Dopo 2/ Un ‘doppio passo indietro’ per salvare il centro-destra

- Nel corso di questa settimana, Libertiamo.it ospiterà una serie di contributi, suggerimenti e proposte per affrontare il dopo 14 dicembre. Le posizioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’associazione Libertiamo.

E’ ancora presto per fare previsioni sull’esito del voto di fiducia del 14 dicembre, ma stando ai numeri che sono circolati in questi giorni è realistico che il governo Berlusconi non riesca a superare la prova parlamentare almeno alla Camera.

In tal caso la crisi potrebbe sfociare o in elezioni anticipate o nella formazione di un nuovo governo che riceva la fiducia del Parlamento.

La prima opzione è quella prefigurata da Berlusconi, ma nel nostro ordinamento il candidato Premier sfiduciato non ha alcuna possibilità di forzare il ricorso alle urne ed ecco quindi che l’ipotesi di un nuovo governo in questa legislatura non può essere esclusa.

Al di là del necessario rispetto della costituzione formale, che resta neutra rispetta alle diverse possibili maggioranze numeriche che si formano in Parlamento, vi è tuttavia una costituzione materiale che si è affermata negli ultimi ultimi sedici anni grazie all’introduzione di leggi elettorali maggioritarie, determinando un assetto bipolare ed alleanze pre-elettorali che ricevono in modo esplicito il mandato dei cittadini.

Da questo punto di vista è chiaro che alle possibili alchimie parlamentari non può corrispondere la medesima legittimazione politica e morale.

In caso di crisi di governo e di prosecuzione della legislatura, tutti coloro che credono nel bipolarismo e nel rispetto della volontà popolare devono lavorare per un governo basato su una maggioranza di centro-destra.

Perché questo si renda possibile è tuttavia necessario che, nella maggioranza uscente, i reciproci puntigli cedano il passo ad un confronto aperto sulle questioni programmatiche per dare risposte alle esigenze ed alle aspettative del paese.

Purtroppo a causa del livello di conflitto umano e personale prima ancora che politico che si è innescato tra il Presidente del Consiglio ed il Presidente dalla Camera, un nuovo patto di coabitazione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini appare difficilmente immaginabile. A meno che non intervenga un fatto nuovo, in grado di sbloccare una situazione politica lose-lose spersonalizzando e disinnescando il confronto attualmente in atto.

Questo fatto nuovo potrebbe essere un “doppio passo indietro” di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini, con la rinuncia del primo a Palazzo Chigi e del secondo allo scranno più alto di Montecitorio.

Come contropartita del cambio della guardia alla guida del governo, Futuro e Libertà dovrebbe, poi, accettare che il nuovo Premier ed il nuovo Presidente della Camera fossero espressione dei due partiti maggiori della coalizione, il PDL e la Lega.

Se ci si pone di fronte all’attuale situazione politica in modo serio, rinunciando ai riflessi condizionati ed alla continua ricerca del rilancio, tale soluzione appare tra le poche praticabili per salvare il centro-destra italiano e per rispettare il mandato degli elettori.

E’ una soluzione plausibile perché non decreta vinti e vincitori e offre a tutti, berlusconiani e finiani, una exit strategy onorevole dallo scenario surreale che si è venuto a determinare.

Conviene al PDL che non può permettersi, in caso di crisi, di ritirarsi sull’Aventino e di lasciare l’iniziativa agli altri – di assistere in nome di un “tanto peggio tanto meglio” al prendere forma di un governo di tutti contro Berlusconi, destinato non solamente ad archiviare il berlusconismo, ma anche inevitabilmente a destrutturare irreversibilmente il bipolarismo.

Il PDL ha il dovere di mantenere il pallino e di proporsi come baricentro di un nuovo possibile esecutivo di legislatura.

Governare fino al 2013 con un nuovo Premier potrebbe rappresentare, per il partito di maggioranza relativa, proprio un’occasione storica di consolidarsi come uno dei pilastri della democrazia bipolare per i prossimi anni – dimostrando che la sua forza deriva dal consenso che vi è nel paese per i programmi e per i valori che esprime e non solamente dal carisma e delle capacità comunicative del Cavaliere.

Servirà a sfatare l’idea che il centro-destra e Berlusconi “simul stabunt, simul cadent” e con essa l’eterna illusione del centro-sinistra che basti abbattere Silvio – con ogni mezzo – per fare cadere tutto il castello di carte.

