Il coraggio di ridurre le tasse. In questa legislatura

– E’ illusorio credere che una nuova tassa (dalle rendite finanziarie a quella dei canoni TV legata al contratto di fornitura elettrica, dalle transazioni di borsa a quelle per l’ecopass) resti a carico solo di chi la paga. Nel giro di qualche mese, il suo costo si redistribuisce su tutti i cittadini, penalizzandoli, nessuno escluso.

Le “tasse”  devono essere al massimo due: una sui redditi personali ed una sui consumi personali. Una regola dovrebbe essere: la pressione fiscale non superi un terzo del prodotto interno lordo e, per ogni individuo, un massimo del 40 per cento. Senza doppie imposizioni, con aliquote trasparenti  e carichi fiscali controllabili.

Dobbiamo uscire dallo stato di schiavitù cui la politica ci ha ridotti negli ultimi 25 anni, con una pressione fiscale reale sul PIL del 60 per cento, con tassazioni sulle imprese di quasi il 70 per cento, con carichi fiscali su piccoli imprenditori di oltre l’80 per cento. La libertà ed il benessere partono da uno Stato meno invasivo. Altre nazioni hanno fissato costituzionalmente il livello massimo di pressione fiscale e di debito pubblico. La Germania ha indicato nella sua Legge Fondamentale il principio del pareggio di bilancio.

La crisi economica è ed è stata severa, con pesanti ripercussioni sugli equilibri di finanza pubblica. Tagliare le tasse si può solo attraverso una contestuale riduzione di spesa del settore pubblico: i margini ci sono, ad esempio lavorando alla razionalizzazione dei consumi intermedi della pubblica amministrazione, lievitati nell’ultimo decennio di diverse decine di miliardi di euro.

Questi erano i programmi, gli obiettivi e la visione del centrodestra da sempre e del PdL in questa legislatura, Fini e membri di FLI inclusi. Non è un caso che vi siano, depositate in Parlamento, sia proposte “berlusconiane” che “finiane” di riduzione di tasse e imposte. Se ne sono dimenticati tutti? Erano solo proposte di bandiera? Se si ha la forza e il coraggio politico, un percorsi di alleggerimento fiscale può iniziare anche in questa legislatura.


Autore: Adriano Teso

Adriano Teso (Bergamo, 1945), imprenditore, presidente di IVM (una tra i principali produttori mondiali di vernici per legno e di ricerca applicata nel settore), già sottosegretario al lavoro ed alla previdenza sociale nel primo Governo Berlusconi. Fin da giovane ha ricoperto importanti cariche in Confindustria, Federchimica, Assolombarda, dirigendone anche il Centro Studi, e, successivamente, nel Consiglio direttivo della Camera di commercio Italo-Cinese. Liberale appassionato, è stato tra i fondatori dell'Istituto Bruno Leoni e del centro di Studi Liberali. Ha collaborato alla fondazione di Libertiamo, è associato della Fondazione Fare Futuro ed è stato Delegato Nazionale per la fondazione del PDL. Partecipa ad attività benefiche anche attraverso il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

5 Responses to “Il coraggio di ridurre le tasse. In questa legislatura”

  1. Joe scrive:

    Occhio che però anche l’UDC, nuova alleata di FLI, vuole la tassazione sulle rendite. L’ha detto chiaro e tondo l’onorevole Galletti ospite di Porta a Porta.

  2. Si potrebbe pure vendere un poco di patrimonio pubblico, privatizzare un buon numero di carrozzoni ( vedi Rai, Alitalia etc ) abolire le province, abolire le comunità montane che sono a livello del mare, ed altro…
    Se solo si volesse fare quella rivoluzione liberale sempre promessa e mai attuata!

