Nel corso di questa settimana, Libertiamo.it ospiterà una serie di contributi, suggerimenti e proposte per affrontare il dopo 14 dicembre. Le posizioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’associazione Libertiamo.

Ad entrambi i protagonisti della crisi del centro-destra – Fini e Berlusconi – è oggi richiesto un supplemento di coraggio e di “fantasia”. Un accordo vero (da entrambe le parti) come sola alternativa alla guerra totale. Qualcosa che, nelle condizioni attuali, assomiglia ad un miracolo, ma che eviterebbe di radere al suo suolo, nel giro di pochissimi mesi, quanto di questo quindicennio merita di essere serbato. Non è molto, ma non è nemmeno nulla.

Delle trattative, vere o presunte, delle ultime ore, non saprei cosa dire – neppure se esistano o siano un “pieno” mediatico che, a fronte di una quantità riguardevole di problemi, colma un “vuoto” politico di soluzioni. Ma una cosa mi pare certa. Il centro-destra – così come l’abbiamo conosciuto e immaginato – è destinato a soccombere nello scontro all’arma bianca contro i “traditori” a cui i cretini di destra, non meno molesti e ottusi dei “cretini di sinistra”, invitano il Cavaliere. Potrebbe sopravvivere ad un armistizio onorevole, in cui Berlusconi non riservi a Fini il ruolo del fascista ripulito, che sta a cuccia e non disturba il manovratore, e Fini riconosca al fondatore il diritto di traghettare il centro destra oltre la frontiera cattivista in cui vorrebbero rintanarlo gli uomini e le donne “di mano” della sua guardia presidenziale.

Per quanto sembri difficile, l’unico modo per salvare il centrodestra e lo stesso berlusconismo politico (al di là dell’illusione reducistica che coltivano i meno lungimiranti dei consiglieri del Cav) è quello che il prossimo esecutivo – in uno schieramento rafforzato e allargato, ma non “ribaltonistico” – veda insieme al governo tanto Berlusconi quanto Fini. Forse è tardi perfino per provarci, ma – a mio modesto avviso – tra le opzioni construens e non meramente destruens questa è l’unica che abbia un senso politico generale.

Altre mediazioni “curiali”, come quelle a cui pare si stia dedicando con la consueta professionalità Gianni Letta, non mi sembrano all’altezza del problema. Una exit strategy fondata sulla non-sfiducia, sul rimpasto di governo, su di una road map condivisa della riforma elettorale e su garanzie tecnico-tattiche, appare oggi più realistica, ma è destinata a non risolvere concretamente nulla.

Nel PdL, che si è così condannato al proprio fallimento, è stata giudicata intollerabile e irrispettosa rispetto alla leadership del Cav. la formazione di una dialettica tra maggioranza e minoranza, che pure costituisce la forma di ogni esperienza politica e che Fini aveva promesso di coltivare in modo non sedizioso. L’espulsione del cofondatore, decretata per dispetto, non ha sterilizzato ma aggravato l’antagonismo politico tra i due, per cui oggi Berlusconi e Fini non sono più le due facce della stessa medaglia politica – quella del PdL – ma i protagonisti di “due“ possibili centro-destra, tra loro avversari e concorrenti.

Oggi, che la situazione si è di molto complicata, questo pluralismo sostanziale, di cui Berlusconi non rappresenta il volto più centrista, né Fini quello più di destra, è di fronte ad un bivio. O viene trasportato e “normalizzato” in un esecutivo che raccolga, in una nuova compagine politica, i rivoli di un centro-destra che è politicamente esploso ma non si è socialmente dissolto, oppure il sistema politico italiano sarà condannato, fino al tramonto dell’anomalia berlusconiana, a fare i conti con due centro-destra, destinati ad intralciarsi e a danneggiarsi.

Se il fondatore e il cofondatore non faranno un governo insieme la piega che prenderanno le cose non sarà quella, in fondo comoda per il Cav., di una alleanza a sinistra dei “traditori”, ma di una competizione politica senza esclusione di colpi all’interno del centro-destra.

Dopo 1/Chi ci salva dal debito? Non la politica – di Simona Bonfante
Dopo 2/Un doppio ‘passo indietro’ per salvare il centro-destra – di Marco Faraci
Dopo 3/ Un Senato ‘demilitarizzato’ approvi la riforma Gelmini – di Lucio Scudiero
Dopo 4/Niente ribaltoni ed alle elezioni, se vi saranno, Fini vada da solo – di Sofia Ventura
Dopo 6/Rottamare il vocabolario dell’antipolitica e la ‘personaggizzazione’ della leadership – di Francesco Linguiti