Conviene a Fini che correrebbe un notevole rischio personale e politico perseguendo una soluzione di governo lontana dalla sua provenienza politica e dalla legittimazione elettorale. Parecchi che in questi ultimi due anni hanno condiviso l’idea di un centro-destra più plurale e competitivo – e che pertanto hanno guardato con interesse al fronte aperto da Fini – potrebbero infatti non seguire il leader di FLI in una scelta politica che si ponesse, di fatto, al di fuori del perimetro del centro-destra.

Lasciare la presidenza della Camera sarebbe, per di più, una scelta intelligente con una duplice valenza.

Da un lato quella di mandare a Berlusconi il segnale che non gli si chiede un sacrificio unilaterale, ma si è disposti a ricambiare con la rinuncia alla guida di Montecitorio che da diversi mesi è posta dal PDL come condizione per la normalizzazione dei rapporti con Fini.

Dall’altro quella di risolvere il conflitto tra il duplice ruolo di terza carica dello Stato e di leader di partito che obiettivamente rischia di rendere la posizione di Fini più attaccabile e meno credibile.

Il “doppio passo indietro” sarebbe un modo per rifocalizzare l’attenzione del centro-destra sulla dimensione delle idee e dei programmi, senza più scontare le dinamiche psicologiche indotte dall’eterno dualismo di questi sedici anni.

E’ forse tempo di giocare una nuova partita sullo scacchiere politico dei prossimi due anni e mezzo. Con i due re fuori dall’arrocco.

Dopo 1/ Chi ci salva dal debito? Non la politica – di Simona Bonfante
Dopo 3/ Un Senato ‘demilitarizzato’ approvi la riforma Gelmini – di Lucio Scudiero
Dopo 4/Niente ribaltoni ed alle elezioni, se vi saranno, Fini vada da solo – di Sofia Ventura
Dopo 5/ Altro che ‘non sfiducia’, serve un doppio passo avanti, un governo con Fini e Berlusconi – di Carmelo Palma
Dopo 6/Rottamare il vocabolario dell’antipolitica e la ‘personaggizzazione’ della leadership – di Francesco Linguiti


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

20 Responses to “Dopo 2/ Un ‘doppio passo indietro’ per salvare il centro-destra”

  1. Dante scrive:

    E’ una soluzione giusta ed onesta. Proprio per questo, non verrà presa in considerazione dai due litiganti. Ed evidenzia la contraddizione del Presidente della Camera, che chiede le dimissioni di Berlusconi senza offrire le sue.

  2. Un altro, eccellente, intervento dell’ing. Faraci.
    Mi pare condivisibile al 100 %, allo stesso tempo ho la quasi certezza che rimarranno parole inascoltate: perchè ciò avvenga, uno dei due dovrebbe offrire tale proposta all’altro, e ciò oggi non sembra possibile…
    Se Berlusconi è chiuso nel proprio fortino, Fini è ormai deciso a farlo fuori, costi quel che costi. Quest’ultimo cambia idea ogni giorno e in più la base di consenso che si sta costruendo è impregnata di antiberlusconismo viscerale (si vedano Farefuturo e Generazione Italia), per cui ogni minima concessione verrebbe additata come un tradimento.
    Dovrebbero uscire di scena entrambi, è vero. Forse Silvio sarà costretto a farlo, ma Gianfranco vuole diventare lui il “numero uno” (di cosa non si sa), per cui andrà avanti. Fino alla disintegrazione…

