Dopo 1/ Chi ci salva dal debito? Non la politica

– Nel corso di questa settimana, Libertiamo.it ospiterà una serie di contributi, suggerimenti e proposte per affrontare il dopo 14 dicembre. Le posizioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’associazione Libertiamo.

– Millenovecento miliardi. In valore assoluto è il nostro debito pubblico. Pubblico, ovvero: mio tuo suo. Trentamila euro a cranio, il 120% del Pil. Solo di interessi paghiamo un’ottantina di miliardi l’anno – pari tipo a 6 manovre finanziarie. Che spreco! Ma fosse solo quello. Il fatto è che quel debito non ci costa solo una insostenibile valanga di denaro. Ci costa soprattutto la sovranità. Il voto mio tuo suo non vale più niente, amico. Mettiamo pure la X sul nome che più aggrada, tanto tra una spesuccia e l’altra, tra una riforma non fatta ed un’altra fatta al contrario (leggi: contro-riforma forense) ed un’altra ancora fatta senza soldi (leggi: Università), beh in questo cazzeggio irrazionale, i nostri designati al comando hanno dato le nostre teste in usufrutto a quei campioni di razionalità primordiale che sono i mercati.

Il politico è votato a far debito – deve pur essere rieletto. Più fa debito, però, più erode la sovranità democratica – che non è sua ma di chi vota – cedendone porzioni a quelle entità politicamente irresponsabili, ma democraticamente accessibili e sortibili, che sono i mercati. I tedeschi il debito l’hanno vietato in Costituzione. Il vincolo tecno-giuridico costituzionale è uno strumento a-politico, certo. Perché serve appunto per proteggere la democrazia dall’irresponsabilità, sul lungo periodo, della politica.

Di che parliamo da un paio d’anni a questa parte? Non del fallimento del mercato, signori, ma di quello – plateale su scala euro-atlantica – della politica. Il debito è colpa di chi lo ha fatto, non dei capitalisti che ci hanno guadagnato – e che bene fanno a considerarci, noi irragionevoli spendaccioni, per quello che in fondo siamo: buffoni che non fanno neanche più ridere.
Veniamo a noi. L’Italia – si ricordava sù – ha un debito prossimo al 120% del suo asfittico Pil. Nel 1992, quando sottoscrivevamo Maastricht, era del 108. Avevamo l’impegno a portarlo al 60 – come prevedeva appunto il Trattato. Lo abbiamo invece allegramente pasciuto di 12 punti 12, che sono qualcosa di cui chi in questi 18 anni 18 ci ha in un modo o nell’altro governato – e cioè ciascuno degli stessi che oggi alternativamente governano, stanno all’opposizione, coltivano l’idea del cambiamento – dovrebbe sentirsi in dovere di assumersi la responsabilità, a cospetto del popolo sovrano, e spiegarglielo che o si accendono le luci in sala e si interrompe il ‘sogno’, o sì che di quella vaneggiata sovranità non resterà che la raccapricciante farsa elettorale.

“Ci sono tre modi per ridurre l’indebitamento di un soggetto” – scrive Mario Seminerio su Phastidio : il rimborso del debito; le “perturbazioni inflazionistiche, che erodono il valore reale del debito medesimo”; oppure il “default.”
Non possiamo fare inflazione, preferiremmo non fare default. Non rimane che ripagare. Okkey, ma sarà difficile finché continueremo a spendere il 20% plus interessi in più di quello che produciamo. Occorre invertire la proporzione – aumentare il Pil che è il denominatore, e ridurre la spesa ed i relativi interessi, che è il numeratore.
Per ridurre lo stock di debito c’è chi, come Giuliano Amato, propone di far pagare ai contribuenti italiani 20 di quei 30.000 euro di debito a cranio – magari, sostiene l’ex premier, prendendo di più a quelli che hanno di più. Soluzione già praticata, nella sua raccapricciante semplicità. C’è poi chi, come il Pdl della campagna elettorale 2008 , sosteneva invece di vendere parte dell’immenso patrimonio immobiliare pubblico. Era la mission number seven del programma elettorale, recentemente evocata da Benedetto Della Vedova in una assai equivocata trasmissione tv, in cui si sollecitava in verità Berlusconi a rammentarsene ché in tal caso Fli gli avrebbe cantato un’osanna.
Vender màs
è quello che fa Zapatero, l’Irlanda, la Gran Bretagna. Lo diciamo da un po’, qui su Libertiamo, che questa è la strada. L’altro giorno sul Foglio Enrico Cisnetto è andato persino oltre, rilanciando la proposta di Francesco Guarino: una public company per la mercatizzazione del patrimonio pubblico, che non sarebbe dimesso dal Tesoro ma da questi messo, appunto, sul mercato. Il nostro debito oversize subirebbe un rapido e sensibile dimagrimento. E questo sì che agli occhi dei mercati ci farebbe apparire come una ex brutta divenuta una gnocca niente male, alla quale quindi tornare a guardare con voluttuosa fiducia.

