Categorized | Biopolitica

I pro-vita e i pro-morte. Dirige Eugène Ionesco.

 – Seguendo la discussione che nelle ultime settimane si è sviluppata sulla tematica del fine vita, si ha a volte l’impressione di essere capitati, senza sapere come, in una pièce di teatro dell’assurdo.
Si apre un giornale, si entra in un sito Internet, si accende la televisione e quello che viene proposto è un confronto palesemente illogico, vale a dire quello tra coloro che chiedono libertà di scelta tra varie opzioni e coloro che si fanno promotori di un’unica opzione tra le varie possibili.

In questo quadro, se si cerca di ragionare seriamente, anche a livello legislativo, su una questione tanto importante quanto delicata quale è appunto il fine vita, ci si ritrova intrappolati in una dialettica insidiosa, in cui sono messe sullo stesso piano e viste come antitetiche due posizioni che in realtà sono l’una il “contenitore” dell’altra. Chi invoca sull’argomento una legge che lasci ampia libertà di scelta, infatti, lo fa proprio perché tutti – “pro-vita” compresi – possano decidere autonomamente della propria sorte, sia che si lascino guidare dalla propria coscienza laica, sia che vogliano agire secondo i precetti etici e religiosi in cui credono.

Un fautore di questa posizione considera, dal punto di vista politico, ugualmente legittime la decisione di Piergiorgio Welby di farsi aiutare ad interrompere una vita non più sentita come tale e la decisione di altre persone in condizioni analoghe alle sue di continuare, nonostante le gravissime difficoltà, a vivere; avrà, naturalmente, la propria idea sull’argomento, che potrà essere affine all’una o all’altra decisione, ma non pretenderà che tutti vi si adeguino, né che essa diventi legge dello Stato.

Discutere, contrapporsi anche in maniera molto dura sulla bioetica certamente si può: la contrapposizione, però, per non uscire dai binari della logica, dovrebbe vedere la libertà di scelta individuale come “sfondo”, non come una delle parti in causa. Per dirla con parole semplici, la questione non può essere posta come alternativa tra la libertà di scelta e il continuare a vivere, perché la libertà di scelta non dovrebbe essere un’opzione, ma un presupposto della discussione, in cui varie opzioni, tutte ugualmente legittime, possano essere confrontate nei loro aspetti etici, anche duramente, ma non possano essere proibite a tutti solo perché non sono condivise, per motivi etico-politico-religiosi, da una parte.

Che invece gli autoproclamantisi “pro-vita” considerino legittimo soltanto il loro punto di vista è evidente proprio dal loro porsi come “per la vita”: una definizione del genere, se abbiamo ben consultato il nostro dizionario dei sinonimi e dei contrari, implica che chiunque sull’argomento non la pensi come loro diventi automaticamente “per la morte”.

Malafede? Consolidata abitudine all’imposizione, che rende incomprensibili le parole “scelta individuale”? Reminiscenze del liceo, del manzoniano Adelchi (“Luogo a gentile, ad innocente opra non v’è. Non resta che far torto, o patirlo”)?

Non possiamo saperlo. Siamo ragionevolmente certi, però, che il maestro dell’assurdo Eugène Ionesco avrebbe osservato ed approvato con un gentile sorriso, traendone ispirazione, l’operato di questi pazzerelloni di italiani, ancora impegnati dopo settecento anni nel sempreverde gioco di ruolo dei guelfi e dei ghibellini, capaci di dividersi immediatamente in due schieramenti a favore o contro su qualsiasi cosa.
Perfino, oh yes, sull’unico evento che nessun uomo, favorevole o contrario che sia, può evitare.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

2 Responses to “I pro-vita e i pro-morte. Dirige Eugène Ionesco.”

  1. Luca Pozzoni scrive:

    Ottime riflessioni. Sarebbe opportuno secondo me chiamare “no-choice” i cosiddetti pro-life, e la posizione laica “pro-choice”.

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Grazie per l’apprezzamento! In effetti la “chiave” per scrivere quest’articolo mi è arrivata proprio dalla riflessione sui termini pro-life e pro-choice spesso contrapposti.

    Giustamente, come dici tu, una contrapposizione logica dovrebbe essere o pro-choice/no-choice, o altrimenti, come velatamente (ma nemmeno tanto) si cerca di far passare, pro-life/pro-death. :-/

Trackbacks/Pingbacks