  3. Alessandro scrive:

    La questione non è riconducibile alla poltrona o a chi la occupa, ma ad un programma elettorale del centrodestra irrealizzato e che gli annunci non possono mistificare. Tralasciando quei casi di cui parlano spesso le Tv e le tribune politiche faccio un esempio pratico di un caso meno conosciuto: i due pacchetti sicurezza del 2008 (n.125) e del 2009 (n. 94) hanno dato, con la modifica in particolare dell’art. 54 Tuel nuovi poteri ai Sindaci in materia di Sicurezza urbana e incolumità pubblica supportati poi dal DM Interno del 5/8/2008. I Sindaci, quali ufficiali del Governo, devono intervenire per prevenire e contrastare (art.2 DM) “lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l’accattonaggio con impiego di minori e disabili e i fenomeni di violenza legati anche all’abuso di alcool;” o ancora segnalare l’immigrato irregolare all’Autorita’ Giudiziaria. Siccome è evidente che non saranno ne Alemanno, nè la Moratti e neanche la Iervolino a farlo, questi daranno le direttive alla loro Polizia Municipale. Bene ma oggi la Polizia Municipale ha una normativa di riferimento obsoleta (L. 65/1986) piena di lacciuoli burocratici che, sebbene si leggono sui quotidiani importanti interventi operati da tale polizia, ne limita il vero impiego come polizia di prossimita’. Si pensi al contratto nazionale che è lo stesso degli impiegati (obblighi e doveri) che stanno dietro ad uno sportello a rilasciare certificati….. con una organizzazione del lavoro, della dotazione organica e degli uffici che non si può distaccare da quello amministrativo comunale, …. si pensi che oggi si entra nel Comune come poliziotto locale e si può passare, dietro domanda, a fare l’impiegato amministrativo….
    Insomma senza entrare nei meandri degli aspetti tecnici, i Sindaci hanno le armi spuntate e i poliziotti municipali che ieri vedevamo fare multe, oggi li vediamo arrestare immigrati clandestini, ladri, spacciatori, usurai (si leggano le agenzie di stampa a riprova). Il Governo del “fare” doveva anche riformare la polizia locale per adeguarla alle aspettative della gente (meno multe+sicurezza) e per dare gli strumenti idonei ai Sindaci per poter intervenire efficacemente. Della necessità della riforma lo ha ripetuto più volte lo stesso Alemanno in Tv (ad es.: Porta a Porta di B. Vespa) E non sarà un caso se in Senato c’è una riforma di legge a firma Barbolini (Ds) e Saia (Pdl ora Fli) con l’appoggio di ANCI (Sindaci), UPI (Province) e Regioni, oltre al supporto dei sindacati Sulpm, Cgil, Cisl e Uil. Una legge dunque che conta su un ampio panorama istituzionale e sindacale… Ebbene è bloccata da due mesi nella Commissione Affari Istituzionale del Senato perchè il Governo non manda la sua relazione tecnica alla proposta e alle pressioni risponde che la Commissione Bilancio gli ha inviato la proposta sbagliata, mentre sentita la Commissione questa dice che gli ha inviato la proposta giusta…. Berlusconi dice che il suo è il Governo del FARE… io credo che non basti fare, ma che occorra FARE BENE e per ora c’è tanta confusione !!
    Alessandro Marchetti, Segr. Gen.le Agg.to SULPM

  4. step scrive:

    Anch’io voglio che il centro-destra vada avanti, fino alla fine della legislatura. Anche per salvaguardare il bipolarismo. L’unica cosa certa è che gli elettori hanno scelto nettamente il centro-destra, e non un centro-destra qualsiasi ma un centro-destra antitetico alla sinistra. E di questo ne dovrebbero prendere atto sia Berlusconi che Fini. Facendo entrambi passi indietro.

    Concordo quindi con l’articolo e le risposte successive. Quello che mi preoccupa – come ha già accennato qualcuno – è l’atteggiamento di certa “base” di FLI, come gran parte di Generazione Italia. Sembra siano giustizialisti fuoriusciti dall’Italia dei Valori! Spero che Fini non si faccia condizionare da questi scalmanati. FLI non deve essere né berlusconiana né antiberlusconiana, ma deve costruire la propria identità a prescindere dai fondamentalismi “etnici”. Fondamentalismi oltretutto contingenti dato che poi il Berlusca non ci sarà più, e si dovrà tenere conto di un elettorato (quello del PDL) che è comunque di centro-destra.

  5. L’articolista fa un’ipotesi a fin qui nulla di male. Tutti sappiamo che negli ultimi quindici anni la politica italiana è stata fortemente personalizzata: gli italiani vogliono scegliere una persona che li guidi e la scelta è caduta su Silvio Berlusconi. L’articolista dice: faccia due passi indietro assieme a Fini e andiamo avanti. Due sole domande: con chi? E perchè? Se ogni volta che uno si intraversa bisogna togliersi dall’agone politico non mi pare una soluzione ragionevole. In realtà ce n’è una più facile e ovvia: elezioni. Dice: ma in questo momento sono dannose. E chi deve pagare, se non Fini che le ha provocate? Berlusconi è ancora il politico più votato e resterà perchè, che sia giusto o meno, così vogliono gli elettori che conteranno pure qualcosa, no?

  6. angelo d'amore scrive:

    la destra e la sinistra, ritorneranno tali, solo dopo l’uscita di scena del premier.
    adesso lo scontro e’ solo una contrapposizione sulla persona.
    un domani, assai vicino, lo sara’ su programmi, idee e strategie.

