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Basta con il bipolarismo “de’ noantri”

- da Il Secolo d’Italia di mercoledì 15 dicembre –

Il bipolarismo è una forma efficiente di competizione politica. La peggiore, escluse tutte le altre, si potrebbe dire parafrasando Churchill. In Italia la “religione del bipolarismo”, che era stata introdotta dalla stagione referendaria dell’inizio degli anni Novanta, si è però pervertita in un’idolatria della leadership. Il berlusconismo ­ con il suo doppio, a cui sempre più ha finito per rassomigliare, l’antiberlusconismo – ha surrogato le forme e i contenuti di un bipolarismo normale. E’ un merito storico di Berlusconi, anche se risponde, più che ad un suo disegno, alla oggettiva polarizzazione che è seguita alla sua discesa in campo e alla sua formidabile resistenza politica. Ma si è mutata alla fine nella sua colpa peggiore, visto che sugli equilibri precari di un bipolarismo sbilenco, tenuto in piedi dall’amore e dall’odio contro di lui, il Cav. ha scelto di accomodarsi, fino a sfondarli con il peso del suo narcisismo.

Quest’idea della lealtà politica come fedeltà personale al leader, che il berlusconismo contrabbanda come essenza del bipolarismo, è il frutto più velenoso di un quindicennio vissuto pericolosamente, in bilico tra l’eresia liberale e la tentazione populista. Il fatto che Margaret Thatcher, alla fine del 1990, sia stata deposta senza troppi complimenti dal suo stesso partito, dopo avere conquistato per la terza volta consecutiva la premiership, al Cav. apparirebbe (se vi ponesse mente) un’usurpazione del potere legittimo. In Inghilterra apparve invece una prova della fisiologia democratica, caratteristica di un sistema politico maggioritario e (anche) “leaderistico”.

Oltre ad avere confuso il bipolarismo con il personalismo, Berlusconi e il berlusconismo hanno anche contraffatto culturalmente i principi della democrazia competitiva, come sistema di selezione delle policies, adeguandoli ai dogmi del consenso berlusconiano, secondo cui può cambiare la direzione della leadership, ma non il leader. Questo è diventato culturalmente il bipolarismo del PdL: la “difesa democratica” dell’insostituibilità politica e sistemica di Berlusconi. Che nella sua versione apologetica – per la serie: “il bipolarismo spiegato al popolo” – finisce per somigliare ad una sorta di Grande Fratello, in cui col televoto, ogni cinque anni, si nominano i perdenti e si intronano i vincenti.

Nelle società contemporanee la politica tende a “presidenzializzarsi” e il consenso a de-ideologizzarsi. La dimensione del governo scavalca quella della rappresentanza come forma privilegiata di esercizio della responsabilità politica. Il voto elettorale esprime preferenze e interessi, la cui articolazione sociale è, ormai per buona parte, non rispecchiata da una rappresentazione tradizionale della dialettica tra destra e sinistra. La partecipazione politica dismette le forme della militanza più tradizionale e acquisisce quelle più “interattive” e virtuali, caratteristiche della società della comunicazione.

A questi e ad altri processi che caratterizzano l’evoluzione di tutte le democrazie contemporanee – a partire da quelle bipolari – il berlusconismo ha opposto infine una risposta semplificata.  Pre-weberiana e rudimentale dal punto di vista ideologico: la leadership coincide con la capacità di comando e la fascinazione fisica delle masse. Post-moderna e sofisticata dal punto di vista tecnico: la persona del leader si identifica con la sua icona mediatica. La rappresentazione non si limita a raccontare, ma “costituisce” la realtà della leadership.  Insomma: un po’ Vladimir Putin e un po’ Michael Jackson.

Questa idea dell’impegno elettorale come fedeltà personale al premier, che i bipolaristi de’ noantri contrabbandano come sostanza della coerenza politica, è il frutto più velenoso che il berlusconismo consegna ad una stagione politica nei fatti già post-berlusconiana. A ribellarsi alla “berlusconizzazione” del bipolarismo dovrebbero essere i bipolaristi, mica i cantori della gran bontade de’ cavalieri antiqui, a cui sta benissimo che tutto si riduca allo scontro tra i “meno male che Silvio c’è” e i “Berlusconi in galera”.

