Dopo 4/ Niente ribaltoni. E alle elezioni, se vi saranno, Fini vada da solo

Nel corso di questa settimana, Libertiamo.it ospiterà una serie di contributi, suggerimenti e proposte per affrontare il dopo 14 dicembre. Le posizioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’associazione Libertiamo.

Che fare dopo il 14 dicembre? Non è semplice rispondere, poiché le variabili in gioco sono tante, i possibili futuri scenari dipendono dalle intenzioni degli attori in gioco (e non è detto che tali intenzioni siano poi così chiare agli stessi) e dalle loro reciproche interazioni e il tutto è appeso agli esiti del voto del 14: fiducia? sfiducia?

L’accelerazione del conflitto all’interno del centrodestra pone oggi Gianfranco Fini di fronte alla necessità di assumere decisioni cruciali in un momento molto difficile per il Paese; la decisione di uscire dal governo e poi di votare la sfiducia dopo avere constatato l’indisponibilità di un allargamento della maggioranza, prima ancora la richiesta di dimissioni del Presidente del Consiglio, per dare vita ad un nuovo esecutivo, hanno fornito a Berlusconi nuovi argomenti contro i “traditori” e i “ribaltonisti” che hanno una notevole presa sull’elettorato del centrodestra e gli permettono di distogliere l’attenzione dai fallimenti del suo esecutivo.

Chi scrive non ha condiviso la scelta annunciata a Bastia Umbra. Prepararsi per una fase successiva, nella quale le contraddizioni del berlusconismo, del Pdl, dell’esecutivo sarebbero emerse con ancora più nettezza sarebbe forse stato più saggio e avrebbe consentito di inviare agli elettori messaggi più chiari, meno ambigui di quelli che oggi, di fatto – probabilmente anche al di là delle intenzioni – giungono. Ma qui stiamo, da qui dobbiamo ripartire, è sulla situazione attuale che dobbiamo ragionare.

Che fare, dunque? Quello che è certo è che bisognerà evitare scelte che compromettano la possibilità di consolidare il carattere bipolare e i tratti maggioritari del nostro sistema politico e, di conseguenza, la possibilità di dare finalmente forma ad una destra laica e liberale. Mozione di sfiducia approvata o non approvata, è chiaro che la disponibilità per partecipare ad una nuova maggioranza deve essere limitata all’ipotesi di una maggioranza che ricomprenda anche il Pdl e la Lega. Una Union Sacrée in chiave anti-berlusconiana sarebbe una scelta gravissima: spaccherebbe il paese con conseguenze non prevedibili, consegnerebbe il governo ad una improbabile armata Brancaleone divisa su tutto, pregiudicherebbe la possibilità di Fini e del suo gruppo dirigente di presentarsi come una risorsa credibile per il rinnovamento del centrodestra. Fini si mostra consapevole di questo rischio, visto che nella durissima polemica con Berlusconi, esclude comunque – come ha fatto anche ieri – di sostenere un governo “modello Dini”, pur sapendo di privarsi di un preziosa arma “negoziale” nella guerra di posizione col PdL. Questa indisponibilità va ribadita.

Nel caso si arrivasse, quindi, ad una maggioranza allargata e questa maggioranza affrontasse il problema della riforma elettorale, da parte dei finiani dovrebbe essere chiara la consapevolezza che una grande democrazia deve prima di tutto essere governata. I sistemi elettorali o massimizzano l’obiettivo della rappresentanza, a scapito della governabilità, o massimizzano l’obiettivo della governabilità, a scapito della rappresentanza. Massimizzare entrambi gli obiettivi non è possibile. Nell’attuale situazione è difficile aspettarsi che si possa giungere ad un sistema pienamente maggioritario, ma è lecito aspettarsi che il fine della governabilità, e dunque la costruzione di maggioranze il più possibile omogenee scelte dagli elettori sia tenuto presente da chi ha promesso la costruzione di una destra con ambizioni di governo.