Perché i tedeschi questo lo hanno capito – e praticato in tempi non così drammaticamente obbliganti – e noi invece no? Chi è più fedele al rispetto della sovranità popolare, i tecno-rigoristi tedeschi o gli sciacalli della sovranità italiota altrui che sono coloro che in questi quasi cinque lustri di governo a facoltà illimitata non hanno fatto nulla per tappare la falla; si sono anzi, abbeverati a quella fontana debitoria cum magno sed improbo gaudio?
Mignotte & dittatori sono un problema italiano – ma soprattutto di un italiano, della sua dignità e di quella di chi ancora lo sostiene. Il debito invece riguarda tutti – e tutti equamente. Quindi anche di quell’uno che il 15 dicembre avrà le chiavi per ripartire.

La ragion d’essere della promessa berlusconiana era proprio la riduzione del peso dello Stato e del debito nella vita del Paese. La crisi politica del berlusconismo deriva da questo: non aver affrontato né tantomeno risolto quei nodi strutturali che chiunque si assuma d’ora innanzi la responsabilità di governare riceverà in eredità, lasciati praticamente intonsi da chi ha gvernato sin qui. Bene, sciogliere quei nodi, oggi, è l’obiettivo che Fli dichiara di voler conseguire. E questo vuol dire affrontare e risolvere strutturalmente la questione del debito. Serve però più che una maggioranza parlamentare per riuscire a vincere la madre di tutte le imprese: serve determinazione, consenso inter-istituzionale, senso della missione. Serve probabilmente quello che solo un governo tecnico, in questa fase, è capace di garantire.
Suona brutto, lo so. Si tratta di accettare il fatto che la formalizzazione della crisi politica apra la strada ad un ‘commissariamento’ pilotato della politica. Ora, potrà mai un governo dei saggi, dei capaci, degli autorevoli, dei politicamente irresponsabili fare in due anni quello che non è stato fatto in diciotto, dai democraticamente responsabili? E se così fosse, se costoro – i nomi di questo governo aristotelico in caso fateli voi – se loro riuscissero davvero a sanare i guasti della democrazia restituendoci la sovranità sul nostro patrimonio comune – ovvero rendendo sopportabile il fardello debitorio – ebbene cosa ne sarà della politica? Beh, è materia democraticamente sensibile – ne convengo. Ma qui torniamo all’assunto iniziale: siamo già in un regime di sovranità sostanzialmente condizionata. Dipendiamo dai mercati, dall’Fmi, dall’Europa. Istituzionalizzare, con il sostegno della super-imparzialità costituzionale del Capo dello Stato, i limiti della politica con un’iniziativa tecnica ‘alla tedesca’, che abbia – va da sé – il sostegno operoso delle forze politiche che hanno vinto le ultime elezioni, credo sarebbe in realtà il modo di salvarla la nostra democrazia, e con essa la nostra desiderata sovranità.

Dopo 2/ Un ‘doppio passo indietro’ per salvare il centro-destra – di Marco Faraci
Dopo 3/ Un Senato ‘demilitarizzato’ approvi la riforma Gelmini – di Lucio Scudiero
Dopo 4/Niente ribaltoni ed alle elezioni, se vi saranno, Fini vada da solo – di Sofia Ventura
Dopo 5/ Altro che ‘non sfiducia’, serve un doppio passo avanti, un governo con Fini e Berlusconi – di Carmelo Palma
Dopo 6/Rottamare il vocabolario dell’antipolitica e la ‘personaggizzazione’ della leadership – di Francesco Linguiti


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

39 Responses to “Dopo 1/ Chi ci salva dal debito? Non la politica”

  1. Joe scrive:

    Brillante modo per raccontarci che siccome, in quanto, dacché eccetera, il ribaltone non sarebbe ribaltone. Ma a parte questo, e a parte pure che “sciogliere quei nodi, oggi, è l’obiettivo che Fli dichiara di voler conseguire”: per piacere. A parte tutto questo, dicevo, un governo Draghi che facesse le cose che tecnicamente vanno fatte mi starebbe pure bene: ogni liberista del resto sa che le leggi dell’economia non vanno d’accordo col suffragio universale. Ma c’è un problema, ed è il dopo: perché per fare tutto questo dovrei accettare ciò che i partiti attualmente “responsabili” pretendono in termini politici? E cioè dire addio, per il dopo, alla democrazia maggioritaria?