Quella sorta di guerra “morale” attorno ai vizi e alle virtù dei “Caimano” ha consentito una competizione maggioritaria, che si è istituzionalmente stabilizzata, al di là dei sistemi elettorali, ai diversi livelli di governo, nazionali e locali. Agli italiani la democrazia competitiva piace più di quanto piaccia il Cav (si pensi al successo delle primarie, a sinistra). Ma ora il giocattolo rischia di rompersi non solo per il sabotaggio dei centristi, ma per il cupio dissolvi di Berlusconi che – come molti nostalgici del centrismo da mani libere –  pensa che il bipolarismo e il berlusconismo simul stabunt et simul cadent.

In realtà tanto la difesa del bipolarismo come alternativa alla “democrazia dei partiti”, quanto la denuncia della sua natura intrinsecamente estremistica sono storicamente false. Solo i berlusconiani ideologici (tra cui, Berlusconi) possono pensare che il leader sostituisca i partiti. Non esiste bipolarismo al mondo che non poggi su formazioni politiche grandi e tutt’altro che “personali”.

D’Altra parte i Paesi meno esposti ai rischi dell’estremismo di governo e di opposizione sono in genere quelli legati a uno schema di democrazia competitiva e all’alternanza di governo. Lo schema bipolare conserva un’efficienza invidiabile e un’oggettiva diversità rispetto alla sua versione “italiana”, la quale ondeggia tra un bipartitismo forzato e un bipolarismo da “porcellum”, la democrazia senza partiti e le istituzioni ridotte a specchio della volontà popolare, rappresentata, per immagini, dal volto e dal corpo del leader.

Questa è un’illusione totalitaria. La sovranità popolare, trasferita in quella di un leader investito di una legittimazione diretta e quindi sostanzialmente assoluta, perché “equivalente” a quella del popolo, è una caricatura. Abbiamo sentito per settimane ripetere che l’identificazione tra la sovranità e la leadership sarebbe una sorta di “democratizzazione della democrazia”, di disintermediazione del consenso, di liberazione del potere democratico dagli intralci opposti dalle vischiosità del sistema politico. L’idea di un limite costituzionale all’esercizio del potere legittimo – che dovrebbe essere cara ai liberali – è stata soppiantata da quella di una “democrazia popolare”, incarnata dalla volontà del leader.

Il bipolarismo, però, non si fonda affatto sull’elezione diretta del premier e su di un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza, che è nei suoi presupposti e nei suoi esiti alternativo al principio maggioritario “classico”, fondato su candidature uninominali e collegi territoriali.

Le leadership non sono il surrogato democratico dell’uomo forte. Il bipolarismo esiste in Germania, in Spagna, in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’America, a prescindere dal sistema elettorale e ovunque ha ben poche parentele con quell’idea verticale e proprietaria del potere e del consenso che è propria dell’ultimo (e peggiore) Berlusconi.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

34 Responses to “Basta con il bipolarismo “de’ noantri””

  1. inutile scrive:

    Dopo la sconfitta BDV perde la testa. Diventa antiberlusconiano con bava alla bocca seguace di Bocchino. Non parla di contenuti, ma parla del FLI, non parla di interesse del paese ma parla di gruppi parlamentari. NON PARLA DI IDEE LIBERALI, ma parla contro Berlusconi.
    Ormai non pensa bipolarismo, pensa a Berlusconi si o no!
    “La sconfitta sul piano anche simbolico è stata dura, ma chi non ci prova non va da nessuna parte, però tra due giorni i problemi tornano ad esse di Berlusconi”. Così il deputato di Fli Benedetto Della Vedova commenta a Radio Anch’io il voto di ieri alla Camera. Della Vedova”ulteriori spaccature all’interno di Fli sono difficili: la spaccatura c’è stata ieri, in un modo che ancora mi offende, perchè non avrei mai pensato di perdere per il dietrofront di persone che avevano condiviso il nostro percorso”. “Il nostro gruppo – aggiune – è compatto, perchè ha passato il Rubicone ed è difficile che qualcuno lo passi ancora per tornare da Berlusconi, poi nella vita può sempre succedere”.