E questa destra – e veniamo così all’ultimo punto – non potrà essere costruita in tempi brevi, ma il percorso dovrà essere chiaro sin dall’inizio. Quando si arriverà finalmente ad elezioni – e quel momento non dovrebbe essere rinviato troppo a lungo – Gianfranco Fini dovrebbe avere il coraggio di presentare il suo partito da solo, alla Camera e al Senato. Solo così facendo si dimostrerebbe agli elettori che la volontà di rinnovamento del centrodestra in una chiave maggioritaria e bipolare non è stata abbandonata, che non si vagheggiano ipotesi da terzo polo in un sistema governato a partire da un centro inamovibile, che si pensa davvero ad una destra laica e liberale e non si è dimenticato che proprio il tema della laicità ha costituito uno dei primi elementi di dissenso dell’universo finiano rispetto ad un Pdl sempre più reazionario e clericale.

Solo presentando Futuro e Libertà con il proprio simbolo e come forza autonoma, solo presentando il suo leader come candidato alla presidenza del Consiglio ci si potrà presentare come credibile forza di rinnovamento. Il percorso, come si diceva sarà lungo, e la scommessa rischiosa, ma qualunque altra soluzione significherebbe rinunciare sin dall’inizio a divenire protagonisti del rinnovamento dell’Italia e farsi complici di un tragico ripiegamento verso soluzioni mediocri che comprometterebbero il futuro dell’Italia come grande nazione.

Dopo 1/Chi ci salva dal debito? Non la politica – di Simona Bonfante
Dopo 2/Un doppio ‘passo indietro’ per salvare il centro-destra – di Marco Faraci
Dopo 3/ Un Senato ‘demilitarizzato’ approvi la riforma Gelmini – di Lucio Scudiero
Dopo 5/ Altro che ‘non sfiducia’, serve un doppio passo avanti, un governo con Fini e Berlusconi – di Carmelo Palma
Dopo 6/Rottamare il vocabolario dell’antipolitica e la ‘personaggizzazione’ della leadership – di Francesco Linguiti


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

17 Responses to “Dopo 4/ Niente ribaltoni. E alle elezioni, se vi saranno, Fini vada da solo”

  1. Condivido pienamente. L’ipotesi di terzo polo potrebbe creare solo una contraddizione insanabile. L’unica scelta politica e culturale seria è, appunto, che FLI si presenti da solo alle elezioni in modo tale da affermare pienamente la sua identità di valori, idee, opzioni per un serio rinnovamento della destra italiana. Su quella base può realmente contare la sua forza e capacità. Il centro è solo un vuoto pneumatico volto al mantenimento dell’esistente.

  2. Raffaele Innato scrive:

    Credo che la tua analisi possa essere condivisa. Cioè, che Fini alle prossime elezioni dovrebbe presentarsi da solo, o con quelle forze che hanno a cuore una società laica e liberale, perchè così potrebbe marcare la sua scelta di dissociarsi dal Pdl e dal berlusconismo, attuando quel centrodestra democratico di cui un Paese democratico avrebbe bisogno. Però, il nostro Paese ha un problema molto serio, una legge elettorale che favorisce solo chi riesce a coalizzarsi meglio, e quindi, che ci si possa trovare a vincere le elezioni una coalizione che abbia un consenso solo del 35% o 40%. Allora, è sacrosanto promuovere le regole giuste perchè, chi ha veramente la maggioranza nel Paese possa governare. E qui è necessario che tutte le forze e i partiti che hanno questa sensibilità, devono crreare quelle condizioni per raggiungere lo scopo. Giocoforza vuole che devono partecipare più partiti possibili e di diversa concezione politica. La Costituzione Italiana è nata con la partecipazione di tutti i partiti che avevano a cuore la Repubblica democratica, perciò una volta decise le regole, poi ognuna per la sua strada. E se Bossi e Berlusconi, non vogliono partecipare, si assumeranno la responsabilità, e diventa difficile per loro spiegare al popolo perchè non si vuole una legge elettorale, nella quale il popolo è attore protagonista e non solo oggetto del contendere.

  3. Mario scrive:

    “solo presentando il suo leader come candidato alla presidenza del Consiglio ci si potrà presentare come credibile forza di rinnovamento.”