  7. Gionata Pacor scrive:

    Per una volta non sono d’accordo con Marco. Sarebbe l’ennesima vittoria della partitocrazia. In Italia i governi sono nelle mani dei Follini e dei Bocchino, e questo non è accettabile. La costituzione garantisce solo l’ingovernabilità e la partitocrazia. Dovrebbe essere calpestata.

  8. Marco Faraci scrive:

    @Giovanni
    Non penso che ogni volta che uno si mette di traverso il leader debba farsi da parte, ma non ritengo scandaloso che una volta ogni 16 anni il leader faccia un passo indietro.
    In fondo in tutta Europa i leader passano la mano o quando perdono un’elezione, oppure comunque (anche in caso di successi continuativi) dopo una decina di anni al fine di favorire il ricambio generazionale e rendere i rispettivi partiti meno dipendenti da loro stessi.
    Silvio Berlusconi non si è ritirato dopo la sconfitta del 2006 e non sembra intenzionato a passare la mano neppure dopo sedici anni di guida ininterrotta del centro-destra.
    Stando così le cose quali strumenti ha il popolo del centro-destra per chiedere un ricambio? Possiamo davvero dire che i voti sono tutti di Berlusconi oppure piuttosto gli elettori di centro-destra sono privati de facto della possibilità di esprimere una nuova generazione di leader?

  9. Filippo Santore scrive:

    @ Marco Faraci:

    Dici: nel nostro ordinamento il candidato Premier sfiduciato non ha alcuna possibilità di forzare il ricorso alle urne

    E’ vero se il premier venisse sfiduciato. Ma la cosa grave è che il potere di forzare il ritorno alle urne viene negato anche al premier che gode della fiducia delle camere.

    E il ritorno alle urne è stato negato a Berlusconi sin dall’estate. E’ lì il punto.

  10. Fabio Lazzari scrive:

    Agretti, no contano poco, altrimenti referendum disattesi sui magistrati, e liste bloccate con leggi porcate non esisterebbero :)
    Se contassimo esisterebbero Blind Trust, esisterebbe un parlamento meno intrallazzone, esisterebbe un paese più liberale, esisterebbero i diritti civili etcetcetc

  11. Marco io lo sai che ti sono amico, ma la baracca non sta in piedi dall’inizio, l’odierna univocità non aggiunge un grammo di valore e di credibilità a questa gigantesca impostura, NON REGGE LA RAPPRESENTAZIONE DEI DUE LITIGANTI, lasciala al PD e a Casini, non prendiamoci in giro almeno tra noi. Qui c’è un comune ammutinamento, un divorzio unilaterale ben preparato dall’adultero con l’amante, ed estese complicità esterne, in modo da lucrare al massimo sugli alimenti inventando colpe inesistenti del coniuge,
    EQUO? NON SCIVOLIAMO SUL RIDICOLO CON I “DUE PASSI INDIETRO”: è un sacrificio alla Patria lasciare un trono di cartone utilizzato unicamente per far saltare tutto ora che tutto è saltato? La Terza Carica semplicemente non esiste, non puoi incoronare un suonatore di campanello. Dall’altra parte c’è il sentimento e la volontà di un popolo, per sbagliati e autodistruttivi che siano, il centro destra si salva se Berlusconi potrà terminare il lavoro, (la DC liberale esiste senza di lui, ma anche non ancora, è l’eterna italianità anticomunista) solo allora il PDL sarà svezzato. Sono FLI e FINI che simul…simul!
    Non rifugiarti nella facile condanna delle opposte faziosità e tifoserie, introducendo il tesserino del tifoso per riportare la calma. Chi lo concede? Napolitano? ma scherziamo? Berlusconi è sempre in forma smagliante e giovanissimo quando si tratta di vincere, e sempre un vecchio matto logoro quando si tratta di governare, o voi non eravate a conoscenza della sua età nel 2008?
    Lo era già per i Follini nei 7-8 anni fa…
    Qui c’è UN SOLO UOMO che si è inventato una banda di mezzeseghe semisconosciute avendo tradito tutti i compagni d’arme di 30 anni di lotte e di storia della destra. Non ci sono le DUE ANIME DELLA DESTRA che devono essere rappresentate.
    E LA FAIDA, IL DUELLO ALL’ULTIMO SANGUE,non riguarderà solo loro due ma anche tutti noi, contro di voi. Quello che sta passando è un’INFAMIA, non nasconderla in un sepolcro imbiancato. La destra nobile è semplice fatta di si e di no, di bene e di male.
    Tu PARTECIPI DELL’ODIO VISCERALE, DELLA PSICOSI, DELL’EPIDEMIA VIRALE SCATENATA DA QUESTA GUERRA NBC, ARMI NON CONVENZIONALI.
    Non cercare di addolcire e raggirarci con questo vago senso di colpa con la tua tuta del pompiere eroico.
    Tu pensi al tuo personale percorso politico, al tuo “futuro”.
    MA NOI NO. Noi possiamo tranquillamente lasciarla a voi la politica se torna di merda, e tornare noi ai nostri orti come Cincinnato, saremo tanto più scaltri e spietati nella giungla in cui ci state cacciando, e ce li faremo finalmente i nostri affari, molto meglio di oggi, non c’è macchina da guerra più efficiente degli idealisti feriti, dei cinici di ripiego,
    Perciò non avendo niente da perdere ve la faremo pagare, cara, ficcatelo in testa. Molto democraticamente molto civilmente molto legalmente: SIETE STAI I NOSTRI MAESTRI: molto tutto ma molto cara.