  2. Parnaso scrive:

    Adesso che siete state messi all’angolo, il terzo polo è un suicidio prima che una utopia, e valete come il 2 di picche, rinnegate anche il bipolarismo “all’italiana” fatto di alleanze pre-definite con indicazione del premier sulla scheda elettorale. Le consiglio dunque di togliere dal logo di FLI il nome di Fini sia perchè si è suicidato (politicamente) sia perchè indica una personalizzaione del partito nel leader indicato nel logo.

  3. Spero che il titolo non sottenda pure un “bel basta con il bipolarismo” tout court. Dopo i toni dipietristi del discorso di Bocchino di ieri, non mi stupirei più di niente, ma confido almeno che Libertiamo non si democraziacristiazizzi almeno sull’unica cosa davvero positiva che ci ha portato la II Repubblica.

    Il paragone con la fine (politica) della Lady di Ferro in verità non regge: lassù la Signora Thatcher fu deposta in quanto erano mutati gli equilibri interni del Partito Conservatore, non perché da una costola del Partito Conservatore si era formato un nuovo partito che poco dopo aveva proposto una mozione di sfiducia e poi l’aveva votata, poniamo, insieme a deputati Labour con il Socialist Worker in tasca.
    Lo scenario thatcheriano, invero, avrebbe potuto verificarsi anche in Italia, con Berlusconi, se solo la componente finiana non avesse fatto in modo di farsi cacciare invece di lottare utilizzando le modalità offerte dallo statuto per portare democrazia e dibattito all’interno del PDL, come auspicato da tanti elettori di centrodestra (che ieri sono rimasti di sasso nel vedere FLI votare insieme a Rosy Bindi e a Di Pietro).

  4. Piercamillo Falasca scrive:

    @Eugenio: noi ci abbiamo provato a far cambiare gli equilibri interni, ma il PdL non era disposto a simili dinamiche competitive…

  5. inutile scrive:

    Piercamillo, e prendere in considerazione che forse si sono sbagliati i modi e i protagonisti con cui accoppiarsi (granata e boccino)?
    Berlusconi ha detto che apre nuova fase, non vuol dire rientrare nel PDL ma fare quello che chiedeva il FLI

  6. Carmelo Palma scrive:

    Eugenio: è noto che tutti gli espulsi dai partiti leninisti hanno, come dici tu, “fatto in modo di farsi cacciare”. E ovviamente, anche questa, come tutte le espulsioni leniniste, è stata fatta in nome dello “Statuto”, ma anche contro lo Statuto, nel senso che lo Statuto non sanzionava i “continui distinguo” e nessuno dei barbagianni che stavano nel comitato dei probiviri ha negato la natura politica – e non disciplinare – dell’espulsione.
    Banalmente, il Cav. non voleva una minoranza che lottasse all’interno per poi magari adeguarsi nel voto parlamentare. E l’ha buttata fuori. Punto.

  7. step scrive:

    È certamente vera una concezione “ludico-paternalista” che Berlusconi ha della politica (proprietaria mi sembra esagerato), ma questo è dovuto ad una continua “citazione” di Berlusconi da parte della sinistra. Una criminalizzazione continua che fortifica il feeling che il Berlusca ha con i propri elettori. Sicuramente lui lo sa e ne trae profitto evidenziandosi, ma la patologia è dovuta principalmente a centri di potere che si ostinano a non rispettare l’esito del voto democratico. Centri di potere ed élites culturali che, più in generale, distruggono l’autonomia della politica, contaminando quest’ultima con elementi di natura morale e giuridica. Questo è gravissimo. E di questa anomalia ne avremo strascichi anche in futuro, quando il Berlusca non ci sarà più.

    Altra cosa. Spero che gli amici di Libertiamo non comincino a misconoscere il bipolarismo (dicendo che tanto quello attuale è un falso bipolarismo) per giustificare un eventuale ingresso del FLI in un ipotetico polo di centro. So che da queste pagine è emersa una preferenza verso la corsa in solitaria del FLI, so bene anche che Libertiamo antepone i fatti e le idee agli interessi contingenti di partito, però lo dico un pò come auspicio/autorassicurazione… Io – scuola radicale – preferirei il bipartitismo, ma almeno il bipolarismo salviamolo. Non mi riferisco a questo articolo in particolare, articolo che in parte condivido.

