– Nel corso di questa settimana, Libertiamo.it ospiterà una serie di contributi, suggerimenti e proposte per affrontare il dopo 14 dicembre. Le posizioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’associazione Libertiamo.

E’ ancora presto per fare previsioni sull’esito del voto di fiducia del 14 dicembre, ma stando ai numeri che sono circolati in questi giorni è realistico che il governo Berlusconi non riesca a superare la prova parlamentare almeno alla Camera.

In tal caso la crisi potrebbe sfociare o in elezioni anticipate o nella formazione di un nuovo governo che riceva la fiducia del Parlamento.

La prima opzione è quella prefigurata da Berlusconi, ma nel nostro ordinamento il candidato Premier sfiduciato non ha alcuna possibilità di forzare il ricorso alle urne ed ecco quindi che l’ipotesi di un nuovo governo in questa legislatura non può essere esclusa.

Al di là del necessario rispetto della costituzione formale, che resta neutra rispetta alle diverse possibili maggioranze numeriche che si formano in Parlamento, vi è tuttavia una costituzione materiale che si è affermata negli ultimi ultimi sedici anni grazie all’introduzione di leggi elettorali maggioritarie, determinando un assetto bipolare ed alleanze pre-elettorali che ricevono in modo esplicito il mandato dei cittadini.

Da questo punto di vista è chiaro che alle possibili alchimie parlamentari non può corrispondere la medesima legittimazione politica e morale.

In caso di crisi di governo e di prosecuzione della legislatura, tutti coloro che credono nel bipolarismo e nel rispetto della volontà popolare devono lavorare per un governo basato su una maggioranza di centro-destra.

Perché questo si renda possibile è tuttavia necessario che, nella maggioranza uscente, i reciproci puntigli cedano il passo ad un confronto aperto sulle questioni programmatiche per dare risposte alle esigenze ed alle aspettative del paese.

Purtroppo a causa del livello di conflitto umano e personale prima ancora che politico che si è innescato tra il Presidente del Consiglio ed il Presidente dalla Camera, un nuovo patto di coabitazione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini appare difficilmente immaginabile. A meno che non intervenga un fatto nuovo, in grado di sbloccare una situazione politica loselose spersonalizzando e disinnescando il confronto attualmente in atto.

Questo fatto nuovo potrebbe essere un “doppio passo indietro” di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini, con la rinuncia del primo a Palazzo Chigi e del secondo allo scranno più alto di Montecitorio.

Come contropartita del cambio della guardia alla guida del governo, Futuro e Libertà dovrebbe, poi, accettare che il nuovo Premier ed il nuovo Presidente della Camera fossero espressione dei due partiti maggiori della coalizione, il PDL e la Lega.

Se ci si pone di fronte all’attuale situazione politica in modo serio, rinunciando ai riflessi condizionati ed alla continua ricerca del rilancio, tale soluzione appare tra le poche praticabili per salvare il centro-destra italiano e per rispettare il mandato degli elettori.

E’ una soluzione plausibile perché non decreta vinti e vincitori e offre a tutti, berlusconiani e finiani, una exit strategy onorevole dallo scenario surreale che si è venuto a determinare.

Conviene al PDL che non può permettersi, in caso di crisi, di ritirarsi sull’Aventino e di lasciare l’iniziativa agli altri – di assistere in nome di un “tanto peggio tanto meglio” al prendere forma di un governo di tutti contro Berlusconi, destinato non solamente ad archiviare il berlusconismo, ma anche inevitabilmente a destrutturare irreversibilmente il bipolarismo.

Il PDL ha il dovere di mantenere il pallino e di proporsi come baricentro di un nuovo possibile esecutivo di legislatura.

Governare fino al 2013 con un nuovo Premier potrebbe rappresentare, per il partito di maggioranza relativa, proprio un’occasione storica di consolidarsi come uno dei pilastri della democrazia bipolare per i prossimi anni – dimostrando che la sua forza deriva dal consenso che vi è nel paese per i programmi e per i valori che esprime e non solamente dal carisma e delle capacità comunicative del Cavaliere.

Servirà a sfatare l’idea che il centro-destra e Berlusconi “simul stabunt, simul cadent” e con essa l’eterna illusione del centro-sinistra che basti abbattere Silvio – con ogni mezzo – per fare cadere tutto il castello di carte.

Conviene a Fini che correrebbe un notevole rischio personale e politico perseguendo una soluzione di governo lontana dalla sua provenienza politica e dalla legittimazione elettorale. Parecchi che in questi ultimi due anni hanno condiviso l’idea di un centro-destra più plurale e competitivo – e che pertanto hanno guardato con interesse al fronte aperto da Fini – potrebbero infatti non seguire il leader di FLI in una scelta politica che si ponesse, di fatto, al di fuori del perimetro del centro-destra.

Lasciare la presidenza della Camera sarebbe, per di più, una scelta intelligente con una duplice valenza.

Da un lato quella di mandare a Berlusconi il segnale che non gli si chiede un sacrificio unilaterale, ma si è disposti a ricambiare con la rinuncia alla guida di Montecitorio che da diversi mesi è posta dal PDL come condizione per la normalizzazione dei rapporti con Fini.

Dall’altro quella di risolvere il conflitto tra il duplice ruolo di terza carica dello Stato e di leader di partito che obiettivamente rischia di rendere la posizione di Fini più attaccabile e meno credibile.

Il “doppio passo indietro” sarebbe un modo per rifocalizzare l’attenzione del centro-destra sulla dimensione delle idee e dei programmi, senza più scontare le dinamiche psicologiche indotte dall’eterno dualismo di questi sedici anni.

E’ forse tempo di giocare una nuova partita sullo scacchiere politico dei prossimi due anni e mezzo. Con i due re fuori dall’arrocco.

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