  2. Simona Bonfante scrive:

    joe, che stai dicendo? qui si parla di debito, di commissariamento della politica. sai leggere, accidenti? sai, è quanto meno una forma di rispetto per ch scrive. grazie

  3. Joe scrive:

    Simona, non fare l’offesa chè qui si gioca a carte scoperte, sempre. Ti leggo e ti riconosco di saper scrivere, nella forma e nella sostanza, cose intelligenti e brillanti. Ma ci leggo anche un sottotesto che non mi piace, sempre che mi sia permesso. Allora tu scrivi che non è facile accettare il commissariamento della politica, ma che “siamo già in un regime di sovranità sostanzialmente condizionata” a causa dei mercati. Io dico: giusto. E aggiungo pure che un governo realmente tecnico che ci rimetta in sesto mi andrebbe bene. Ma eccepisco: siccome questo governo vedrebbe l’appoggio di forze – FLI, UDC; probabilmente pure il PD – che mettono la riforma elettorale come precondizione, e più o meno si è capito in che modo, quest’intermezzo economicamente virtuoso ci darebbe, per il dopo, quella che considero una scoria radioattiva: il ritorno alla Prima Repubblica. E allora, non so se il gioco valga la candela: a me del debito pubblico frega assai; di che faranno da grandi Fini e Casini molto meno.

  4. Simona Bonfante scrive:

    caro joe, hai mai letto dico solo una volta su libertiamo che siamo per il ritorno al proporionale? o non hai frse, al contrario, sempre visto la nostra battaglia per il magg. uninominale secco?
    ecco, parliamo delle questioni di cui parliamo e degli argomenti che usiamo. io qui dico papale papale, un governo tecnico appoggiato dalle forze politiche che hanno vinto le ultime elezioni. quali sono, queste forze? forse il pd? noooooooooo

  5. Andrea Benetton scrive:

    Non si può fare inflazione ? Giusto per discuterne, l’affermazione è vera a condizioni correnti ma anche falsa perchè esiste una via per erodere il debito reale e rilanciare la produttività per via inflazionistica. Basterebbe che Germania e Francia e paesi virtuosi si dotassero di un Euro pesante e lasciassero svalutare ed inflazionare l’euro corrente.
    Le probabilità di uno scenario di responsabilità o di commissariamento della politica, cari amici di Libertiamo, con gli attuali equilibri di forze in parlamento tutte stataliste, è un buon tentativo ma non contateci troppo per evitare il default. Va sicuramente bene per fare la legge elettorale ma dubito abbia la coesione necessaria per ridurre la spesa seriamente. E ricordatevi che mentre FLi farà la responsabile, il populista le sparerà grosse come una casa.

  6. Joe scrive:

    Cara Simona paracula, il PD magari non ci starebbe ma l’UDC sì, ed è stato Fini ad agganciarla. E l’UDC sappiamo che riforma elettorale vuole (e FLI pure, è meno proporzionalista dei centristi ma comunque vuol segare in parte il premio di maggioranza). Dopodiché, ammetto che Libertiamo perora da sempre la causa dell’amato, da me, maggioritario. (Ma Libertiamo, ahimè, non è in Parlamento)

  7. Simona Bonfante scrive:

    perspicace, joe. se fossimo il parlamento gran parte delle accuse che ci rivolge non sarebbero fondate, di più!
    e comunque, siamo sempre d’accordo, noi due. l’unica cosa sulla quale non concordiamo è l’idea che siamo dei dementi asserviti ad un padrone che non ci merita. ecco, ti posso assicurare, che se lo siamo ora, lo eravamo anche prima, quando ti piacevamo. perché non è cambiato assolutamente nulla, se non il fatto che mentre con il pdl queste cose ce le potevamo raccontare tra noi, adesso le possiamo nei limiti delle ns possibilità, fa pesare su chi ha responsabilità decisionali. mi pare più produttivo, no?

  8. Joe scrive:

    A me no, onestamente. Togliamo il dementi, ché non mi sono mai permesso. Ma quel tanto di perspicacia che ho, siccome seguo questo sito da tempo, mi porta a pensare che prima certe cose ce le dicevamo tra noi e non contavano nulla nel PDL. Adesso, invece, non contano nulla nel FLI ma la differenza è che anche a livello comunicativo/sostanziale vedo strani giri di valzer. Che facciamo, Simona, con Casini e la sua voglia di ritorno al proporzionale?

