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Il Pd ‘multiplamente’ sconfitto: alle elezioni, alle primarie, a sinistra, al centro

– A volte le ere politiche si possono misurare in termini di settimane. Al rientro settembrino il Pd milanese era galvanizzato: aveva trovato l’uovo di Colombo, l’uomo capace di battere la Moratti, di ricompattare la sinistra, di entusiasmare le truppe. Questi erano più o meno i commenti sul nome dell’archistar Stefano Boeri, una persona squisita, intelligente, preparata, con qualche idea chiara. E che rispettava, almeno teoricamente, una delle prime regole pratiche del sistema elettorale in uso: si vince al centro. Dove il centro, a Milano, non è tanto la rispettabilissima Udc, quanto piuttosto i delusi dalla Moratti e il ceto medio astensionista.

Boeri nella mischia, sostenuto ufficialmente dal Partito, avrebbe dovuto far fuoco e fiamme, annientando la concorrenza al centro di Valerio Onida ed emarginando quella a sinistra di Giuliano Pisapia.

Com’è andata si sa: a entusiasmare le truppe, a ricompattare la sinistra, a galvanizzare perfino alcuni iscritti e dirigenti non è stato Boeri ma proprio l’avvocato Pisapia, altra persona squisita, intelligente e preparata. E con molte idee chiare. Aver seguito (per motivi di cronaca) la campagna delle primarie mi ha posto in una condizione di privilegio, perché ho potuto “annusare” tra le righe del detto e del non detto come sarebbe andata a finire. “Sono stati mesi bellissimi”, affermava Boeri all’uscita dal seggio. “Ora bisogna vincere le Comunali”, sosteneva Pisapia nella stessa occasione. Prima ancora dei risultati, c’era chi parlava da vincitore e chi no.

Risultati che hanno aperto alcune falle nel Partito. Prima di tutto va detto che la generale disaffezione rispetto alle primarie analoghe del 2006 (che peraltro non erano vere primarie, a detta di Davide Corritore, uno dei competitori di allora, perché “non realmente competitive”) è un colpo che nessuno s’aspettava. Erano state stampate 160mila schede in previsione di quasi 100mila elettori, ne sono arrivati solo 67mila contro 82mila di quattro anni fa. L’unica zona a superare l’affluenza del 2006 è stata il centro storico.

La seconda considerazione è che Onida si è rivelato non un outsider ma una spina nel fianco per Boeri. Dove Onida è più forte, Boeri è più debole ma Pisapia resta forte: in centro Onida prende il 19,93%, Boeri il 33,84%, Pisapia il 45,31% (medie cittadine: 13,32%, 40,2%, 45,4%). In altri termini, il Partito non è riuscito a emarginare l’unico candidato senza partiti, cioè l’ex costituzionalista.

La terza considerazione è che Boeri vince su Pisapia solo in Zona 9 e sfiora l’avversario in Zona 7 e Zona 8, dove il Pd è più radicato anche dal punto di vista sociale. In queste zone Pisapia vince quasi solo dove Onida supera la sua media cittadina. Questo conferma che il Pd ha prestato il fianco al candidato più “istituzionale” (Onida) anche laddove è più forte il radicamento del partito. Magra consolazione le percentuali bulgare a favore di Boeri in certi seggi di quartieri come Baggio o Quinto Romano.

La quarta considerazione, forse la più importante, è che non è vero che Pisapia ottiene il voto “più a sinistra”. Vince infatti in tutte le sezioni della Zona 1, cioè presso quella borghesia che alle elezioni comunali non vota poi per Rifondazione o SeL. Prende la maggioranza assoluta al Ticinese e la sfiora nel suo seggio di Porta Romana, ma supera nettamente Boeri anche nel seggio di quest’ultimo, il più centrale e “ricco” della città, in corso Vittorio Emanuele. E stando a Termometro Politico, un terzo degli elettori del Pd ha votato Pisapia.