  8. vittorio scrive:

    La storia dell’espulsione ha anch’essa un sapore pretestuoso. A me pare che Fini abbia fatto di tutto per lacerare il PdL.
    In ogni caso facciamo finta di credere che Fini sia stato cacciato dal cattivo e stalinista Berlusconi. Dopo aver formato il FLI questa formazione avrebbe potuto all’interno del centro destra condizionare le scelte del governo verso scelte in favore di una società più liberale e liberista. Invece si è scelto l’antiberlusconismo viscerale e lo scontro all’arma bianca. Incomprensibile, anche perchè il FLI aveva nelle mani le sorti dell’esecutivo. Fareste bene a giustificare questo suicidio, anche perchè se Fini spera nel terzo polo, sta fresco. Il terzo polo non serve a nulla per contrastare il voto utile. Io vorrei per esempio un centra destra più liberista. Ma di certo non darò il mio voto ad un terzo polo (che potrebbe avere al suo interno fra l’altro anche l’udc) rischiando così di favorire un ritorno al governo della sinistra.
    State continuando a percorrere una strada che non porta da nessuna parte sulla base di ragionamenti assurdi di cui non si capisce il filo conduttore se non ricollegandoli ad un antiberlusconismo di fondo.
    Per esempio anche se aveste vinto il voto alla camera, poi che facevate? Il cosiddetto governo tecnico sarebbe stato talmente debole che quello attuale al confronto è un peso massimo. Credevate di fare riforme liberali e liberiste col Pd e con l’UDC? Credevate di fare la riforma elettorale col PD? E credevate che il Pd vi avrebbe accontentato dandosi così la zappa sui piedi? Le aperture di D’alema a cui avete abboccato servivano soltanto a mettere in difficoltà il governo. Ma giammai D’alema si sarebbe poi prestato a modificare realmente l’attuale premio di maggioranza. Il vostro è stato puro velleitarismo e dilettantismo. Visti i risultati conseguiti, tanto vale che adesso il leader del FLI sia Granata.

  9. Carmelo e Piercamillo ora avete tutto il tempo per CAMBIARE GLI EQUILIBRI INTERNI DI FLI, certamente lì dentro nessuno potrà mai sanzionarvi per i “continui distinguo”

  10. @Piercamillo, @Carmelo – Io vi do la mia opinione da osservatore, e da osservatore mi pare indiscutibile che già prima del comunicato “leninista” di deferimento ai probiviri fosse chiaro a tutti che Fini (o forse sarebbe meglio dire Generazione Italia) stava facendo di tutto per provocare il casus belli per potersene andare dal PDL, possibilmente sbattendo la porta.

    Che poi fra l’andarsene e il fare in modo di essere sbattuti fuori il concetto di fondo è che invece di combattere all’interno di un partito (ed io sono convinto che si potesse farlo) si è scelta la strada più semplice (ma meno lungimirante a mio parere) di formare un nuovo partitino e così di fatto dividere il centrodestra.

    Con un primo effetto, quello di oggettivamente resuscitare ed offrire un incredibile assist ad una sinistra egemonizzata dal saltimbanco Di Pietro.

    Con un secondo effetto, quello di offrire a Berlusconi l’argomento del tradimento, un argomento ridicolo per l’infima minoranza degli elettori che osserva, valuta e indaga sulla natura delle cose; un argomento molto meno ridicolo per le tantissime anime semplici ma votomunite che guardano alla politica come una partita di football.

    Un argomento formidabile, per chi si avvicina ad una destra che vorremmo diversa collegandola all’immagine da voltastomaco che ieri accomunava l’odio verso Mr B di Bocchino a quello di Rosy Bindi e di Di Pietro.

    Confido in profonde riflessioni sul da farsi da parte di Libertiamo. Da FLI, fino a che sarà egemonizzato da Bocchino e Granata per ora non mi aspetto nulla di intelligente. Purtroppo.