  9. Simona Bonfante scrive:

    lo vuole solo lui e vendola, il proporzionale. problema suo. problema di tutti se invece qualche pirla dovesse dargli credito. ma qui torniamo al discorso centrale: è il debito che ormai sopravanza la politica. e ti dirò, quasi quasi ne sono lieta. arrivare al baratro aiuta a risalire.

  10. luigi zoppoli scrive:

    In una repubblica parlamentare fondata sulla rappresentanza parlamentare i dialoghi sul ribaltonismo fanno sorridere. Si discute di sesso degli angeli dal momento che le regole che presiedono alla nostra democrazie sono altre.
    Il debito pubblico ha come unica origine la quasi totale assenza di politica sostituita da clientelismo e dazioni di danaro per acquisire consenso. Siccome siamo al redde rationem con il rischio dei mercati sul groppone, occorre tentare di rientrare e, come prima cosa, andrebbe fatta una due diligence sui conti pubblici. Sfido chiunque a dimostrarmi e dirmi in quale posta del bilancio dello stato sono annotati i debiti della PA verso le imprese. Non accuso Tremonti di truccare i conti. La stessa osservazione sarebbe legittima anche con un govero diverso. La Germania non farà sconti a nessuno e, secondo me, fa anche bene: a che titolo dovrebbero pagar loro le pensioni zitella della Gracia o gli sprechi infami italioti? L’unica è, come ben detto dal’autrice, tagliare le spese, smetterla con il giochino dei tagli al tendenziale (vedi Baldassarri) e far crescere il denominatore, il PIL. Questo governo statalista alla grandissima si sta riiutando ostinatamente di farlo e si è rifiutato ostinatamente di farlo tra l 2001 ed il 2006. Il resto è dar fiato. La soluzione passa attraverso un governo di tutti e dico tutti, certamente presieduto da una autorevole ed affidabile personalità senza che questo possa consentire di considerare un governo tecnico. Nessun governo è tecnico. Occorre che tutte le forze politiche decidano che o smettiamo con le stronzate o siamo perduti.

  11. Joe scrive:

    Perdonami, Luigi, ma non credo che quel che è dar fiato o no stia a te deciderlo. Quanto al far sorridere della discussione sui ribaltoni, c’è un punto che purtroppo non hai afferrato. Visto il sistema bipolare, l’indicazione del premier sulla scheda e la prassi, c’è tanta gente in Italia che sulla questione pensa: della Costituzione me ne frego. Siccome questa gente non è, a differenza di Verdini, parlamentare né coordinatore di partito, nessuno può indurla a cambiare o fingere di cambiare idea: perché come spiegavo tempo fa che cos’è ribaltone o tradimento non sta alla Costituzione, Bibbia per finti laici e veri magliari, sceglierlo. E infatti Fini e Bocchino ora si affannano a negare che ci saranno ribaltoni: staranno cominciando a capire che gli succederebbe, in termini comunicativi.

  12. Roberto scrive:

    svendere, o vendere, il patrimonio pubblico può aver senso se si ristruttura anche la spesa, altrimenti ci ritroveremo con i beni venduti, o svenduti, e con la stessa spesa di sempre e il debito tornerà ad accumularsi..

  13. Simona Bonfante scrive:

    giusto roberto. il problema del debito non è solo come erodere quello che abbiamo già, ma anche – e soprattutto – come impedire strutturalmente che si riformi.

  14. andrea scrive:

    Joe, il parlare di tradimenti e ribaltoni in politica dimostra solo ingenuità. La politica è rapporti di forza, scontro di poteri e mediazione nel tentativo di evitare che i rapporti di forza si esprimano in termini violenti. Questa è l’origine della democrazia e ad essa si applicano ancora i precetti di Machiavelli.
    Alcune volte mi sorprendo che ci siano persone che applicano categorie come il tradimento alla politica perchè davvero IMHO vuol dire non avere davvero capito come funziona il mondo reale.

  15. Filippo Santore scrive:

    1. Vender más: come dicono Phastidio (proprio l’articolo da te citato) e Lakeside Capital:

    Phastidio: le dismissioni, cioè il lato patrimoniale, servono quando il versante di conto economico è sano, cioè quando le entrate (al netto della spesa per interessi) superano le spese. Diversamente, si sarà venduta l’argenteria di famiglia e si andrà dritti filati verso il default.

    E aggiunge LC: Appunto: è proprio sul lato del “conto economico” che l’Italia ha problemi, non su quello dello stock di debito. Dalla dinamica degli ultimi tre decenni dovrebbe essere chiaro, come anche che, in un contesto simile, si sta solo vendendo l’argenteria. Non è solo un “diversamente”: è proprio il caso italiano.

