Sfiducia realista

– Un amico imprenditore mi raccontava l’altra sera quanto tempo abbia impiegato per ottenere il permesso per un pop-up store a Milano: otto mesi ed una valanga di carte – per uno di quei negozi temporanei che resterà allestito, nella sua casetta mobile in legno, per dodici settimane. Tra i documenti richiesti dalla pluralità di uffici comunali competenti, il progetto della struttura firmato da un architetto, la certificazione tecnica degli impianti e la fotocopia della carta di identità degli installatori – cioè di signori che lavorano per l’azienda che produce il box, non per l’aspirante temporary businessman. A parte, ovviamente, la trafila (e gli oneri) per l’insegna – nella fattispecie una striscia adesiva da apporre sulla parete frontale della struttura. Otto mesi, una valanga di carta, ed una pluralità di parcelle professionali per un esercizio che in tre mesi non riuscirà a rifarsi dei costi di ingresso. Capisci perché in Italia ti passa la voglia di fare impresa?

Smarriti gli argomenti e la credibilità, di Berlusconi non resta ormai che la sua figura retorica.  Un governo antropomorfizzato – che è lui o non-lui. Un meta-uomo che ormai è, in sé, un’agenda politica. Stare a Palazzo Chigi come un edificante stato d’animo che Berlusconi ha il diritto di garantire a sé stesso. Palazzo Chigi è suo, il Parlamento lo considera suo, ma il paese non avanza di un passo. Com’è ‘sto fatto?
Berlusconi è una parte del problema. La sua distrazione e il suo disinteresse per il governo sono una parte del problema. La sua intollerabile disinvoltura istituzionale è una parte del problema. Sfiduciarlo è il minimo. Ma poi?

Su su, facciamo i compitini. Cosa serve al paese? Crescere. E come si fa a crescere? Liberando la qualità, liberando l’economia, emancipando il potenziale, azzerando i costi occulti e strutturali dell’intermediazione politica e della discrezionalità burocratica.
Cose così ovvie da apparire banali.
Dopo il 14, ci sarà il 15 e poi magari le elezioni anticipate. Il paese, intanto, più che fermo è in stato vegetativo e per rianimarsi – cioè per salvarsi – fa come Marchionne: prescinde dalla politica.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

3 Responses to “Sfiducia realista”

  1. vittorio scrive:

    Ehilà, non si preoccupi quell’imprenditore un po’ piagnone. Ora che Berlusconi ha “perso gli argomenti e la credibilità” può rivolgersi a Fini. Un uomo una garanzia. Mi ricordo di un manifesto in cui Fini faceva il saluto fascista e sotto la foto una scritta recitava “UNA GARANZIA IDEALE E POLITICA”. Chi oggi (soprattutto se di centro destra) non si affiderebbe a occhi chiusi al buon Fini? Io gli farei amministrare anche il mio patrimonio immobiliare, pensate un po’. Ci sono rare persone a cui si possono affidare responsabilità sapendo che essi non tradiranno gli obblighi fiduciari verso gli interessati. Fini è senza dubbio uno di questi galantuomini.

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