  11. inutile scrive:

    Carmelo sii sincero, Fini ha fatto di tutto per farsi mandare fuori.
    Ti ricordi anche la campagna elettorale quando diceva che il presidente della camera non può scendere in campo?
    Dai almeno ammettiamo, non prendiamoci in giro.
    Generazione Italia è un po’ che organizzava e spingeva per nuovo partito.
    Fini ad aprile partecipava a convegni su bipolarismo e bipartitismo per dire che era la soluzione, Fini a dicembre dice che bisogna levare premi di maggioranza.
    Dai l’ha visto il mondo il comportamento di FINI.
    Ci ha provato e gli è andata male!

  12. Carmelo Palma scrive:

    Trovo veramente incredibile – e lo dico senza ironia – che nella marea di considerazioni sulle “vere” intenzioni di questo o di quello, a scomparire sia il fatto. Ed il fatto è che, caso unico nella storia recente dei grandi partiti europei non leninisti (prego citarmene un’altro, se lo trovate) il n.1 del partito butta fuori il n.2 perchè questo “ingrato” vuole fargli le scarpe.
    Vi prego di non rispondermi che nessuno dei n.2 si era comportato male come Fini, perchè se no mi fate sbellicare dalle risate.

  13. vittorio scrive:

    @Carmelo
    Il punto è che la questione della cacciata o della fuga di Fini è controversa. Il modo in cui Fini pensava di fare lotta politica all’interno del PdL si traduceva in un logoramento dell’azione di governo. Prima che Fini iniziasse la sua guerriglia, il centro destra aveva il vento in poppa nei sondaggi. La campagna di Fini era destinata a suscitare l’animosità di chi invece supportava senza dietrologismi l’azione di governo. Fini non faceva altro che porre le questioni con una modalità conflittuale. Le questioni sui diritti civili, sulle liberalizzazioni e via dicendo sono importanti e per risolverle bisognerebbe impostare la dialettica all’interno di uno stesso partito in modo costruttivo e a beneficio di tutti. Invece come tu stesso implicitamente riconoschi, Carmelo, Fini non stava lottando per realizzare delle giuste istanze, ma stava semplicemente cercando di fare le scarpe a Berlusconi.
    Tutto ciò viene confermato da quanto è venuto dopo: con la formazione del FLI, eravate nella posizione di imporre a Berlusconi e a Bossi riforme di stampo liberale e liberista. Incredibilmente avete buttato tutto all’aria per “fare le scarpe a Berlusconi”. Questo è il punto. La questione della cacciata o meno di Fini è oggi irrilevante.
    Agendo in questo modo avete anche perso credibilità, imho. Non si può ridurre la politica a un mezzo per soddisfare la propria vanità. La politica è un mezzo per soddisfare le esigenze dei cittadini.

  14. Sono abbastanza d’accordo con le valutazioni di Vittorio. Aggiungo però che trovo senza senso dovere ora accertare una questione che è e che resterà controversa e che comunque già appartiene alla Storia, non all’attualità politica. Quello che importa è il progetto politico, ed oggi mi pare che tutto ciò che propone FLI sia un Terzo Polo con UDC, Rutelli e qualche altro nanetto più o meno democristiano. Alla faccia della nuova destra moderna.
    Spero in profonde riflessioni in FLI e in una autocritica costruttiva, e mi auguro che lo stimolo provenga dal gruppo dei “Ragazzacci” di Libertiamo. Mollare Berlusconi per approdare ai democristiani non è un passo in avanti e soprattutto non dà alcuna prospettiva.

  15. Carmelo Palma scrive:

    Ok, l’espulsione del n.2 da parte del n.1, come fatto “unico” nella storia recente dei partiti non leninisti, non vi appassiona. Come non detto.

  16. Giuseppe Mancini scrive:

    discussione complessa e interessante, ma alla fine cio’ che conta e’ la risposta al seguente quesito: l’Udc, Rutelli e Buttiglione sono compatibili col progetto di creare una destra moderna ed europea, liberista e laica?

  17. inutile scrive:

    Si carmelo mi appassiona ma non mi pubblicano quello che scrivo!