    2. potrà mai un governo dei saggi, dei capaci, degli autorevoli, dei politicamente irresponsabili fare in due anni quello che non è stato fatto in diciotto, dai democraticamente responsabili?

    Forse, ma a patto che venga commissariato non solo il governo ma anche il parlamento. Perché il governo può essere tecnico, ma le leggi di rigore le deve pur sempre approvare il parlamento. E se nessuna maggioranza, composta da parlamentari che ambiscono ad essere rieletti, ha ritenuto di approvare nulla del genere negli ultimi venti anni, perché credi che dovrebbe riuscirci la prossima?

    Quindi, tecnicamente parlando, il disegno avrebbe delle realistiche probabilità di successo se i parlamentari fossero obbligati ad approvare le riforme che auspichi. O se il governo tecnico potesse legiferare per decreto senza i limiti parlamentari/democratici imposti dalla costituzione.

    Altrimenti cosa credi che potrà mai proporre un consesso di ministri tecnici alla maggioranza politica (quale che sarà) che lo sostiene se non l’ennesimo compromesso da quest’ultima votabile?

    PS: vedo che anche parlando di debito pubblico sei riuscita ad infilarci “Mignotte & dittatori”…

  16. Joe scrive:

    Roberto, mi stupisco io: Machiavelli sulla testa di chi ha votato il centrodestra per mandarlo al governo e per non mandarci PD E IDV; Machiavelli usato come extrema ratio dopo averci fatto due maroni così con la destra nuova senza bava alla bocca, la laicità (finita col bigliettino alla Binetti, e sarà colpa di Machiavelli anche qui), il popolarismo europeo, i diritti umani degli immigrati e il partito non caserma… Scommettiamo che se si va a votare molti penseranno ai traditori e ben pochi a Machiavelli?

  17. Joe scrive:

    * Sorry, mi riferivo ad Andrea, non a Roberto

  18. Simona Bonfante scrive:

    @ filippo, al tuo ps: che ci vuoi fare sono una bacchettona.
    al resto, commissariare la politica – che è l’espressione che ho usato – non si limita al governo. la politica è il parlamento, il quale ha infatti il pallino di tutto. delle sorti mie tue sue…

  19. Andrea Benetton scrive:

    Machiavelli mica è solo la tattica politica di Fini, è anche quella di Berlusconi, Casini, D’Alema. Di tutti quelli che fanno politica e da sempre. E sarà sempre così. Un conto è se vuoi leggere la realtà, un conto è se vogliamo raccontarci la propaganda. La realtà è che vince il più forte e non il più giusto. Non solo. Il popolo di centrodestra ammira il vincente. La tattica del dagli al traditore lascerà il tempo che trova se il leader non dimostrerà di essere ancora un vincente.
    Riuscirà nell’impresa ? personalmente consentimi di avere qualche dubbio …

  20. alessandro crespi scrive:

    Credo che il problema è proprio che ormai, a questione fallimento dello Stato conclamata, sia un po’ tardi per le scelte virtuose e sia rimasto solo il tempo delle scelte obbligate. Come che sia i dati istat dimostrano che anche per il primo semestre del 2010 la spesa di parte corrente cresce e probabilmente (non mi sono messo a fare lo stucchevole calcolo) cresce più velocemente della crescita del pil. Per quadrare il conto si spera nella crescita delle entrate (per naturale recupero) e si opera un bel taglio di spesa in conto capitale ( se ricordo bene quasi 2 miliardi a trimestre).

    Sarebbe opportuno chiarire il problema del churning fiscale, come ha fatto il prof Tanzi, ripulire le menti da tanti pregiudizi, ma il tempo scarseggia (il default pilotato sembra essere l’unica soluzione perchè sul materasso ad acqua dell’inflazione ci siamo già caduti…qualcuno ha dato una bella definizione dell’inflazione: “la più iniqua di tutte le tasse” Luigi Einaudi)

  21. Joe scrive:

    La propaganda non mi interessa, ed è strano sentirsela rinfacciare da un fan del politico che più di tutti, negli ultimi tempi, l’ha usato insieme a un tatticismo esasperato. Non so se Berlusconi riuscirà nell’impresa, e mi interessa fino a un certo punto. Mi interessa di più il futuro del sistema politico, quello vero, non quello degli spin doctor sgangherati alla FareFuturo: e quindi mi interessa che, a forza di Machiavelli, non ci ritroviamo di nuovo goi governi balneari grazie all’asse proporzionalista Fini-Casini. E comunque, vinca o no, la tattica del traditore funzionerà eccome: perché in questo caso non c’è nulla di inventato.