  12. Marco Faraci scrive:

    @Tommaso
    a) L’unico “futuro” personale che intravedo è quello da ingegnere.
    b) E’ un sacrificio alla Patria passare la mano dopo 16 anni di guida del proprio schieramento ed 8 anni di guida del governo, uscendo da “vincitore”, potendo designare il proprio successore e quindi in definitiva anche potendo in larga misura modellare il dopo-se stesso? E’ questo che hai il coraggio di chiamare “tirannicidio”?

  13. vittorio scrive:

    Io ho votato per il centro destra e per Berlusconi. La campagna elettorale è stata fatta da Berlusconi. Il programma finora è stato rispettato checchè ne dicano i vari Bocchino. E allora perchè Berlusconi se ne dovrebbe andare? Perchè a Fini non va giù che Berlusconi sia primo ministro? Questo articolo è ridicolo. La soluzione è una sola: nuove elezioni. Può darsi che vinca la sinistra. E ciò mi dispiacerebbe parecchio perchè costoro altro non farebbero che alzare le tasse. Ma meglio questo che vedere ancora il circo osceno di gente come Fini e Bocchino. Un rimpasto di governo con a capo Berlusconi, supportato da FLI e dall’UDC, invece sarebbe un pastrocchio immane. Stasera da Vespa ho sentito che Casini vuole alzare le tasse sulle rendite finanziarie per “rispettare il programma di centro destra”. Robe allucinanti. Se c’è una cosa che il programma di centro destra assicura è che non si alzeranno le tasse. Sulle rendite finanziarie c’era anche stata la contrapposizione sul tema con il PD. E Casini vuole rispettare il programma alzando queste tasse? A me pare che Casini stia meglio assieme a Vendola. Fini sul tema è altrettanto confuso. Per carità. Con Casini e Fini in circolazione, Dio ci mantenga in salute Berlusconi per i prossimi cent’anni.

  14. GIGIOTTO scrive:

    SONDAGGIO POLITICO ELETTORALE

    http://www.surveymonkey.com/s/PMJV6Q9

    TOGLIE POCHI SECONDI

  15. A Marco: si passa la mano dopo aver finito il lavoro il mandato non scade come i medicinali! Se il popolo gli ha fatto vincere provinciali regionali ed europee dopo la sua terza vittoria alle politiche non vedi ragioni se non la prepotenza di Fini ( non dell’altro genitore del PDL, cioè AN, che sta con SB. Fini poteva tirarsi indietro prima invece di mercanteggiare, oggi sarebbe UN INTERLOCUTORE ED UN CANDIDATO
    LEADER CREDIBILE). TU INNALZI LO STENDARDO DELLA SUPERIORITA DELLA POLITICA SUL POPOLO E SULLE CONSULTAZIONI ELETTORALI, ma la politica non può rapinare deve sudare.

  16. Caro Marco, trovo la tua analisi lucida come sempre ed anche in larga parte condivisibile.
    Non, però, dove fai riferimento al rispetto della costituzione materiale che ha certamente introdotto un assetto bipolare con alleanze pre-elettorali come rammenti nell’articolo ma che, almeno da due legislature in qua, non è affatto affiancata da “leggi elettorali maggioritarie” ma da un sistema di nomina su basi proporzionali e liste bloccate che ben conosci.

    La differenza, a mio avviso, non è di poco conto, visto che – proprio dal punto di vista della costituzione materiale – il rapporto tra elettore e parlamentare è stato azzerato, al contrario di quello tra corpo elettorale ed esecutivo che si è perfino rafforzato.