  18. creonte scrive:

    ai neo-berlusconiani basterebbe dire che nessun dire che nessun leader europeo fa il leader per 16 anni, senza peraltro alcun risultato nel miglioramento della macchina statale.
    certe “opinioni” addirittura “verità” dei neo-berlusconiani lasceranno il tempo che trovano (un po’ come gli accademici contro Galileo).

    @Mancini: trovo l’udc più laica e liberista di rgan parte di Lega e PDL e sinceramente questo CI dovrebbe bastare

  19. inutile scrive:

    Carmelo provo a risponderti:
    1) FINI è stato espulso dopo un direttivo dove è uscito un documento condiviso da tutti, anche da chi per anni ha vissuto con lui. La democrazia è accettare la maggioranza
    2) Voi dite di non personalizzare la politica, quindi perchè vi attaccate tanto a FINI?
    3) Cosa c’entra BDV con FINI?
    4) ora con casini buttiglone demita, lombardo, boselli ecc ecc, credi che i problemi si risolvono e BDV trova spazio di ascolto più che con Berlusconi?
    5) Ora che Fini è stato cacciato dal PDL (come dite voi, per me giustamente), cosa c’entra per il governo e cosa c’entra con la sfiducia?

  20. @Carmelo: più che i retroscena della dipartita di Fini dal PDL, anche a me frulla vorticosamente in mente il medesimo quesito di Giuseppe Mancini (vedi pochi post sopra). Mi piacerebbe sapere tu personalmente, e Libertiamo, cosa ne pensate.

  21. Gionata Pacor scrive:

    Carmelo, non si capisce perché 2 anni di controcanto debbano essere considerati “normale dialettica interna” e un “incompatibile” (tra l’altro riferito al comportamento folliniano di Fini, e non alla sua persona in sé) debba essere sbandierato come espulsione. Non poteva essere “normale dialettica interna” anche quella? Evidentemente agli organi di propaganda finiana fa comodo parlare di espulsione.

  22. GG scrive:

    Non si tratta di essere finiani o berlusconiani. Si tratta di rispondere al quesito di Mancini, che voglio riportare: “l’Udc, Rutelli e Buttiglione sono compatibili col progetto di creare una destra moderna ed europea, liberista e laica?”. Il vero vincitore e quello che detterà la linea politica del terzo polo sarà Casini, perchè la maggioranza dei terzopolisti sono evidentemente clericali.

    @Creonte: l’UDC fa della propria bandiera politica la difesa delle posizioni clericali, il PDL e il PD no, per quanto anch’essi contengano degli esponenti clericali. Questa è la differenza fondamentale. Quindi laicità sottozero. E liberalismo? Sottozero anch’esso. Non ho ancora sentito un esponente dell’UDC parlare del terzo polo come una nuova forza politica liberale. Ho sentito parlare di polo di responsabilità, di moderati ecc ecc ma di idee liberali neanche l’ombra.

    Io mi auguro che BDV abbia una strategia per riuscire ad affermare questa nostra idea di destra (che è l’unica cosa che importa) all’interno del terzo polo, anche se io la vedo molto dura. Spero di sbagliarmi.

  23. inutile scrive:

    Carmelo a suffragio della mia opinione porto le parole di Bocchino.
    La proposta di Moffa è stata una provocazione (si è il tipico provocatore), sapeva benissimo che non noi, ma Fini non avrebbe mai accettato di stare con Berlusconi.
    Chiaro ora?
    E’ una battaglia di FINI personale!
    Valori liberali, interesse del Paese, ecc ecc, tutte scuse per giustificare il suo interesse personale.
    Poi potete ribaltare la frittata dando la colpa a Berlusconi, però nelle parole di Bocchino è venuta fuori la verità

  24. Matteo scrive:

    Lasciate Fini nel bunker con Bocchino e Buttiglione.
    La mancanza di lucidità di Fini è lampante, in 24 ore è passato dall’andiamo da soli al Polo della Nazione.

