Facebook, la torta tecnologica che piace a tutti

 – C’era una volta, a cavallo tra Ventesimo e Ventunesimo secolo, “l’Internètt”, con Netscape, i portali, le connessioni in dialup, il linguaggio HTML.

Un’era che ben presto si rivelò foriera di progresso tecnologico (almeno in apparenza) impetuoso, di enormi, forse eccessive, aspettative e di lauti guadagni, in grado di attrarre da ogni parte del globo milioni e milioni di piccoli e grandi investitori, accomunati dalla sensazione (o dalla pretesa?) di avere “diritto” al successo e alla crescita continui ed a partecipare dell’ipertrofia del sogno americano.

Il “Dio Mercato” estrasse dalla cassetta degli attrezzi uno strumento per niente magico, ma estremamente adeguato alle esigenze del periodo: le IPOs (Initial Public Offerings). Nuove tecnologie e business ad alto potenziale di crescita, più o meno legati al web, si finanziarono sul mercato dei capitali, tramite la quotazione in borsa di una porzione significativa del capitale delle aziende “contenitori” delle innovazioni. I prezzi di questi, chiamiamoli così, spicchi della torta tecnologica ben presto raggiunsero livelli strabilianti.

A beneficiarne furono in tanti: i fondatori delle società, gli investitori del mercato primario (soci dei fondatori e venture capitalist) e i primi investitori nel mercato secondario (fondi e altri mestieranti della finanza). Il resto è storia nota. Una storia fatta di cicli di alti e bassi, di cui molti già conoscono tutti i passaggi fondamentali sul piano economico: la “bolla” Internet e il suo scoppio (2000), la successiva ripresa con “selezione della specie”, sulla quale ha pesato poi l’ “onda gravitazionale” generata dal collasso della Grande Crisi del 2007-2008.

Con l’avvento del cosiddetto Web 2.0 cambiano tante cose: l’alto grado di interazione e la simultaneità della comunicazione trasformano la rete in un “villaggio” vivido e scoppiettante, coi suoi scemi, i suoi furbi e i suoi passanti, più o meno informati delle potenzialità del mezzo che utilizzano. Un contesto nel quale, comunque, non tramontano di certo le “Great Expectations” di profitti finanziari, dietro le quali qualche psicologo ha scorto la necessità di un diversivo dalla realtà, che serva (probabilmente) a distogliere lo sguardo da un disagio di fondo, sia emotivo sia – visti i tempi che corrono – economico. Le Grandi Speranze, stavolta, prendono la forma di un nuovo Eldorado: Facebook Inc., che nel frattempo ha raggiunto quota 500 milioni di utenti ed è valutata qualcosa come 40,7 miliardi di dollari, oltre 80 dollari per utente. Zuckerberg e soci, comunque, previo parere degli advisor, hanno posticipato la quotazione a Wall Street a non prima del 2012.

I tempi si sono allungati per due ragioni: instabilità (considerata) eccessiva dei mercati finanziari e profitti già incamerati da azionisti e dipendenti della prima ora, mediante cessione di pacchetti azionari a investitori istituzionali in quel mercato opaco delle società non quotate ad alto potenziale di crescita, dove chiunque oggi può monetizzare la propria quota di feisbuk (ma anche di Zynga, Twitter, LinkedIN e compagnia socialnetworkando), allentando così le pressioni su un imminente – e molto più trasparente – esordio a Wall Street.

Riassumendo, Facebook non è ancora quotato in borsa, e probabilmente non si quoterà nei prossimi due anni, ma già tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tutti si mostrano pronti a spartirsi, con un entusiastico “mi piace”, questa nuova “torta tecnologica”, prima ancora di avere qualche garanzia tangibile sugli ingredienti, sul gusto, sulla presentazione e sui commensali.

Sta di fatto, insomma, che mezzo mondo bussa alla porta della creatura di Zuckerberg: non si può, perciò, evitare di chiedersi cosa esattamente essa sia, che ruolo svolgano i social network oggi e se si possano considerare delle protesi (quasi delle estensioni) degli esseri umani del terzo millennio, o se semplicemente rappresentino un accessorio, simpatico ma non indispensabile, delle nostre esistenze.
E allora, la vita è Facebook o Facebook aiuta a vivere meglio? Capirlo, a questo punto, non è (più) soltanto affare dei vari Marzullo 2.0, ma anche, come si è cercato di spiegare nell’articolo, di categorie di persone dai piedi ben più saldamente piantati per terra.

La questione, però, è che alla domanda “cos’è Facebook?” non esiste una risposta univoca, anzi, riteniamo probabile che ognuno degli ormai oltre cinquecento milioni di utenti ne darebbe una diversa. Ognuno, nella gigantesca piazza virtuale, entra per un motivo diverso, chi per giocare alla fattoria, al ristorante o a Pet Society, chi per diffondere e apprendere notizie d’attualità sugli argomenti che gli interessano, chi semplicemente per condividere una parte dei propri flussi di coscienza, chi per tutti questi motivi e/o per altri.

La potenza di questo strumento, insomma, non sta certamente nel suo essere perfetto, né nella sua utilità intrinseca, e nemmeno nel fatto che è gratis: sta soprattutto nella sua versatilità, nel fatto che chiunque può utilizzarlo e considerarlo nel modo che vuole. E, diciamocelo, riuscire ad essere “uno, nessuno e centomila” senza impazzire, ed anzi a farne la propria forza, come giustificazione di un successo planetario può anche bastare.


Autore: Pierpaolo Renella e Marianna Mascioletti

Marianna Mascioletti: Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Pierpaolo Renella: Nasce a Chieti, 18 anni dopo Sergio Marchionne. In seguito si trasferisce a Milano e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra nell’industria bancaria, senza più uscirne: prima negli Stati Uniti, poi in Italia, con esperienza in varie attività del mercato dei capitali, dal securities lending ai prodotti strutturati derivati dall’azionario. Liberale sui generis (non è attaccato al denaro), Crociano e Boneschiano in gioventù. Formula politica preferita: non unione di forze laiche, ma unione laica di forze. Massima filosofica: la verità ti rende libero, quando avrà finito con te!

3 Responses to “Facebook, la torta tecnologica che piace a tutti”

  1. Chiosa del coautore.

    Questo articolo senza pretese è un esempio riuscito (?) di ibridazione tra due culture/personalità diverse accomunate da eclettismo (meglio: versatilità?). Andare oltre gli steccati, secondo me vuol dire anche questo. La laicità è essenzialmente questo.

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