  22. Joe scrive:

    E aggiungo: se fai la guerra a chi è più forte di te puoi pure ammazzarlo, a patto che accetti di suicidarti: tipo i kamikaze. Ecco, finora è la traiettoria di Fini, che tra l’altro l’ha pure detto. Può anche far finire l’era di Berlusconi, ma non sarà mai il leader del centrodestra: ciò che secondo il professor Campi era la sua preoccupazione.

  23. Enzo MANZOLILLO scrive:

    Caspiterina! Io mi soffermavo su FB mentre la discussione è qui! 
    Una premessa, non dovuta ma è giusto indicare chi si sia politicamente: mi considero vezzosamente un “Democratico Liberale” e mi colloco all’interno dell’area del PDL, che riconosco essere non quel tanto partito “celestiale” decantato. Ritengo, comunque, che Berlusconi sia stato e sia il miglior interprete politico del Liberalismo degli ultimi lustri e seppur è mia opinione che la nascita del PDL abbia fatto scemare la spinta liberale, penso che un pensatore e politico di tale area non trovi miglior casa se non nel PDL stessa. Ecco perché non condivido, anche se ovviamente la rispetto, la posizione di Della Vedova.
    Ritornando alla discussione sul debito pubblico vorrei sottolineare, che come giustamente hanno indicato i precedenti interlocutori, la riduzione non passa solo attraverso le dismissioni degli asset immobiliari e delle partecipazioni statali, ma anche e soprattutto dalla riduzione della spesa pubblica, causa di aumento del debito stesso e non solo. Soffermandomi sulle dismissioni vorrei far notare che a fronte di cespiti immobiliari di circa 1200-1300 mld di euro circa, sicuramente son facilmente indicarne una quota pari per circa 700mld di euro, comportanti una riduzione del debito portandolo a circa il 70% del PIL; ma attenzione questa è una cifra enorme che non è “piazzabile” sul mercato come se fosse un capo di abbigliamento. Tale cifra è paragonabile alla quasi totale capitalizzazione della Borsa Italiana, quindi trovare investitori non è cosa semplice nell’immediato. Mettiamoci, inoltre, che nella presente congiuntura del mercato, anche di quello immobiliare, forzare le vendite significa svendere se non addirittura aver pochi acquirenti che possono “pilotare” il prezzo finale. Mettiamoci, inoltre, l’impatto negativo che ha sul mercato una così massiccia vendita d’immobili, il mercato s’inflazionerebbe in un momento in cui le banche “stanno ricevendo” per mutui impagati ulteriori asset immobiliari (da vendere) e che per molti la propria casa è garanzia patrimoniale ed un taglio dei prezzi sarebbe per un colpo devastante. Si tenga conto dell’aspetto finanziario: investire sul patrimonio immobiliare italiano, anche attraverso un fondo “raccogli tutto” , significa il rischio che molti istituzionali riducano alcune quote d’investimento ad esempio sulle aziende quotate o sui titoli di stato e comprino immobili o titoli del fondo, con la creazione di uno squilibrio su alcuni settori del mercato finanziario con l’impossibilità per aziende e per lo stesso stato di non trovare capitali sul mercato. Quindi occorre attrarre di fatto un’enorme quantità di denaro senza che si “tocchino le altre destinazioni” e questo si riesce a fare solo se arrivano ulteriori capitali esteri, ma ciò dipende soprattutto dal sistema Italia, che attualmente non gode di ottima stima.
    Le dismissioni non possono avvenire se non in modo diluito nel tempo, con un piano pluridecennale e non pensiate che Tremonti non le stia facendo: vi ricordo le dismissioni degli inizi anni 2000 con le cartolarizzazione immobiliari e la nascita delle società Scip, alle attuali dismissioni demaniali come le caserme, lidi etc. .
    Per quanto riguarda la riduzione della spesa ed ottimizzazione della stessa ad appannaggio dello sviluppo, questa deve avvenire in primis tagliando (e questo governo lo sta facendo … vedasi quanto fatto nell’amministrazione pubblica), ma soprattutto riformando le istituzioni, il fisco, l’amministrazione pubblica ed in particolar modo il welfare. Ora non mi voglio soffermare sui vari modelli di quest’ultimo, ma è certo che la visione sociale di un liberale è diversa da quella di un socialdemocratico ed è certo che una riforma siffatta ha come portante aspetti politici più che tecnici. Allora mi chiedo a cosa serve un governo tecnico. A rimandare ancora le riforme che occorrono? Se il governo cade non ci potrà essere maggior danno per l’Italia di un governo tecnico o politico che non abbia il riconoscimento popolare, sarebbe indefinito, incerto, volatile … proprio la condizione ottimale di essere della speculazione.
    Saluto tutti, ringraziandovi per la possibilità di esprimere le mie idee e di consigliare una “riflessione approfondita e coscienziosa” sulla fiducia del 14.