  25. Piccolapatria scrive:

    Carmelo Palma, è evidente che avete preso una batosta a sangue e, per farvene una ragione, continuate a ripeterci il ritornello che il nr.1, padrone dittatoriale, ha cacciato il nr.2 per togliersi dai piedi un superuomo che minacciava la sua primazia non meritevole.
    Si sbellichi pure in risate ma ribadisco che è una lettura di comodo, una cantilena logora che continuate ribattere fuori tempo massimo. Solo per inciso: questo Fini, all’epoca del superamento delle “comiche finali” si è accoppiato consapevolmente con l’indegno padrone e, ottenuta la vittoria con carica prestigiosa inclusa, si è posto in prima linea quale falso novello liberatore della patria dileggiata dall’empio; mentre si faceva sempre più evidente che si trattava di mera pulsione di astio personale e di insofferenza da, appunto, numero due, insopportabile per uno come lui che per anni ha fatto l’insindacabile generale della propria caserma. Se le fa piacere pensi pure che, chi non è in linea con la tesi della cacciata autoritaria, sia povera persona che dimostra di non avere acume “politico” e quindi non all’altezza delle vostre alte menti. Non me ne cale. In realtà, ognuno di noi, ha avuto sia occhi per ben vedere i comportamenti dei vari protagonisti, cominciati prima del significativo dito roteante dell’esimio cacciato; sia orecchie per sentire le dichiarazioni con reiterati “qui lo dico e qui lo nego” esasperanti e pretestuosi mentre a roboanti parole ci volevano far credere che le loro azioni erano rappresentative del bene nostro di cittadini. Ragionando con la propria testa con buon diritto, qualcuno, ( pochi, tanti?) ha potuto valutare e giudicare l’intera vicenda con la conclusione che non “fu vera gloria”. Bel risultato: il ricco tiranno l’ha scampata momentaneamente, forse tramite mezzi impropri ma come d’uso antico in questa mai cancellata partitocrazia. Il partito di “Fini” ,con improvvisati volonterosi di opposizione, si era perfino espresso nell’ improbabile terzetto ma anche questo non ha sortito l’esito sperato. Ora l’orizzonte parlamentare si arricchisce dell’ammucchiatina centrina, di convinzioni prevalentemente proporzionalistiche, (Polo di che?) a conferma che possiamo accantonare l’idea di consolidamento di un sano bipolarismo e men che meno immaginare il favorito bipartitismo di antico auspicio radicale. Bella conquista! Intanto l’Italia “non va”.

  26. step scrive:

    Berlusconi penserà anche ai propri interessi, ma che Fini pensi soltanto al potere è ormai sotto gli occhi di tutti. Di per sé questo non sarebbe neanche grave: potremmo limitarci a verificare se Fini attui certe cose, per poi magari abbandonarlo come si abbandona un autobus. Il guaio è che non lo sa neanche lui cosa vuole, a parte la poltrona. Inoltre un minimo di visione a “medio-lungo termine” occorrerebbe. Altrimenti non si comprende perché uno dovrebbe scegliere Fini e non un qualsiasi altro.

    Comunque le voglio vedere le battaglie liberiste e laiche con Buttiglione… contro di lui forse… Ma anche quelle garantiste con Bocchino e Granata… E non mi si venga a parlare dei centristi britannici, questo Polo della Nazione è tutt’altra cosa (che poi per me i centristi inglesi sono fin troppo “lab” e troppo poco “lib”).

    Alle volte penso se – visto che ormai la frammentazione c’è – non sia il caso di riesumare i Riformatori Liberali. Ma anche un PLI di Malagodi sarebbe meglio di tutto lo schifo che c’è adesso. Questa trasversalità esasperata, il fatto cioè che ogni partito contenga varie culture, ritengo sia una fregatura per i libertari. Data la modica quantità dei libertari stessi, questi ultimi sono destinati a soccombere in qualsiasi partito. Qualcuno dovrebbe riflettere.