    Associare le parole “Fini” e “rinnovamento” è quanto meno un’indecenza. È in Parlamento dal 1983, nona legislatura. Siamo nel 2010…
    Qualunque altra considerazione diventa superflua.

  4. io ancora spero in un’alleanza FLI-radicali…

  5. Piccolapatria scrive:

    Tutte belle le parole, incantano se ben usate e disposte a formare un alto concetto che non si può non condividere. Senza tanto filosofare, resta però la mera realtà: Fini, Casini e Rutelli hanno fatto un inedito suggestivo trio e hanno presentato “insieme come un sol uomo” la mozione di sfiducia che sembra essere “senza un vero perchè” dal momento che quel che verrà dopo sa tanto di buio e oscuro e più ne parlano e meno chiarezza fanno. La certezza del comune cittadino, quando non cieco d’ideologia preconcetta, è che si stanno facendo i giochi sulla sua testa e i conti alla fine li pagherà sempre lui ma non è detto che continui a piegare la gobba a qualsiasi peso.

  6. Matteo scrive:

    Presentandosi da solo il FLI sposta solamente il problema più avanti nel tempo. Supponiamo che il FLI abbia un successo clamoroso e prenda il 15%, con chi governa: con Berlusconi o con Bersani ?
    Con questa operazione Fini riuscirebbe semplicemente ad ottenere che a decidere non saranno gli italiani ma i partiti.
    Indipendentemente dalle idee ed i valori del FLI, un operazione sbagliata dall’inizio alla fine condotta da Fini lo ha portato in un vicolo cieco, ora gli resta solamente da sopravvivere alla maniera di Casini. Quando Berlusconi ha messo Fini fuori dal PDL non ha fatto una mossa casuale dettata dal risentimento, semplicemente gli ha datto scacco matto. Fini non potrà mai più essere il leader del centrodestra.

  7. Patrizia Franceschi scrive:

    Sono d’accordo con la Ventura, che Fini alle eventuali elezioni dovrebbe presentarsi da solo per vedere veramente il peso che ha nel panorama politico italiano. Ma credo che Fini non lo farà, perchè credo abbia capito che si è infilato in un cul de sac tremendo dando retta a chi lo tirava fuori dal PDL assicurandogli tanto appoggio che credo non riceverà dagli elettori.

  8. bill scrive:

    Fini ha sbagliato tutto, e ora arriverà il conto.
    Ha sbagliato, da più di un anno, il modo col quale portare avanti le sue idee (laiche e repubblicane naturalmente) non dentro il PdL, ma attuando una strumentale politica di logoramento verso il governoe il PdL stesso.
    Ha sbagliato ad avviare un tesseramento parallelo.
    Ha sbagliato, e molto gravemente continua a sbagliare, ad usare lo scranno istituzionale per le sue mire politiche: una sconcezza che lo squalifica.
    Ha sbagliato a portare il paese a questo voto di sfiducia, per il semplice motivo che non ha la più pallida idea di cosa fare dopo.
    Un governo tecnico, per un politico appena decente, dovrebbe essere una bestialità (e lo è). Andare alle elezioni è quello che cerca disperatamente di evitare, perchè è chiaro a tutti che questa situazione la ha creata lui artatamente, e sarebbe demolito.
    Fare un governo con la sinistra lo farebbe vedere come una bandieruola.
    Insomma, è messo molto male, ma soprattutto ha messo il paese in una situazione assai pericolosa: vedremo il 15 lo spread del BTP rispetto al Bund.
    Un’operazione fallimentare, che non si sa dove porta.

  9. Steva scrive:

    Condivido in pieno. Prenderemo magari anche solo il 5 per cento ma almeno avremo la possibilità di fare veramente qualcosa di nuovo senza avere le mani legate da alleanze strane e non comprensibili dalla popolazione.

  10. step scrive:

    Concordo con l’articolo. Soprattutto dove si afferma che FLI deve correre da sola e che una nuova maggioranza non deve prescindere dal PDL e dalla Lega. Sono però più pessimista di Sofia Ventura. E purtroppo Libertiamo non è FLI.

