– Tra le molte verità apparentemente rivelate in queste settimane, in realtà già note da tempo, ve ne sono alcune confermate dalla manifestazione unitaria del settore edile che si è svolta a Montecitorio lo scorso primo dicembre. Essa ha avuto un discreto riscontro mediatico in quanto per la prima volta, appunto, si sono trovati insieme nella protesta imprese, lavoratori e sindacati di ogni sigla.
In particolare, le imprese e i lavoratori dell’edilizia hanno chiesto di:

– sbloccare i pagamenti per le imprese (ci sono ritardi da parte della PA di ben ventiquattro mesi!);
– rendere disponibili le risorse destinate dal CIPE alle priorità infrastrutturali;
– semplificare le procedure amministrative e rafforzare i controlli;
– eliminare le distorsioni fiscali nel settore immobiliare;
– rilanciare gli strumenti di investimento nelle infrastrutture e nell’immobiliare;
– attivare strumenti di lotta all’illegalità;
– estendere all’edilizia gli ammortizzatori sociali definiti per l’industria.

Al di là del merito delle singole proposte, la manifestazione unitaria ha avuto, come anticipato, il pregio di ribadire alcuni elementi di verità.
In primo luogo, l’unitarietà della manifestazione evidenzia che di fronte alla gravità della crisi economica occorre uno sforzo corale di tutte le componenti del mondo produttivo con buona pace dei profeti del conflitto sociale perenne, che in occasione delle vicende del mondo Fiat non hanno mancato di fare sentire la loro voce. D’altronde, è chiaro che al di là della fisiologica, legittima e salutare contrapposizione relativa al momento della contrattazione, tutti i soggetti che operano in un settore produttivo ne condividono le medesime sorti.

In altri e più spiccioli termini stanno tutti sulla stessa barca ed è interesse comune evitare che la stessa affondi. Inoltre, piace pensare che in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia, ciò costituisca la vittoria morale di Mazzini su Marx (i quali facevano parte della Prima Internazionale dei Lavoratori, a dimostrazione che un orientamento collaborativo e cooperativo non sia incompatibile in via di principio con gli interessi dei lavoratori e che le letture conflittuali siano il retaggio di incrostazioni ideologiche che dovrebbero costituire oggetto di studio dell’archeologia politica).

In secondo luogo, la manifestazione evidenzia la necessità di un approccio pragmatico di tutti i soggetti sociali e politici per affrontare la complessità delle sfide contemporanee. La società richiede la risoluzione dei problemi concreti mediante soluzioni che non sono determinabili a priori. D’altronde, non è una prerogativa nazionale. Si pensi alle politiche interventiste dell’ultimo Bush che certo non figurano nel manuale del perfetto liberista, ma che a torto o a ragione, sono state ritenute idonee a fronteggiare la grave crisi bancaria; o più recentemente alle politiche economiche di Zapatero, anch’esse in via di principio non rinvenibili nel manuale del perfetto socialista, ma imposte dalla drammatica situazione dei conti pubblici iberici.
Quindi qualsiasi azione politica liberista o interventista è destinata a fallire, se prescinde dal dato reale.

In terzo luogo, vi è la constatazione del fallimento della politica degli annunci, per troppo tempo creduta o sopportata ma che ora i morsi della crisi rendono insopportabile. Chi non ricorda i mirabili scenari del piano casa che, invece, non ha nemmeno partorito il classico topolino (come nel caso della cedolare secca e, speriamo di no, del wi-fi).
E poco importa che la competenza sia delle regioni, in quanto ciò doveva essere chiaro anche nel momento delle promesse, secondo le quali il piano casa doveva essere il volano dell’edilizia e quindi dell’economica nazionale. E per il Berlusconi costruttore è una brutta sconfitta.

Infine, l’elenco delle proposte evidenzia il fallimento della rivoluzione modernizzatrice e innovatrice dello Stato e del Sistema Italia, promessa in pompa magna all’inizio della Legislatura anche grazie alla più ampia maggioranza parlamentare della storia repubblicana.
E questo è il vero bilancio del governo del fare!