  24. Enzo MANZOLILLO scrive:

    Scusatemi il re-intervento:
    è ovvio che relato al debito pubblico sia anche la questione meridionale, il sistema imprenditoriale italiano, il federalismo etcetera.

    Insomma vendere l’argenteria nei tempi determinati dal mercato, ma riformare lo stato in tutti i suoi aspetti. Spezzando il fronte liberale si rischia o ritardare le riforme o non aver alcun peso nella discussione delle stesse. Per cui ricompattiamoci e si sfrutti tale contesto per scendere a patti con l’attuale (di cui non vedo alternative) per avere una vero impulso riformatore ma secondo la nostra visione, seppur aperti al dialogo e alla discussione da veri democratici.
    Buona sera.

  25. vittorio scrive:

    Risolvere il problema del debito con un governo tecnico? Questa forse è la cosa più comica e surreale scritta su libertiamo negli ultimi tempi. E dire che vengo su questo sito proprio per farmi sorprendere dalle cazzate scritte con lingua biforcuta. Far passare il ribaltone come una soluzione responsabile è talmente risibile da far cadere le braccia. Fini, Vendola, Casini, D’alema, Di Pietro che tagliano la spesa pubblica? Certo e poco dopo gli asini impareranno a volare. Governo tecnico significa solo una cosa: più tasse per i cittadini e nessuna speranza di abbattere il debito. Vorrei ricordare che se l’Italia ha una sovranità limitata oggi, questo lo dobbiamo ai governi “tecnici” di centro sinistra che nel passato hanno scelto di portare l’Italia nell’euro e di rinunciare così alla sovranità monetaria. Oggi l’Italia è stritolata da un cambio pilotato da politiche filotedesche e oltre a ciò è anche schiacciata da un debito che da espresso in lire si è trasformato espresso in euro. Chi dobbiamo ringraziare di tutto questo ben godi? Dobbiamo ringraziare quei governi tecnici santificati dalla sinistra. Quelli stessi che poi si prestavano a revocare il 41bis ai mafiosi. Cari obbedienti seguaci di fini, fate, fate il governo tecnico con Casini, D’alema e compagni. Ci sarà da ridere. Consiglio però agli astanti affluenti di trasferire i propri beni liquidi a società panamensi, lussemberghesi et similia. Giusto per pararsi il culo e godersi lo spettacolo con meno patemi d’animo. Ah e state lontani dal debito italiano, almeno fino a quando non sarà declassato a livello junk.

  26. Joe scrive:

    Ieri sera da Vespa Galletti dell’UDC ha proposto di tassare le rendite per approvare il quoziente familiare. Ora, a parte che sulle rendite si è sentito che dovrebbero finanziare un po’ tutto, la notizia è un’altra: anche l’UDC fa ufficialmente sua la proposta originariamente del PD. Anche Fini ha già dato in questo senso. E io continuo a sperare che si corra alle elezioni, anche per non venire qui e sentirmi spiegare con l’ennesima capriola quanto è giusto quest’ennesimo incremento della pressione fiscale.

  27. luigi zoppoli scrive:

    @Joe. Che la scheda elettorale riporti l’indicazione del PdC è un fatto. La questione però è quella delle regole. Sulla scheda elettorale puoi scrivere quel che vuoi, ma pretendere di parlare di prassi, costituzione materiale è solo un escamotage, un grimaldello per fare quel che si vuole. Oltretutto esiste la rappresentanza senza vincolo di mandato a connotare e custodire la libertà del parlamentare. E finiamola per favore di parlare di tradimenti. Se c’è qualcuno che è stato tradito è chi ha creduto alla rioluzione liberale e si treova con la Banca del Sud ed il solve e repete fiscale che è roba autoritaria e para-fascista.

  28. Io inviterei tutti voi, da Joe a Simona, ad aprire un manuale di diritto costituzionale a caso e a vedere che, dal 2005, siamo di nuovo con una legge elettorale proporzionale. I seggi sono ridistribuiti in base alle percentuali di voto ottenute; l’unica differenza dell’attuale sistema elettorale rispetto al “proporzionale classico” è un premio di maggioranza, del tutto squilibrato rispetto al contesto politico italiano (che non è né quello anglosassone né tantomeno quello statunitense). Il meccanismo maggioritario è quindi molto limitato rispetto all’assetto complessivo del sistema elettorale che è e resta proporzionale.
    Quindi non stracciatevi le vesti dicendo “ci ripropineranno il proporzionale!”, perché il proporzionale c’è già. E indovinate chi l’ha tolto? Il governo Berlusconi. Prima c’era il maggioritario, quello vero, venuto dopo il referendum maggioritario del 1993.