Dunque da queste primarie il Pd deve apprendere molte lezioni. La frettolosa remissione del mandato da parte dei più importanti dirigenti locali (remissione ovviamente respinta) è indice di un modo “vecchio” di affrontare le cose, tant’è vero che alcuni hanno gridato alla farsa, all’esterno come all’interno. Ma il Pd è riuscito a dividersi anche su questo: dall’influente Circolo “da Gobba all’Ortica” fanno sapere che “le primarie non sono un referendum pro o contro il Pd” e quindi “le remissioni del mandato (..) non erano neanche dovute”.
Si tratta, è bene sottolinearlo, di un circolo importante, tanto che ai tempi dell’elezione del segretario nazionale, a rappresentare nel congresso di circolo del settembre 2009 la mozione Bersani fu nientemeno che Massimo D’Alema. E, per dovere di cronaca, perse con 36 voti contro 48 per Ignazio Marino.

Il circolo può portare in “dote” ottimi risultati per Boeri in due “seggi di competenza”, ma  in generale la sconfitta del Pd è evidente su tutt’e due i fronti a cui il Partito s’era esposto: la concorrenza al centro (Onida) e la costruzione dell’identità (Pisapia). Intendiamoci: può darsi che Cornelli, Laforgia, Majorino e Martina (mettiamoli in ordine alfabetico) non siano inadeguati. Può darsi che debbano solo correggere qualche tiro. Il coordinatore dei circoli cittadini Laforgia, ad esempio, potrebbe (lamentano anonimi militanti) cominciare a fare le cose che aveva promesso nei primi 100 giorni quando fu eletto nel giugno 2010: già, ma quali? “L’archivio delle Buone Pratiche dei Circoli”? O piuttosto l’insegna “Milano 2011” da mettere all’esterno delle sedi dei circoli? O ancora istituire un Numero Verde per i circoli? O invece, che è cosa più politica, “l’avviamento di tre o quattro campagne mirate” su Ecopass, Pgt, i derivati?

Ignoriamo, e non ci riguarda, se il numero verde sia stato istituito. Non ci siamo accorti, girando per la città, delle campagne mirate. D’altra parte il Pd era impegnato in una campagna ben più mirata, quella per Boeri, e da oggi, più che fare campagne, è impegnato nella (difficile, crediamo) trattativa con il candidato Pisapia, che ufficialmente ormai sostiene, e nell’acuirsi dello scontro interno con chi Pisapia proprio non lo vuole. Ad esempio i più centristi, come Cacciari e la Garavaglia, che (per quanto isolati) non si rassegnano al “compagno avvocato”.

Ma non sono soltanto gli ex-Margherita a mostrare nervosismo. Si stanno formando gruppi interni di pressione che per ora chiedono soltanto “più primarie”. Si veda ad esempio la lettera con cui vengono chieste le primarie per scegliere i candidati al Parlamento (c’è odore di elezioni anticipate), firmata anche da persone importanti come sindaci, consiglieri comunali, provinciali e regionali, membri della direzione provinciale e ben quattro iscritti al Circolo 02PD, tra cui chi l’ha promossa (Pietro Bussolati) e il consigliere comunale Pier Maran (avversario di Laforgia all’elezione per il coordinatore dei circoli…): “per rappresentare il Pd bisogna cercare il voto sul territorio a tutti i livelli”, spiega Bussolati.
La lettera si è resa necessaria perché qualcuno, a Roma soprattutto, è stanco di fare le primarie e perderle. E comincia a pensare che tanto varrebbe evitarle. Ma i vertici mostrerebbero riottosità verso le primarie da ben prima della sconfitta di Boeri: mesi fa alcuni avevano chiesto le primarie per i consiglieri comunali senza ottenere risposta.

La domanda più significativa che attraversa le stanze del Pd milanese pare (ancora) se a vincere sia stato Pisapia o Vendola, che riempì il Teatro Dal Verme parlando a favore dell’avvocato. Ma l’una o l’altra risposta cambia di poco la sostanza. Perdere non fa bene, indebolisce, divide, fa rischiare guerre civili. Esattamente ciò di cui il Partito non ha bisogno, esattamente ciò di cui Pisapia stesso non ha bisogno. Lucidissimo, a un’ora dalla vittoria dichiarò: “il Pd è fondamentale per vincere contro la Moratti”.
Più che una mano tesa, sembra una preghiera a non sprecare energie, presagendo cosa sarebbe accaduto all’interno del Partito.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

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