    Ho piacere che Fini in questi giorni abbia ribadito la preferenza verso il maggioritario. Spero che Fini non conduca però una tattica distruttiva del bipolarismo, bipolarismo che è in qualche modo correlato a un sistema maggioritario. La governabilità prima di tutto. Ma ho paura che Fini finisca tra le braccia di Casini.

    Come vediamo a proposito del PDL (con la Lega) e del PD (con l’IDV), quando ci si presenta insieme si finisce per “sussumere” caratteri simili; si finisce cioè per somigliare all’alleato anche su un piano culturale/ideologico. Si pensi al PDL sul tema immigrazione, o si pensi al PD in tema di giustizialismo. E per un partito che vuole essere di destra liberale accostarsi all’UDC potrebbe costare caro, specialmente in termini di valori, che è la cosa più importante.

    La cosa più grave però è la seguente. Se ti collochi al centro finisci per fare politiche di centro, in quanto devi “soddisfare” la richiesta dell’elettorato al quale ti riferisci. E in Italia le politiche liberiste non le fai a destra, figuriamoci al centro… Ma soprattutto, posizionandoti al centro, perderesti l’elettorato di centro-destra, il ché è assurdo. Anzi, mi meraviglio che Fini non abbia tenuto conto di questo fatto. Una cosa è differenziarsi da Berlusconi, altra cosa è differenziarsi dal proprio elettorato.

    Se poi non si tratta di mera strategia contingente, se cioè Fini ha proprio cambiato le proprie idee politiche… beh, allora ci dica cortesemente quali sono! Non è che si può votare a scatola chiusa…

  11. GST scrive:

    D’accordissimo con Sofia Ventura. FLI da solo per una nuova Destra. Laica, liberale, moderata, seria.

  12. Concordo con Sofia!

  13. creonte scrive:

    la situazione è tale che bisogna far pulizia dell’arroganza dei berlusconiani dell’ultima ora e tornare alle idee del ’94.
    il terzo polo non l’hanno creato Fini e Casini, ma Minzolini, Feltri e stracquadagno.

    Non escludo che se pigliasse il 15-20%, si unirebbero anche tanti altri della FI più antica

    il terzo polo serve per smuovere il mercato politico e giornalistico. (rileggere oggi gli attacchi di Feltri a Veronica dopo i wild parties e costringere tutta questa gentaglia a cambiare registro)

  14. vittorio scrive:

    A me sembra che l’arroganza sia in chi sale sul carro del vincitore e si arroga il diritto di ribaltare e guidare questo carro. Il punto è che i finiani non hanno alcuna legittimazione elettorale. Se avessero un po’ di coerenza si dovrebbero dimettere da parlamentari per riproporre la loro “proposta politica” alle prossime elezioni. Personalmente ritengo che già il fatto di anticipare le elezioni con la loro azione distuttiva sia una forma di abuso che in effetti giustifica il risentimento di chi parla di tradimento.

  15. stefano1776 scrive:

    Esiste sempre la possibilità per Fli di allearsi con il Pd.
    Le parole perentorie e solenni con cui Fini insiste che mai si alleerà con la sinistra sono proprio propedeutiche alla sua futura alleanza con la sinistra. Infatti quando l’alleanza sarà fatta Fini avrà buon titolo per spiegare che si è trattato di una decisione quantomai sofferta ma imposta dall’emergenza per la nazione causata da qualche insapettata azione abominevole di Berlusconi.
    Fini, con toni pacati e cravatta rosa, potrà ben dire che il suo senso di responsabilità gli ha impedito di fare una questione di principio della non alleanza tra Fli e Pd, ed a costo di esporsi alla facile critica di incoerenza ha deciso di andare incontro ai bisogni del paese. Tra la coerenza ed il bene della nazione sceglierà la nazione. E poi, come è noto, solo i cretini non cambiano mai idea.

  16. Baron scrive:

    Come previsto e’ finita come per l’Elefantino…………L’avevo gia’ scritto su libertiamo circa un mese fa. Ma perche’ Fini non lascia perdere e non si mette un po’ tranquillo?………..Mah! Quanti casini inutili…………….

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