    @ribaltonisti e anti-ribaltonisti: finché la democrazia italiana sarà di stampo parlamentare, il governo sarà espressione delle camere, non delle urne. Può piacere o non piacere, ma è un fatto: se ad oggi FLI facesse una maggioranza alternativa con il centrosinistra, al massimo potreste (potremmo) storcere il naso, ma non additarli come “sovversi golpisti”, visto che è un comportamento politico del tutto legittimo.

  29. filipporiccio scrive:

    E’ dal 1997 che si aumentano le tasse con la scusa di un qualche “emergenza” economico-politica da risolvere, entrare in Europa, la crisi e così via. Non ci crede più nessuno. L’Italia non ha bisogno che si aumentino le tasse, né per ridurre il debito né tantomeno per finanziare altra inutile spesa pubblica. L’Italia ha bisogno di un gran numero di immediati tagli selvaggi alla spesa, oppure farà bancarotta, oppure uscirà dall’Euro e farà bancarotta “di fatto” ripagando in neo-lire debiti contratti in euro. Naturalmente sono più che sicuro che i politici trascineranno nella rovina economica dello stato tutto il patrimonio privato su cui riusciranno a mettere le mani. Questa è l’emergenza che i cittadini dovranno cercare di arginare nel prossimo futuro.

  30. Roberto scrive:

    Joe mi sa che non parli a me, io Machiavelli non l’ho proprio citato, ho detto solo che se vendi il patrimonio e non riduci la spesa ,alla fine il debito si continua ad accumulare (dopo averlo abbassato temporaneamente) e non avrai nemmeno più qualcosa da vendere.

  31. Joe scrive:

    Francesco, sì, lo sappiamo che il Porcellum è un proporzionale. Ma sappiamo anche che fu il risultato di un ricatto dell’UDC, che però grazie a Dio non ottenne un proporzionale puro, per il quale ora torna alla carica. E infatti, ti ricordo che il meccanismo del premio di maggioranza – ancor più se potesse essere nazionale anche per il Senato – produce effetti maggioritari più di qualunque uninominale: chi vince piglia tutto. Quindi l’attuale legge è di fatto ipermaggioritaria. Agli altri: siccome si fa finta di non capire, vediamo se la capite così: la Costituzione italiana permette di essere dei traditori, voltagabbana e ribaltonisti. Ipotesi difficile nel ’48, facilissima e già vista nella seconda Repubblica in virtù del bipolarismo presidiato dalle leggi elettorali.

  32. Al Senato non sarà possibile mai avere un premio nazionale, perché è una camera “costituzionalmente” su base regionale. Anzi, per me andrebbe riformato in senso federale.
    Comunque, per me, il premio di maggioranza che c’è ora è troppo basso. Non è da contesto italiano, insomma – e porta un partito del 30% a dire che “lo ha voluto oltre la metà dei cittadini”, cosa intellettualmente disonesta.

    PS: comunque resta un proporzionale, il premio di maggioranza è solo uno degli aspetti.

  33. Enzo MANZOLILLO scrive:

    Sempre a proposito del debito, interessante articolo su “Il Sole 24 Ore”:
    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-07/quei-dieci-motivi-italia-195927.shtml?uuid=AYxgQtpC
    Mi ripeto: con ciò non voglio assolutamente dire che fare sonni tranquilli, ma la situazione non è drammatica come alcuni la vogliono far passare, occorre però un’azione governativa forte e soprattutto una strategia lungimirante.
    Questo governo, che non è solo Berlusconi, ma annovera persone come Tremonti, Brunetta, Maroni, Frattini nei ministeri chiave, non è tale da “meritare” il trattamento odierno. Aveva sicuramente bisogno di una “sveglia” stimolante soprattutto da un “coeso” blocco liberale, ma non assolutamente di una fuoriuscita dalla sua maggioranza. Mentre posso capire le posizioni di Fini, Granata, Briguglio e così via, non riesco a capire le posizioni dei liberali al di fuori del PdL, che, ripeto, non sarà il Paradiso ma è certamente perfettibile … ma dall’interno.

  34. Enzo MANZOLILLO scrive:

    Altro articoletto su “Il Sole 24 ore”

    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-09/preoccupano-conti-alcuni-paesi-110700.shtml?uuid=AYmeTDqC

    ‘sto Tremonti e il governo Berlusconi vedi che ti hanno combinato.

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