsi ed è stata eletta Letizia Moratti. Ora che tutti i partiti scaldano i motori per le comunali del 2011, Albertini (frattanto eletto a Bruxelles e divenuto sempre più critico verso il PdL) era visto come un possibile competitore della Moratti. E lui si è dato da fare: ha incontrato Fini, Casini e Rutelli a Roma, ha “aperto” al Terzo Polo giudicandolo una novità interessante, gli è stata offerta una candidatura dal “grande centro” ancora in composizione. Si è preso del tempo per riflettere.
Nel frattempo, le primarie del centro-sinistra hanno premiato il candidato più identitario e di sinistra (Pisapia) a scapito del più pseudo-centrista, e questo avrebbe potuto creare margini per una spaccatura del Pd con convergenza al centro dei suoi esponenti più moderati. Ma il Pd milanese, che pure ha molti problemi, non si è per ora spaccato. Venuta meno la possibilità di un appoggio da parte di alcuni settori del centro-sinistra, Albertini si è defilato e, nel ribadire l’apprezzamento per il Terzo Polo, ha sostanzialmente declinato la candidatura a sindaco affermando che, da europarlamentare del PdL, sosterrà la Moratti.

Dal suo punto di vista ha fatto la scelta più ovvia. Se a Roma le cose (e le date elettorali) sono incerte, a Milano no. Si vota nel 2011, di sicuro. C’è ben poco tempo perché il Terzo Polo attecchisca sotto la Madonnina, dove An non è mai andata molto bene e peraltro la gran parte degli ex-An sta con Ignazio La Russa e, quindi, col PdL. Preferisce dunque restare un (importante e ascoltato) parlamentare europeo piuttosto che rischiare una “figura-Spaggiari” e finire terzo con percentuali irrilevanti, anche se (contrariamente al caso di Reggio Emilia) forse determinanti per un eventuale ballottaggio.
La rinuncia di Albertini, al di là ovviamente dello scacchiere nazionale comunque non secondario, mette in crisi le terze forze, che avevano individuato nell’ex sindaco il nome giusto (di rilievo, apprezzato, moderato al punto giusto, autorevole, eccetera) per concorrere alle comunali del 2011 in modo compatto.

Albertini torna dietro le quinte, e chi s’affaccia sul palcoscenico? È obiettivamente presto per prevederlo. Prima di tutto occorrerebbe però, da parte del nascente Terzo Polo, chiarire le sue prospettive almeno a livello locale, nella consapevolezza che tutto dipende anche da Roma. Udc e finiani, di cui è difficile valutare il peso reale, dovrebbero interrogarsi su quale idea di città proporre ai milanesi, prima ancora che trovare un nome eventualmente in grado di rappresentarli. Senza dimenticare che il partito di Casini è tuttora in maggioranza con la Moratti, e quello di Fini ha appena perso l’unico assessore che aveva (Landi di Chiavenna, passato di nuovo al PdL qualche settimana fa). A livello programmatico il competitore della Moratti, cioè Pisapia, ha molte buone idee anche se orientate chiaramente verso l’estrema sinistra, mentre la Moratti può ancora attecchire sull’elettorato di centro-destra presentando i risultati ottenuti su alcuni fronti, nonostante una obiettiva mancanza di progettualità a lungo termine al di là del Piano di Governo del Territorio, che non è detto venga approvato in via definitiva entro la fine del mandato.

I ritardi accumulati ignominiosamente sull’Expo, ma anche molti indicatori economici che fotografano una città non certo in ripresa, tra cui l’altissimo costo degli affitti che di fatto espelle dalla città i suoi più giovani cittadini, le ricadute sull’occupazione della crisi economica, i ritardi infrastrutturali per quanto riguarda la viabilità sia stradale sia, e soprattutto, ferroviaria – rispetto naturalmente all’Europa più avanzata e non rispetto al Mezzogiorno, sono tutti nodi su cui il centro-destra milanese ha difficoltà a rispondere. Se a ciò si aggiunge una certa superficialità nel trattare argomenti “scomodi” come la sicurezza, che si voleva risolvere a colpi di coprifuochi – salvo poi accorgersi, da un lato, che andavano a colpire anche i commercianti italiani (e quindi marcia indietro) e, dall’altro, che il cittadino, anche di centro-destra, si sente più protetto quando in strada c’è “più vita” – per non parlare dei 500, tra poliziotti e vigili urbani, andati in pensione e non ancora sostituiti, è possibile che il “milanese medio” cominci a non fidarsi più tanto delle promesse elettorali, soprattutto quando queste si traducono in molta attenzione verso alcuni quartieri e nessuna attenzione verso altri. Anche perché a Milano, di fatto, sussiste già una società multietnica con sacche di multiculturalismo estremamente pericolose per l’ordine pubblico quanto sensibili rispetto ai valori – civili, prima che cristiani – dei diritti umani. Una paura che Pdl e Lega non governano, non combattono, ma che cavalcano, dacché la paura premia, nel breve termine, sebbene le finte soluzioni ostentate dall’amministrazione lombarda non fanno che differire a dieci o quindici anni l’innesco della bomba.

Fli e Udc, dunque, hanno l’ingrato – ma a ben vedere anche entusiasmante – compito di suggerire risposte non tanto diverse, quanto almeno più profonde e di maggior respiro di quelle date finora da Lega e PdL. Le “terze forze”, sia che vogliano essere alternative sia che vogliano invece puntellare la Moratti ma continuare a collaborare con lei – cosa questa che sarebbe forse elettoralmente più premiante – dovrebbero incominciare a dialogare su questo con i milanesi, più che rischiare di perdere altro prezioso tempo nel tentativo di incorniciare con le loro sigle un nome importante come è stato tentato, evidentemente invano, con Gabriele Albertini.

Dunque a Fli e a Udc occorre ora un dialogo serrato, profondo e convincente coi cittadini – anzi, con la città – dimostrando anzitutto d’amarla veramente, e poi che si posseggono ottime idee per incanalarla in un sentiero di sviluppo a tutto campo. Questo è anche, tra l’altro, il sistema migliore per dimostrare che non si vuol agire con metodi da Prima Repubblica, ma si guarda alla concretezza delle intuizioni e dei progetti reali.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

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