  3. Piccolapatria scrive:

    Ma, anche da parte dei Finissimi, nel profluvio delle loro parole in queste turbolente settimane, tra un qui lo dico e qui lo nego, hanno avuto modo di dichiarare di essere favorevoli alla tassazione delle rendite finanziarie (quali?), dimentichi del coraggio che qui si cita. Non mi aspetto nulla di buono da questa combriccola di parolai politicanti vecchio stile, dediti per propria indole al sistema del “tassa/spendi e spandi”. Mi fa specie che il PDL non abbia messo in cantiere, con coraggio appunto, la revisione del capitolo tasse di questo paese che toglie la possibilità d’intraprendere anche a chi ne avrebbe le capacità e la predisposizione, a causa della sua insopportabile rapacità. Il peso del prelievo fiscale indicato in quest’articolo è assolutamente reale ( ne ho esperienza personale), tanto che non mi stupisce che chi può farlo ( per es. chi lavora con il privato) cerchi di salvaguardarsi evadendo per sopravvivere. Che dire, poi, se un giovane s’avventura in proprio, pieno di buone speranze e di voglia di fare, immediatamente si trova a dover pagare il contributo previdenziale di qualche migliaio di euro/anno, dovuto per legge anche se il risultato del suo lavoro in fase di avvio non è positivo? Per non parlare degli oneri locali…degli studi di settore…,del redditometro… della costosa burocrazia soffocante e via enumerando…; che può fare un povero cristo, seppur coraggioso, a resistere in vita produttiva con tante sberle da cui pararsi; dopo non molto chiude la baracca e paga i debiti residui con l’aiuto della famiglia, se ce l’ha! C’è stato un ministro dal cognome roboante che fa Padoa+Schioppa, discendente illustre di facoltosa famiglia, che si è permesso di appellare i giovani come bamboccioni e da allora tutti a fargli il coro senza riflessione alcuna. Amaramente devo concludere che, se non si decide di ridurre il prelievo fiscale ( di ogni qualità) in modo da renderlo sopportabile ed equo per chi voglia intraprendere onestamente e magari dare lavoro ad altri , è inutile illudersi che la disoccupazione scenda. Ma, se questo non riesce a farlo la compagine attuale al governo ( ed è una grossa delusione perchè non s’intravede concretamente coraggio di sorta ), che dio ce la mandi buona con il nuovo che avanza. Grazie per l’ospitalità.

  4. alessandro crespi scrive:

    Penso a una nuova costituzione economica che sancisca il cambio di rotta, in concordanza con un nuovo patto di stabilità rigido come proposto da Mario Seminerio. Sul come arrivarci purtroppo non mi viene in mente nulla se non il realizzarsi, o la concreta minaccia di realizzazione del default del debito pubblico italiano.

  5. vittorio scrive:

    Forse in questo contesto sarebbe meglio destinare le risorse prodotte dai tagli di spesa alla riduzione del debito, facendo scendere lo spread btp-bund e generando così altri risparmi di spesa (per interessi stavolta).
    Comunque il problema è che la riduzione della spesa pubblica può essere fatta solo da un governo di centro destra con le spalle molto larghe. Non mi sembra il caso attuale.
    Oppure potrebbe essere fatta da un governo “tecnico” che raccolga l’intero arco costituzionale. Ma in questo contesto la sinistra accetterebbe la riduzione della spesa pubblica solo se ci fosse come contropartita un aumento di tasse per l’elettorato di centro destra: in modo da rendere insoddisfatti tutti e in modo da non dare “vantaggi” ad alcun partito, salvo forse ai partiti centristi che hanno un’identità non ben definita. Per questo Casini punta al governo tecnico: spera di schifare l’elettorato delle ali “estreme”. La “furbizia” di Casini però funziona solo se Bossi e Berlusconi sono tanto allocchi quanto lo è Bersani.
    In conclusione la spesa pubblica ce la teniamo; l’imposizione fiscale attuale pure (salvo peggioramenti); il debito pure. Una via d’uscita drammatica potrebbe essere il default dell’Italia e il contestuale tramonto dell’esperimento euro. D’altronde una situazione di equilibrio instabile prima o poi è destinata a cessare.

Trackbacks/Pingbacks