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Svp, Bolzano val bene un’astensione

– L’Alto Adige sin dal medioevo ha avuto un’attitudine alla contrattazione e al commercio che gli è valsa il titolo di terra di mezzo, tra culture, tradizioni e scambi commerciali.

Questa idea dell’Alto Adige nell’immaginario comune è rafforzata dal fatto che la regione si trova in una zona di confine con popolazione a maggioranza tedesca caratterizzata da una storia di autonomia rispetto allo Stato italiano, efficacemente descritto come un “limone spremuto” da Sigfried Brugger, deputato della Südtiroler Volkspartei (partito popolare sudtirolese).

Dal 1991, con la chiusura della vertenza internazionale e l’approvazione delle norme di tutela di rango costituzionale contenute nel cosiddetto “secondo pacchetto di autonomia”, la SVP ha proceduto a richiedere ulteriori competenze allo Stato, dando vita al concetto di autonomia dinamica.

In questa fase la SVP ha giocato il doppio ruolo di rappresentante degli interessi della minoranza linguistica nazionale unitamente agli interessi della maggioranza provinciale, ed è stata l’unica controparte nelle trattative con il governo sull’autonomia, escludendo volutamente i rappresentanti politici delle minoranze territoriali italiana e ladina da ogni forma di ulteriore negoziazione per un’ autonomia condivisa.

Il partito della stella alpina è l’unico esempio di partito etnico in Italia, dove sotto un unico simbolo coesistono sinistra e destra; è presente in tutte le 116 amministrazioni comunali che compongono il territorio provinciale di Bolzano, oltre che maggiore forza di governo della provincia stessa che ormai ha assunto più importanza dell’organo regionale, essendo quest’ultimo stato svuotato di tutte le competenze.

In provincia la SVP governa con il più benevolo centrosinistra, mentre nella capitale, dopo una breve parentesi di appoggio interno all’ultimo governo Prodi, ha mantenuto la politica del Blockfrei (libera dai blocchi) annunciata nel 2008 quando, ormai caduto il governo di centrosinistra, sembrava chiara la vittoria della coalizione PDL – Lega Nord alle elezioni politiche.

Nel parlamento italiano la SVP ha mantenuto sempre posizioni di margine, eleggendo due o tre deputati per legislatura e altrettanti senatori, diviene però ago della bilancia nei periodi di stallo parlamentare dove assume l’importante ruolo di salvagente per i governi in crisi, dando concretezza al concetto di dinamismo autonomistico nello scambio tra voto e competenze.

Anche in questa crisi, la SVP gioca il ruolo di ago della bilancia e cerca di portarsi a casa il solito bottino di competenze in cambio di qualche favore all’odierna maggioranza.

Il centro-destra altoatesino è sempre stato caratterizzato da espressioni fortemente critiche nei confronti del partito della stella alpina, che l’ha sempre escluso, se non in qualche raro caso, dall’amministrare gli enti locali, in forza di partner italiano nelle giunte.

Qualcosa è cambiato alla fine dell’estate 2010, quando il partito di Berlusconi  ha cercato di arginare possibili valanghe in seguito alla costituzione dei gruppi autonomi di Futuro e Libertà alla Camera e al Senato, cercando nuovi parlamentari nel gruppo misto e fra le minoranze linguistiche.

Così, dopo una furibonda estate che ha visto il ministro Fitto intervenire in maniera decisa sulla stampa contro la Provincia di Bolzano per il mancato bilinguismo della cartellonistica dei sentieri di montagna (circa il 70% solo in tedesco), finanziata con soldi pubblici ad un’associazione alpinistica tedesca, lo stesso Fitto, spiazzando tutti, ha fatto una clamorosa retromarcia rispetto alla questione.

Infatti, invece di ribadire quanto prevede lo statuto di autonomia, cioè il ripristino immediato del bilinguismo nella cartellonistica, ha aperto un tavolo di discussione con la provincia nel quale si tratterà dell’eventuale cancellazione di circa 1.500 toponimi italiani minori.

In sostanza un’apertura che va contro il principio del bilinguismo presente nel pacchetto autonomia, che potenzialmente potrebbe toccare pericolosamente anche altre norme a tutela dell’elemento italiano in Alto Adige, avvenuta ovviamente senza consultare nessun consigliere provinciale piedellino.

Alla retromarcia di Fitto hanno fatto seguito poi, nel mese di ottobre, gli incontri del Ministro Frattini, già deputato della circoscrizione Bolzano – Bassa Atesina, con il governatore Luis Durnwaldner, in segno di disgelo rispetto agli ultimi 15 anni di fredezza fra Forza Italia, l’odierno PDL e la SVP.

Che l’aria sia stemperata, lo si nota anche dal repentino cambiamento di dichiarazioni della deputata e cordinatrice regionale del PDL Michaela Biancofiore.

Berlusconiana di ferro, Biancofiore è stata candidata ed eletta, in una sorta di esilio forzato dall’ Alto Adige per i suoi continui attacchi al partito di raccolta, nel collegio Campania 2, grazie all‘intervento di Bondi che ha preferito, in una sorta di omaggio alla Südtiroler Volkspartei, il più affabile Giorgio Holzmann.

Inspiegabilmente venerdì scorso in un comizio con il Ministro Carfagna a sostegno dell’operato del governo, al quale è intervenuto telefonicamente lo stesso Berlusconi, Biancofiore omaggiava la SVP, tra le perplessità dei cronisti e di qualche eletto.

L’atteggiamento morbido della Biancofiore è dovuto all’annunciato “ravvedimento” che porterà i deputati sudtirolesi ad astenersi durante il voto di sfiducia previsto per oggi.

Che il ravvedimento dei rappresentati della stella alpina su posizioni del governo non sia frutto di una istantanea conversione al berlusconismo, lo dimostrano le cronache di provvedimenti unilaterali del Governo attuati o comunque annunciati per la provincia autonoma di Bolzano, messi in stretta relazione con il voto di fiducia del 14 dicembre; si tratta per esempio delle norme sul reclutamento locale delle forze dell’ordine, sullo smembramento del Consorzio Parco nazionale dello Stelvio, per l’istituzione di un terzo consigliere di Stato espressione del livello locale, sulle nuove regole per l’accesso alla magistratura ma soprattutto il trasferimento già disposto a Verona e voluto dal ministro Ignazio La Russa del Quarto Reggimento alpini paracadutisti, orgoglio delle Truppe Alpine.

L’autonomia altoatesina, questo paradiso che tanti governatori di altre regioni invidiano, non è solo frutto della diversità culturale di questa terra rispetto al resto della nazione, ma di una capacità tutta italiana che vede nella Suedtiroler Volkspartei un esempio di stile nella contrattazione politica dal basso spessore morale, che rimane pur sempre legittima in una lettura “dinamica” della contrattazione a livello locale.


Autore: Antonio Bova

Nato nel 1980 a Bressanone. laureando in Beni culturali presso l'università di Trento è consigliere comunale a Bressanone dal 2000, capogruppo di Alleanza Nazionale dal 2001. Oggi è capogruppo di Futuro e Libertà nel medesimo comune.

2 Responses to “Svp, Bolzano val bene un’astensione”

  1. Simona Bonfante scrive:

    complimenti antonio, un pezzo davvero illuminante.

  2. Riccardo Monaco scrive:

    Grazie Antonio, adesso conosco meglio le dinamiche di quella parte di territorio nazionale così lontana dalla mia Sardegna.

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