  27. inutile scrive:

    ma esser liberali è onanismo mentale o vuol dire di cercare di governare facendo passare i propri principi?
    1) Tra Berlusconi e FINI-CASINI-ecc ecc, che siano più liberali i secondi è diffiilmente dimostrabile
    2) Se si vuole stare con qualcuno, perchè non si seglie chi governa per mettere in pratica quello che si predica?
    BDV è destinato a perdere tutti i voti in caso di preferenze, state attenti

  28. inutile scrive:

    A ulteriore conferma delle mie tesi dopo le parole di Bocchino, arriva il vostro alleato CARRA cosa dite?
    ASCA) – Roma, 17 dic – Il terreno di confronto tra le forze del Terzo polo ”e’ legislativo, non ce ne puo’ essere uno politico. E’ un passaggio solennemente tattico, e’ il tentativo di mettere insieme un centinaio di parlamentari che facciano un’opposizione responsabile e pronta al confronto. Ma se ci mettiamo a discutere di temi etici io non vado avanti, e neanche su altri temi. Su questioni come testamento biologico o eutanasia Pezzotta e io, la Binetti e Casini, ci troveremmo distanti da Fini o La Malfa”. E’ questo il punto di vista del deputato dell’Udc Enzo Carra, che intervistato dal Corriere della sera,

  29. Ciao a tutti.
    All’inizio della discussione è stata posta una domanda che poi è andata persa nel resto della (comunque interessante) conversazione.
    Chiedeva Eugenio se per caso il titolo non sottendesse ad una brusca retromarcia sul bipolarismo.
    Nel caso di Carmelo e Benedetto, peraltro, la matrice originaria credo fosse addirittura quella bipartitica di scuola radicale.
    Un caro saluto.
    Alessio

  30. Carmelo Palma scrive:

    Alessio: non c’è nessuna retromarcia, sul bipolarismo. Anche perché le retromarce “private” non invertiranno il cammino delle cose. Il bipolarismo in Italia è già morto, visto che sta in piedi agganciato alla dialettica berlusconismo-antiberlusconismo, e cadrà con lui. Il bipolarismo non va salvato dai nemici di Berlusconi, ma dalla fine di Berlusconi.
    Si possono avere idee diverse sulle responsabilità di questo fallimento. Per me i due colpevoli sono Berlusconi da una parte e D’Alema dall’altra, cioè i due leader che – per ragioni molto diverse e in modo molto diverso – hanno sabotato la costruzione dei due partiti perno del sistema, il Pd e il PdL. L’uno pensa che il partito “c’est moi” e quindi buonanotte, l’altro che il partito debba essere una sorta di Libano governato dal direttorio dei signori della guerra.
    Se c’è una evidenza empirica è che tutti i bipolarismi del mondo si reggono su grandi partiti, non su leadership eccezionali. Sono i partiti bipolari a fare il bipolarismo, non viceversa.

  31. Gionata Pacor scrive:

    Carmelo, non si può far finta che il giorno che Berlusconi muore la Lega e il PDL si sciolgono o prendono lo 0% e FLI resta l’unico, vero, solo e plurale grande partito del centrodestra.
    State facendo un terzo polo, state lavorando per una legge proporzionale, state facendo il centro con Casini, pronti a governare con le destre o con le sinistre a seconda delle convenienze.
    Avete deciso di seguire il “cofondatore” del partito di Berlusconi e ora vi trovate a seguire il “cofondatore” del terzo polo di Casini. E Casini vuol fare il centro, non il centrodestra.

  32. Carmelo Palma scrive:

    Il giorno che Berlusconi politicamente muore il PdL non si scioglie, ma esplode (la Lega no, quella ha a che fare con la biografia di Bossi). Se non sono le regole a regolare la vita, delle persone o delle organizzazioni, si finisce sempre così. E’ una legge naturale, direbbe Bagnasco.
    Non temo, ma spero che Fli sia un soggetto transeunte. Finchè c’è Berlusconi lo schieramento “non socialista” così starà messo, qualcuno dentro qualcuno fuori. Poi spero che all’eccezione subentri la regola.

  33. inutile scrive:

    Carmelo, parli di fine di Berlusconi, ormai sei ossessionato, non riesci a ragionare diversamente.
    Bipolarismo o bipartitismo si fanno con leggi elettorali indipendentemente dall’esistenza di Berlusconi.
    Ti ricordo che casini è contro il bipolarismo!
    Dai le colpe a d’alema e Berlusconi.
    Capisco che ti serva per salvare Fini e Casini, però dai…
    Se poi credi nei valori liberali ti ricordo che scrivi su un giornale che si mantiene non in base al mercato ma al finanziamento pubblico.!

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