    Lo scenario che prefiguri, pertanto, a mio avviso sarebbe gravemente in contrasto con l’esito uscito dalle urne che hanno decretto la vittoria di SB e della sua coalizione.

    In altri termini, l’elettore si è espresso solo sulla scelta della coalizione e del Premier: in alcun modo circa la scelta dei parlamentari cui pertanto è certamente inibita la possibilità di trovare qualsiasi altra maggioranza possibile diversa da quella indicata dal corpo elettorale.

    Da questo punto di vista, a mio avviso, in vigenza della attuale legge elettorale, il Parlamento risulta pressoché esautorato del potere di dar vita a maggioranze diverse da quelle originarie.

    E’, io credo, un’altra delle mille buone ragioni per mandare al macero il porcellum.
    Un caro saluto

  17. Matteo scrive:

    Penso che sia più giusto che siano gli elettori a stabilire, a naturale scadenza, se il governo ha fatto bene o male e non un comitato di sedicenti saggi.
    Per dirla con Guzzanti rischiamo di passare dalla “mignottocrazia” alla “Bocchinocrazia”

  18. Marco Faraci scrive:

    Caro Alessio,
    due obiezioni. :-)

    Il “porcellum”, in virtù del premier di maggioranza, è una tecnicamente una legge maggioritaria, che è cosa distinta da una legge uninominale. Ci sono possono essere leggi elettorali maggioritarie ma non uninominali, come appunto questa, così come all’opposto leggi uninominali ma propozionali (vedi l’elezione del Senato nella “prima repubblica” o il sistema tedesco).

    E’ evidente poi la forte carenza di legittimità democratica dei parlamentari eletti. I cittadini hanno votato le liste senza alcuna possibilità di dire la loro nel processo di formazione delle stesse e quindi si sono trovati di fronte ad un “mangia questa minestra o salta dalla finestra”.
    Ma possiamo forse dire i cittadini abbiano avuto più voce in capitolo nella selezione della candidatura alla premiership e che pertanto ad essa sia associata una legittimazione popolare necessariamente maggiore? Oppure anche qui i cittadini si sono trovati di fronte ad un “mangia questa minestra o salta dalla finestra”?
    Il centro-destra non ha organizzato primarie di coalizione per scegliere il candidato premier che è stato invece nominato (anch’esso!) in base ad un accordo a tre tra i leader di tre partiti (Forza Italia, AN e Lega) nessuno dei quali a sua volta poteva fregiarsi di essere stato espresso dal proprio partito in condizioni di democrazia sostanziale (e a volte neppure formale).

    Sono condizioni dalle quale matura – anche per quanto riguarda la premiership – non la piena espressione della volontà degli elettori, bensì un potere assoluto ed indefinito nel tempo degli “incumbent”.

    Per il resto concordo con te (e l’ho scritto) che l’unico governo politicamente legittimo in questa legislatura è un governo di centro-destra basato sulla coalizione che ha vinto le elezioni.

  19. Caro Marco, mi chiedi se “possiamo forse dire i cittadini abbiano avuto più voce in capitolo nella selezione della candidatura alla premiership e che pertanto ad essa sia associata una legittimazione popolare necessariamente maggiore?”.
    Beh, dal punto di vista sostanziale mi pare difficile non riconoscere che Bossi per la Lega e Berlusconi per il PdL fossero i leader che godevano del sostegno dei rispettivi elettorati e, soprattutto, che i cittadini, almeno sulla scelta della coalizione con relativo leader, si siano espressi eccome.
    Non può dirsi lo stesso per i parlamentari che, sovente, erano perfino ignoti all’elettore.
    Il punto terminale del mio ragionamento è pertanto il medesimo cui tu approdi (o cdx o urne) ma con un quid pluris: che il principio previsto dall’art. 67 della costituzione (l’assenza di vincolo di mandato) in tale panorame perde completamente di senso e l’iniziativa paventata da parte di alcuni parlamentari di dar luogo ad una diversa maggioranza è del tutto abnorme.
    Un abbraccio
    Alessio
    PS: Domani su Giustizia Giusta e Opinione pubblico una “Lettera ad un Deputato mai votato” di un ipotetico elettore di centrodestra cui ho affidato l’ingrato compito di rendere più chiaro il mio pensiero :)

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Marco Faraci, Libertiamo. Libertiamo said: Dopo 2/ Un ‘doppio passo indietro’ per salvare il centro-destra | Libertiamo.it http://t.co/UXXzUFZ via @AddThis […]