di CARMELO PALMA – L’impegno nella campagna contro i “traditori” ha impedito ai giornali del premier di valorizzare – come meritava – la campagna acquisti di Berlusconi, che è un imputato puntiglioso, ma una parte lesa condiscendente, visto che da giorni accetta che l’informazione e la politica italiana almanacchino sulle sue presunte “offerte” economiche nei confronti dei parlamentari in vendita, senza querelare nessuno per calunnia o diffamazione.

Non stupisce che i passaggi di maggioranza e di legislatura o i trapassi di sistema – come questo rischia di essere, malgrado l’ottimismo trionfante del Cavaliere – lascino sul campo la dignità di parlamentari tentati e persi dalla seduzione del potere o da una comprensibile debolezza  umana. Razzi, Scilipoti, Grassano, Cesario, Catone e Calearo e quanti in queste ore cambieranno e ricambieranno casacca vanno compresi e forse perfino giustificati, per quanto grande è la sproporzione tra la gravità del momento e la loro forza personale e politica.

Ciò che non si può giustificare in modo altrettanto benevolo è che la campagna acquisti dei nemici, convertiti sulla via di Palazzo Grazioli, sia condotta in nome della coerenza e della lotta al “tradimento”. Ieri il premier si è dichiarato sicuro della fiducia perché “in pochi tradiranno voto degli elettori”. Questa idea dell’impegno elettorale come fedeltà personale al premier, che i moderno bipolaristi contrabbandano come sostanza della coerenza politica, è assai più velenosa della vanità dei parlamentari disposti, per non sapere né leggere né scrivere, a cedere alle lusinghe del Cavaliere, che è andato – come è ovvio – alla guerra della sfiducia come si va alla guerra, convinto che quasi tutto gli sia permesso.

Se Berlusconi riuscirà a sopravvivere al voto del prossimo 14 dicembre – chissà per quanto e per cosa, ma è un altro discorso – avrà dimostrato, ancora una volta, la propria abilità, che francamente nessuno mette in dubbio. La stessa capacità di padroneggiare la contraddizione tra l’accusa e l’offerta di tradimento, tra la violenza contro Fini, e la generosità verso i soccorritori improvvisati del governo in panne, è una prova di arguzia, ma non di forza. Per il fatto stesso di aver “vinto”, se vi riuscirà, Berlusconi potrà apparire come il vero vincitore.

Ma prima o poi, i conti con la “spoliticizzazione” della dialettica politica dovrà farli e, se la matematica non è un’opinione, non dovrebbero tornargli così facilmente. Uno grazie alle anime perse del Transatlantico può anche vincere una fiducia alla lotteria di Montecitorio, non governare o riformare il Paese.