Caso Wikileaks: se muore l’Habeas Corpus, scompare la libertà

di PIERCAMILLO FALASCA – C’era una volta l’Habeas Corpus e forse non c’è più. Un giudice britannico ha dato seguito ad un ordine di arresto internazionale ai danni di un uomo – accusato dalla magistratura svedese di aver forzato due donne, comunque consenzienti, ad avere con lui atti sessuali non protetti – ma ne ha vietato la liberazione su cauzione, perché troppo alto sarebbe il rischio di fuga e l’ipotesi di reato. Quale reato? In Svezia questo “sesso a sorpresa” (non stupro, come molti caproni aveva erroneamente riferito in un primo tempo) è punito con una multa di 5mila corone, circa 550 euro.

Ora, sappiamo tutti cosa ha spinto la Svezia a spiccare un ordine di cattura internazionale ai danni del soggetto in questione, il fondatore di Wikileaks Julian Assange. Siamo altrettanto consapevoli di cosa ha indotto un giudice a Londra a negare la scarcerazione, così come non ci sfuggono le ragioni per cui gli Stati Uniti vorrebbero “ospitare” il soggetto sul proprio territorio. Nelle case italiane, la notizia dell’arresto di Assange è stata accompagnata dalle dichiarazioni festanti del ministro degli esteri Franco Frattini, soddisfatto non certo perché la cattura di quel cattivone che vuol far sesso senza preservativo sia un colpo all’HIV, ma perché “Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali”. Proseguendo, Frattini ha detto: “Mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono”. E non si riferiva alle leggi sulle molestie sessuali di seconda categoria, ma a norme vigenti negli Stati Uniti, un paese terzo rispetto al Regno Unito che ha catturato Assange e la Svezia che lo ha incriminato.

Da parte del ministro italiano non avrebbe guastato, quanto meno nelle dichiarazioni rilasciate, un atteggiamento più garantista e rispettoso delle prerogative dell’accusato. Ma la gaffe di Frattini impallidisce di fronte alla palese violazione dello stato di diritto cui si stanno oggi prestando le magistrature di Londra e Stoccolma. Sia il mandato d’arresto internazionale che la negazione della scarcerazione sono decisioni evidentemente sproporzionate rispetto all’ipotesi di reato, scelte compiute da giudici che hanno in mente il caso Wikileaks e non l’eventuale molestia sessuale. Per fortuna, se l’estradizione in Svezia è pressoché certa, meno scontato è che il paese scandinavo accetti davvero di consegnare Assange agli USA, dove ad archiviare ogni discussione sulle garanzie individuali ci penserebbe una legge emanata durante la Grande Guerra (l’Espionage Act del 1917) e, alla mala parata, il fascistissimo Patriot Act post-11 settembre 2001.

A prescindere da ogni appassionante discussione sulla stampa libera e sul modus operandi dei governi nell’arena diplomatica, non si può tacere di fronte alla sospensione dello stato di diritto. Se muore l’Habeas Corpus, non vincono i governi e non perde Wikileaks, ma scompare la libertà.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Caso Wikileaks: se muore l’Habeas Corpus, scompare la libertà”

  1. Un articolo che sottoscriverei in tutto e per tutto. E la butto lì, questa polemicuccia verso Obama: perché non ha ancora messo mano al PatriotAct? Sarebbe un bel gesto di discontinuità rispetto a Bush.

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